VELLUTO CARTAVETRATO

Ci sono certe voci che sono velluto. Velluto cartavetrato.

Voce che sinuosa scivola.
Penetra, lentamente.
Scartavetra il ventre.

Voce che ti guarda e ti spoglia.
Rimani lì, nuda, nell’attesa.
Ti sciogli, evanescente.

Fuori sembri ghiaccio, se non fosse per quella leggera pelle d’oca che ti tradisce.
Velvet

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37 pensieri riguardo “VELLUTO CARTAVETRATO

  1. È quando poi lo vedi in faccia che…
    (scusa, ma non posso fare a meno di pensare a quel racconto di “servitevi da soli” dello scorso 04 Gennaio) 😉

      1. Oh non me lo vuol far leggere io, clicco continua a leggere e mi apre una pagina a parte, su cui clicco ancora continua a leggere e mi apre un’altra pagina… alla ventesima pagina così mi son rotta!
        😛

      2. Da: Servitevi DA SOLI

        Si aggira per negozio cercando non sa bene nemmeno lui cosa.

        Tuta acetata azzurra, gilet col quale hanno scambiato Marty per un marinaio, capelli tirati all’indietro con l’extra vergine e, stranamente vista la pioggia, indossa occhiali da sole.
        E’ un uomo dolce, si vede da come, distrattamente ma dedicandogli la cura che merita, si carezza l’ottavo mese di gravidanza plurigemellare che porta in grembo. Impossibile che una forma tonda di tale perfezione sia stata possibile da ottenere soltanto con l’assunzione di carboidrati e grassi saturi, deve essere per forza il primo uomo gravido della storia, pochi dubbi.
        No, non oso immaginare chi sia il padre.
        Improvvisamente, giuro non sto inventando nulla, dalla sua tasca parte una musica altissima

        “…bamboleio, bamboleia, achesirtetasriteburuburo te chiro PAS!”
        o MAS, come i magazzini
        o RAS quello di abatantuona memoria
        o DAS che mò pare fosse pure pericoloso
        o GAS che se lo raddoppi hai uno che corre appresso ai piselli.
        e con questa direi che basta, che se faccio una alzata di mano per chi ha capito male, viene fuori una votazione bulgara.

        Dicevo.

        In contemporanea, dimostrando perchè siamo la razza dominante del pianeta, fa partire una mano in direzione telefono mentre l’altra, con un movimento ottenuto da decine di visioni del video di “Pensami”, raggiunge la gioielleria ed inizia un rito di gratificazione personale.

        E qui succede l’inaspettato.

        Non lo so come la pensiate o in cosa crediate, potete andare in giro coi fusilli in testa, essere convinti che viviamo sul dorso di una tartaruga o essere devoti al dio serpente, come la Rettore. Ma qualcosa deve esserci. Qualcosa che ha deciso di non farci uscire tutti uguali e che ha scritto una sorta di legge di compensazione dando a tutti una particolarità unica.
        Il batrace prende il telefono e noto una quantità imbarazzante di anelli che vanno da “pacchiano” a “Don Antonio”, scorre un dito con unghia curatissima sul display e, dove ti aspetti una voce normale a dire Pronto,
        arriva una roba che Barry White sembra Enzo Miccio isterico, lo sentiamo dire
        “…amore…aspettavo la tua chiamata…”
        ma caldo
        non strascicato e senza la minima inflessione
        da quella bocca non sono uscite parole ma il verbo stesso di un dio strappamutande.

        La sorpresa è tale che due persone si fermano in ascolto. Le guardo, ci guardiamo e, palesemente, tutti ci stiamo chiedendo la stessa cosa
        “Come cacchio è possibile che una pozza di fango simile abbia questa voce”
        contemporaneamente ci viene in mente una osservazione
        “questo rimorchia come un assassino” (laddove “rimorchia” è la terza stesura della parola, le prime sessantaquattro erano sinonimi del giacere in compagnia),
        dandoci tutti insieme la stessa risposta
        “Decisamente sì. E, comunque, molto più di noi messi assieme”.

