BUON NON COMPLEANNO


Progenie diventa un po’ più grande, e lo fa tra pochi giorni, lontano mille chilometri da qui.

Progenie è una delle pochissime cose di cui non mi sono mai, e dico mai, pentita, neppure quando abbiamo litigato furiosamente (perché lo abbiamo fatto, eccome, più di una volta).

Progenie è stata da me cercata, desiderata, voluta, amata, considerata, supportata. Forse non sempre come avrebbe voluto, forse non sempre quanto avrebbe voluto, forse non sempre quando avrebbe voluto lei, ma sicuramente al massimo delle mie possibilità.

Come ogni Mater, ho cercato di passarle i miei valori, ma ho cercato di lasciar lo spazio perché lei trovasse i suoi.
Alla fine, dei miei, ha accettato in se, accanto ai suoi, quelli per me importanti. Lei sa quali sono. Questo mi basta.

Non credo sia stato facile essere la mia Progenie, ma credo che lei non solo abbia superato la difficoltà di esserlo, ma ha reso me migliore.

Dicono che prima di scendere su questa terra, scegliamo la famiglia e i genitori in cui farlo. Questo per affrontare prove e (o non) avere aiuto nell’affrontarle. Non so perché Lei abbia scelto me, ma so di certo che se non l’avesse fatto, io oggi non sarei io.

Se ci osservo da lontano, con gli occhi della mente, ci vedo così diverse e così uguali. Non perché lei assomiglia a me o abbia preso da me, ma perché entrambe abbiamo preso una dall’altra.

Questi sono gli auguri alla mia bimba lontana, e si lo so, dovrei pubblicarli il giorno del suo compleanno, ma non posso. Son parole di oggi queste e oggi vanno dette. E poi ad entrambe le ricorrenze obbligate (è la parola obbligo che ci crea problemi) non piacciono. Poi, più sorpresa degli auguri quando non devono esser fatti, vuoi mettere?

Quindi Progenie, Bimba mia, Scassacxxo, a volte Genio incompreso,
buon non compleanno oggi.


 Progenie photo credit by Gabriele Castelli

ZABETTA TIME


Sappiate che nonostante il mio primo giorno di palestra dopo due anni, stamattina riesco a camminare e anche a sorridere contemporaneamente, e posso assicurare con certezza che:

* le mattonelle arancione hare krishna delle docce della palestra, popoleranno i miei incubi per i prossimi mesi

* gli specchi in sala attrezzi sono il male! Oltre a vederti nella tua cicciosità ad ogni parete, ti vedi in continuazione sudaticcia e rossa (e non sto parlando dei capelli)

* i muscolati esibizionisti esistono in ogni palestra

* vi è un certo tipo di donna da palestra, che la fa truccata e con gli orecchini pendenti, e tu continui a domandarti “Ma come caxxo fa a non sudare e diventare un panda?”, perché tu appena chini la testa, grondi, che la cascata del Niagara ti fa un baffo

* si lo so, son zabetta, ma sulla cyclette mi annoio e mi guardo intorno

* i ciapett, ogni volta, si rendono conto da quanti muscoli son formati

* l’istruttore ti da i pesetti da un chilo “perché sai le prime volte…” (sottotitolo sei donna) e come sempre dopo è obbligato a dirti “Forse per te son troppo leggeri”

* il percorso è lungo, ma qua tutte noi (le mie personalità multiple e io), sappiamo essere tenaci

* consumerò meno corrente elettrica e acqua calda a casa

* quando esci dalla palestra, hai una fame boia, l’insalata con le uova sode è un piatto squisitissimo

* te lo dici “Ok Rossa, dai, il ghiaccio e rotto, hai iniziato, ripartendo dal/di nuovo”

Ecco, niente di che questo scritto. Un flash di vita, la mia, e la consapevolezza che per ritrovarsi, bisogna prima perdersi.
(Sì, ma io a sto giro mi compro un navigatore!)

CYNIC


Ho smesso alle rinunce per amore perché ho capito che l’amore non è sacrificio. L’amore aggiunge, non toglie.
E accaduto così, smettendo di rinunciare, mi sono permessa di iniziare ad amare me stessa e attraverso questo, dare spessore, valore e rendere piena la mia vita.

