CASA

Casa non è dove sei nato.
Casa è dove cessano tutti i tuoi tentativi di fuga.
(Nagib Mafhuz)

Questa mattina trovo questa frase e mi colpisce, come uno spintone dato alle spalle all’improvviso, che ti catapulta in avanti. Lo capisco, mi rendo conto che sto cercando di fuggire.

Non ho più casa nonostante abbia una casa, non ho più il senso di appartenenza a nulla (il che forse è un bene, ma forse è anche un male). Mi domando quanto questa pandemia mia abbia cambiato, perché lo ha fatto, me lo sento. Mi chiedo se questi desideri di fuga derivino da questo, o forse no, in fondo ho questa parte di me, che periodicamente tende al cambiamento e quindi al tentativo di fuga di dove sono, e da chi sono.

Rileggo la frase, e li sento tutti dentro di me, quei tentativi di fuga, che non trovano sbocco. Paure, limitazioni, confini mentali, li depistano e gli fanno percorrere complicati labirinti senza uscita.

Rileggo la frase, mi manco. Mi manca la me creativa, mi manca la me percettiva, mi manca la me che ama e che vede la sfumatura impercettibile delle cose. Da qui i miei tentativi di fuga? Mi sto cercando mentre disseco in questo immobilismo? Sento la potenzialità di chi sono e non riesco a portarla in superficie?

Casa, dove è ora casa mia? Cosa è casa mia?
Nella mia lingua, l’italiano, manca quella definizione, così ben chiarita inglese, la differenza tra house e home.
Io ora ho una house, ma non ho una home.

Ho pezzetti di home sparsi. Ho un pezzetto di home in Emma, la mia cagnolina. Ho frammenti di home in Loki, Moka, Athena, Smilla, Morgana e Sophie, i miei sei gatti. Ho una particella entangled di home a Berlino, Progenie.

Ho tutto ciò, ma non ho la mia di home. Manca il pezzo importante, il collante. In questo mondo, mi percepisco sempre, in una posizione instabile e incompleta. 

Ho una mia house, ma butto lo sguardo sempre altrove, un paese nuovo, una casa nuova, un luogo nuovo. Tentativi, maldestri di fuga, poichè non cesso di cercare la mia “home”.

27 pensieri riguardo “CASA

  1. In questi giorni, ho avuto anch’io sensazioni simili. Non so di preciso cosa mi sia preso ma è una specie di disincanto, di rinuncia, di perdita assoluta d’identità. Come se tutto ciò che è stato non sia servito a nulla. Una specie di vuoto cosmico, irreale che comunque pesa sulla coscienza e sulla vita di tutti i giorni. Non si rinuncia alla vita, al benessere, alla tranquillità ma se comincia a vacillare la solidità di tutto questo, probabilmente siamo arrivati al capolinea.
    Faccio fatica in questi giorni a trovare un senso a tutto questo, ma continuo a lottare e a non far prevalere il panico e la paura di perdere la battaglia.
    E’ confortante, comunque, essere già in due. Almeno ci teniamo compagnia !

    Sempre belli i tuoi post !
    Ciao.

    1. E’ confortante anche per me sapere che siamo in due.
      Come te faccio fatica a trovare un senso e tutto mi sembra di base inutile. Mi sorprendo a pensarlo, perchè son “tosta” ho affrontato un sacco di salite nella vita, son caduta e mi son sempre rialzata, ma non sentivo l’inutilità. Potevo sentire l’ingiustizia, il dolore, la fatica, quello che vuoi, ma in fondo sapevo che quello che facevo serviva a qualcosa.

      Forse, davvero, questa pandemia comincia a sgretolare anche noi “forti” (o forse, ho pensato anche questo, è l’età che ti fa osservare il mondo in maniera diversa).

      I tuoi commenti, per me, sono sempre un piacere da leggere, in qualche modo, per leggere te, scruto ancora più profondamente me.
      Grazie

      1. …Cerchiamo di non farci travolgere da questa specie di malessere interiore. Probabilmente dobbiamo metabolizzare molte cose di questo periodo strano, forse anche l’età, forse il continuo sentirsi in bilico. In bilico senza grandi sofferenze, ma con l’anestesia di non poter far nulla per cambiare !
        Ciao.

