DOMO

Capita mai a voi?

Capita mai di sentire, percepire, toccare, annusare, assaggiare l’ondata di dolore del mondo?

Capita mai che distinguiate la sofferenza degli uomini, quella degli animali, quella delle piante?

Capita che queste percezioni siano talmente dense da sentire il cuore, il proprio, che si contrae in una smorfia di dolore?

A me capita, potreste prendermi per folle, lo penso anch’io per qualche frammento di tempo, ma mi capita lo stesso e quindi che importanza ha se sono vere e frutto di pazzia? Io lo sento.

Ecco quando capita, io intollero. Intollero, non il mondo, ma molti.
Mi cerco nel silenzio, la solitudine diviene amica.
Cercare quiete e pace, per essere quiete e pace.

Mi sovviene un vecchio film. Visto alla televisione per caso (ma accade mai qualcosa per caso?) da ragazzina, “L’uomo che cadde sulla terra” e già allora comprendere che capire la diversità fa diverso anche te.

Invecchiamo nella pelle, nella carne. La materia si corrode e noi ci decomponiamo insieme con lei, ma dentro siamo energia al di fuori di queste Leggi, capire le diversità ancora una volta fa di noi i diversi.

Poi man mano la densità si scioglie, o forse son io che alzo le paratie, e penso ce la posso fare. Ce la posso fare, posso rimanere ancora per un po’ ma casa è un altro posto, qua siamo caduti.

Photo manipulations by Simon Siwak

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48 pensieri riguardo “DOMO

  1. Citi un film che ricordo in modo indelebile per la tristezza e la solitudine che mi ha trasmesso. Condivido i tuoi pensieri, il mio ultimo post si chiama intollerante…….forse quei fili di cui ogni tanto parliamo esistono davvero 😘

  2. mi capita e purtroppo è causa di molta tristezza e rabbia.Tristezza perchè è naturale soffrire anche per l’altrui sofferenza,rabbia perchè c’è la consapevolezza di essere inadeguati a cambiare un sistema in cui siamo parte di un gigantesco ingranaggio sin dalla nascita…

      1. la mia non è rassegnazione,ma uno sconforto nel constatare che proprio le persone che più potrebbero se ne fregano,anzi remano al contrario per loro interessi…tranquilla,a casa non si torna …

      1. Non sapevo di avere amici così dotti…esperanto, giapponese…
        Ma poi, che fine ha fatto l’esperanto?

      2. dotti!? io… ahhaha hahahah faccio degli errori di ortografia a volte che… lassà sta!

        L’esperanto è lì, come una vecchia poesia, ogni tanto la rivisti, ti piace, sai che è speciale, ma non la parli tutti i giorni

      1. si ma “c’è”?
        normalmente si scriverebbe “ce la posso fare” perché hai usato la contrazione di “ci è”?

      1. Ogni tanto litigo con una delle mie personalità, ma solo perchè ci amiamo tutte e ci teniamo. Si al momento siamo in pace tra noi

        (ma credimi il dolore del mondo lo puoi sentire anche quando non sei in pace con te stesso, solo che sei distratto dal tuo dolore più spesso)

      2. Certo, il tuo dolore urla più forte e non senti nient’altro.
        Sono in pace con me stesso da quando ho inquadrato i miei obiettivi. Adesso vedo molta desolazione intorno a me.

    1. … siamo in molti e questo mi “consola” perchè vuol dire che se siamo in molti vi è anche l’energia al cambaimento (seppur con i tempi della storia e non umani)

  3. Alzi le paratie ma già condividere disagi e attendismi su un blog pubblico è un segno di apertura (o perlomeno di non chiusura).
    Intanto tsunami di vita ci appiccicano al muro e noi ci si regge ognuno come può.. ognuno come crede.. a ognuno come viene permesso.. e ci illudiamo di fare bene… quando invece “facciamo” e basta.. sopravviviamo nostro malgrado… spesso miseri coprotagonisti convinti di lottare per l’oscar…

    1. Quando scrivo, quando condivo è perchè la forma di “dolore” la sto cacciando dietro la paratia, rimane la rabbia di tanto dolore e quella ha bisogno di ampi spazi.

      Io credo ci siamo tsunami che ci appiccicano al muro (se non, a volte, “uccidono” pure) però… gli tsunami durano pochi minuti poi torna la calma e io no… non sono capace solo di sopravvivere, raccolgo i cocci e ricostruisco. Io l’oscar lo vinco 😉

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