DALLA D ALLA D

 

DOLORE
Non so la mia soglia del dolore quale sia, né fisica né emotiva.
Ho compreso che non importa se il dolore sia fisico e/o emotivo, se non fai in modo di superarlo, esso tracimerà da uno stato all’altro.

Nella mia discesa su questa terra ho scelto un corpo resistente, non immune, ma sicuramente combattivo. Avrei voluto un metabolismo meno pigro, ma questo è un altro discorso, tra me e Adipe.

Dicono che le donne sopportino meglio il dolore. In effetti, pensateci, il nostro permettere alla razza umana di non scomparire, partorire insomma, assomiglia molto alla nascita di Alien dal torace di Kane, solo che a noi accade alla patonza.

Il dolore emotivo, è un’altra storia, quali sono i parametri che determinano la sua intensità?
Non saprei, ma nel mio personalissimo mondo, c’è stato un tempo in cui avevo capito, percependolo sulla pelle, che emotivamente ci sono due dolori. Uno “acuto”, che colpisce come una frustata, e un altro “sordo” che è come un macigno sul torace mentre affondi sotto l’acqua.

Ancora oggi non so quale sia la mia soglia, so solo che alla fine al dolore sopravvivi, perché se superi quel limite, muori.

PS: mi rimangono da postare tutte le altre lettere dalla E in avanti 😉

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15 pensieri riguardo “DALLA D ALLA D

  1. Credo che certe persone riescano a lavorare il dolore per farne qualcosa di utile . Per quanto grande sia ,si ritrovano ad alzarsi una mattina con in testa una nuova direzione .
    Con l’età vedo che il lavoro diventa sempre più lungo,quindi spero presto di non fare più in tempo ad alzarmi prima che finisca.

    1. Dici? Sai che io penso esattamente l’opposto? Penso che con l’età diventi sempre più facile.

      Da puelli non hai gli strumenti per affrontarlo, in fondo hai vissuto sotto le ali protettrici della famiglia prima, poi di una società che accoglie i giovani per farli crescere ed è quindi più amorevole, fino a quando ti dice “ok, vai quello è il mondo”. E tu ti ritrovi con un sacco di teoria, zero pratica e una marea di sogni e realtà mischiati insieme, tanto da non riuscire a separarli.

      Poi cresci, passi le forche caudine del dolore, e se sopravvivi 😛 ti ritrovi in mano gli strumenti con cui affrontarlo se si ripresenterà.

      Ma forse è solo la mia esperienza, con l’età ho appreso che il dolore non è un nemico ma un alleato che ti sta dicendo “Cazzo, stai attento qui c’è pericolo”.
      Ti avvisa di allontanarti da una situazione fisica (ovvero curarti se è una malattia o allontanarti dal fuoco se è una cosa esterna) o da una emotiva (amori cannibali, persone egoiste, narcisisti, egoisti e metti tu quello che vuoi) e quindi, tra strumenti acquisiti modifica della visione del dolore, quando capita, fa male lo stesso, ma so che se ne esce se lo attraversi.

    1. Messa così però sembra una cosa bruttissima…. e per l’amore del cielo io non penso che il dolore sia una cosa bella 😛 , ma credo abbia una funzione come ho scritto in un commento qua sotto, ovvero:
      “Ti avvisa di allontanarti da una situazione fisica (ovvero curarti se è una malattia o allontanarti dal fuoco se è una cosa esterna) o da una emotiva (amori cannibali, persone egoiste, narcisisti, egoisti e metti tu quello che vuoi) e quindi, tra strumenti acquisiti modifica della visione del dolore, quando capita, fa male lo stesso, ma so che se ne esce se lo attraversi.”

      Che stia a noi decidere cosa fare, se cadere in una spirale sinusoidale infinita o attraversare dritti la spirale e lascirla dietro noi?

      1. ah, ma sono assolutamente d’accordo. mi sono limitato a un fotogramma: dirolloti di più, il dolore è necessario, è propulsione per la crescita personale. e il dolore, una volta elaborato, diventa liberazione. ma non volevo essere prolisso, ché il tema è vasto, infinito. ci si allinea, si cresce, ci si libera. pronti per stampare la testa contro il prossimo muro (rigorosamente senza casco). je t’embrasse

      1. Nel senso che a volte ho l’impressione che il dolore lo senta più attraverso la vista (esempio: un taglio sul dito) che attraverso le cellule nervose.
        Se non vedesse il taglio, avrebbe meno male.
        Forse mi sbaglio io, ad ogni modo non è mica una colpa e non la prendo in giro.

      2. E’ l’aspettativa del dolore 🙂 e come tutte le aspettative, deleteria 😛

        No, non è una colpa, ma se avessi un compagno con questa dinamica… lo prenderei in giro 😛 (amorevolmente)

  2. Si è quello che intendevo,però io ho imparato ad affrontarlo da subito ,lavorarlo nel senso di passarci attraverso e farne qualcosa di buono ,un cambiamento una crescita.
    Adesso però sono un po’ stanca,non mi sento più forte come prima,ci sarà un limite .

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