IL TUNNEL – LA FINE E L’INIZIO



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Non so se quel barlume di luce che ho visto in lontananza sia l’uscita o semplicemente qualche altra sfera che viaggiava nell’oscurità.
In lontananza sento delle voci, si sono voci, ci sono persone che mi stanno aspettando. Sorrido, la fine del tunnel è vicina, non ci posso credere, è stato molto meno lungo di quello che credevo.
Mi fermo, non per paura di uscire, ma solo perchè devo capire come ne uscirò.
E gioisco. Pulita, senza emozioni negative, nessun rancore, chiudo gli occhi e penso a Lui.

Ti ho aspettato tanto, non posso più, non ha più senso in questa vita, abbiamo fallito entrambi e non è colpa di nessuno dei due se siamo stati incapaci di migliorarci, di cambiare, di comprenderci. Ti auguro solo bene, solo la forza di superare le tue prove, ti auguro di innamorarti profondamente ed essere profondamente riamato, perchè è l’unico modo perchè tu possa capire comè ingiusto per te e gli altri la tua chiusura alla vita e all’amore.
Avrei voluto essere io la donna in cui tu ti saresti perduto, come io mi ero persa in te. Ma abbiamo fatto scelte diverse.
Col tempo, forse, riuscirò a starti accanto come persona, in attesa di un’altro tempo, un’altra epoca, un’altra opportunità, ognuno dei due vivrà la sua vita”

I pensieri si bloccano di colpo, congelati da un attacco di paura.
Cè qualcuno nel tunnel, una presenza umana, comè possibile? Nessuna energia umana può entrare qui, nessuna, non è possibile

Nessuna…… nessuna tranne chi ha fatto si che io entrassi qui, nessuno tranne chi avendolo costruito, impastato i mattoni di cui è fatto, sa come e dove entrare, dove ci sono porte nascoste, via di fuga celate, nessuno tranne Lui.

E ti sento, mi giri intorno impalpabile ma presente come non mai.

Cosa ci fai qui? Cosa sei venuto a fare qui? Ti avevo supplicato di non venire a riprendermi. Ti avevo chiesto torna solo se cambi idea, solo se sei disposto a rischiare di vivere la vita insieme a me.

Non rispondi, non dici nulla, mi giri attorno, mi sfiori, sento le tue labbra sulla spalla, sulla pelle, sul collo, le tue mani mi sfiorano.

Ti prego vattene, non farmi del male ancora, lo sai che ti amo, che mi basta un tuo sguardo, un tuo semplice tocco, perchè io mi abbandoni ancora a te, ti prego….

Non rispondi e non ti fermi, io lotto con me stessa e con te allo stesso tempo, una guerra persa in partenza, non riesco a combattere su due fronti contemporaneamente.
Mi prendi, mi stringi e mi sento sollevare in alto, sempre di più, non tocchiamo più la terra, insieme abbracciati, risaliamo fuori dal tunnel verso un cielo grigio e plumbeo.

Ho paura
Quando riesco a riaprire gli occhi, vedo sotto di noi, una terra strana, desolata e al contempo nel suo profondo ricca.

Tu mi guardi e sorridi, mi stringi, mi sfiori, scivoli in me, mi confondo in te, ti confondi in me, sospesi nel vuoto.
Vorrei dirti di no, ma rispondo si, come sempre.

Forse, ha capito, forse ha ricordato, forse sta rischiando, forse….

Pensieri che si perdono, appena tu mi richiami a te, ancora, avvolgendomi, abbracciandomi, coccolandomi come mai non hai fatto.
Dentro di me sono terrorizzata e se mi illudessi ancora?
Ma potrebbe ferirmi ancora così tanto sapendo di farlo?
Non riesco a credere che tu possa essere così, e mi abbandono a te, apro ogni porta, ogni parte di me, anche se il battito del cuore continua a rimanere accelerato come quello di una preda in trappola.

