VITI


C’è stato un tempo lontano in cui ho pianto moltissimo, non scherzo. Su sette giorni, cinque piangevo. Piangevo nei momenti in cui ero sola. In bagno la mattina in silenzio. In auto la notte, senza contenermi, al rientro di ore folli.

Rubavo spazi vuoti in cui far uscire il mio dolore, senza che nessuno lo vedesse, senza nessuno che mi potesse chiedere: “Che hai? Perché piangi?”. Del mio dolore mi vergognavo. Si lo so, pare assurdo a pensarci adesso, qualcuno mi feriva, ma mi vergognavo io.

Mi vergognavo dal non impedire che accadesse. Non impedivo che questo dolore mi penetrasse come una vite nel legno dolce.

Chi mi guardava esternamente, non notava nulla anzi, più dolore avevo, più ridevo e scherzavo. Sempre pronta a far festa e divertirmi, ma era una copertura. A pensarci bene, i periodi più dolorosi della mia vita, sono stati quelli in cui ho fatto più caciara, più rumore, più confusione. Son stati i periodi che ero sempre in mezzo alla gente ridevo e riempivo la mia vita e l’altrui di “movida”, perché in fondo stavo cercando di coprire il rumore assordante del dolore, il mio.

Poi ho capito e ho cercato il silenzio.
Del resto gli animali feriti non si celano nella loro tana? Nel silenzio e nella solitudine? Peccato che le persone ne abbiano così timore. Io non più, loro mi hanno regalato tantissimo, mi hanno regalato me stessa.

EPPURE


E che volte mi scatta la botta di permalosità e non è facile avermi vicino al quel momento. Credo dipenda dal fatto che sono stata così tanto poco permalosa da far credere agli altri di potersi permettere tutto con me. E molti, non tutti, ma comunque troppi, si sono permessi di tutto. Quindi, a volte, divento come un istrice, quando vedo avvicinarsi la mano rizzo gli aculei, perché non so mai se quella mano, accarezza o picchia.

Accade così che, nonostante una natura socievole, una predisposizione al mondo (diciamo a una parte di esso), io permetta a pochi di avvinarsi davvero al nocciolo di cui sono intrisa. Ciò avviene anche se io so che ogni volta che faccio entrare una persona, il mio cuore non ha meno spazio dentro, ma si allarga. Eppure.

I miei eppure sono fatti di piccoli sfregi sulla pelle, di “Non fa niente” detti piano, quando faceva tanto, di sorrisi a celare una parte che si frantumava in quell’istante. I miei eppure sono formati dagli strappi fatti alla mia anima, da chi professava il suo affetto per me. I miei eppure sono minute gocce di sangue rapprese a cicatrizzare intorno al cuore, ed esser così cura e prigione insieme. Il mio eppure più profondo ha un nome che la mia bocca non pronuncia più.

Quindi no, non sono fredda, non sono inavvicinabile, non sono dura, non sono cinica, sono solo un semplice e piccolo eppure.

MA CHE CE STATE A COJONA’?


Correva l’ano domini 2017, in Inculandia, il re per evitare un referendum approvato dalla Consulta che abrogava una sua legge (consapevole che avrebbe perso il referendum e per l’ennesima volta la faccia, ammesso che gliene fosse rimasta qualche pezzetto), abolì i voucher. Peccato che a distanza di pochissimi mesi il re con lo sceriffo di Inculandigham, li reintroducesse in maniera leggermente modificata.

Quindi, dai Re, dai ammettilo! Ce stai a cojona! Ci hai impedito di votare, per poi fare quello che cazzo volevi!

Sempre in Inculandia, sempre nell’ano domini 2017, il re con i suoi esattori affisse un DL, il nr. 50 del 24.04.2017. Parlava (anche) di sterilizzazioni.

La gente che si riuniva a legger si diceva “Aho ma come famo a sterilizzar l’iva, ma che è? come è fatto sto’ animale”. Il Re con lo sceriffo di Inculandigham guardava dalla finestra e diceva: “Anvedi ste bestie, te l’avevo detto, ste zucche vote nun lo sanno, pe’ noi le bestie so’ loro! Noi gle alzamo le tasse e loro se perdono su altro“.

PS: chiedo venia per il mio finto dialetto romano, ma non son romana

PPS: Per curiosità questa è la “Sterilizzazione aumenti aliquote iva art. 9”:
– per l’aliquota ridotta del 10%, si prevede che nel 2018 l’aliquota sarà fissata all’11,5%
– per l’aliquota ordinaria del 22% ad oggi si prevede di passare all’aliquota del 25% nel 2018, al 25,4% nel 2019 per poi scendere al 24,9% nel 2020 e ritornare al 25% dal 2021.