  2. La mia casa, intesa in senso “fisico” e non figurato, ho sempre pensato fosse un posto di passaggio. Per anni ne ho cercata una nuova, diversa, più spaziosa, forse perché non mi dava l’idea di non poterci scappare per cercare qualcos’altro.
    Intesa invece in senso figurato, casa e famiglia per capirsi, io sto bene qui dove non mi manca nulla. Mi manca molto il mondo esterno, come a tutti noi, ma il piacere di stare in casa non mi manca e me ne sono fatto una ragione.

    1. La casa in senso fisico tendo a sognare di cambiarla, quando non trovo la mia casa in senso figurato.
      Per me è un casino 😀 perchè spesso non sento casa il mondo.
      Credo di essere nata con questa forma.

  3. Buongiorno: ogni tanto passo e trovo un luogo interessante/piacevole/condivisibile. Mi ci ritrovo spesso nella tua affermazione “Per me è un casino 😀 perchè spesso non sento casa il mondo”.
    Anche a me ogni tanto esce dal cuore la frase “questo mondo non è casa” o per meglio dire “non è casa mia”.
    Attribuisco questo pensiero ad una sorta di disagio con cui guardo, osservo e cerco di comprendere il mondo come è adesso.
    Non sono anziana, ma neppure una ragazza e trovo, percepisco, sento, la nostra, una società che corre veloce e non sa nemmeno dove.
    Questo è ciò che sento. Mi sembra che l’umanità sia trascinata da una certa forza prodotta da un fiume in piena fatto di assenza di pensiero, di stimoli veri, di bellezza.
    Di autenticità.
    Però sento “casa” casa mia, il luogo dove vivo, limitatamente alla recinzione che comprende la mia casa, il mio giardino e qui ritrovo una certa armonia.
    Persone animali piante e fiori che costituiscono una armonia, la “mia” armonia, che fa casa.
    A volte anzi spessso faccio a botte con quanto c’è “oltre” la recinzione, ma è anche vero che la bellezza può essere trovata.
    Il mondo, di per sè, è meraviglioso. Purtroppo le persone, certi tipi di persone, molte persone, sono in grado di oscurarne luce e bellezza e poesia, ma … trovata la nostra casa, la sensazione di instabilità probabilmente non cessa del tutto: siamo parte di questo mondo, di chi lo popola, nel bene e nel male, ma almeno diventa rifugio, ristoro, luogo di riposo, per raccogliere forze e nutrimento, necessari per stare in equilibrio anche fuori.
    Si vive in un Tempo di paradossi, ahimè. Il teatro dell’assurdo. Sopravvivere è mica facile!
    Un saluto, e buona casa!
    Celeste

  4. Buongiorno: ogni tanto passo trovo un luogo interessante/piacevole/condivisibile.
    Mi ci ritrovo spesso nella tua affermazione “Per me è un casino 😀 perchè spesso non sento casa il mondo”.
    Anche a me ogni tanto esce dal cuore la frase “questo mondo non è casa” o per meglio dire “non è casa mia”.
    Attribuisco questo pensiero ad una sorta di disagio con cui guardo, osservo e cerco di comprendere il mondo come è adesso.
    Non sono anziana, ma neppure una ragazza e trovo, percepisco, sento, la nostra, una società che corre veloce e non sa nemmeno dove.
    Questo è ciò che sento. Mi sembra che l’umanità sia trascinata da una certa forza prodotta da un fiume in piena fatto di assenza di pensiero, di stimoli veri, di bellezza.
    Di autenticità.
    Però sento “casa” casa mia, il luogo dove vivo, limitatamente alla recinzione che comprende la mia casa, il mio giardino e qui ritrovo una certa armonia.
    Persone animali piante e fiori che costituiscono una armonia, la “mia” armonia, che fa casa.
    A volte anzi spessso faccio a botte con quanto c’è “oltre” la recinzione, ma è anche vero che la bellezza può essere trovata.
    Il mondo, di per sè, è meraviglioso. Purtroppo le persone, certi tipi di persone, molte persone, sono in grado di oscurarne luce e bellezza e poesia, ma … trovata la nostra casa, la sensazione di instabilità probabilmente non cessa del tutto: siamo parte di questo mondo, di chi lo popola, nel bene e nel male, ma almeno diventa rifugio, ristoro, luogo di riposo, per raccogliere forze e nutrimento, necessari per stare in equilibrio anche fuori.
    Si vive in un Tempo di paradossi, ahimè. Il teatro dell’assurdo. Sopravvivere è mica facile!
    Un saluto e buona casa!
    Celeste

    ps chiedo scusa qualora avessi inviato due commenti: ho fatto casino con worStress!