Quanto tempo è passato, qui non esiste il tempo vero, ma fuori, al di fuori di questo luogo quanto tempo è passato? Due giorni?
Siamo sospesi in questo cielo, la terra sotto di noi è lontana. Ti guardo e con la paura nel cuore ti domando se sei tornato perchè qualcosa è cambiato.
E rispondi non rispondendo, ed io insisto, e tu continui a dire non dicendo, fintanto che io capisco cosa vuol dire quel tuo non dire.
Mi rannicchio in una posizione fetale, mio Dio ti prego, questa lama affonda e brucia trapassandomi ogni cosa.

Mi abbracci mentre rimango rannicchiata e ti chiedo
“Perchè?”
Mi stringi
“Perchè sapendo che ti facevo del male?”
Voglio sapere, voglio almeno capire
“Si”

Che suono ha il silenzio? Come può essere così assordante il silenzio?
La tua risposta è stata il silenzio più profondo e assordante che io ricordi.

Il peso del tuo silenzio si adagia su me, mi schiaccia, cado verso il terreno, non riesco neppure a reagire, che senso ha reagire, contro cosa o chi?
Precipito, mi contraggo e rannicchio solo di più.

L’impatto al suolo è devastante, non cè una parte di me che non si spezzi, non riesco a muovermi, sento dolore ovunque, lo so non mi perdonerò mai di averti permesso di ferirmi ancora.
Non odio te, odio me.

Sei ancora accanto a me, mi accarezzi, usi un tono di voce caldo e dolce, vuoi che io rimanga nella tua vita, mi dici che io e te abbiamo un legame che supera le barriere del tempo e delle cose, che non comprendi perchè non ti voglio più vedere, questo legame esiste e ci sarà sempre. Di non rifiutarlo.

Quanto dolore sento, aiuto, qualcuno mi aiuti, mi vuoi nel tuo letto, nella tua vita ma non nel tuo cuore. E con il dolore sale ancora, possente, rinvigorito, quell’emozione, il rancore.

Come hai potuto? Come puoi? Di cosa sei fatto? Ma hai emozioni che non riguardino la tua persona? A che mondo appartieni? Ti sei mai reso conto che non esiste solo il tuo dolore? Hai mai capito che il fatto che qualcuno ti ha ferito non ti autorizza a farlo agli altri? O sei convinto che il tuo dolore sia diverso da quello degli altri? Che a te spetta il diritto di ferire gli altri perchè qualcuno a ferito te?
Hai mai compreso che la somma di due errori non ha mai fatto una cosa giusta?

Ti ringrazio Dio di non darmi forza ora, perchè se lo facessi, io lo distruggerei, lo annienterei, lo annullerei, lo farei sentire come Lui ha fatto sentire le persone, me compresa.
Ti ringrazio Dio di avermi aiutato in questa vita a non diventare come Lui.

Sono a terra impossibilitata a muovermi, non ho un osso che non sia spezzato, eppure sto andando via.
Te ne accorgi, mi stringi a te, mi accarezzi, mi vuoi, cerchi di portarmi a te con l’unica cosa in cui pensi di essere maestro, senza aver mai compreso che tra noi è sempre stato senza fine e stanchezza perchè eravamo due maestri e due allievi, ognuno insegnava all’altro la sua materia e apprendeva dall’altro.
Non hai mai compreso quali energie si focalizzavano, confluivano, pensando che era la parte materiale quello che lo faceva divenire speciale.

E accade, non pensavo, eppure accade, ti bastava uno sguardo, un tuo sfiorarmi leggermente, un tocco seppur involontario, e ora invece, mentre ti guardo negli occhi per la prima volta lo dico, stupendo le mie stesse orecchie

non ho voglia di far l’amore

non mi credi, non è mai accaduto, e insisti ed io continuo a dirtelo, perchè è la verita. La mia anima si è staccata dal corpo, non sento nulla, ne piacere ne fastidio, nulla.
Non mi credi, cerchi di spostarmi dalla mia posizione fetale, ti lascio fare, tanto non ti sento, ti guardo, continui mentre rimango immobile. Mi domando chi sei, come fai a non accorgerti, pensi che stia combattendo per non darmi e non comprendi che mi sto forzando per non andarmene.

non ho voglia di far l’amore

mi giro, ritorno nella mia posizione fetale, e chiudo gli occhi.
Insisti ancora e io mi domando se mi hai fatto il più piccolo sforzo che capire chi ero, che volevo, che cercavo, come vivevo, come amavo, ciò che mi rendeva felice o ciò che mi procurava dolore. Ti sei mai chiesto quanto ho pianto per te?
Infine desisti, ti accoccoli a me, e ti addormenti.

