LA TORRE DI VETRO

Scelgo la musica da mettere nel breve tragitto casa lavoro, leggo Key, clicco, parte Hate That.

I primi sei secondi sono destinati a pensare “Oggi la posto, bellissima, e poi chi non ha avuto un amore che ha “odiato”?“. Il resto del tempo è stato riempito da quel nodo in gola e da un’anomala leggera idratazione agli occhi.

Io l’ho avuto un amore che si “odia”, consapevole che l’odio è solo la parte ombra dell’amore.
Io l’ho avuto un amore che si “odia” e ne sono sopravvissuta.
Ne scrivo periodicamente quando sono distratta o quando vivo nel mondo di Morfeo, “qualcosa” subdolamente risale e mi stende.

Sopravvivi a un amore che si “odia”, e smetti di parlarne anche alle persone più care dopo un po’, perché lo senti il loro pensiero di sottofondo: “Hai scelto tu di andartene, perché ci pensi? Ancora a parlarne. Vai oltre.”, e hanno ragione.

Come fai a giustificare che hai lasciato ma eri ancora innamorata persa? Come fai a far comprendere che è stato solo l’istinto di sopravvivenza? Per un attimo è riuscito a prendere il sopravvento, ti ha fatto scappare via, ma una parte di te è rimasta sempre là. Come fai a spiegare che quell’amore ti ha reso quella che sei oggi, nel bene certo, ma anche nel male, e il male è questa torre di vetro dove vivi da sola, e a nulla solo valsi i tuoi tentativi di fuga da essa.

Questo aspetto di te, questo tua capacità di vedere i potenziali degli uomini, ma non riuscire a scindere tra potenziale e realtà, (perché un potenziale non indica la piena e completa realizzazione, ma solo la possibilità che accada) è stata una rovina.

Posterai la canzone, guarderai cose allegre, farai la buffona e dirai cose stupide, e quel “qualcosa” tornerà in profondità. Nel frattempo tu continuerai a cercare di evadere da quella torre di vetro.

26 pensieri riguardo “LA TORRE DI VETRO

      1. forse pure più di una, tipo matrioska.
        ma intendevo questo, più che altro: “…quel nodo in gola… e un’anomala leggera idratazione agli occhi.”

  1. Che dirti ? Ti capisco ! Purtroppo le cose sono più complicate di come sembrano e quando una ‘cosa’ finisce, non è detto che quella ‘cosa’ svanisca !
    Mi accorgo che rimangono li le ‘cose’ e ogni tanto bussano all’Anima e ci fanno pensare….
    …Non so cosa sia meglio, se ‘ricordarle’ o far finta di ‘ricordarle’ ma una cosa è certa:
    Ci hanno segnato !
    Ciao.

    1. io a volte vorrei aver appreso una cosa che mi hanno detto, ma non sempre mi riesce, e questo è uno di quei casi, ovvero: “Tieni l’insegnamento, abbandona il dolore”

  2. Io sono stato alcuni mesi insieme ad una tipa, che tuttavia capivo mi stesse rovinando a livello psicologico.
    Amore/odio, davvero.
    Ma poi riuscii a prendere coraggi ed a tagliare. Mi dispiacque, davvero, per tanti motivi. Ma non era più la mia vita.

  3. Chissà se ‘sta canzone non ci stai bene, come colonna sonora…
    Franco126 Feat. Calcutta
    Blue Jeans
    Vorrei essere in un altro tempo
    In cui se sbagli, riparti da capo
    Ma il futuro che io avevo in mente
    Sembra già far parte del passato
    Le parole sono un mondo a parte
    E non servono che a complicare
    Che da solo mi sento di troppo
    E il giorno passa senza salutare

    E non so come son finito qui
    È come fossi entrato già a metà del film
    Io avevo addosso gli stessi blue jeans
    E tu avevi in bocca le stesse bugie
    Quante volte ci abbiamo provato
    Dando voce anche al fiato sprecato
    E i ricordi già prеndono il largo
    Verso un mare lontano da qui
    Ma forse va bеne così

    Oggi me ne sto da solo e sto per conto mio
    Forse era un po’ meglio prima, ero un po’ meglio anch’io
    Vago in strade senza meta come un senza Dio
    Quel sorriso a mezza bocca sapeva di addio
    Ma pensa te, è tutto qua
    Una réclame che vola via
    E questa pioggia si stancherà
    E il tempo corre sui fili del tram

    Siamo ombre tra le ombre, ai piedi del tramonto
    Orme tra le orme, lungo un binario morto
    Siamo onde tra le onde che fanno il mare mosso
    Storie tra le storie, ma nessuno sta in ascolto
    E delle volte per vederci chiaro, serve stare al buio
    E per essere davvero sicuri, occorre avere un dubbio
    Ed un fiore che si schiude al freddo poi appassisce a luglio
    E quello che resta sembra di cartapesta

    E non so come son finito qui
    È come fossi entrato già a metà del film
    Io avevo addosso gli stessi blue jeans
    E tu avevi in bocca le stesse bugie
    Quante volte ci abbiamo provato
    Dando voce anche al fiato sprecato
    E i ricordi già prendono il largo
    Verso un mare lontano da qui
    Ma forse va bene così

    Oggi me ne sto da solo e sto per conto mio
    Forse era un po’ meglio prima, ero un po’ meglio anch’io
    Vago in strade senza meta come un senza Dio
    Quel sorriso a mezza bocca sapeva di addio
    Ma pensa te, è tutto qua
    Una réclame che vola via
    E questa pioggia si stancherà
    E il tempo corre sui fili del tram

  4. Io non sono in una torre di vetro ma non sono mai riuscita a trovare tutto quello che vorrei in una sola persona, e allora a un certo punto mi sono data la possibilità di avere ciò che mi fa star bene e mi da tranquillità. Certo mi manca il brivido e il cuore in gola, ma quelli sono legati a quelle sliding door che non si sono mai aperte al momento giusto, a quell’amore-odio che non porta da nessuna parte. Ora sto bene, non mi manca (quasi) niente, non cerco altro, ma a volte la voglia di riempire quel “quasi” si fa sentire.
    Abbracci dall’Islanda ❤️

    1. Ho visto le tue foto, e come sempre un pò di invidio (benevolmente) per i tuoi viaggi.

      Nella mia torre di vetro ci sono tutti i confort, non mi manca niente, e vivo bene, se non fosse per quella cosa che scrivi anche tu:
      “Non mi manca (quasi) niente, non cerco altro, ma a volte la voglia di riempire del “quasi” si fa sentire”.
      Ecco, capita anche a me, credo sia allora che i tentativi di fuga dalla torre di vetro si innescano, e al momento non si realizzano (una parte di me pensa “meno male” 😛 )

      1. Il guaio del “quasi”, almeno per me, è che è in grado di sbriciolare in un attimo tutto il castello che ergiamo per farci andar bene l’assenza del “quasi”.

      2. Kaa, io ho la fortuna (o la sfortuna) che dentro la torre di vetro ci ho solo messo cose che amo, che mi piacciono, che ho voluto, per quello uscirne è così difficile alla ricerca di quel “quasi”

  5. mi fu detto ‘ ti odio’, dopo che ero stata lasciata
    e lì capii ‘na sega (sinceramente). No, ora capisco che era davvero una storia impossibile, nata per quell’attrazione fisica raramente provata per un uomo, ma senza alcuna possibilità di trasformarsi in qualcosa di puro

    il vetro: fragile, scivoloso. Lontano insomma.

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