SALISBURGO

Haffner mi consiglia Salisburgo e i suoi concerti a giugno. Leggere Salisburgo e far un salto nel tempo sono la stessa cosa.

Eccolo lì lo squarcio temporale e Salisburgo, era giugno anche allora, e lì in mezzo allo squarcio appari anche tu. Spunti tra il treno che mi ha condotto a Trento e l’aspettarti fuori dalla stazione su una panchina chiacchierando per due ore con un predicatore, perché la tua barchetta aveva dato forfait. Il lento muoversi attraverso l’austria e l’arrivo in germania ai confini con Salisburgo.

L’alberghetto tedesco con le tende giallo chiaro, i copriletti giallo chiaro, gli arredamenti giallo chiaro. Il balconcino della camera con il posacenere dove andavo a fumare quando facevi la doccia. Sentivo come sottofondo lo scrosciare dell’acqua mentre creavo giochi con la bocca e il fumo. Si lo so che della mia bocca ti ricordi.

Salisburgo, la roccaforte e la visita alla chiesa, per poi trovarci al suo interno, per caso, ad ascoltar musica attraverso i didgeridoo fatti di legno, di vetro o di bamboo.

La cena greca, la scoperta della salsa tzatziki, la karamalz, il ritorno nell’alberghetto giallo bimbo, le saune, il nuotar nella piscina, il leggere i libri uno accanto all’altro, il parlar di me, di te e i risvegli.

Il giro insieme allo sexy shop, il tuo volermi regalar qualcosa e il mio rifiuto, perché solo il mio uomo poteva farmi regali di quel genere. La fortezza vista da fuori e il ristorante nella piazza a Salisburgo. Le doppie colazioni, dolce e salata, perché che fai? Rinunci a una delle due?!

Il mio non parlare tedesco e neppure inglese, che mi regalò il piacere di viver isolata per tre giorni. Tu che parlavi inglese e tedesco eri il mio ponte con il mondo, ponte che non volevo attraversare e lasciavo che tu mi proteggessi da esso.

I sorrisi anche quando non sorridevo ma che nascondevano i pensieri. Le battute che mi facevi, le domande che mi_ti ponevo, le mie bugie e le tue bugie, dette un pò a tutela e un pò scudo. Quel tuo guardarmi e quel tuo rispondermi quasi a farmi sentire nuda. Le cose che dicevi e quelle che celavi, ma che comunque vedevo come fossero sotto un riflettore. Chissà se ti ho fatto sentire nudo anche io.

Riesci a tenermi testa (al momento, non ti allargare, potresti non riuscirci più, sai comè invecchi) rispettandomi e amandomi per quello che ero, che sono. Altri no, altri si arrabbiavano, cercavano di dominarmi, e se non ci riuscivano, in qualche modo, dovevano farmela pagare o perdevano interesse se non ottenevano quello che volevano.

Uno dei pochi uomini che mi abbia insegnato due cose importanti della vita senza farmi soffrire. Non che tu non mi abbia ferito, anzi lo hai fatto è più di una volta, ma sei stato capace di ammettere che tanto bene (forse) non ti eri comportato a volte e hai cercato di non ferirmi più (non che ti riesca sempre bene eh! Diciamolo che poi fai il figo con me dicendo che sei bravo)

I miei no e i tuoi si, i miei si e i tuoi i no. Il mio farti incazzare e il tuo farmi incazzare. I tuoi amori e i miei amori. I nostri “Ci sei ancora?” e i “Si ci sono ancora”. I miei “Tu che ne pensi?” e i tuoi “Ti prende per il culo”. I tuoi raccontarmi “Non so che far con lei” e miei “E’ una stronza”.

Il mio cercar di collocarti, il tuo sgusciarne fuori, il mio incazzarmi e il ribadire e il tuo prendermi in giro fino a farmi scoppiare in risate e sciogliermi l’incazzatura. Il tempo che passa e tu che cerchi di collocarmi, io che sguscio, il tuo esser insofferente e il mio prenderti in giro con te che mi dici che son insopportabile, ma lo dici sorridendo. Capaci di parlare per giorni e ore o di non sentirsi per mesi.

Ecco tu sei questa cosa, io son questa cosa, parti a parlar di Salisburgo e ti ritrovi a parlare di cene, di libri, di anime, di amori, di forgiatori di ferro, di crescita, di vite precedenti, di amicizia, di emozioni e i pensieri diventano mulinelli che smuovono il tutto e ricordano libri con parti evidenziate in giallo. L’amor che cosa è? E’ anche questo, ma non è questo, ma che importa, tanto poi son tutti a pensar male, e a come intendono loro l’amore. Pensate quello che volete. Noi abbiamo smesso di collocarci.

PS: non ti montar la testa, ricorda che son io la talebana dei due, oggi scrivo questa cosa carina di te e domani potrei fanculizzarti (perchè farai qualcosa che mi farà arrabbiare tantissimo) e decidere di non parlarti per tutta la vita (ovvero fino a quando non mi passa).

Annunci

15 pensieri riguardo “SALISBURGO

  1. Cristo santo!!! Butto giù un piccolo commento, citando Salisburgo, e tu produci un post come questo che è una delizia come una sinfonia concertante di Mozart.
    Donna dalle mille risorse e non solo diversamente intelligente.
    Meriti una Sacher Torte consumata al Golden Hirsch o al Cafè Tomaselli alla fine di luglio durante lo svolgimento del Salzburgher Festspiele.
    Quest’anno sarà sfavillante, con la partecipazione di tre orchestre regine del barocco. Mai sentite dal vivo la Academy of St Martin in The Fields, i The English Concert, e gli English Baroque Soloists?
    Tutte e tre le orchestre suonano con strumenti d’epoca, una delizia per gli orecchi e la mente.
    Complimenti Diamanta, stappo uno chardonnay di Vignai da Duline del 2009 per te e per me.
    Prosit, in RE Maggiore!!!
    haffner

    1. ehheheh vedi vedigli imput che fanno 🙂 colpa tua sapestilo.

      Io la torta al Salzburgher Festspiele me la farei anche, appartengo alla specie umana che i dolci lasciati da soli soffrono di solitudine, poi le torte austriache poverette son al freddo lassù.

      No, non ho mai sentito le tre orchestre che citi tu, ma del resto non conosco molto la musica orchestrale, tantomeno quella barocca, mi sa che è una lacuna che in qualche modo devo colmare.

      Cin cin haffner e grazie dello chardonnay, ma soprattutto delle parole e della tua attenzione 🙂

    1. Potrei dirti in bocca, visto che son dolci, ma poi sembrerei una maiala 😛

      (vero, ma devi investirci e anche tanto. E’ come lo yoga, sembra che stai fermo e non fai un cazzo, ma ci vuole una forza muscolate non indifferente e altrettanto equilibrio)

  2. ah… ecco, lo ammetti allora d’esser talebana :p
    Ci sono rapporti non collocabili non sempre comprensibili ai più e non catalocabili con una sola parola.
    Io ti auguro una vita piena di “salisburgo” 🙂

    1. Io Talebana!? Quando mai!
      Qualcuno mi ha rubato la pass e inserito la parola talebana :p

      (Ciccio te sai a me piacerebbe tanto, te e un’altra persona, una “salisburgo” a tre con pecetta)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...