Rimango lì ferma, gli occhi chiusi e la mente sveglia, questo precipitare mi ha totalmente… mi ha totalmente… mi ha totalmente… non lo so, non lo so, non so più nulla ora.
Non voglio provare rancore, questa emozione mi consuma e mi fa star male.
Io lo so, dentro te, nascosto da qualche parte cè l’uomo che ho visto e di cui mi sono innamorata. Imprigionato in una gabbia, di paure e egoismo.
L’uomo che mi diceva “Sei troppo in alto per me” e io piangendo gridavo “Guardami, non sono più in alto di te, sono al tuo fianco, guardami”. Lo stesso che esausto con gli chiusi diceva “Sono stanco di proteggerti da me, io ti porto nella merda” e che non hai mai capito che per me non esisteva merda dove c’era Lui.

Sono stanca, riapro gli occhi, mi alzo, cerco di far piano per non svegliarti, ma tu ti accorgi e mi prendi la mano, provi ancora a condurmi a te.
Ti guardo, sorrido con pò di amarezza, ti bacio in fronte, ti amo ma non ho più voglia di far l’amore con te, non ho più la capacità di aspettare quell’uomo che anche tu non vedi a volte, quell’anima che conosco da molto e in questo tempo non riesce a fuggire dalla gabbia in cui è rinchiuso.

Se tu ti amassi la metà di quanto ti amo io…..

Mi dai un bacio leggero e mi dici ciao, ricambio il tuo bacio ma rimango in silenzio, perchè io non ti sto dicendo ciao. Anche se ti vedrò ancora, anche se saremo vicini a volte, il mio è un’addio, non a te ma al carceriere che in questa epoca non riesci a combattere.

Devo andare amore mio, chi ti tiene prigioniero sta cercando di uccidermi e non posso difendermi senza ferire te.
Devo andare amore mio, ma è solo per poco, sappiamo entrambi che il tempo tra noi è solo una concezione senza senso, devo lasciarti per darti la possibilità di vincere i tuoi demoni.
Devo andare amore mio, ma ti aspetterò in un’altro tempo e in un’altro luogo

Camminare lontano da te mi costa fatica, le fratture mi fanno procedere lentamente e ad ogni passo sento dolore, ma non posso fermarmi, devo allontanarmi, non so per quanto tempo sarò così forte da poter rinunciare a te.

Guardo il cielo, è cambiato.

non posso più rientrare nel tunnel, mi ritrovo su questa terra senza più punti di riferimento, senza più sapere dove andare. Esserne uscita non mi fa provare meno dolore, ne fa sentire meno il vuoto che ho, è comunque un nuovo inizio, zoppicando cammino avanti, prima o poi saprò dove sto andando, prima o poi ci ritroveremo.

LE MENZOGNE INDOTTE


Questa mattina ho letto  Pinocchio , scriveva di bugie.
(Pinocchio certo che con un nick come il tuo parlare di bugie).

Commentandolo raffrontavo che senso avevano per me le bugie, le mezze verità e le omissione di verità. Insomma diciamolo per me son parenti stretti tra loro, cugini di primo grado, facenti parti della tribù degli inganni.
Le bugie richiamano altre bugie e rendono schiavi e ricattabili chi le dice. Diciamolo, le bugie non mi piacciono per niente, ne dirle, ne riceverle (consapevole che son umana fallace ed erro anche io).

Poi venendo in ufficio oggi, mi son ricordata che ci son bugie non bugie. Quelle dei vigliacchi. Ne scrissi pochi anni fa.

