SORRIDI


Diamanta

Quando questa foto fu scattata, mi tolsero gli occhiali a significare che in fondo ero malformata, ma almeno in foto, potevo sembrare normale. In tal modo non avrei lasciato un ricordo di me per quello che ero (difettata), ma per quello che avrei dovuto essere e (poverina) non ero.

Non vedevo bene. Tutto era confuso e sfocato. Mi misero dietro un fondale finto, una penna finta in mano, un quaderno finto con tutte le pagine vuote, bianche e inutili, mi misero in posa senza ciò che mi permetteva di vedere chiaro intorno a me e mi dissero: “Sorridi”. Sorrido molto in questa foto vero?

Quante volte è accaduto poi nella vita che mi abbiano fatto sentire inadeguata, tolto gli strumenti per vedere chiaro, mi abbiano adagiato su sfondi di vita non miei o peggio ancora falsi e mi abbiano detto sorridi? E’ successo anche a voi vero?

Io ho smesso di farlo. Ci ho messo qualche anno lo ammetto, ma ora dietro di me nessun telone, solo vita che pulsa e in movimento (per questo ho compreso la bellezza del mutamento anche se a volte è destabilizzante). Ora ho un “quaderno virtuale” fitto e pieno di scritte di vita, la tastiera è la mia penna. Nessuno che mi dice sorridi, ma io sorrido, molto, anche quando son da sola.

Questo post è dedicato a tutte le persone che vivono (o hanno vissuto), una situazione in cui sembrano felici, ma dentro sentono un disagio che imputano a se stesse e all’esser sbagliate. Non sanno (ancora) che è la propria vera natura che chiede respiro. Si sentono inadeguate e sbagliate, non sapendo che l’unica cosa sbagliata è chi le vuole diverse da quello che sono, e spesso quella persona, sono loro. Date vita a voi stessi.

PS: lo dedico anche a chi mi vuole bene, tanto, così come sono, e mi rimane accanto nel tempo. A volte starmi vicino non è semplice, ma rubando la frase di chi non so chi: “Non ti sto dicendo che sarà facile, ti sto dicendo che ne varrà la pena”.

PPS: Leggendo il PS qui sopra si nota che ho un problema di autostima, effettivamente ne ho tanta, penso bene di me spesso. Sappiate che i problemi sorgono quando uno pensa male di se, non il contrario.

HO SMESSO


Ho smesso di credere che tutti sono buoni, ho smesso di credere che le persone sono uguali, ho smesso di credere che non puoi far del male se non vuoi, ho smesso di credere che tutti sono amici, ho smesso di credere alle storie a lieto fine, ho smesso di credere che i cattivi non esistono, ho smesso di fumare, ho smesso di credere ai principi azzurri, ho smesso di credere che tutto ha un senso, ho smesso di credere alla parodia “amore”, ho smesso di credermi migliore, ho smesso di credermi peggiore, ho smesso di pensare che un’egoista smetterà spontanemente di esserlo, ho smesso di rimandare al futuro il mio futuro, ho smesso di credere che la pecora non possa mordere. Ho smesso.

Ho smesso tante di quelle cose, che pezzo a pezzo ho cominciato a (di)smettere me stessa, convinzione dopo convinzione mi abbandonavano lasciandomi denutrita di sogni e speranze.

Ho smesso un sacco di cose, per rendermi conto che ho smesso tutte cose esterne a me. Ed ecco forse è tutto lì, sotto tutto quello smettere di credere che le soluzioni fossero fuori, e sotto quelle illusioni, ecco me stessa.
Non sempre mi piaccio, ma quasi sempre mi accetto.

E credo di piacere anche all’universo, poichè quando sembra che io stia per dire “ho smesso tutto”, quando inciampo e la forza di rialzarmi non l’ho più, quando mi domando che senso ha, quando mi sembra che non esistano colori e differenze, quando credo di non esser adatta a questa vita, quando affondo tra calcoli e conti, tra emozioni e desideri, ecco proprio in quel momento mi arriva un messaggio da parte sua in cui dice: “Non ho mai smesso di sapere che facevi parte di me, non smettere tu di pensarlo”. Quando ciò accade io piango e rido insieme. Grata del dono.

Questo scritto è dedicato a una persona.
Io non ho bacchette magiche, non ho soluzioni. Sono più le volte che inciampo e mi sbuccio le ginocchia che il resto, vado avanti anche io a tentoni, senza libretto delle istruzioni di questa vita. Ma una cosa ho imparato in tutti questi anni, ed è che se permettiano allo sconforto di prenderci troppo a lungo, egli ci terrà prigioniere insieme alle nostre paure.
Vorrei passarti in un attimo tutto quello che ho appreso negli anni, non è possibile e se anche lo fosse sarebbero solo l’esperienza del mio “cammino” non del tuo. Questo non vuol dire che sei sola. Vuol solo dire che possiamo camminare sulla stessa strada insieme, solo che vedremo cose diverse.
La nostra ricchezza sarà proprio quella raccontare all’altra quello che lei non vede.


nell’aria nel frattempo volano queste note