OSSIMORI


Ne ero sfuggita, come di solito fuggo da tutte le app, ma poi a mia insaputa (oh mai che a me comprino case vista Colosseo a mia insaputa, ma mi “ciulino” solo foto) hanno preso la mia immagine profilo di whatsapp e me l’hanno inviata modificata da questa app che pare stia spopolando per il globo terracqueo.

Mi sono vista.
Mi sono detta Ommidio.
Ho visto pezzi di mia madre in me.
Ho visto pezzi di mia nonna in me.

E’ stata una sensazione strana. Come se tutte le donne della mia linea genetica femminile fossero lì con me e io fossi loro nel contempo (giuro son sobria e non fumo canne, ammettiamolo, son così naturelle).

Mi son detta: “Preferisco la versione young, ma diverrò la versione old, salvo che non trovi il modo di ringiovanire invecchiando”. Mentre guardavo le due foto insieme, quel pensiero che avanzava: “Di solito aneliamo al nostro futuro, mentre rimpiangiamo il nostro passato“. Gli esseri umani son ossimori fatti carne.

Guardavo le due foto insieme. La percezione di vedermi, ma non ero io, e la sensazione che per gli esseri umani di solito è così. Guardano se stessi, ma non si vedono per quello che sono, e quando osservano fuori, non vedono che le copie altrui. Pochi si raggiungono e si specchiamo per quello che sono e ancor meno hanno la capacità di vedere e riconoscere gli altri.

A volte questo mondo mi sembra un tantino difficile, ma forse è solo venerdì pomeriggio ed è arrivato il momento di affogare i pensieri in un prosecco. Si sa, le bollicine, intrappolano i pensieri, e volando via, li portano altrove.

Annunci

THE WINNER IS… (sempre V.M. 18)


La votazione del post precedente è terminata.

Quindi ho scritto a Babi della Pleasure Room:

“Ciao Babi, sono la tua influencer semplice preferita. Le votazioni sono terminate e ti comunico che il vincitore è XXX (mettere X per creare suspence). Io sarei stata curiosa di provare XXX (altre X di suspence), secondo me ha il suo perché, ma la democrazia ha le sue regole”.

Babi è stata carinissima, mi ha confessato che anche secondo lei il secondo XXX (sempre più X di suspence) aveva il suo perché e che se lei avesse dovuto votare, avrebbe votato quello.

Comunque, bando alle ciance, ecco a voi qua sotto (rullo di tamburi in sottofondo) l’immagine del vincitore.
The winner is….


(Per scartare il regalo cliccate sulla foto)

Come!? Cosa dite!? Eh!? Ah sì, l’altro XXX che avrei scelto io, e che anche Babi avrebbe votato, quale è?

Volete proprio saperlo? Davvero? Vabbè dai ve lo dico

(Solletica e pigia il diavoletto)

PS: Babi se io fossi in te, mi manderei il secondo regalo
PPS: Si forse dovrei far un terzo post dopo l’utilizzo di Nessy, chissà, magari un giorno, nel frattempo vi posso dire che al tatto è piacevolissimo
PPPS: Babi, non vorrai lasciare una piccola influencer semplice come me con il dubbio sul Devol!?
PPPPS: Si, lo ammetto, son un pò paracula (ma tanto simpatica)

SONO UN’INFLUENCER SEMPLICE – V.M. 18


E’ ufficiale, da oggi sono un’influencer semplice anche io, come la maestra di tutte noi, Martina Dell’Ombra.

Ho ricevuto una piccola proposta di collaborazione, per testare un prodotto.
E no, non si tratta di prodotti della casa;
E no, non si tratta di casalinghi;
E no, non si tratta di elettrodomestici;
E no, non si tratta di vestiti;
E no, non si tratta di cosmetici;
ma si tratta di un articolo da influencer semplice quale ora sono diventata
(voi non lo potete notare, ma sto sbattendo le ciglia alla Betty Boop, la nonna di noi influencer semplici). Sto parlando di Pleasure Room. Per sapere di cosa parlo basta cliccare sulle parole rosa fucsia. Rosa come l’amore, fucsia come l’amore birichino.

Pleasure Room

Nella mia collaborazione è prevista che io scelga un cadeau a mia scelta tra quelli proposti qua sotto (ma se voi sbirciate nelle loro pagine avete una scelta molto più ampia).
A questo punto scatta la vostra partecipazione e aiuto, quale scelgo? Li metto in ordine numerico, cliccate sul numero, guardate e poi aiutatemi, insomma faccio scegliere a voi.

scelta n. 1

scelta n. 2

scelta n. 3

scelta n. 4

scelta n. 5

scelta n. 6

scelta n. 7

scelta n. 8

scelta n. 9

Io sono molto indecisa su tre. Me lo date un aiuto da casa? Poi dovrò fare un post successivo con il cadeau scelto.