Non sto dicendo che sia facile, ma non è neppure difficile. Perché quando cominci ad intravedere la differenza tra amore e bisogno, non ti accontenti più. Ammetto, ogni tanto vorrei cadere nell’illusione e confonderli. Qualche volta è successo, perché il mio bisogno era (è) ancora forte.

Poi mi fermo e ricordo. Ricordo che chiunque ci voglia diversi da quello che siamo, non ci ama, ma cerca di rispecchiarsi in noi. Chiunque ci chiede prove d’amore, l’amore ancora non l’ha provato, ma ha bisogno di nutrimento per il suo ego. Chiunque ci tratta come momenti di vita a sua disposizione, ha già una vita e ruba la nostra. Chiunque ci inchioda alla sua gelosia, ci sta dichiarando il suo possesso, non il suo amore.

Potrei scriverne molti di “chiunque”, ma credo che sia inutile. Ognuno di noi, in cuor suo li conosce benissimo i “chiunque” che hanno condizionato, depredato, reso più triste o quantomeno più piatta la sua persona. Qualcuno, il “chiunque”, lo vive in questo esatto momento, e se mai leggesse queste parole, le sentirebbe vibrare dentro se.

Lo sento nella pelle, il bisogno ti rende prigioniero, l’amore ti rende libero.
Credo nell’amore, ci credo cosi intensamente, così profondamente, da non potermi accontentare di nulla di meno.

Mi rendo conto di essere diventata, nel tempo, una cinica che crede. Se qualcuno pensa che le parole appena scritte non siano quelle di un cinico, vi rammento che un cinico è un romantico perduto, ed io mi sono perduta, da molto.

PUPPA


Il peso è sempre stato il mio tallone d’Achille. Sempre.

In amore va male, sei triste e disperata, piangi e soffri? Alle altre si chiude lo stomaco e non riescono a mangiare. A me si apre una voragine, che Gargantua me fai un baffo!

La vita diventa più tosta, frenetica, l’ansia ti toglie il respiro? Agli altri passa la fame, cibo no grazie. A me si apre un pozzo, che Pantagruel me fai un baffo!

Arriva quel momento in cui la soglia di stress supera abbondantemente per km la linea dell’equilibrio? Quindi, oltre all’andata, tornare all’equilibrio, vuol dire un lungo percorso a ritroso? Agli altri si spegne l’appetito e si attiva l’adrenalina, a me si attiva la Fame, (si quella con la F maiuscola), che Gargantua e Pantagruel insieme, me fate un baffo!

Eh niente, è così, combatto da una vita con questo mio modo di compensare le cose che non posso risolvere a breve.

I vuoti improvvisi, le ferite d’amore (chiamiamole così, perché chiamarle “sciabolate inferte con forza e noncuranza da persone con gravi problemi interiori e psicologi” è troppo lunga), lo stress, la paura di non farcela economicamente, la sensazione che o ci pensi tu o ci pensi tu, la “saltuaria solitudine” (perché chiamarla “che cazzo ci sto a fare in mezzo a voi che l’unica cosa che abbiamo in comune è l’appartenenza alla stessa razza, e non ne sono tanto sicura”, è troppo lunga). Solitudine saltuaria non delle persone ma di menti affini a te nel vivere, sentire, percepire amare la vita alla-nella stessa vibrazione. E infine quella cosa detta per ultima, ma forse avrei dovuto dirla per prima. Il “sentire”. Sentire il peso di un mondo così diverso da me.
Ecco tutto questo fa si che io, a volte, ceda e mi faccia questa cosa tremenda, mi ancoro a questo mondo tramite il peso.

Certo poi mi rendo conto che è assurdo, ma quando sono in mezzo alla bufera di una delle cose appena scritte (anche più di una, che si solito viaggiano in gruppo, le bastarde), pur essendone consapevole a livello logico, a livello emotivo mi alzo il dito mediano da sola e mi dico “puppa” e mi “ancoro nel modo sbagliato”.

Poi arriva il momento, dopo innumerevoli ragionamenti tra me e me, dopo approfondite discussioni tra me e le mie multiple personalità, faccio scattare il relè interiore, e ricomincio a far del bene al mio corpo, che delle seghe mentali mi son stancata.

Ieri mi son iscritta in palestra, comincio settimana prossima, abbonamento annuale.

Mi son iscritta in palestra, per perdere tutto quello che ho accumulato in un anno e mezzo. Ed è tanto. Ancora una volta.