    1. Che bellissimo commento… un commento che fa subito casa. Grazie di aver trovato lo spazio e il (tuo) tempo per scriverlo e farmi sentire meno diversa. Quindi un abbraccio, non solo è doveroso, ma è un piacere

  5. Parafrasando Pessoa, non conta dove sei ma come stai (e con chi sei). Quindi se smetti di fuggire o smaniare, quella effettivamente è casa.
    Poi però c’è pure la storia della rana e dello scorpione, utile quando si vuole giustificare il fatto che siamo quello che siamo e non possiamo farci niente. Perciò quando (non metto “se” apposta) si ricomincia a smaniare o a voler fuggire… pazienza 🙂

    Comunque la casa/home di mattoni l’ho trovata. Almeno quella…

    1. Se smetti di fuggire devi capire se…
      a) smetti di farlo perchè hai trovato veramente casa
      b) smetti di farlo perchè hai perso forza e/o ti sei rassegnato

      Io ho all’attivo entrambe.
      La storia della rana e del scorpione è una metafora stupenda, avrei voluta capirla prima nella carne e non solo con l’intelletto

      Mi ricordo che la casa di mattoni l’hai trovata. Ma ora ti faccio una domanda “cattiva” è casa anche senza mattoni?

      1. Diciamo che giunto ad un bivio, per una volta nella vita ho avuto chiara la direzione. E ho scelto senza esitare.
        Quindi posso dire che da quel bivio in poi ho smesso perché ho trovato. Poi è rispuntato il sentimento da quello che sta sulla schiena della rana e… eccomi qui 🙂

        Questa casa di mattoni è casa anche senza il contenuto. Ci torno volentieri tutti i giorni, è un rifugio e, cosa davvero per me stranissima, non mi mette voglia di tornare a casa. Quella che ho sempre considerato la casa dove sarei morto. Questa è “casa mia”. Mi stupisco ogni volta mi accorgo di sto pensiero.

    1. uhmm… no questo non mi dice niente

      (Però son stata bimba “isolata” troppo chiusa e timida per giocare con gli altri e quindi a parte tana e nascondino non ho all’attivo molti giochi di gruppo)

      (Si lo so, non si direbbe “timida” e “chiusa” ma lo ero, ora ho imparato a non sembrarlo 😛 )

      1. Era la serie “puzzico”: per non essere presi bisognava fare qualcosa.
        Rampichino: arrampicarti ovunque così da non toccare il marciapiede. Chi rimaneva a terra doveva prendere gli altri.
        Puzzico 31 contare toccando gli altri e il 31esimo doveva prendere tutti gli altri… etc…

        Beh comunque pure io ero decisamente timido, facile al rossore guanciale e quindi spesso messo in mezzo e bullizzato. Mica sono problematico per niente eh 😉

      2. Tu pensa la stranezze mia invece. Timida, silenziosa e introversa. Ma nessuno ha mai osato bullizzarmi, e anzi una volta che hanno provato a farlo con un ragazzino della mia età, ma più piccolo di fisico, io son intervenuta a difesa e ho dato uno schiaffo al bullo, che poi lo ha dato a me, ma non mi son fatta intimorire… il giorno dopo, ai giardinetti, quelli che mancavano era il gruppetto dei bulli non io 😉

        (Questa cosa che non ho paura delle botte fisiche qualche volta mi metterà nei guai 😀 una volta in discoteca ho tirato una ginocchiata a un rompicoxxxni ubriaco veramente molesto, che poi han dovuto fermare perchè voleva picchiarmi, ed io ero lì pronta a difendermi… in tacchi alti 😛 )

        Questo non mi esenta da esser problematica,

  6. Tu in tacchi alti metteresti in soggezione chiunque, mia Brienne di Tarth 🙂

    A me invece questo coraggio, o risolutezza, sono sempre mancati. Pavido fino al midollo.

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