Le menzogne indotte

Le menzogne indotte sono quelle che non vengono dette esplicitamente, ma ti vengono soffiate leggere e impalpabili nel cuore.

Le frasi a metà, lo sguardo che devi interpretare, la domanda che fai e alla quale come risposta hai un’altra domanda.

Le menzogne indotte sono peggiori delle menzogne palesi, non hai difese e chi te le dice non le ha dette, te le ha solo suggerite.

Le menzogne indotte sono veleno dell’anima, ti fanno sbagliare le scelte di vita e ti fanno tradire te stessa.

Le menzogne indotte sono bombe a orologeria, quando esplodono ti squarciano i polmoni e non riesci più a respirare.

Le menzogne indotte vengono usate da chi non ha il coraggio della verità, ma neppure della menzogna.

Le menzogne indotte corrompono chi le suggerisce e chi le ascolta, e a volte si nascondono sotto candide lenzuola.

VIAGGI


tempo viaggio

Ci sono viaggi in cui il tempo è deformato come il gioco degli elastici.
Una sera dici che hai fame anche se hai mangiato da poco, qualcuno ti guarda e ti dice “per forza hai fame, l’ultima volta che abbiamo mangiato era ieri sera”.
E solo allora con fatica tu ti rendi conto che è vero, che sono passati due giorni e per te è lo stesso giorno.
La notte dopo ti accoccoli sotto le coperte e succede, quel qualcosa che deforma ancora il tempo, e la notte non passa mai. Ogni minuto guardi l’orologio convinta che è passata mezz’ora, ma è passato un solo piccolissimo minuto.

Ci sono viaggi che ti portano dove non esiste il tempo e il luogo.
Mentre balli in mezzo a migliaia di persone, non sei più li, sei in un’altro luogo, tu sei la stessa ma sei diversa, altri sensi si accendono come un’improvviso falò nella notte, ti volti verso di Lei (sto parlando di te amica lontana che mi leggi), e senti il suo dolore e il suo desiderio così intenso. Senza volere le mani si adagiano richiamate dove è nato il dolore, dove vive la speranza.
Lei ti guarda, tu la guardi. Non cè bisogno di dire altro. Hai sentito così distintamente le sue parole, anche se forse non sono state dette con le labbra.
Amica mia, non so cosa riserva il futuro, ma so che tu sei un rigoglioso verde giardino e non esiste nessun motivo perchè non nasca un fiore, forse devi solo attendere che arrivi primavera, il tempo giusto.

Ci sono viaggi che vorresti non finissero mai.
Sono quei viaggi al mattino mentre vai a lavorare, quei viaggi che arrivano dopo le notti col tempo deformato, dove il tempo non passa mai, o quando ritorni dai luoghi dove il tempo non esiste.
Vorresti che il viaggio non finisse mai, perchè finchè viaggi hai un compito, sai che fare. Condurre l’auto, guardare la strada, mettere la freccia, svoltare e mentre esegui questi compiti non ti fai domande, non ti chiedi nulla, sai già che fare, ti gusti solo il viaggio.
Ma sai che alla fine del viaggio lo farai, ti porrai delle domande e dovrai decidere, ed è per questo che non vorresti finisse mai.

Ci sono viaggi che devi fare anche se non sai dove stai andando.
E questa è la vita.
E a volte spaventa, perchè neppure tu sai qualè la strada, non sai se stai sbagliando o stai seguendo il sentiero giusto.
Ti pesa non comprendere. A volte pensi di essere nel giusto, a volte totalmente nell’errore.
Oggi mi sento in bilico tra queste due strade.
Oggi mi sento trasportata dal vento, basta un attimo e vengo sbandata dove non vorrei o non dovrei, se solo sapessi quale parte è dove non vorrei o non dovrei. O forse semplicemente è quella maledetta cotoletta alla bolognese che sto ancora digerendo da ieri sera.
L’importante e non prendersi mai troppo sul serio, cosa che sbagliando a volte io faccio. Come oggi per esempio.
Meno male che la bisunta cotoletta alla bolognese mi riporta a questo mondo, non prendetemi troppo sul serio, io cerco di non farlo.

