DISINCANTO

Dal disincanto si guarisce?

Se sì, sull’anima ti rimangono, come il vaiolo per la pelle, segni che ti porterai a vita?

Oppure è una malattia cronica da cui guarire non è possibile. Rimane lì latente sottopelle, come l’hiv, pronta in qualsiasi momento a esplodere in aids.
Il disincanto è l’aids dell’anima?

Certo che in questi giorni ho un umore che il grigio topa tenta il suicidio quando mi legge. Certe botte di ottimismo che neppure la famiglia Addams.

Se vi fossi amica, vi direi “abbattetemi”. Meno male che non ci frequentiamo e posso rimanere in vita.

Ma la domanda rimane lì, aleggia sopra questo cielo plumbeo, dal disincanto si guarisce?

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58 pensieri riguardo “DISINCANTO

  1. Magari io un giorno, davvero benedetto, mi sveglio, mi domando, riguardo le situazioni con occhi nuovi e rifletto…. mi dis-incanto. Mi piace pensare al Disincanto come incanto per ciò che non è statico, non è perfetto, non è come l’avevo sempre guardato, immaginato. Esco dall’incantesimo e mi guardo intorno con occhi nuovi; forse ho perso una certezza, forse più di una, ma mi consola pensare di aver colto qualcosa che mi era sfuggita, che avrei potuto non vedere mai!

    1. Wikipedia dice:
      ” Disincanto o Entzauberung, l’atteggiamento disincantato è di chi avverte una perdita di senso, o un declino di alcuni valori o ideali, appartenenti al campo d’azione della politica, della religione, ecc. Il disincanto, in un altro senso, può essere anche inteso come fenomeno sociale: il mutamento della società connotato dal generale arretramento della fiducia dell’uomo nelle spiegazioni magiche o religiose della realtà fenomenica. In entrambi i sensi, il termine può assumere accezioni positive o negative.”

      Forse tu riesci a vedere il lato positivo ed invece io quello negativo.

    1. è l’aria lombarda a volte sospetto, ma poi mi dico che son impastata di questa terra anche se non ci son nata, se mi sposto mi porto una longobardità acquisita con me…

      Comuqnue parlare con te su qualunque cosa è un invito a nozze…. ;P

  2. Il disincanto, il cinismo, è il suggello delle anime nobili, di anime romantiche e forti di ideali. Esse non accettano tutte quelle incrostazioni, non accettano gli abruttimenti, non accettano la mediocrità, il falso che ricopre la realtà per travisarla.
    Il disincanto è anelare all’essenza, è La Vita.

    Il disincanto cinico si guarda, sorride sarcastico e dice che … passerà presto.

    Buona serenità, Diamanta.

    1. mah non so… il cinismo io lo vedo come un abbruttimento dell’animo umano, a volte divertente, ma rimane una chiusura e una profezia negativa autorealizzante a volte… (e lo dico avendo una base di cinismo che cerco di tenere a bada)

      il disincanto è un’altra cosa, forse porta al cinismo, per far una metafora il disincanto è l’aprire gli occhi al mondo dopo un sogno.

      Ho forse è questi pensieri son dati da questo cielo e da qualche “pensiero” di questi giorni 🙂

      1. Tantricamente (attenzione… terreno pericoloso, ahaha) dico che la realtà supera ogni fantasia. Se il disincanto e il cinismo riportano alla realtà, sono ecologici.
        Il primo “comandamento” dei buddisti è
        Ama te stessa e osserva.

        Il disincanto e il cinismo possono essere utili a tornare ad osservare la realtà.
        Se essi sono sostenuti da ideali e valori (e so che non ti mancano, questi, sono ben presenti nella tua vita) sono ecologici.
        Non è escluso che a tratti,,saltuariamente siano penosi o dolorosi ma questo è forse più dovuto alla nostra resistenza. Anche il cambiare una realtà insoddisfacente incontra resistenza.

        Su su, Diamanta.
        Arriverà la serenità!
        Forza e costanza!

  3. Non penso che il disincanto sia una malattia o comunque qualcosa da cui si guarisce… penso che sia qualcosa di geneticamente connaturato in qualcuno piuttosto che in qualcun altro…
    E’ parte di noi. la vera sfida sta nel renderlo un punto di forza.
    Ciao!

    1. se fosse genetico lo avresti da sempre è invece no…. ma sospetto ocm ete che sia una “cosa”, una volta acquisita, che fa parte della propria vita, spero di sbagliarmi…

    1. Maiprovato disincato? Ti invidio moltissimo…

      (mi sfugge il biosgno della mano… l’unica cosa che mi viene in mente è una porcata… eppure ti giuro non son una maiala! 😛 )

      1. ops… non avevo connesso mano al riferimento addams, ma del resto prima di mezzogiorno io non connetto mai, son sconnessa giustificata 😀

    1. Lassà sta che io son nel periodo wafer al latte….. prima ero nel cioccolato con nocciole intere… prima ancora frutta secca… prima ancora gelato Häagen-Dazs… insomma è un anno che son caduta in un tunnel dolce….

      1. Scrivo di ricordi o sogni…Diamanta.
        Ma il VERO disincanto della mia essenza mi è stato rubato. Lo scrivo con dolore consapevole che è la verità.
        Quando guardo il disincanto di mia figlia me lo dico sempre: una volta ero come lei.

      2. Io e te parleremo tra poco di questo. Del nostro guardare a ieri o scrutare il domani, mentre questo oggi ci pare vuoto e inconsistente.

        Stefania non possiamo sentire la mancanza di qualcosa che non ci appartiene. Noi sentiamo la mancanza di noi stesse. Per questo ci manca l’incanto.

        Forse l’incanto, quello antico, non tornerà, lo sospetto anche io sai, ma è l’incanto dell’esterno e del guardare il mondo attraverso l’innocenza del bambino.

        Ma se ne parlo, se tu ne parli, (entrambe lo facciamo tantissimo nei nostri scritti è perché ci manca in maniera a dir poco struggente) è data dalla ricerca continua di questa cosa che noi sappiamo aver dentro e che non troviamo più. Noi siamo magia, noi cerchiamo l’incanto, l’innocenza del “vecchio”, quella consapevole.

        Nessuno può rubarti la tua essenza, può farle solo credere di non esistere più. Ma lei esiste e pulsa dentro te (me) per questo sentiamo il vuoto e la mancanza.

        Noi siamo magia

      3. Tu sai che comprendo perfettamente vero?
        Io lo so che tu lo senti, sai che che è la stessa cosa che manca a me.
        Non riusciamo a far andare il ricordo che abbiamo di noi, di ciò che siamo state, di ciò che speravano, credevano, sognavamo e di quanto “belle” eravamo e del candore che accompagnava quello che facevamo.

        Ma se non lo abbandoniamo questo ricordo di noi, ciò che eravamo (e non siamo più) sarà la nostra tomba, impedendo la nascita di ciò che di bello siamo ora e chiede spazio per nascere.
        Quello che abbiamo appreso, quello che siamo diventate nonostante le brutture di questa vita a volte vuole spazio e aria per nascere.
        Diventeremo prigioniere di noi stesse se non gliene diamo.
        No dirlo neppure, so…. è faticosa questa lotta, lottiamo con noi stesse.

        Ci manchiamo ci manchiamo tantissimo e non ci troviamo, ma se stessimo guardando dalla parte sbagliata?

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