LA TORRE DI VETRO


Scelgo la musica da mettere nel breve tragitto casa lavoro, leggo Key, clicco, parte Hate That.

I primi sei secondi sono destinati a pensare “Oggi la posto, bellissima, e poi chi non ha avuto un amore che ha “odiato”?“. Il resto del tempo è stato riempito da quel nodo in gola e da un’anomala leggera idratazione agli occhi.

Io l’ho avuto un amore che si “odia”, consapevole che l’odio è solo la parte ombra dell’amore.
Io l’ho avuto un amore che si “odia” e ne sono sopravvissuta.
Ne scrivo periodicamente quando sono distratta o quando vivo nel mondo di Morfeo, “qualcosa” subdolamente risale e mi stende.

Sopravvivi a un amore che si “odia”, e smetti di parlarne anche alle persone più care dopo un po’, perché lo senti il loro pensiero di sottofondo: “Hai scelto tu di andartene, perché ci pensi? Ancora a parlarne. Vai oltre.”, e hanno ragione.

Come fai a giustificare che hai lasciato ma eri ancora innamorata persa? Come fai a far comprendere che è stato solo l’istinto di sopravvivenza? Per un attimo è riuscito a prendere il sopravvento, ti ha fatto scappare via, ma una parte di te è rimasta sempre là. Come fai a spiegare che quell’amore ti ha reso quella che sei oggi, nel bene certo, ma anche nel male, e il male è questa torre di vetro dove vivi da sola, e a nulla solo valsi i tuoi tentativi di fuga da essa.

Questo aspetto di te, questo tua capacità di vedere i potenziali degli uomini, ma non riuscire a scindere tra potenziale e realtà, (perché un potenziale non indica la piena e completa realizzazione, ma solo la possibilità che accada) è stata una rovina.

Posterai la canzone, guarderai cose allegre, farai la buffona e dirai cose stupide, e quel “qualcosa” tornerà in profondità. Nel frattempo tu continuerai a cercare di evadere da quella torre di vetro.

LA VEGETARIANA


Chi mi conosce, sia nel reale sia nel virtuale, sa che negli ultimi due anni la mia passione con la Corea (ma non solo) ha avuto una lenta, ma costante, escalation.

Partita dalla visione di un drama su Netflix (una serie aperta per caso in un momento “Devo aspettare dieci minuti che faccio?”), mi ha portato prima in un tunnel senza fine, tanto che questo tunnel alla fine lo sto arredando, e poi ad essere avidamente curiosa delle loro usanze, della loro lingua, della loro storia, delle loro poesie, dei loro scrittori.

La vegetariana è stato il mio primo libro coreano.
L’autrice Han Kang classe 1970 è esplosa in occidente con questo libro.
Non conosco così bene il mondo letterario coreano e quello che di seguito trovate scritto, sono solo le sensazioni e le idee che questo breve libro ha fatto nascere in me.

Tenete sempre ben presente la mia ignoranza sulle dinamiche sociali e psicologiche che un’occidentale come me, ha sulla loro cultura, ignoranza che potrebbe inquinare la visione della storia.

Moka, il mio micione nero, mi aiuta a presentarvi il libro
(Si tutto rosa, divano e libro)
(anche i miei capelli sono rosa attualmente)

Dal mio punto di vista il libro si suddivide in tre parti. Nella parte iniziale sono esposti i pensieri del marito della “Vegeteriana”, in quella centrale entrano in gioco le azioni e i pensieri del cognato della “Vegetariana” e nella terza e ultima entrano le emozioni e i pensieri di Kim In-Hye sorella della “Vegetariana”.

Il filo conduttore rimane sempre lei, Yeong-Hye, “La Vegetariana”. Attraverso il suo fare e, sopratutto, il non fare, diventiamo osservatori di una società e delle emozioni di tre personaggi diversi e di come si rapportano con gli altri e con il mondo.

Nella prima parte ho faticato ad immedesimarmi, un moto di ribellione alle dinamiche mi permeava, e forse questo vuol dire invece dire che mi ero immedesimata e che la lettura mi aveva coinvolto. La seconda è quella in cui ho ritrovato un modus operandi letto anche in storie occidentali di eros sublimato in modo da viverlo. La terza, seppur permeata di tristezza è quella che ho amato di più. Nella terza si comprende bene del mutamento di Yeong-Hye, e la figura marginale della sorella diventa attore.

