MAGIA


Ho questo bisogno di magia che mi ha sempre fregato.
Che mi frega ancora.

Ho avuto bisogno di magia perché questo mondo non mi appartiene, o io non appartengo a lui. Così diverso da me, che viverlo, molto spesso diventa una latente sofferenza.
Per avere la capacità di sostarci, ho usato magia e incantesimi su amori, amicizie, politica, persone e situazioni, per poi veder tutti i miei incantesimi dissolversi e spezzarsi. Questo mondo la magia la consuma, se ne nutre e defeca mostruosità.

Ogni volta è più difficile fare nuovi incantesimi, trovare formule e visioni più efficaci, perché questo mondo consuma anche me, e mi lancia il suo incantesimo chiamato disillusione. E’ potente sapete.

Ho questo bisogno di magia che mi ha sempre fregato.
Ho abbellito amori, infiocchettati, pennellati di rosa confetto, di viola intenso e rosso passione, dimenticando che il colore di questa terra è marrone.

Ho questo bisogno di magia che mi ha sempre fregato.
Ho mangiato utopia e politica, credendo che il bene vinca sempre sul male, che gli onesti e i puri contageranno il mondo, che in ognuno di noi ci sia un eroe della Marvel nascosto, che l’umanità non si perda e abbia la spinta a progredire e non regredire.

Ho questo bisogno di magia che mi ha sempre fregato.
Ho creduto alle persone a lungo, alle parole che dicevano, non sapendo che quasi tutta l’umanità mente a se stessa e quindi mente anche a te.
Nonostante ciò io credevo in loro. Tanto da aver fatto credere in loro stessi.
Alcuni che risiedevano nel mio cuore mi mettevano in guardia: “Vedi solo il bello della gente” – “Non farti del male”.
Han provato a tutelarmi, ma per ironia della sorte, son stati i primi a colpirmi a “morte”.

Ho questo bisogno di magia che mi ha sempre fregato.
Ho ancora questa magia dentro, questo è il problema. Questo pianeta non me l’ha del tutto consunta. Provo a lanciar ancora incantesimi, anche se disillusione molti ne ha spezzati e resi inutilizzabili. Ho questa magia dentro che mi tiene ancora ancorata in qualche modo a questo mondo, perché non so, so che averla, a volte mi fa percepire la tensione e il sofferente tenace spasmodico pulsare del mio miocardio.

Ho questa magia dentro, e forse la vera fregatura, sarebbe non averla.

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INAUGURAZIONE ESTIVA


Pago la colazione, gli occhi si posano sopra. Inaugurazione estiva. Torno indietro nel tempo, mi sembrano passanti millantanni, ma son solo anni e non milla. Me & le mie amiche.

Ritrovo alle 21.00 al bar. Il caffè e le parole che tintinnavano nel buio, voci di chi pensa all’amore e ancora ci crede. Entravamo in discoteca un paio d’ore dopo, con il biglietto omaggio, ballavano fino a chiusura e quando avevano sete, andavamo in bagno a bere dal rubinetto. Il venerdì l’inverno e l’estate il giovedì.

Con il costo di un caffè godevamo pienamente della notte, avevamo gli occhi pieni di opportunità e il cuore aperto.

In quella discoteca un “baccanetto” mi ha vomitato a spruzzo sulla spalla nuda mentre camminava in senso contrario al mio.
In quella discoteca ho sorretto per sette volte, nella stessa serata, la testa alla mia amica mentre rigurgitava i negroni sul cesso e chiedeva “pane sano” da mangiare. Il “pane sano” alle quattro del mattino siamo andate a cercarlo per lei, trovandolo appena sfornato.
In quella discoteca ho trattenuto lacrime d’amore che chiedevano libertà.
In quella discoteca ho compreso che la solitudine è uno stato mentale, perché mai mi sono sentita così sola, come quando ero circondata da gente.
In quella discoteca ho baciato per la prima volta Lui, “wherever you will”, come in un film, in mezzo alla pista sul lago, mentre il mondo scompariva ed esistevamo solo noi due.

Guardo il biglietto. Oggi. Inaugurazione estiva. Non mi manca non andarci, fa parte di ieri. Quello che mi manca è una parte di me, quella che non è riuscita a sopravvivere a quegli anni.

PUPPA


Il peso è sempre stato il mio tallone d’Achille. Sempre.

In amore va male, sei triste e disperata, piangi e soffri? Alle altre si chiude lo stomaco e non riescono a mangiare. A me si apre una voragine, che Gargantua me fai un baffo!

La vita diventa più tosta, frenetica, l’ansia ti toglie il respiro? Agli altri passa la fame, cibo no grazie. A me si apre un pozzo, che Pantagruel me fai un baffo!

Arriva quel momento in cui la soglia di stress supera abbondantemente per km la linea dell’equilibrio? Quindi, oltre all’andata, tornare all’equilibrio, vuol dire un lungo percorso a ritroso? Agli altri si spegne l’appetito e si attiva l’adrenalina, a me si attiva la Fame, (si quella con la F maiuscola), che Gargantua e Pantagruel insieme, me fate un baffo!

Eh niente, è così, combatto da una vita con questo mio modo di compensare le cose che non posso risolvere a breve.

I vuoti improvvisi, le ferite d’amore (chiamiamole così, perché chiamarle “sciabolate inferte con forza e noncuranza da persone con gravi problemi interiori e psicologi” è troppo lunga), lo stress, la paura di non farcela economicamente, la sensazione che o ci pensi tu o ci pensi tu, la “saltuaria solitudine” (perché chiamarla “che cazzo ci sto a fare in mezzo a voi che l’unica cosa che abbiamo in comune è l’appartenenza alla stessa razza, e non ne sono tanto sicura”, è troppo lunga). Solitudine saltuaria non delle persone ma di menti affini a te nel vivere, sentire, percepire amare la vita alla-nella stessa vibrazione. E infine quella cosa detta per ultima, ma forse avrei dovuto dirla per prima. Il “sentire”. Sentire il peso di un mondo così diverso da me.
Ecco tutto questo fa si che io, a volte, ceda e mi faccia questa cosa tremenda, mi ancoro a questo mondo tramite il peso.

Certo poi mi rendo conto che è assurdo, ma quando sono in mezzo alla bufera di una delle cose appena scritte (anche più di una, che si solito viaggiano in gruppo, le bastarde), pur essendone consapevole a livello logico, a livello emotivo mi alzo il dito mediano da sola e mi dico “puppa” e mi “ancoro nel modo sbagliato”.

Poi arriva il momento, dopo innumerevoli ragionamenti tra me e me, dopo approfondite discussioni tra me e le mie multiple personalità, faccio scattare il relè interiore, e ricomincio a far del bene al mio corpo, che delle seghe mentali mi son stancata.

Ieri mi son iscritta in palestra, comincio settimana prossima, abbonamento annuale.

Mi son iscritta in palestra, per perdere tutto quello che ho accumulato in un anno e mezzo. Ed è tanto. Ancora una volta.

Speriamo che con l’età abbia appreso e questa sia l’ultima volta che mi ancoro con il peso e non con l’anima.
Insomma, il puppa, stavolta lo diciamo alla ciccia.