PPPS: a me a leggere l’utima riga del PPS, mi ha fatto venire in mente una vecchia filastrocca. Mi è venuta in mente modificata ed elaborata, ma non è colpa mia, ma di una delle mie personalità multiple, prendetevela con lei.

La bella lavanderina che fotte i cretinetti
e i poveretti della città.

Fai un salto, fanne un altro,
fai la riverenza, fai la penitenza,

guarda in su guarda in giù
prendilo in culo solo tu.

BUON NON COMPLEANNO


Progenie diventa un po’ più grande, e lo fa tra pochi giorni, lontano mille chilometri da qui.

Progenie è una delle pochissime cose di cui non mi sono mai, e dico mai, pentita, neppure quando abbiamo litigato furiosamente (perché lo abbiamo fatto, eccome, più di una volta).

Progenie è stata da me cercata, desiderata, voluta, amata, considerata, supportata. Forse non sempre come avrebbe voluto, forse non sempre quanto avrebbe voluto, forse non sempre quando avrebbe voluto lei, ma sicuramente al massimo delle mie possibilità.

Come ogni Mater, ho cercato di passarle i miei valori, ma ho cercato di lasciar lo spazio perché lei trovasse i suoi.
Alla fine, dei miei, ha accettato in se, accanto ai suoi, quelli per me importanti. Lei sa quali sono. Questo mi basta.

Non credo sia stato facile essere la mia Progenie, ma credo che lei non solo abbia superato la difficoltà di esserlo, ma ha reso me migliore.

Dicono che prima di scendere su questa terra, scegliamo la famiglia e i genitori in cui farlo. Questo per affrontare prove e (o non) avere aiuto nell’affrontarle. Non so perché Lei abbia scelto me, ma so di certo che se non l’avesse fatto, io oggi non sarei io.

Se ci osservo da lontano, con gli occhi della mente, ci vedo così diverse e così uguali. Non perché lei assomiglia a me o abbia preso da me, ma perché entrambe abbiamo preso una dall’altra.

Questi sono gli auguri alla mia bimba lontana, e si lo so, dovrei pubblicarli il giorno del suo compleanno, ma non posso. Son parole di oggi queste e oggi vanno dette. E poi ad entrambe le ricorrenze obbligate (è la parola obbligo che ci crea problemi) non piacciono. Poi, più sorpresa degli auguri quando non devono esser fatti, vuoi mettere?

Quindi Progenie, Bimba mia, Scassacxxo, a volte Genio incompreso,
buon non compleanno oggi.


 Progenie photo credit by Gabriele Castelli

ZABETTA TIME


Sappiate che nonostante il mio primo giorno di palestra dopo due anni, stamattina riesco a camminare e anche a sorridere contemporaneamente, e posso assicurare con certezza che:

* le mattonelle arancione hare krishna delle docce della palestra, popoleranno i miei incubi per i prossimi mesi

* gli specchi in sala attrezzi sono il male! Oltre a vederti nella tua cicciosità ad ogni parete, ti vedi in continuazione sudaticcia e rossa (e non sto parlando dei capelli)

* i muscolati esibizionisti esistono in ogni palestra

* vi è un certo tipo di donna da palestra, che la fa truccata e con gli orecchini pendenti, e tu continui a domandarti “Ma come caxxo fa a non sudare e diventare un panda?”, perché tu appena chini la testa, grondi, che la cascata del Niagara ti fa un baffo

* si lo so, son zabetta, ma sulla cyclette mi annoio e mi guardo intorno

* i ciapett, ogni volta, si rendono conto da quanti muscoli son formati

* l’istruttore ti da i pesetti da un chilo “perché sai le prime volte…” (sottotitolo sei donna) e come sempre dopo è obbligato a dirti “Forse per te son troppo leggeri”

* il percorso è lungo, ma qua tutte noi (le mie personalità multiple e io), sappiamo essere tenaci

* consumerò meno corrente elettrica e acqua calda a casa

* quando esci dalla palestra, hai una fame boia, l’insalata con le uova sode è un piatto squisitissimo

* te lo dici “Ok Rossa, dai, il ghiaccio e rotto, hai iniziato, ripartendo dal/di nuovo”

Ecco, niente di che questo scritto. Un flash di vita, la mia, e la consapevolezza che per ritrovarsi, bisogna prima perdersi.
(Sì, ma io a sto giro mi compro un navigatore!)

CYNIC


Ho smesso alle rinunce per amore perché ho capito che l’amore non è sacrificio. L’amore aggiunge, non toglie.
E accaduto così, smettendo di rinunciare, mi sono permessa di iniziare ad amare me stessa e attraverso questo, dare spessore, valore e rendere piena la mia vita.

