CONTAGIO


Questo tuo baciarmi l’incavo del collo, voce bassa e lenta sussurra nell’orecchio, sorridi potente canzonandomi.

Facile per te prendermi quando ti avevo indicato la strada, meno semplice per me cercarti dove mi avevi mandato, sapendo che non ti avrei trovato.

Poco cambia che ora io sorrida e ti canzoni, mentre tu mi cerchi dove non mi trovi.

Ci son dita che una volta sfiorate, si ricordano la pelle toccata, quando meno te lo aspetti, risalgono al cuore.

Giochi di ruolo, giochi di guerra, giochi di pelle, giochi convinto di vincere ma non sai che ti ho contagiato quel tuo lembo di pelle tatuato.
hair

PROFEZIA


Che era così lo sapevi già.
Loro appartengono a quelli che comprendono solo quando capita anche loro.
Photo by Erwin Olaf

Lo avevi intuito, quando avevi il petto squarciato, ferita aperta al mondo. Loro non compresero e lentamente scivolarono via da te. Lasciandoti nel buio.

Ti hanno lasciato solo. Lì in quelle giornate vuote in cui precipitavi con il peso delle domande sopra di te. Ti hanno dimenticato nelle loro tiepide serate estive, mentre tu gelavi al freddo. Ti hanno scordato a bordo strada sotto la cocente realtà. E no, non hanno capito, che il tuo ululare era solo la paura di una nuova lama nel dorso, e non l’attacco alle loro gole.

Si lo sapevi, sarebbe arrivato il momento, la ferita aperta sarebbe stata la loro. Sarebbero arrivati a te per chiederti quello che loro non avevano dato.

Pregustavi il momento, quello in cui li avresti coperti d’insulti, li avresti cacciati a malo modo, fuori nel freddo, con le loro ferite aperte a errare da soli, come avevi fatto tu.

Ne eri sicuro, il dolore acuisce la preveggenza, sarebbero arrivati.

Ora che il primo di loro è qui. Ora puoi rivalerti, mentre il silenzio avvolge.
Abbassi lo sguardo sulla sua schiena piegata dal dolore. E’ così facile. La tua mano cinge la lama. Ti chini. Sospiri. Fai cadere la lama e protendi la mano verso lui. Lo aiuti a rialzarsi.

Non capirà, non capirà cosa hai fatto, ma tu sì e questo ti basta.