JUNI

Piena di te è la curva del silenzio.
(Pablo Neruda)

Nonostante siano passati giorni, faccio fatica a scrivere questo post. Lo apro, lo richiudo. Ci ritorno e poi lo richiudo.

Neppure quattordici anni di vita i tuoi, e poco più di due vissuti con me, gli ultimi. Chi doveva amarti per sempre, nella sua vita ha fatto e fa confusione tra il verbo e l’aggettivo, quindi alla fine usa il verbo solo riferito a se stesso e l’aggettivo per rendere amare le vite altrui.

Ho parole dalle mille sfumature, ma nessuna riesce a percorrere la gola e spiccare il volo.
Rimangono lì, incastrate, come pirite cubica nella roccia.

Ho capito come la vibrazione di cui siamo fatti, tutto e tutti, nessuno escluso, riempia lo spazio.
L’ho scoperto nello spazio vuoto tangibile della sua assenza.

So esattamente, conosco perfettamente il momento esatto in cui hai lasciato questo mondo, un freddo e oscuro venerdì mattina alle 07.07.
Non so, invece, come tu, presenza così silenziosa, possa ora, nella tua assenza far un frastuono così intenso.

Altro non riesco a dire, questa “pirite cubica”, non si stacca dal cuore.

15 pensieri riguardo “JUNI

  1. Non ho intorno nessuno dei nostri Amici ma capisco perfettamente il tuo Dolore… Lo stesso dolore che ho provato molti anni fa per un pesciolino rosso e da bambino per due cocorite innamorate…

    La Morte, in taluni casi e nei cuori sensibili come i nostri, qualcosa imprime come un marchio.
    Per sempre.

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