PS: questo è un post carino, gentile, che invita al piacere, alla gioia, al sorriso, chiunque lo legga in altro modo, ha sbagliato post

PPS: Io ne scrivo in maniera leggera e allegra, ma sappiate che molte persone hanno con il piacere e il proprio corpo un problema. Non si conoscono e quindi non conoscono il piacere. In un corso di lettura psicosomatica del corpo che ho frequentato qualche settimana fa, in un ambiente estraneo alla Pleasure Room, ne abbiamo parlato seriamente insieme ad una psicologa. Anche in questa epoca di “libertà” le donne (specialmente le donne giovani o molto giovani) hanno davvero problemi di conoscenza fisica di se e quindi del piacere. Prender le cose con la giusta leggerezza, e con toys come questi aiutano a scoprirsi (o a scoprirsi in coppia).

VEGETARIANA ASCENDENTE VEGANA – DONNA ASCENDENTE UMANA


Molto spesso, quando lo vengono a sapere, sono chiamata a “giustificare” la mia scelta di “vegetariana ascendente vegana“. Dico che è una scelta etica, so che non comprendono benissimo cosa dico, ma annuiscono lo stesso.

Parlo con loro (quando lo chiedono) e sottolineo che le persone dovrebbero informarsi su cosa accade negli allevamenti, nei macelli, negli “stabilimenti” (ma anche fuori gli stabilimenti). Dovrebbe sapere come sono trattati gli animali. Dico loro che dovrebbero vedere la reazione degli animali al solo avvicinarsi al luogo dove moriranno, o quella dei cuccioli e delle madri alle quali sono strappati, perché comprendono perfettamente quello che accadrà. Non lo fanno quasi mai, anzi qualcuno mi dice “Non voglio sapere”. Sa perfettamente cosa accade a livello inconscio, ma non vuole sapere a livello conscio. Saperlo lo obbligherà a cambiare, e se non lo fa, questa cosa lo obbligherà a vivere con il senso di colpa.
Molti per rifuggire questo “senso di colpa” attaccano chi fa scelte alimentari diverse dall’essere onnivoro, aggredendo e sfottendo. Ma questo è un altro argomento.

A volte mi dicono: “Ma almeno un pezzetto di formaggio, non è carne, dai, assaggia”. E io a spiegare: “Non dico che non mangio mai formaggio, raramente capita e di capra, non industriale, luoghi e ambienti di un certo tipo e soprattutto non con il caglio “normale”, ma con il caglio vegetale o microbiotico. Informatevi il caglio “normale”(*) è un’atrocità. Informatevi e capirete il mio rifiuto”. Nove volte su dieci, mi rispondono: “Non voglio sapere”. Per lo stesso motivo che ho scritto al paragrafo precedente.

A volte mi chiedono: “Ma nemmeno un pezzetto di pesce? Non è carne.” Al che io vorrei chiedergli se loro i pesci li raccolgono sugli alberi, o, in alternativa, li raccolgono dall’orto di casa. Ma niente, rispondo solo: “No, grazie. Rimane “carne”, solo di pesce”.

A volte mi scrutano e mi domandano: “Ma questo no, questo no e pure questo no, ma che cazzo mangi?”. Io non dico e niente e sorrido, e in questi casi che mi son accorta che uso il sorriso come arma passiva, sorrido per non sbuffare, sorrido per non rispondere “Ecchecazzo lo dico io”. Ma non lo faccio, invece ripeto che ho un sacco di variabili, siete voi che non le notate. Mi metto ad elencare la varietà di cibi e alimenti che si possono mangiare, rilevando che se fossi meno pigra nel cucinare, sarei anche pheega, magra e certamente più sana, ma sono pigra.

“Guarda che questo puoi mangiarlo, è solo farina, mandorle e miele” esordiscono a volte porgendomi un biscotto. Ancora arriva il mio “No, grazie il miele è delle api. Quelle lavorano dalla mattina alla sera, arriviamo noi e gli rubiamo tutto”.

Scrivo queste poche righe senza indice puntato, ma con la stanchezza di ripetere sempre le stesse cose a persone che non vogliono sapere. Come tutti i vegetariani, i vegetariani etici e i vegani abbiamo/viviamo delle contraddizioni in questa società che non è strutturata a nostra forma, ma a forma altrui. Forma che abbiamo avuto/ho dovuto avere anche noi che abbiano scelto di cambiare.

Scrivo queste poche righe con la stanchezza di vedere che questo aspetto legato al mondo animale non è altro che uno specchio riflesso di quello che accade anche in quello umano. Le persone sanno perfettamente cosa accade a livello inconscio nel mondo, ad altri esseri umani, alla terra, ma non vuole saperlo a livello conscio. Saperlo li obbligherà a cambiare, a rinunciare al proprio egoismo, e se non lo farà, questa cosa li obbligherà a vivere con il senso di colpa. La chiamano beata ignoranza, io la chiamo ignoranza complice.

Sapere obbliga a ripiegare il dito indice puntato sugli altri a U, e osservare la punta del suo indice, indicare se stessa.

(*) leggasi animale

PS: Se non vuoi sapere come viene fatto il caglio “normale” non andare oltre questa parola, altrimenti se prosegui lo saprai:
Il caglio viene estratto dall’abomaso, che è lo stomaco di alcuni animali ruminanti, in particolare vitelli e agnelli, anche se può essere ricavato anche da capretti e suini. I cuccioli di questi animali presentano elevate quantità di chimosina, necessaria per la digestione del latte materno. L’animale viene ucciso per l’estrazione del caglio dallo stomaco.

