CAZZO IO SON PIGRA


Svegliarsi la mattina presto per vedere la città vuota, farsi abbracciare dal grigio bigio, ricordarsi una frase di Jodorowsky che nel dubbio invita sempre a “fare” e pensare “cazzo io son pigra, per me è doppia fatica!”, chiacchierare al bancone di un bar con un vecchietto del tempo, uscire e lasciare cullare la mente dalle micro increspature del lago.
La serenità è fatta di piccole cose.

LEONI DA PORTAFOGLIO


Il mio solito mensile appuntamento con i miei microcontributi e il mio supporto, non solo da leone da tastiera, ma mettendo mano al portafoglio. Anche se non ho la certezza dell’esistenza del leone da portafoglio, mentre ahimè da tastiera è pieno l’etere.

Ad aprile verso una goccia a:


e

Andrea Cisternino
RIFUGIO ITALIA UKRAINE
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Rammento che:
No, non scrivo un post tutti i mesi quando verso perché son alla ricerca di bene, brava, bis.
No, non sono alla riceca di gratificazioni al mio ego.
Ni, forse cerco di contenere i miei sensi di colpa perchè io sto bene e altri no (molto catto-comunista lo so).
Si, lo faccio perché aver un appuntamento fisso scritto mi “spinge” a non saltare l’impegno che mi son presa con me stessa.
Si, lo propongo perché chissà mai che a qualcuno non venga voglia di far lo stesso, magari con altri associazioni.

(A)MICI


Loki è il primo, si infila sotto il piumone e si accomoda a palla sulla curva della mia pancia, mentre son rannicchiata di lato. Poco dopo arriva Morgana che fa la stessa cosa ma sulla curva delle gambe. Entrambi allungano le zampe a toccarmi, ed io sorrido ancora ad occhi chiusi e raggomitolata.

Di Smilla neppure mi accorgo, è talmente leggera e silenziosa, appoggiata, mentre dorme, con la testolina sui piedi. Se non fosse per Moka, goffo e rumoroso (come al solito) che saltando sopra il letto per farsi far la grattatina di pancia, la fa sobbalzare.

Apro un occhio per guardare, giusto il tempo per accorgermi che Athena è alla mia sinistra sdraiata, all’altezza della mia testa, al posto del cuscino. A lei il soffice del piumone non piace.

E mi gusto il momento, la sveglia suona, ma ad alzarmi neppure ci penso. Ancora cinque minuti e poi mi alzo. Chissà dove è Sophie, di solito arriva a far fusa e a togliermi del tutto la voglia di alzarmi. Stamattina non arriva.

Dopo un quarto d’ora ce la faccio a rotolare verso il bagno. Appena mi siedo sulla tavoletta arriva Sophie, con la coda a scoiattolo. Vuole venire in braccio. Da qualche giorno tra lei, me e la tavoletta del cesso è scoppiato l’amore. Appena mi siedo, lei arriva felice, vuol venire in braccio, si fa tenere come un bambino di pochi mesi e comincia a far le fusa.
Con le zampette mi attira il volto al suo, mi da una leccatina al naso e ricomincia con le fusa, tenendomi per dei minuti seduta lì. Se non fosse che son seduta sul cesso, sarebbe una scena di una tenerezza immensa.

Poi ci penso, ma è una scena di una tenerezza immensa anche sul cesso, io e lei così, gli altri che arrivano, lei che mi impedisce di alzarmi perché che fai, smetti di farla così felice? E quindi si rimane seduti sul cesso così. Si è una scena di una tenerezza estrema, solo che è una tenerezza che fa ridere.

Io vi amo, nonostante il divano rovinato, gli angoli del letto demoliti, le lenzuola strappate, i vestiti con i fili tirati, l’impossibilità di metter calze che abbiano una vita superiore ai tre secondi, nonostante il fatto di avere la certezza che in ogni vestito si nascondono almeno dieci peli di gatto.
Io vi amo (a)mici miei.

FRUSCII


Una breve telefonata di mio padre in cui ho mugugnato qualche “si si” sparso a cazzo e una richiesta “caffè” all’interno di un bar, sono le uniche parole che ho proferito in due giorni con il genere umano.

Sono uscita, sono andata al supermercato, ho fatto la spesa, ho sbirciato bancarelle, risposto a qualche messaggio, osservato il cielo, guardato la gente, ma non ho proferito parola con nessun umano, ne sentito l’esigenza di farlo.

Me ne sono resa conto stamattina, perché le parole rivoltemi, mi infastidivano.

Capita che abbia questa cosa, giornate in cui pur rimanendo ancorata a questo mondo, pur vivendolo, è come se mi mettessi ai bordi, in ascolto. Non degli altri, di me. Gli altri continuo a scrutarli sperando non si avvicinino troppo.

Sono le giornate in cui la maggior parte delle persone mi risulta irritante. Come se le mie orecchie diventassero ipersensibili e percepissi i decibel a 130.

Osservo i binari, i miei. Binari dai quali fotocopio la mia esistenza giorno dopo giorno. Lascio il rumore della gente di sottofondo, il frastuono dei miei pensieri diventa più forte. Ho sparso molti semi, consapevole che molti non nasceranno mai, ne piango la morte.

Da qualche parte, ho la speranza, di vederne spuntare qualcuno. Forse è quello il motivo del mio bisogno di silenzio, cerco di percepire il fruscio della loro nascita.

SOFFI


“Ogni respiro è una seconda possibilità”

EMPTY



Quello spazio vuoto tra un pensiero e un’emozione
che vorresti riempire con un abbraccio

UNISCI I PUNTINI


Perché ci gioco con i miei punti deboli. Li unisco con un tratto leggero tra loro, come il vecchio gioco della settimana enigmistica. Hanno una loro sequenza, si confondono tra i punti importanti della mia vita. Ogni volta che li unisco l’immagine è la stessa, un cuore, il mio.

Perché, diciamolo, i miei punti deboli son sempre stati lì, nascosti per paura di esser tolti, di esser cancellati, considerati inutili. Ma io li amo e amo la forma che mi danno.

Per questo prendo un pennello l’intingo nel nero che contiene tutto, li cerco e li unisco nella loro forma, a contenere il bianco e il candore di cui sono fatti.

Li amo talmente tanto, da dargli voce e luce, da dargli suono e scrittura, da permettermi di guardarti negli occhi e dirti “Quelli sono i miei punti fragili, se non li tocchi con cautela, si frantumeranno e si spezzeranno dentro me”.

Ci son state persone che li hanno spezzati con volontà, altri per egoismo, altri che, pur cercando di maneggiarli con cura, li hanno rotti. Poi ci sono quelli che il coraggio non l’hanno, se ne vanno senza sfiorarli, per paura di romperli.

Ed io, ogni volta, li ho raccolti, coccolati, riassemblati e amati ancor di più. Perché lo so, arriverà il giorno in cui qualcuno userà un tratto a me sconosciuto, toglierà le spigolosità ripassando sopra le linee che ho tratteggiato per unirli. Li colorerà di rosso con mani sicure e mi dirà con voce calda e lenta, sfiorandomi una ciocca “Questi non sono i tuoi punti deboli, ma i tuoi punti forti”