EPPURE

Io amo le comodità, i bagni caldi, i camini accesi d’inverno, le spa costose, i bei vestiti, gli oli preziosi, l’aria condizionata d’estate, le bibite fresche, dormire quando voglio e i viaggi.
Mi sento a mio agio tra divani morbidi e sontuosi, tra amache che dondolano mosse dal vento tra gli alberi, nella sabbia tiepida che mi accompagna al tramonto verso il mare.
I miei occhi si nutrono di colori tenui, di dipinti accesi, di sculture dalle forme strane che solleticano la mente e da immagini che parlano senza intermediari alla mia anima.
Diciamolo, ho una predisposizione naturale al lusso e all’agiatezza, ciò che è dovere e fatica mi fa storcere il naso come bimba viziata.

Eppure.

Molte volte ho rinunciato a tutto questo e a qualcosa di più per non indossare il collare che mi avrebbe agganciato alla catena di qualcuno. Di catena ne avevo già una io, fin dalla più piccola età, chiamata dovere. “Dovere” però era quella che mi permetteva di non portare collari altrui. Prima o poi la spezzerò, perché nel frattempo, si è consunta negli anni.

Vorrei dire che l’unico collare che posso portare è quello che scelgo io e che di solito ha i colori dell’amore. Ma so che alla lunga nessun collare fa per me, neppure quello che ho scelto io. La verità è che l’amore non porta collari, porta libertà, ma gli uomini lo dimenticano.

Sarà per questo che io alla fine scelgo sempre Eppure.
Photo by Ivan Maranov

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25 pensieri riguardo “EPPURE

  1. Non fa una piega tutto il ragionamento, ecco perché auspico l’utilizzo del collare nel solo mondo del bdsm: lì è un gioco, consapevole tra le parti, che nessuno si lamenti del ruolo.

    Nella vita reale: nel momento stesso in cui mi si impone una cosa, mi si da carta bianca di fare come mi pare e piace. E non è ribellione.
    Boh non so.

    1. E non è ribellione… io lo so

      ho sempre detto che nel letto posso avere un padrone, ma fuori del letto non esiste neppure la parola padrone nel mio vocabolario, e il mio tempo lo condivido con con te ma rimane mio. Posso anche decidere che per qualche ore o giorni lo condivido solo con me stessa… ma che te lo dico a fare, Sister te mi capisci lo so ❤

  2. Penso che solo noi abbiamo il potere di scegliere se farcele mettere o meno, quando le portiamo deve comunque sempre essere una scelta, dettata da qualcosa di positivo, l’importante è saperlo e non essere ignari.

  3. tu figurati che non sopporto nemmeno le catene di sant’Antonio….comunque il problema è che non sempre si è consapevoli di indossarle quelle catene e senza accorgetene ti ritrovi con un bel livido proprio li sul collo…e magari per non mostrarlo al mondo, ti rimetti quella catena che se non altro lo copre alla vista altrui…(cavoli non ho detto nemmno una minchiata…c’è qualcosa che non va)

    1. Sarà qualche catena che non ha permesso il flusso di ossigeno al cervello.. 😛

      Ecco vedi quella di aver paura di mostrar i lividi o le cicatrici delle catene è una cosa che non comprendo….

      Scrissi tanto tempo fa, su un blog, che non uso più, da una delle mie personalità multiple che ormai non scrive quasì più…
      “…senza accorgerti che basterebbe spostare lo sguardo dall’orizzonte (guardi sempre avanti a te, per non vedere il qui e ora) alla madre terra per accorgerti che per essere libero basterebbe inchinarsi un attimo e aprire quello che circonda la tua caviglia perchè non è chiuso.”

      O meglio comprendo che è la paura, ma non comprendo perchè avere paura della libertà

    1. In italiano per paròlare del genere umano si deve per forza usare il maschile, non esiste il “neutro”.

      Non intendevo uomini in senso si maschi, ma uomini in senso di esseri umani

  4. Mi rispecchio tanto in quello che hai scritto! Chissà come mai, ma anche quello che vogliamo riesce poi a legarci, incatenarci, farci male! Forse si smette di sentirsi legati da pesanti catene e collari, solo quando si sa veramente chi si è…. Un abbraccio

    1. Hai trovato (quasi) il bandolo del problema “…i smette di sentirsi legati da pesanti catene e collari, solo quando si sa veramente chi si è…” a cui va aggiunto (secondo me per togliere il quasi) quando si impara che l’amore non è dolore e che soprattutto prima dobbiamo appprendeere ad amare noi 🙂

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