E’ un libro che racconta emozioni più che storie, ma non delicatamente, ma in modo cruento a volte psicologicamente violento, mentre un ambiente esterno duro e insensibile veste l’involontaria protagonista. Per certi versi mi ha fatto pensare al libro “La noia” di Moravia, anche se i due non hanno nulla in comune, a parte questa umanità che sopravvive a se stessa.

Ho fatto fatica a capire alcune dinamiche, ma credo questo dipenda dalla diversa formazione mentale e sociale di chi vive a Seul piuttosto che a Roma.
Confesso che mi sarebbe piaciuto (mi piacerebbe ancora) conoscere chi invece questa formazione sociale e mentale l’ha dalla nascita, per confrontarmi e capire quanto dipenda, il mio trovare aliene alcune dinamiche, dal mio essere occidentale o quanto invece è volutamente costruito dalla scrittrice.

Se vi piacciono i libri che scandagliano l’animo umano, questo libro potrebbe fare per voi.

Non vi dico edizione, pagine o altro, se cercate in rete, ne troverete più di una. Personalmente ho comprato un usato, spesso regalo una seconda vita ai libri dismessi da altri.

SCRIPTING YOUR DESTINY


Se vi piacciono le commedie romantiche, se vi piacciono le commedie intrise di fantasy, se vi perdete come bambinə sorridenti con gli dei della mitologia coreana, se volete un kdrama con pochi episodi, se siete nel periodo che preferite episodi da mezz’ora, secondo me “Scripting Your Destiny”, un kdrama del 2021, fa per voi.

TRAMA
Il destino degli esseri umani è scritto da un dio, anzi da più di un dio. Questi “dio” scrivono la vita dei singoli individui. Devono diventare scrittori, anzi sceneggiatori, della vita degli umani che seguono.

Sono gli dei del destino, hanno libertà di sceneggiatura sull’umano che seguono. Ognuno di loro ha delle capacità e delle attitudini di scrittura. L’unico tabù e divieto che hanno dal “dio superiore” è “mantenere il distacco emotivo” dagli umani che seguono, ma scrivere solo al meglio la loro vita, senza provare nessuna delle emozioni umane per loro, pena il dissolvimento.

Che accade se un dio del destino incrocia continuamente il proprio destino con un’umana? Se questo dio, inconsciamente comincia a provare dei sentimenti? E se un altro dio del destino ci mette lo zampino?

GLI ATTORI
Ki Do Hoon interpreta il dio del destino chiamato Shin Ho Yoon, è tra i più bravi dei del destino, freddo, distaccato, riesce a scrivere al meglio il libro dei propri umani.
Ha recitato in molti film in ruoli di supporto, quali “Arthdal Chronicle”, “Once Again” e lo troviamo in un ruolo principale in “Catch the Ghost”.

Jeon So Nee è una giovane donna che sta scrivendo in segreto una drama che ha molto successivo televisivo.
Ha recitato come protagonista anche in “When My Love Bloons”.

Kim Woo Suk è un giovane produttore televisivo, aspirante regista, la cui vita viene scritta dal dio Shin Ho Yoon. Dio che considera la vita di questo umano il suo capolavoro e tale vuole che continui ad essere.
Ha recitato come attore protagonista anche in “Military Prosecutor Doberman”.

Park Seul Ma Ro (conosciuto anche con il nome di Park Sang Nam) è un altro dio del destino, molto bravo nel costruire storie sentimentali e amorose ai suoi umani, amico del dio Shin Ho Yoon.

 
CONSIDERAZIONI PERSONALI
Amo quasi tutte le storie quando sono chiamati in causa gli dei e la mitologia coreana. Immergermi in quei mondi, non so come mai, mi rende felice, sorridente, curiosa di vedere l’iterazione dei e umani.

Ho solo una piccola riflessione finale. Non ho potuto fare a meno di notare che in pratica gli dei del destino sono sceneggiatori e anche la protagonista lo è. Quindi il pensiero successivo è stato: “In fondo tutti noi siamo sceneggiatori. A seconda delle scelte che decidiamo di fare, della volontà e della perseveranza che mettiamo nelle cose, costruiamo il nostro mondo. Il detto “aiutati che il ciel ti aiuta” è la base di questa costruzione.”.