Questo non è uno scritto di oggi è uno scritto di fine 2006. In questi giorni sto salvando un blog (parti di esso) antico per “chiusura” della piattaforma dove poggia. Nel fare questo ho riletto questo post.  Ho sempre sentito molto questo scritto.
Di li a poco avrei intrapreso un viaggio di distacco che non avrei voluto fare. Un viaggio per “salvarmi” da un amore cannibale del quale rimangono solo cicatrici e la perdita di parti di me. Ma allora avevo la certezza che davanti a me la strada era il futuro. Oggi…. oggi non ho più una cotoletta alla bolognese bisunta che mi riporta a questo mondo, ma a questo mondo ci sto fin troppo, non volo più e non sogno più.
Il viaggio non mi spaventa più, ma non lo vedo e non vedo neppure la strada. A volte camminare così è difficile, poi penso smettila “oggi è un giorno in cui ti prendi troppo sul serio” e non so come, ma continuo a viaggiare.

MATITE


Come appuntite matite tracci nell’anima solchi profondi
in cui rigagnoli di acqua salata scorrono alla ricerca di un’uscita.

Occhi che fanno da diga ad emozioni che vagano confuse
in un assemblamento di cellule e neuroni ormai pietrificati.

Nera grafite e diamante che riflette ogni più piccola luce
la materia è la stessa, il risultato diverso.

Parole tracciate nell’aria come avvoltoi in attesa del pasto.

Hai scelto il denso nero per scrivermi dentro
contaminazione di un cuore che inizia a rallentare.
Come appuntite matite tracci nell'anima solchi profondi in cui rigagnoli di acqua salata scorrono alla ricerca di un'uscita. Occhi che fanno da diga ad emozioni che vagano confuse in un'assemblamento di cellule e neuroni ormai pietrificati. Nera grafite e diamante che riflette ogni più piccola luce la materia è la stessa, il risultato diverso. Parole tracciate nell'aria come avvoltoi in attesa del pasto. Hai scelto il denso nero per scrivermi dentro contaminazione di un cuore che inizia a rallentare.

VIENI NUDA TACCHI GIACCA


Buio nella stanza, il flebile suono di un messaggio mi riporta svogliatamente ad uno stato di veglia nel mondo degli umani, lo leggero domani mattina.

Mi giro di lato per mettermi comoda e risprofondare nel sonno. Ma arriva subito, lo sento, come un sasso gettato nell’acqua, cerchi concentrici d’energia, arriva il suo pensiero, comunicazione che non passa nell’etere tra i vari ripetitori e che sembra capti solo io, senza aprire il cellulare lo sento. E’ lui…..

Nel buio le lettere luminose del cellulare… “Tra mezz’ora sono a casa vieni?”

Ogni volta non so cosa rispondere, ma rispondo sempre si.

Il tempo di alzarmi, vestirmi e quando sono davanti alla porta di casa, un altro messaggio si adagia nel cellulare.

“Vieni nuda tacchi giacca”

Senza virgole o punti.

Un’ordine che non è un’ordine, e proprio per questo diventa imperativo.

Mi bloccò, adesso gli dico che non vado, rimango lì tentata tra la voglia di appartenergli e la voglia di fuggirgli, ogni volta che riesce ad afferrare una parte di me scatta l’istinto alla fuga.

Torno indietro, apro l’armadio scelgo la giacca, le scarpe… ma mi metto anche la gonna.

Piccolo gesto di ribellione … ci sono ma non mi dare per scontata.

***

Quando arrivo, è ancora lì nell’auto nel parcheggio vicino a casa, appoggiato al sedile, stravolto di stanchezza, addormentato… scendo mi avvio da lui, si sveglia ma non scende per andare a casa, mi guarda… mi stai scrutando per vedere se mi sono vestita come avevi detto tu… mi apre la portiera, salgo e lui riparte… lo sai vero che non ti chiedo dove mi stai portando perché temo la risposta, quando fai così non so mai cosa hai in mente, o forse so fin dove sei capace di arrivare ed è questo che temo…

Sono le quattro e mezza del mattino.