Questa che vi ho scritto è la versione soft, quindi se non volete sapere alcuni formaggi che caglio particolare usano, fermatevi qui, altrimenti continuate. Vi è un tipo di caglio “normale” rafforzato. Ovvero:
Nasce un agnellino, dopo qualche giorno di vita lo allontanano dalla mamma per non farlo poppare. Poi dopo tre giorni di digiuno lo riavvicinano alla mamma, il cucciolo che praticamente sta morendo di fame, avidamente si riempie lo stomaco di latte. Poco dopo lo uccidono perché nello stomaco dell’agnellino entrano in funzione, in maniera importante i succhi gastrici, quindi la chimosina, per digerire il latte.

L’empatia non ha genere, di nessun tipo, lo dico da vegetariana ascendente vegana e da donna ascendente umana.

MONDO


Rimaniamo ancorati a quello che poteva essere e non è stato, quando in verità dovremmo ringraziare, perché è stato quello che doveva.

Invece no. Ci straziamo a lembi l’anima nello struggimento e nel dolore, impedendoci di librarci. Ci avvolgiamo nei veli pietosi, sottili e impalpabili degli inganni, dimenticando che la menzogna è un vestito di cotone, al primo lavaggio si restringe e ci lascia nudi.

Viviamo accerchiati da paure, per questo ne siamo contagiati, ma non siamo fatti per esser prigionieri, neppure di noi stessi.

E quella domanda di sottofondo sempre presente “Ma il Dio che ride perché mi ha fatto cadere in questo mondo?”

STORIA DI DRAGHI E DI COBRA


Poi ci sono quelle sere lì.

Piove e torni da un aperitivo e tre prosecchi. 
Senza ombrello, ma anche se lo avessi, poco cambierebbe, tu gli ombrelli detesti usarli.

Un suono leggero ti porta lontano dalla sensazione dell’acqua che ti scorre sul viso. Ti fermi sotto a un’insenatura, protetta dal soffitto di un terrazzino, per leggere il messaggio arrivato.

E’ allora che l’uomo si ferma accanto a te. Tu lo guardi e lui porgendoti il casco ti dice: “Me lo tieni un attimo!” (il casco chiaramente, non pensate male). 

In quel momento ti accorgi che dietro di te, al riparo della pioggia, c’è uno scooter. Lui lo accende, accende le luci, poi le spegne e infine spegne la moto. Si riprende il casco ti guarda e ti saluta “Ciao Cobra”.
Rimani immobile per un secondo, sul viso ti si dipinge l’espressione “macomèchesebevoiosiubriacanoglialtri?”.  
Poi rammenti.

Cinque o sei anni fa, o forse di più, una sera estiva. Un vestito rosso fuoco. La schiena, la tua, nuda. Il bar sotto casa, l’ordinare un caffè, la notte sarà lunga, la caffeina è necessaria. Una voce ti risuona alle spalle, un lui sconosciuto ti saluta: “Ciao Cobra” guardando uno dei tuoi tatuaggi, quello che risale tutta la tua spina dorsale. 

Allora avresti voluto dirgli che non era un cobra, ma non dicesti niente, preferisti il silenzio e un sorriso. Quando mai un uomo ti ha visto per quello che eri? Ma del resto, quando mai tu ti sei fatta vedere?

Ti sei nascosta nella sfrontatezza dello sguardo che lanciavi nel mondo, nella sfumatura delle parole che usavi, si intrecciavano come dna alieno, nei sorrisi che parevano un abbraccio ma erano muri trinceranti. Intrisa dallo stupido pensiero che solo chi era destinato a te, ti avrebbe visto, un principe che deve sconfiggere il drago per trovare l’amore. Peccato che a te avessero assegnato il ruolo di drago.

Torni a questo tempo lui sorride si riprende il casco e se ne va sotto la pioggia. Non sei più una strapheega (ma non lo sei mai stata), i capelli azzurri, lilla, rosa o viola che vuoi dire, nascondono il sale e pepe che avanza inesorabile. Hai più anni e più chili, ma sorridi a te stessa stasera.
Tu sai che per lui sarai sempre Cobra.

UN FIORE CHIAMATO MARTA


Credo tu sia stata trasportata su questo mondo da una bianca piccola piuma d’angelo.

Sei nata nelle pieghe di questa, non facile, terra. Sei fiorita accanto a noi, fiori del deserto. Tu piccolo seme hai lottato per esserci.

Sei stata un piccolo fiore tenace, ogni volta che questo mondo ti spazzava con i venti forti, tu perdevi petali, ma rimanevi ancorata al terreno e ai fiori attorno a te, perché li amavi.

Ma un fiore prezioso come te, una piccola e delicata orchidea, non poteva sopravvivere in questo deserto, in questo mondo arido e duro.

Ci incontreremo in un’altro giardino, dove l’amore, la gentilezza, l’empatia e la compassione pervadono il terreno. Tutti noi ci nutriremo di quello e saremo finalmente a casa.

Ciao piccola Marta