VIVERE FINO ALL’ULTIMO SORSO

 

 

Che poi la vita è tutta lì.
Non è mezzo pieno o mezzo vuoto.
È solo berla, la vita, fino all’ultimo sorso.

 

 

 

Lo scrivevo un anno fa, una notte, al ritorno di un

“chiamoloaperitivochedireubriachiamocisuonamale”.

Lo penso anche oggi. Lo scriverei anche oggi.
Solo che certe cose più che pensarle e scriverle, bisognerebbe viverle, e a me non sembra di farlo.

Isabel mi scrive su wapp: “Sei molto attiva in questo periodo, fai un sacco di cose!”. Se mi osservo da lontano, come se io non fossi io, devo darle ragione, ma come è che allora a me non sembra di far nulla? Di vedermi scivolare questa vita senza un vero scopo, senza fare qualcosa che sia degno, che abbia la capacità, di dare un senso a chi sono io?

Sto invecchiando, e questo non è il problema, il problema e che mi sembra di farlo senza aver fatto quello che dovevo fare. Come se avessi sprecato, come se stessi sprecando, questo tempo datomi.

Forse per questo quest’anno ho lasciato passare in sordina il mio compleanno, nessun proclama, nessun brindisi, nessun “Ci sei alla mia festa di compleanno?”. Non perché non abbia nulla da festeggiare, ma perché di preciso non so cosa festeggiare.
L’ho lasciato talmente in sordina, che anche mio padre si è dimenticato di me quel giorno, lo scrivo come constatazione di quello che accade intorno a me, perché che lui si sia dimenticato non m’importa. Che si sia dimenticato Willy invece si.

Non mi lamento sia ben chiaro, so perfettamente di avere questa capacità, essere incoerente al quadrato nella stessa frazione di attimo in cui sono stata coerente. Una vignetta di Coma Empirico, mi dipinge perfettamente. Lotto per trovare un porto sicuro, e un minuto dopo scruto già l’orizzonte per cercare di uscirne.

Ma sto divagando parlavo di vivere fino all’ultimo sorso, di quei sorsi che non son fatti di alcol, troppo facili quelli, ma di sorsi intensità con quel retrogusto finale di serenità. Quei sorsi che ti lasciano la sensazione che hai tra le mani il vino migliore che potessi avere, e di questo sei felice, e te lo gusti, con la vista, il tatto e il palato, fino al successivo sorso.
Invece io tendo a vivere di parole, prima di arrivare all’agito, devo convincere le cinquecento me, delle mille me, che albergano nella mente. E, credetemi, non è impresa facile.

E con questo post lo ufficializziamo, siamo entrate (io e le mille me) in un periodo introspettivo (leggasi segaiola mentale). Però quelle chaussures con il tacco alto potrebbero essere il mio prossimo acquisto, vuoi mettere l’ingresso, il primo passo, nel periodo introspettivo con quelle scarpe?

18 pensieri riguardo “VIVERE FINO ALL’ULTIMO SORSO

      1. È che viviamo pensando ad un tempo infinito poiché non abbiamo la data della durata…e meno male! Poi però quando la giovinezza si allontana (non so I tuoi anni😉), arrivano timori e scrupoli. Ci vorrebbe un briciolo di incoscienza

  1. Secondo me è quello che ci vuole, un bel tacco. Per entrarre o per uscire, poi vedrai.
    E fallo anche per me che io si son vecchietta e a causa della cervicale posso usare solo Geox… ah che tempi i miei tacchi..
    Ti voglio bene, donna attiva
    Isa

  2. …Magari la Noia aiuta ! 🙂 Anch’io soffro della tua stessa sindrome ma, penso che assaporare il tempo che passa con tutti i suoi ricordi e anche più in la, ascoltando le tragedie del ‘900, sia la strada giusta per dirsi ‘ho fatto quello che dovevo, magari qualcosa mi è sfuggito, ma sono qua a riguardarlo in faccia, questo ingombrante passato’ !

    … La Noia, quella positiva, è ciò che rende in qualche modo eterni !

    Ciao !

    1. Non soffro di noia…. l’ultima volta che credo di essermi annoiata (a memoria vacillante della mia età) era intorno ai 16 anni.

      Da dopo quel periodo la noia si è rotta le ballottas di stare con me.
      Di solito ho il dovere quotidiano mi occupa spazio (tanto, troppo), oppure quando non lo fa, esulto perchè finalmente posso fare le millanta cose che mi piacciono ma per cui ho poco tempo.

      PS: Non pensare che chissà cosa faccio, a volte riempio quegli spazi con un film o con un libro

  3. Facilmente è come quando si aspetta babbo natale. L’attesa è quello che conta. Poi quando arriva,anche se arriva quello che volevi,non e’ come volevi. Poi vabbè nella vita noi crediamo di aver intrapreso un viaggio con linea diretta,e tante volte a essere determinati è ancora peggio perché si programma nei particolari, e invece ci fregano con gli scali.

    1. E che ho smesso di credere a Babbo Natale 😉 e l’ho fatto scoprendo da sola che i miei genitori mi mentivano, non esisteva nessun babbo natale.

      Credo di aver perso la fiducia nei grandi in quel momento. Mi avevano mentito.

      Si, lo ammetto, rompicoglioni etica incoerente, fin dai prima anni di vita 😛

      1. Era una similitudine, per dire che ci si aspetta sempre tanto e anche se lo si raggiunge è sempre meno di quello che credevamo,boh io rimpiango di non aver fatto tante cose per paura,e non le cazzate. Però ne ho fatte altre di infinitamente più coraggiose. E allora vai a capire che testa ho..

      2. Da noi non esiste babbo natale,da me non è mai passato 🤣 c’è Santa Lucia e sapevo che era mia mamma già dalle elementari, però esprimevo un desiderio,potevo avere qualcosa di diverso solo in quell’occasione. Mai visti regali per il compleanno.Ovvio che poi mia madre decideva sempre per quello che piaceva a lei

      3. Santa Lucia? Ma allora sei di Bergamo o della Bergamasca 😀

        Una volta passata l’arrabbiatura della scoperta della menzogna, saper la verità è stato meglio, almeno chiedevo quello che volevo. Peccato che essendo bilancia indecisa… non sapevo mai che cosa volevo :))))

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