VIAGGI

tempo viaggio

Ci sono viaggi in cui il tempo è deformato come il gioco degli elastici.
Una sera dici che hai fame anche se hai mangiato da poco, qualcuno ti guarda e ti dice “per forza hai fame, l’ultima volta che abbiamo mangiato era ieri sera”.
E solo allora con fatica tu ti rendi conto che è vero, che sono passati due giorni e per te è lo stesso giorno.
La notte dopo ti accoccoli sotto le coperte e succede, quel qualcosa che deforma ancora il tempo, e la notte non passa mai. Ogni minuto guardi l’orologio convinta che è passata mezz’ora, ma è passato un solo piccolissimo minuto.

Ci sono viaggi che ti portano dove non esiste il tempo e il luogo.
Mentre balli in mezzo a migliaia di persone, non sei più li, sei in un’altro luogo, tu sei la stessa ma sei diversa, altri sensi si accendono come un’improvviso falò nella notte, ti volti verso di Lei (sto parlando di te amica lontana che mi leggi), e senti il suo dolore e il suo desiderio così intenso. Senza volere le mani si adagiano richiamate dove è nato il dolore, dove vive la speranza.
Lei ti guarda, tu la guardi. Non cè bisogno di dire altro. Hai sentito così distintamente le sue parole, anche se forse non sono state dette con le labbra.
Amica mia, non so cosa riserva il futuro, ma so che tu sei un rigoglioso verde giardino e non esiste nessun motivo perchè non nasca un fiore, forse devi solo attendere che arrivi primavera, il tempo giusto.

Ci sono viaggi che vorresti non finissero mai.
Sono quei viaggi al mattino mentre vai a lavorare, quei viaggi che arrivano dopo le notti col tempo deformato, dove il tempo non passa mai, o quando ritorni dai luoghi dove il tempo non esiste.
Vorresti che il viaggio non finisse mai, perchè finchè viaggi hai un compito, sai che fare. Condurre l’auto, guardare la strada, mettere la freccia, svoltare e mentre esegui questi compiti non ti fai domande, non ti chiedi nulla, sai già che fare, ti gusti solo il viaggio.
Ma sai che alla fine del viaggio lo farai, ti porrai delle domande e dovrai decidere, ed è per questo che non vorresti finisse mai.

Ci sono viaggi che devi fare anche se non sai dove stai andando.
E questa è la vita.
E a volte spaventa, perchè neppure tu sai qualè la strada, non sai se stai sbagliando o stai seguendo il sentiero giusto.
Ti pesa non comprendere. A volte pensi di essere nel giusto, a volte totalmente nell’errore.
Oggi mi sento in bilico tra queste due strade.
Oggi mi sento trasportata dal vento, basta un attimo e vengo sbandata dove non vorrei o non dovrei, se solo sapessi quale parte è dove non vorrei o non dovrei. O forse semplicemente è quella maledetta cotoletta alla bolognese che sto ancora digerendo da ieri sera.
L’importante e non prendersi mai troppo sul serio, cosa che sbagliando a volte io faccio. Come oggi per esempio.
Meno male che la bisunta cotoletta alla bolognese mi riporta a questo mondo, non prendetemi troppo sul serio, io cerco di non farlo.

Questo non è uno scritto di oggi è uno scritto di fine 2006. In questi giorni sto salvando un blog (parti di esso) antico per “chiusura” della piattaforma dove poggia. Nel fare questo ho riletto questo post.  Ho sempre sentito molto questo scritto.
Di li a poco avrei intrapreso un viaggio di distacco che non avrei voluto fare. Un viaggio per “salvarmi” da un amore cannibale del quale rimangono solo cicatrici e la perdita di parti di me. Ma allora avevo la certezza che davanti a me la strada era il futuro. Oggi…. oggi non ho più una cotoletta alla bolognese bisunta che mi riporta a questo mondo, ma a questo mondo ci sto fin troppo, non volo più e non sogno più.
Il viaggio non mi spaventa più, ma non lo vedo e non vedo neppure la strada. A volte camminare così è difficile, poi penso smettila “oggi è un giorno in cui ti prendi troppo sul serio” e non so come, ma continuo a viaggiare.
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19 pensieri riguardo “VIAGGI

  1. E poi ci sono i viaggi in cui non riesci a partire. Sei la, sempre pronto, sempre in movimento, sempre a roteare su te stesso come una trottola e non ti smuovi di un centimetro da dove sei. Hai le valigie pronte e sono vuote. E sai che devi partire, che devi andare, e non partirai mai. Per vari motivi, perché le catene ti tengono stretto dove sei o perché il viaggio non era andarsene, ma rimanere e te ne accorgi tardi.

    1. Un commento degno di essere un post.

      I viaggi in cui non riesci a partire (ma vorresti partire) ci sono, vero, ma sia che siano catene che trattengono o paure che bloccano, portano solo alla morte “interiore”prima o poi…

      1. Grazie mille per il complimento, Diamanta. Ma è il post che era abile nel suscitare riflessioni!

        Concordo, se vuoi partire ma non ce la fai per questioni esterne, vuol dire morire. Il vero problema, e questo me ne sono accorto, è che spesso le catene esterne sono solo nostre. Le abbiamo messe noi. E non parti e rimandi. All’infinito.

      2. Rimandiamo all’infinito, o ci proviamo, perchè nel frattempo visto che non ci decidiamo, la vita decide per noi, e non sempre decide il meglio noi

  2. Una diversa percezione del tempo e dello spazio
    come se non fosse la nostra vita
    quella che vorremmo
    o che abbiamo creduto di vivere fino a quell’istante
    fino al momento della consapevolezza
    un po’ come se ascoltandoci percepissimo due battiti
    quel viaggio non è il volo che vorremmo
    e basterebbe anche solo camminare
    basterebbe essendo in sincrono con il nostro essere

    … devo acquistare un metronomo nuovo
    se vuoi ne prendo uno anche per te 🙂

    1. Unici ma simili, altrimenti non potremmo percepire l’altro. La nostra mente non riesce a vedere ciò che non immagina, e non immagina ciò che non percepisce… insomma siamo complicati 🙂

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