        Inutile dire che, nemmeno fosse il Zanza che rivela i segreti del rimorchio, ha tutta la nostra attenzione.
        “…no, a capodanno ero da amici…”
        (La vedova Besozzi, appena entrata in reparto, nel sentirlo esce dalla menopausa)
        “…gente che conosco da una vita e che sa come prendermi…”
        (Alessio del BricoCenter sotto negozio sembra in preda a convulsioni, togliendoci definitivamente da un dubbio che avevamo da tempo)
        “…no, mi conosci, avevo bisogno di ANNULLARMI IN MEZZO ALLA GENTE…”
        (Una ragazza che stava facendo la lista di nozze dice che torna domani)
        Il nuovo direttore mi si avvicina e sentenzia
        “Questo rimorchierebbe anche leggendo la ricetta per fare lo sgrassatore col Bimby”.
        Sono ancora troppo sorpreso per ribattere quando, con queste orecchie che hanno sentito Barra, Poli e i Colle, ascolto il tipo dire, credendoci come fosse un atto degli apostoli

        “…ho chiuso gli occhi ed aspettato che l’alba mi scivolasse addosso”

        Mentalmente penso “minchia che ha detto” ma, in maniera del tutto involontaria ed automatica, sento la mia stessa voce pronunciare rivolto al tutato

        “Ed è subito sera”

        Che viene da lui pesato, misurato e trovato degno, tanto che continua con

        “…e velocemente, si è fatta sera in me”

        mentre alza un pollice verso di me con fare soddisfatto.
        Saluta la stordita totale dall’altro capo del telefono dandole appuntamento per la sera senza aspettare la di lei risposta e sbuffa rimettendosi il telefono in tasca.
        Mi guarda, sorride buono e muove leggermente la mano davanti al viso a scacciare qualcosa di invisibile.
        Adesso parla, ma con voce normale, la magia è andata come se la Rowling vendesse a Disney facendo di JarJar il nuovo alunno di Grifondoro.

        “Lo so, a volte non so nemmeno io come diamine mi vengano e come faccio a dirle serio” – pausa – “ah, grazie per quella cosa della sera, era perfetta”

        Non resisto, setto lo stronziometro su God Mode e dico “Quasi, era una cosa a modo, su”

        Mi mette la mano sulla spalla e, seriamente

        “No, no, non sottovalutarla, era buona, ho dovuto MIGLIORARLA ma ha funzionato, ci puoi lavorare sopra”

        “Troppo buono” – rispondo sorridendo – “posso aiutarla in qualcosa?”

        Serio.

        “Sì, mi serve uno sbattitore per” – e torna Barry The Mighty – “MIA MAMMA, ha promesso che mi faceva il ciambellone”.

      1. Limone, sale e tequila….. magari….. saranno quasi dieci anni che non la bevo più…. e la mezcal non puoi neanche berla….. 🙂

      2. Non vorrei metterti la pulce nell’orecchio….. ma quando mangi la pasta, cosa credi di mangiarci tritato dentro? Qualche insetto ci cade, ogni tanto, soprattutto in quella biologica…. e non sai cosa ti perdi con la Mezcal.

  2. “Il mio nome pronunciato con la sua voce roca e fonda, il mio nome che nasceva dalla sua pancia e passava attraverso la sua gola era il più bello del mondo, infondeva coraggio alla mia misera persona, scivolava dentro di me e mi definiva, mi dava luogo e tempo, e un’origine certa.”
    (Margaret Mazzantini)

  3. mi è capitato una volta……aveva una voce che ricordava un violoncello ben accordato, calda, legnosa……faceva pensare a un camino acceso e un bicchiere di whisky………..inutile dire che sarei diventata volentieri l’archetto di quel violoncello 😉

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