***

Si ferma, al limitare di un bosco, e ora? Oddio perché mi fa sentire sempre così piccola, come se avessi ancora 16 anni e giocassi a fare la grande.

Piccoli gesti, mi guarda, si accende una sigaretta e mi dice “Non hai ricevuto il mio secondo messaggio?”
Certo che l’ho ricevuto… ma.. ma… la risposta esce sicura “Non potevo andare in giro solo con la giacca, si vedeva che ero nuda”. La sua voce è pacata “la giacca è lunga, non si vedeva nulla”.

Lo guardo, mi rendo conto solo ora che ho scelto una gonna che con un solo gesto si può togliere, e quel gesto lo faccio….

Si allunga dalla mia parte, apre la portiera e mi dice “Scendi”, ed io lo faccio, comincia il gioco…

***

Mi afferra la mano, oltre a condurre il gioco gestisce me nel buio e nel silenzio di quella boscaglia.

Si ferma, lascia la mia mano, rimango dritta in piedi… senza la sua mano mi sento sperduta… si pone davanti, mi bacia il collo, la mani scivolano sui fianchi e lentamente il suo volto comincia a scendere per fermarsi poco più sotto del mio ventre, chiudo gli occhi e lascio che lui faccia…

Risale, le bocche si cercano, avide.

Mette le dita tra i miei capelli, la sua mano diventa forte e comincia ad esortarmi, spingermi perché mi chini sempre di più, finché mi trovo inginocchiata davanti a lui…

Nella quiete protetta degli alberi, in quel minuscolo spazio, in questa bolla temporale, si sentono solo i nostri respiri… il gioco che non è più gioco prosegue… perché mai riconosco in te il mio padrone… forse perché una parte di me ti appartiene veramente… i pensieri si dissolvono, la mente scompare e si fonde nel corpo, non distinguo più uno dall’altro.

***

Seduti in macchina, questa volta la sigaretta l’accendo anche io. La stanchezza ti ha quasi sopraffatto, guardi l’orologio “Quasi le sei, stiamo ancora un quarto d’ora qui, poi andiamo a casa”. Sorrido e annuisco, ti sdrai sulle mie gambe, appoggi la testa sul mio grembo.

Mi riempie un’ondata di tenerezza, mentre ti accarezzo il capo e passo la mano tra i capelli, mentre esausto chiudi gli occhi. La mia mano continua ad accarezzarti… di te amo tutto, il padrone che non ammette il no, il fanciullo che riposa ora sulle mie gambe… di te amo tutto… altri pensieri mi avvolgono ma so che non posso dirli, solo pensarli, perché alcune cose funzionano come gli incantesimi, li fai, li tieni segreti e ti devi dimenticare di averli fatti.

***

Il letto ci accoglie, mi rannicchio accanto a te dandoti le spalle, dopo pochi secondi sento il tuo respiro così pesante, dormi di già.

Sono stanca, non riesco a riposare, sfamata nel corpo, non riesco mai a saziarmi di te nella mente.

Sembra che tu abbia un sentore, mi abbracci, ti appoggi con tutto il corpo sul mio, sento il tuo ventre sulle natiche e non riesco a trattenere un’onda d’emozioni… scivoli in me con determinata dolcezza, lentamente, mi apro a te senza limiti, t’accolgo… il tuo respiro ritorna profondo, ti assopisci colmandomi di te… ed anche io, finalmente mi sento appagata, ti conservo in me, chiudo gli occhi, il mio respiro si fa sempre più simile al tuo… Morfeo ci accoglie così nel suo mondo.

 

Fu pubblicato Spaziodi Magazine.
Non mi ricordavo neppure più di averlo scritto, celato nella mia mente, in un angolo profondo e buio.
Poi ho iniziato a leggere la prima sfumatura. La lettura del libro non ha scatenato in me ormoni come presumibilmente si può pensare o come io stessa pensavo.  Ma è stata una macchina del tempo. Mi sono ricordata che ho scritto  di “sfumature” ben prima di questi libri.

