DISTACCO

Ci son giorni in cui percepisci il mondo come un’estensione di te. Sai perfettamente dove termini e dove inizia il resto, ma in qualche modo sei collegata.
Questi giorni ti portano a capire e ti conducono a certe notti in cui i sogni son particolari, le sensazioni son diverse e tu sai che non è proprio un sogno. Stai bene, sei avvolta, qualcuno comunica per aiutarti e tu assorbi come carta assorbente per comprendere.

In qualche modo tu sai, che quella sensazione è reale. Al risveglio porti con te un ricordo, un insegnamento, che cerchi di memorizzare continuamente altrimenti man mano che la luce splende, si scioglierà come neve al sole. E rammenti che ti sei detta la parola da ricordare.

Ecco, la mia parola da ricordare di questa notte è distacco. Non freddezza, separazione o lontananza, ma solo il distacco per “vedere” mentre partecipi alla vita, per essere obiettivi e veri. Quel distacco che ti serve per non perderti ancora o farti rubare mentre vivi.

Respiro, ho ritrovato il mio cammino.

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21 pensieri riguardo “DISTACCO

  1. il distacco…
    Permette di osservare molte cose, di comprenderle, di fare qualche passo in avanti, nel tuo cammino e di farli meglio.
    Distacco e vicinanza.
    Contrasti.
    Come sempre, per vivere al massimo. 🙂

  2. Senza il giusto distacco non si vedono bene le cose, non si prendono nemmeno le decisioni giuste.
    Ma a volte a me piace anche perdermi nell’incomprensione e vivere nell’ingenuità di una bambina. Ma solo per un po’. 🙂

    1. i bambini vivono con distacco infatti…. cinque minuti e son li disperatamente piangenti come se tutto fosse distrutto e poi qualcosa li attira, distaccano dal dolore e in un minuto sono li che ridono con la vita

    1. perché le connessioni ci sono davvero, perché davvero l’universo parla con noi e quando impariamo a percepirlo ci vengono i brividi sentendo che è solo una parte di qualcosa di più grande 🙂

  3. ho sempre sognato vincere per distacco…quando correvo in bici…alzarmi sui pedali e lasciare il resto del gruppo li, a guardarmi da dietro grondanti di sudore, mentre la salita si faceva più dura e il pubblico ai lati andava in delirio urlando il mio nome….poi alla fine mi svegliavo sempre, pensando che di Pantani avevo solo il pizzetto.

    …ma forse non era questo il distacco di cui parlavi.

  4. il distacco (o l’estraniarsi) serve, ché spesso siamo viziati da noi stessi: siamo i primi a ingarbugliarci pensieri e visioni.
    e ci permette tutto ciò (a volte) di vedere meglio.

    eppure la sensazione (quando li vivo sti momenti) è così sterile da camera operatoria che non sempre è facile accettarli.

    vedersi come si è (dall’esterno) non sempre è vantaggioso, preferisco vivere con l’idea di me ( e metterla in pratica).

    1. Non è quel distacco, non è l’estraniarsi, non è il non sentire…. Le emozioni le vivi, i sentimenti son forti, l’amore straripa, ma non cadi nelle dipendenze, nelle paure e nei ricatti emotivi, e quel distacco che permette la scelta

      Non so se riesco a spiegarmi, non è facile neppure per me riuscire a focalizzarlo nella sua interezza, figurati a spiegarlo tramite parole ad altri 🙂

  5. L’ho sentito definire come uno ” spazio colmo”… Come dire, metto qualcosa fra me e l’altro, che mi permette di guardare i dettagli, di non essere immerso. E pone anche l’altro alla stessa distanza, con le tesse possibilità. Ma nello stesso tempo questo spazio è dolcemente pieno di noi.
    Vale per qualsiasi tipo di relazione.
    Bingo.
    Ad esserne capaci… 🙂

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