ALONE

Con il primo freddo vero e quelle nuvole che avvolgono come un cellophane grigio scuro, son arrivate anche loro. La cervicale e questa sensazione di cupa tristezza. Come se corpo e anima stessero vibrando sulla stessa tonalità monocorde.

Ho voglia di viaggi che non posso fare, desidero libertà di cui dovrei pagare pegno, anelo cuori con cui denudare i miei pensieri, bramo al nuovo come un apneista in emersione, il primo respiro fuori l’acqua .

Sbuffo, butto lo sguardo fuori la finestra. Rammento il sospetto di ieri sera, mentre guidavo nel buio. Le luci rosse e gialle della città a illuminare l’oscurità esterna che sembrava voler prendere possesso anche di me.

La sensazione di attraversare questo mondo da sola.

The winter in coming, e io necessito di più colore e calore nella mia vita.

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39 pensieri riguardo “ALONE

      1. al sud trovo alla mia (veneranda) età?

        Non trovano neppure i giovani che scappano…

        Devo trovare un estate dentro qua da queste parti, altrimenti come direbbe una delle mie personalità multiple, “son fottuta” 😉

    1. Pure io sarò di parte ma i colori non sono questione di latitudine, e le cose che non funzionano mi fanno veder nero ovunque, altro che colori.
      Se per sud intendi la tua Roma, l’anno che ho lavorato lì è stato il più grigio della mia vita, la stragrande maggioranza delle serate le ho passate da sola, non c’era tutta ‘sta gran folla a offrire compagnia e il tanto millantato “calore” che dovrebbe fare la differenza non l’ho per niente avvertito.
      Se per sud intendi il sud vero, tipo la Sicilia, allora può essere diverso.

      1. Calore e colori, si (sopra non so perché è intervenuto il correttore), anche a Roma.
        Mi spiace per te, perché la gente di Roma, il romano tipico (non necessariamente quello nato a Roma da sette generazioni) è davvero caldo ed accogliente.

        I colori del nord mi piacciono, quando si palesano. Raramente, ma si palesano. Ho origini romagnole, non è tanto nord, ma nemmeno sud. E di inverni lì ne ho trascorsi a ticchitè.

      2. Strano che in una azienda grande come le Ferrovie dello Stato, perché è quello il posto in cui ho lavorato per un anno, di romani “tipici” non ne abbia trovati, tranne giusto un paio il cui fine ultimo era si quello di farmi compagnia, ma solo nel mio letto. Strano anche che qui di compagnia ne abbia trovata, e molta più fuori che dentro lo stesso posto. Eppure la costante sono io.

      3. Mi spiace per te, davvero, perché anche io, a Roma, sostanzialmente ero solo.
        Da bravo sfigato perdente alla fine mi ritrovavo emarginato, mai abbastanza figo, o tozzo, mai con una ragazza al fianco. A me piacevano le moto da cross, di andare a palpeggiare le fanciulle non mi passava manco per l’anticamera del cervello.
        E in tutti quegli anni a domandarmi cosa ci fosse di sbagliato, perché nonostante gli sforzi non riuscissi ad integrarmi, a girare in tondo commiserandomi, chi credi riuscisse ad accarezzarmi l’anima, a far sorgere un enorme vaffanculo a coprire tutta quella fuffa? Essì, popo Roma.
        Bastava camminarci in mezzo, che fossero Viale Marconi, Trastevere o Piazza di Spagna.
        Tagliando corta ‘sta pappardella patetica, come ho già detto Roma lenisce, Milano acuisce.
        Almeno per me.

  1. Difficile rincuorare chi si sente nella tua condizione. Potrei invitare ad essere un po’ più ottimisti, ma già io non lo sono in partenza…
    Però è altrettanto vero che, come per le stagioni, anche la nostra vita attraversa dei “cicli”, e a volte si “trova” proprio nel momento in cui non si “cerca”.

    1. Poi risorgo…. lo so già, è sempre accaduto.
      Poi questa è solo un pò di tristezza, capita.
      Ho imparato che ogni emozione che mi arriva, la amo, anche la tristezza e quindi la attraverso e ne parlo (cosa che in questa epoca di social in cui devi far vedere sempre che tutto va bene, non sempre accade).
      Quando attraversi le cose le lasci alle spalle…..

      Guarda io veramente son convinta che se non cerchi non trovi 😛
      La differenza è come cerchi, perché hai bisogno o perché stai facendo una scelta consapevole?
      In questa domanda sta il mondo.

      1. Un velo di tristezza e tre veli di malinconia fanno parte anche del mio carattere, e me le tengo strette, fanno parte di me, e non fingo di non averle, ne parlo apertamente perché chi mi possa leggere possa capire che vanno accettate come parte di noi.

    1. Si, meno male!
      Certo che il freddo improvviso qua, il grigio (che da noi di solito dura mesi) non aiuta a esser solari e allegre 😉

      Poi mi abituo ai colori invernali e trovo la bellezza di questo periodo

  2. La tristezza avrai ormai capito che per me non è questione di stagione, colori o temperatura. Uno dei posti più belli che io abbia mai visto è l’Islanda che per quantità di grigio, freddo e ghiaccio è ben fornita, e conto di tornarci d’inverno che sarà ancora più grigia, fredda e ghiacciata. Mi viene in mente un pezzo del monologo di Freccia a cui penso sempre quando sono del tuo stato d’animo:
    “Credo che c’ho un buco grosso dentro ma anche che il Rock ‘n’ roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro e le stronzate con gli amici, beh, ogni tanto questo buco me lo riempiono; credo che la voglia di scappare da un paese con 20.000 abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merckx; credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri. Credo che per credere, certi momenti, ti serve molta energia.”
    Ce l’ho anche io quel buco, ma qui mi vien più facile riempirlo.

    1. Probabilmente nessuno è profeta a casa sua. E qui dove tu riempi più facilmente io faccio fatica.

      Certo non vivo dentro la città, vivo in un posto che di anime ne ha 48000. I miei amici, le mie cose ogni tanto lo riempiono. Ma il buco è lì. Perchè l’unica persona che quel buco lo può riempire sono io, e a volte mi sembra che qui manchi il pezzo per farlo, o forse è solo una scusa.

      Dovrei far come hai fatto tu e andare verso la città che mi richiama.
      Ma poi penso a cosa comporta, ai gatti, al cane, al lavoro… e la forza non la trovo, lo penso e non lo faccio “il pegno da pagare per questa libertà” non so quale sia e temo che a pagare non sarei io, ma chi amo.

      E niente, ne scrivo allora e progetto e demando al futuro (stupidamente perché la vita è ora), in attesa che questo cellophane grigio mi molli e io torni a respirare

      1. Io avevo motivazioni che andavano oltre i buchi e gli stati d’animo e questo ha facilitato la relocation, ma certo ripartire da zero non è stato semplice. Ciò che nonostante il mio inguaribile ottimismo non mi aspettavo è la quantità di energia che avrei acquistato qui, ecco questo ha sorpreso anche me.

  3. Ti capisco, a lungo ho avuto la tua stessa sensazione. Ma poi passa 😉
    ps per non farti sentire sola, anche se adesso non c’entra nulla, anch’ìo ho passato un lungo periodo da single, anch’io sono vegetariana ed anch’io ho smesso di fumare!

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