VISTO su viki

VOTO 8

(altro titolo con cui trovarlo Writing Your Fate)

Rammento che quando io scrivo di un drama sono sempre le mie opinioni e ciò che il drama ha fatto nascere in me.

GALLEGGIAMENTI


I pensieri e le parole sanno galleggiare sulla superficie del vino.
(Oh anche gli “stronzi” ma non posso dirlo)

Per saperlo, hai dovuto prima metter a dura prova il tuo fegato, perché l’amore è quello che realmente devasta, non il cuore.

Esci con gli amici e mentre vedi la vita scorrere intorno a te, sorseggi a volte vino a volte cocktail, sperando che prima o poi, uno dei due confonda i tuoi pensieri, ma soprattutto affoghi le tue emozioni.

Per scoprire che le emozioni sono esperte nuotatrici, sguazzano in te, quando non le senti e solo perché si sono tuffate in profondità in tutto quell’alcol, per riemergere più forti e tenaci di prima, divertite dai tuoi inutili tentativi.

Vi fu un tempo così, ora non più, un po’ perché l’alcool non lo reggi più, un po’ perché hai avuto pietà del tuo fegato, un po’ perché il tempo è galantuomo ed è l’unico antidoto alle emozioni.

Chissà, forse speravi di leggere i fondi del vino, come la chiromante legge i fondi del caffè, o ti auguravi di trovare nelle foglie di menta del mojito la tua nuova tasseomanzia.

Confidavi in un’indicazione del tuo futuro, di quando non avresti più sentito quel tormento dentro te, per poi scoprire (dopo anni) che quel tormento era essenza vitale del tuo vivere.

SFUMATURE


Un tempo lontano, ma non troppo, viaggiando in treno e guardando sfumare davanti ai miei occhi il paesaggio, pensai che: “I “viaggi” difficilmente hanno contorni definiti, perché il limite del dettaglio, scioglie le sfumature della vita. Le certezze non appartengono a questo mondo.”

Continuo a viaggiare nella vita così, con i limiti del dettaglio sfumati, navigando a vista tra l’incertezza e il sogno.

Incuto timore molte volte, forse troppe, ma solo a chi non vede le mie sfumature, a chi non scorge, dietro quella mia ruga sulla fronte, un’adolescente mai cresciuta, che ha perso per strada l’incoscienza di innamorarsi ancora.

IL PUNTO DI CAMBIAMENTO


Sei ancora lì, tra i meandri oscuri di quella che è la mia mente, esci random in alcuni notti, quando chiacchiero con Morfeo e sono distratta.

Sei un’illusione cui, come fossi un novello dio, ho dato un corpo, sangue e sudore. Solo che alla fine il dio sei diventato tu. Chissà se hai mai saputo quanto potere avevi su di me.

Hai diviso il mio tempo su questa terra.
Il punto di cambiamento.
Prima di te. Dopo di te.

A volte penso a tutti questi anni passati come lo spreco di una vita perché nel “dopo di te” non ho più amato nessun uomo. Sono consapevole e nel farlo mi do della stupida, m’incolpo di aver creato un mostro invisibile che mi ha tenuto, mi tiene, ancorata a una prigione fatta di finestre aperte.

Capita, però, che a volte penso che questo “dopo di te” mi ha liberato dal dover amare convenzionale, mi ha cresciuto e ha portato la mia visione d’amore su altri piani.
Questa visione è un cellophane intorno al cuore che mi permette di amare senza paura del dolore. Mi ha permesso di amare, tra le altre cose, me stessa.

Poi però ho il dubbio, penso che questo cellophane sul cuore non mi abbia liberato, ha solo spostato la direzione dell’amore che ognuno di noi possiede e ritorno al punto di partenza, avrei potuto vivere meglio, amando di più, vivendo di più, e non l’ho fatto.
Lo spreco di una vita.

Non ho risposte certe. Non la mattina dopo, quando sei penetrato, attraverso il mondo di mezzo, da me. Come sempre aspetterò la sera, quando tutti questi pensieri saranno sciolti o forse si saranno solo ricongelati nei meandri oscuri della mia mente.