E stato come guardare un film, vedere con lo sguardo di chi vede e non di chi vive, la sensazione cè ma non fa più così male.
Sono ritornata indietro, in un’epoca che ha fatto di me quella che sono… nel bene e nel male.

LETTERA AD UN AMICO


Amico mio,

Non è che io devo o voglio mutare pelle…. ACCADE…

Nel nostro corpo, ogni giorno migliaia di cellule muoiono e al loro posto ne nascono delle altre simili. Simili non uguali.
E così nasciamo rosei e paffuti bimbi e moriamo da vecchi con le rughe, eppure siamo la stessa persona.

Giorno dopo giorno, nascono sempre nuove cellule simili a quelle precedenti, ma sempre più diverse da ciò che erano le cellule originali.

Ciò accade al nostro corpo.

A me accade anche “dentro”.

Purtroppo la maggior parte delle persone non riesce a vedere i mutamenti interiori come quelli esteriori, ti cristallizza in un’immagine, ti impacchetta in un contenitore e non ti guarda più, non ti ascolta più, non ti presta più quel minimo di attenzione, quel minino di interesse che per me è vitale se riferito alle persone che “decido” di tenermi accanto e a cui mi lego emotivamente.

Una volta che ti hanno cristallizzato non si preoccupano di osservare se sei cambiata, se il “taglio dei capelli” è diverso, se la tua “chioma” era nera ed ora è rossa.

Ti danno per scontata e per me è l’inizio della “morte”.

Tu parli, ma loro non ti ascoltano, pensano già a cosa risponderti ancora prima che tu finisca di parlare, perchè dentro loro pensano di conoscerti e di sapere chi sei, come pensi, come vivi, come ami, solo perchè è passato del tempo da quando ci si è incrociati la prima volta.

Eppure tu non sei più la stessa, ma loro ti vedono come lo fossi, e questo a volte ti fa male, a volte ti annoia e a volte ti insegna a rassegnarti all’umana stupidità.

Ecco la mutazione, il cambio della pelle, il cambio di vita, il cambio di persone accanto.
La mutazione non è altro che un grido di vita, come il primo vagito di un bimbo quando esce dall’utero di sua madre, contro la mummificazione della vita stessa.

In questa mia mutazione ho voluto portare anche te, non solo te, amico mio.
Non chiedermi perchè, non saprei darti una spiegazione logica, solo una sensazione, un leggero friccicore interno, che mi ha fatto pensare “Si, forse sarà capace di vedermi per quello che sono ora, senza lasciarmi incatenata a ciò che pensava di me”. O forse è solo perchè, a dispetto di tutto, accade che mi leghi emotivamente a delle persone in maniera particolare (No… non saprei neppure spiegarti perchè mi sono legata in maniera particolare a te) e faccio fatica a non portarle con me.

Amico mio, credimi molti sono convinti che io sia legata a loro, ma io mi lego molto difficilmente, è ciò accade solo per la paura di soffrire.

Con alcune persone rischio, con te ho rischiato, con te rischio.

Ammetto, per un pò ho anche giocato, solo un pò però, quel tanto che serve alla mia parte bambina di ridere e di vivere con il sorriso, non certo per ingannarti.

Chiudo questa lettera con la speranza che tu riuscirai a vedermi per quello che sono ora e per quello che diverrò domani.

(scritto molto tempo fa)

LA TRANSUMANZA DELLE PAROLE SCRITTE.


Da un blog antico me ne andai anni fa emigrando su Splinder. Ora questa piattaforme chiude obbligandomi a una nuova transumanza. Ma del resto sono una nomade stanziale.

Orbene ora eccomi qua, nuova avventura e nuovi comandi da imparare (con l’aggravante della mia totale incapacità in inglese) e il tentativo di portare qui,  sotto la categoria Yesterday,  almeno una parte dei miei scritti prima che splinder “erasi” tutto.