Non sto dicendo che sia facile, ma non è neppure difficile. Perché quando cominci ad intravedere la differenza tra amore e bisogno, non ti accontenti più. Ammetto, ogni tanto vorrei cadere nell’illusione e confonderli. Qualche volta è successo, perché il mio bisogno era (è) ancora forte.

Poi mi fermo e ricordo. Ricordo che chiunque ci voglia diversi da quello che siamo, non ci ama, ma cerca di rispecchiarsi in noi. Chiunque ci chiede prove d’amore, l’amore ancora non l’ha provato, ma ha bisogno di nutrimento per il suo ego. Chiunque ci tratta come momenti di vita a sua disposizione, ha già una vita e ruba la nostra. Chiunque ci inchioda alla sua gelosia, ci sta dichiarando il suo possesso, non il suo amore.

Potrei scriverne molti di “chiunque”, ma credo che sia inutile. Ognuno di noi, in cuor suo li conosce benissimo i “chiunque” che hanno condizionato, depredato, reso più triste o quantomeno più piatta la sua persona. Qualcuno, il “chiunque”, lo vive in questo esatto momento, e se mai leggesse queste parole, le sentirebbe vibrare dentro se.

Lo sento nella pelle, il bisogno ti rende prigioniero, l’amore ti rende libero.
Credo nell’amore, ci credo cosi intensamente, così profondamente, da non potermi accontentare di nulla di meno.

Mi rendo conto di essere diventata, nel tempo, una cinica che crede. Se qualcuno pensa che le parole appena scritte non siano quelle di un cinico, vi rammento che un cinico è un romantico perduto, ed io mi sono perduta, da molto.

PUPPA


Il peso è sempre stato il mio tallone d’Achille. Sempre.

In amore va male, sei triste e disperata, piangi e soffri? Alle altre si chiude lo stomaco e non riescono a mangiare. A me si apre una voragine, che Gargantua me fai un baffo!

La vita diventa più tosta, frenetica, l’ansia ti toglie il respiro? Agli altri passa la fame, cibo no grazie. A me si apre un pozzo, che Pantagruel me fai un baffo!

Arriva quel momento in cui la soglia di stress supera abbondantemente per km la linea dell’equilibrio? Quindi, oltre all’andata, tornare all’equilibrio, vuol dire un lungo percorso a ritroso? Agli altri si spegne l’appetito e si attiva l’adrenalina, a me si attiva la Fame, (si quella con la F maiuscola), che Gargantua e Pantagruel insieme, me fate un baffo!

Eh niente, è così, combatto da una vita con questo mio modo di compensare le cose che non posso risolvere a breve.

I vuoti improvvisi, le ferite d’amore (chiamiamole così, perché chiamarle “sciabolate inferte con forza e noncuranza da persone con gravi problemi interiori e psicologi” è troppo lunga), lo stress, la paura di non farcela economicamente, la sensazione che o ci pensi tu o ci pensi tu, la “saltuaria solitudine” (perché chiamarla “che cazzo ci sto a fare in mezzo a voi che l’unica cosa che abbiamo in comune è l’appartenenza alla stessa razza, e non ne sono tanto sicura”, è troppo lunga). Solitudine saltuaria non delle persone ma di menti affini a te nel vivere, sentire, percepire amare la vita alla-nella stessa vibrazione. E infine quella cosa detta per ultima, ma forse avrei dovuto dirla per prima. Il “sentire”. Sentire il peso di un mondo così diverso da me.
Ecco tutto questo fa si che io, a volte, ceda e mi faccia questa cosa tremenda, mi ancoro a questo mondo tramite il peso.

Certo poi mi rendo conto che è assurdo, ma quando sono in mezzo alla bufera di una delle cose appena scritte (anche più di una, che si solito viaggiano in gruppo, le bastarde), pur essendone consapevole a livello logico, a livello emotivo mi alzo il dito mediano da sola e mi dico “puppa” e mi “ancoro nel modo sbagliato”.

Poi arriva il momento, dopo innumerevoli ragionamenti tra me e me, dopo approfondite discussioni tra me e le mie multiple personalità, faccio scattare il relè interiore, e ricomincio a far del bene al mio corpo, che delle seghe mentali mi son stancata.

Ieri mi son iscritta in palestra, comincio settimana prossima, abbonamento annuale.

Mi son iscritta in palestra, per perdere tutto quello che ho accumulato in un anno e mezzo. Ed è tanto. Ancora una volta.

Speriamo che con l’età abbia appreso e questa sia l’ultima volta che mi ancoro con il peso e non con l’anima.
Insomma, il puppa, stavolta lo diciamo alla ciccia.