Tornerò ai miei drama, ai miei attori e idol, alle mie letture, alle chat con le amiche, alla pizza con gli amici, ai miei progetti, alla leggerezza di vita che ormai cerco.
Riderò e sorriderò, provando a vivere al massimo delle mie capacità, questa vita che mi rimane.

DI CINISMO E DINTORNI


“Sono cinica in amore”
Mi scopro a pensarlo stamattina, così, senza motivo.
Mi domando come possa essere accaduto, quando, dove, come e perché?
Ma lo sono davvero? Ma che significa cinismo? E essere cinica in amore?
Cerco se esiste un modo per capirlo, scopro che esistono 10 punti per scoprirlo.

  1. Quando scorri i post sdolcinati di Facebook ti assale un senso di nausea
  2. Non sai come reagire quando qualcuno si innamora nel giro di una settimana
  3. Molto spesso il tuo sarcasmo viene frainteso
  4. Non sai ricevere un complimento
  5. Credi che l’amore sia eterno solo finché dura
  6. Pensi che le cose belle della tua vita ti siano capitate per puro caso
  7. Sei convinta che il segreto delle relazioni sentimentali sia vedersi poco
  8. Quando qualcuno ti parla di quanto la sua famiglia sia perfetta ti senti a disagio
  9. Non credi nell’essenziale bontà del genere umano
  10. Ti piace definire l’amore attraverso la reazione chimica che lo determina

Come ho risposto io? Sette affermazioni spuntate totalmente, due spuntate a metà e una senza spunta. Sono cinica in amore.

Ma io lo so, un cinico è un romantico perduto, ed io mi sono perduta, da molto.


L’ANIMALE TOTEM


L’animale totem (o guida o animale di potere) se visto nella concezione “antica” è quell’animale che ci aiuta e ci guida nel nostro percorso di vita, un animale che ci sceglie e noi scegliamo per percorrere il sentiero di crescita su questo mondo. Possiamo avere più animali totem, ma uno in particolare è il nostro.

Nella concezione più “moderna”, pur mantenendo tutte le caratteristiche di cui sopra e il legame con madre natura, è considerato un archetipo (Carl Gustav Jung docet), un’immagine simbolica che ci rappresenta o rappresenta una parte del carattere e dei talenti che abbiamo.

Quando sono andata anni fa, un fine settimana full immersion a un seminario legato allo sciamanesimo degli indiani d’america nel veronese, avrei voluto trovare il mio animale di potere.
Mi sarebbe piaciuto un animale che mi rappresentasse (in fondo era la proiezione di me), che ne so, un’aquila, un lupo, un cervo, un corvo, ecco sì il corvo mi sarebbe piaciuto, e invece no.

Nulla, non mi arrivò nulla, e il mio sentiero di crescita interiore proseguì senza animale di potere (o senza archetipo di sostegno) e con altre discipline.

Però la vita è strana, e quando meno te lo aspetti, ti da le risposte a domande fatte anni prima.

Pochi tempo fa è “arrivato” il mio animale di potere dal mondo di sotto, da solo, senza chiamarlo. Pensate a un animale fiero, oppure maestoso, o leggiadro vero? E invece…

il mio animale guida è talmente fuori gli schemi, che anche io son rimasta sorpresa. Una chiocciolina.
L’ho osservata, e sì, lo ammetto sono io. Quella che se provi a “toccarla” quando non è pronta, ritrae le antenne, e se insisti, si rintana nel suo guscio a spirale, quella spirale e il suo legame con la sezione aurea (sequenza di Fibonacci).

Questo è stato il primo pensiero, poi l’archetipo non so quale sia, il simbolismo neppure, né i lati del carattere (a parte quella ritrosia citata sopra) o i talenti che nasconde in se, ma ho avvertito subito un legame con la chiocciolina. Ora devo cercarli e scoprirli tutti.

Altro che aquila, tigre, cervo, orso, volpe o corvo. Sono solo una chiocciolina in questo mondo troppo grande.

«La mente umana fa sempre progressi,
ma si tratta di un avanzamento a spirali»

ADVICE


Ho la capacità di darmi degli ottimi consigli e la costanza di seguirli raramente. 

FRAMMENTI


Lascio parti di me sparse, in giro da te, per avere la scusa di tornare a riprendermi.