Speriamo che con l’età abbia appreso e questa sia l’ultima volta che mi ancoro con il peso e non con l’anima.
Insomma, il puppa, stavolta lo diciamo alla ciccia.

TUTTI


Il mio solito appuntammento mensile con i miei microcontributi e il mio supporto. Questo mese scrivo poche parole, perché ultimamente le parole mi si imbargugliano nei gangli sinaptici.

Questo mese il mio piccolo contributo va a:
Animal Equality Italia

e a
GreenPeace

Lo faccio con convizione e la profonda speranza che questo mondo diventi migliore per tutti, anche se a volte penso che questo mondo lo diverrà quando ci estingueremo noi umani.

PENSIERI AD CAZZUM


* Esce dalla radio dell’auto mentre vado in ufficio, è questo il genere di musica che mi porta in un mondo i cui confini non sono visibili.
Torno ad antichi film dai colori soffusi, anni ’50 e ’60. Frank Sinatra, Dean Martin, Doris Day, Jerry Lewis, Rock Hudson, Elvis Presley e tutti quei cantanti-attori lì insomma. Quei film che mi hanno fatto credere che bastava essere brava, gentile e onesta e la vita sarebbe stata brava, gentile e onesta con me. Dovrei odiarli per questo, e invece no.
Li ho visti in televisione da bambina, quando il mondo dovrebbe essere un enorme sogno da esplorare. Io, invece, ero in un periodo in cui la vita mi stava allenando. Loro mi hanno fatto sognare, e io amo chi mi fa sognare, anche oggi.

* Progenie mi scrive da Berlino. Le sue parole sono un regalo:
“Volevo ringraziarti per una cosa: il come tu continui a fungere da esempio di persona che non smette di mettersi in dubbio. Conto di affinare questa arte sempre di più, e tu con cadenza regolare mi ricordi questo intento.”
Come Mater non sono stata (non sono) proprio il massimo, ne sono consapevole, ma se Lei pensa questo di me, forse un pò me lo posso permettere di gongolare (come sto facendo ora, adesso, in questo momento, non ne avete idea).

* I libri non son ancora riuscita a impacchettarli, ho una forma di repulsione fisica a toccarli, stanno lì, nel loro pacco di arrivo, nella libreria ad altezza occhi, mi domando come mai provi tanto fastidio alla semplice idea di toccarli. Non mi do risposte. E neppure le cerco.

* Stasera mi guarderò la terza puntata della seconda serie di Sense8. Ho questa passione per la fantascienza da sempre. Forse perché leggendola fin da piccola, mi sono accorta che in quelle parole scritte, c’erano embrioni di futuro. Leggendola (o in questo caso guardandola) faccio già parte del futuro che non potrò vedere, o forse fuggo da un presente che mi sta stretto.

E


E il vino rosso buono, e il bar di ritrovo, e sono gli amici con cui vai, e pure i ragazzi del bar che ti preparano (sempre) gli stuzzichini vegetariani per te, perché lo sanno che lo sei, e batti il cinque, e la seconda bottiglia di rosso, e le risate, e la coppia di tedeschi, e il lui della coppia di tedeschi che si mette le rose sulle spalle a mo’ di ali, per far il cojotes come noi con noi, e la terza bottiglia di rosso, e le canzoni cantate ad alta voce e la scelta delle stesse sul pc, e Albano sappiatelo spinge ancora e poi parte quella canzone lì, quella di Rino Gaetano e tu che ti ricordi “Dio ero adolescente, quanto credevo ancora”, e sono ancora le risate, e DE che in forme diverse son vent’anni che fa parte della tua vita, e ti abbraccia a lato e tu pensi ommidio non son più capace di abbracciare, e ragazzi dai andiamo che dovevamo andar via alle 9.30 e son le 11.30, e sono i pensieri stupidi, gli unici che galleggiano sulla superficie del vino, e la serietà è pesante e affonda in fondo al bicchiere.


E mentre torni a casa lo pensi, sono un sacco di “e” bellissime che hai ogni giorno, quelle “e” che rendono la tua vita in qualche modo speciale, queste “e” e altre, che ti fanno sorridere tutto il giorno, quindi si, quando torni a casa e pensi “e cazzo dovrò impacchettare dei libri e rispedirli al mittente” lo puoi reggere, anche se non lo vorresti fare, anche se un pò male lo fa.