ARABESCHI COGLION ZEN

Ragione, che te ne fai? Non vorresti avere ragione, quando senti quella palla che si espande nel tuo diaframma, sino ad uscire con un sospiro dalle labbra.

E si, è la speranza di sbagliare, speri che la percezione del cuore sia errata. Così dai una, cento, mille possibilità fino a che la bolla di sapone scoppia davanti ai tuoi occhi. Scopri che era fatta di ghiaccio. Schegge gelide di cristalli ti graffiano l’anima.

Sorridi lieve, e ti domandi come fai a sentire calore anche ora. Sorridi più forte, scopri che il caldo sei tu, e quel timore della profezia del destino autoavverante è un pò meno forte.

Se vi domandate che cazzo scrive questa, sappiate che avete ragione. Solo che ogni tanto, io seguo con la punta delle dita i pensieri nei loro arabeschi, senza inizio e senza fine, vanno solo a pescare quello che è già stato, ciò che è e forse ciò che sarà.

Poi però torno e so che va bene così, anche perchè in ogni caso io son una coglion zen.

Nelle trombe di Eustachio nel frattempo passa questo.

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22 pensieri riguardo “ARABESCHI COGLION ZEN

    1. io amo i temporali, quelli dove l’aria è elettrica il cielo gonfio e scuro e le nuvole arrivano grandi e veloci per poi circondarti e abbracciarti con l’acqua…. ecco se riesco a farne venire uno alle 17.30, sono a posto 😛

  1. Ho perso ormai qualsiasi speranza relativamente alla mia possibilità di sbagliare. Ne deriva anche uno spazio residuale piccolissimo per la possibilità di sorprendermi.
    Fortunatamente sono innamorata di me stessa. Altrimenti sarebbe un disastro.

    1. Anche io sono innamorata di me stessa, ma ogni tanto litigo (come tutti gli innamorati), non mi parlo e mi metto il broncio per qualche giorno.
      Ecco in quei giorni, so essere perfida e confondermi.

      1. Non mi sono mai innamorata di me. Mi sa che è ora. 🙂

        “ma non mi fermo più
        a cercare qualcosa
        qualche cosa di più
        che alla fine poi ti tocca di pagare…”

        Bellina assai.

  2. La fragola (Storia zen)

    Un uomo che camminava per un campo
    si imbatté in una tigre.
    Si mise a correre, tallonato dalla tigre.
    Giunto a un precipizio, si afferrò
    alla radice di una vite selvatica
    e si lasciò penzolare oltre l’orlo.
    La tigre lo fiutava dall’alto.
    Tremando, l’uomo guardò giù, dove,
    in fondo all’abisso, un’altra tigre
    lo aspettava per divorarlo.
    Soltanto la vite lo reggeva.
    Due topi, uno bianco e uno nero,
    cominciarono a rosicchiare pian piano la vite. L’uomo scorse accanto a sé
    una bellissima fragola.
    Afferrandosi alla vite con una mano sola,
    con l’altra spiccò la fragola.
    Com’era dolce!.

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