COSINA


Stamattina l’ho sognata. Ma era un sogno? Ero in quella fase in cui sei sveglia ma non ancora caduta in questo mondo.

Era acciambellata, vicino alla mia pancia mentre ero, a mia volta, acciambellata di lato. Riuscivo perfino a sentire la consistenza fisica della sua presenza, il mio braccio ad avvolgerla, per poi rendermi conto che non era possibile, ma sentirla lo stesso.
Ed è allora che è esploso il dolore, quello che quando uno è vigile, controlla sempre, modula, gestisce. Quello di avere la certezza di non poterla più sentire, toccare, annusare e abbracciare in questa vita. Mi son piegata in due, rannicchiata a volerlo contenere. E son fuggita in un sogno. A stemperare un vuoto che con i pensieri non riuscivo a colmare.

Mi son ritrovata nella mia stanza. Un monolite grezzo, nero, lucido, appuntito, tipo Stonehenge, faceva parte della mia camera da letto. Si era spezzato e aveva preso altra forma, una L, alzata da terra.
Ho sognato quella stessa stanza, invecchiata, in cui si vedevano alle pareti i rimasugli di scotch adesivo, fogli appesi ormai spariti, che rammentavano un lontano passato staccato e chissà dove, ormai, volato via.
Pensavo che avrei dovuto ridipingere e cercavo aiuto per incollare il monolite e riportarlo alla sua vecchia forma.

Pochi minuti di sogno ed è arrivata l’orda felina.
La piccola Sophie che cerca carezze e dispensa fusa mentre si infila sotto il piumone, tra braccio e collo. Loki in paziente attesa sul comodino ad osservarmi da vicino. Moka cui pesa far il maschio forte perché “oh io son maschio coccoloso, dai impastami la pancia”, si adagia al mio fianco. Atena, signora Alpha di casa, nume tutelare, mi sorride con gli occhi e con la coda ritta. Smilla la paurosa si mette in fondo al letto e Morgana controlla da lontano.

Sono donna fortunata, fusa e amore come cascate, che noi al Niagara ci facciamo le pernacchie, ma Lei manca lo stesso, molto più di quanto avessi mai potuto immaginare.

I cromosomi della mia anima si sono intrecciati con i suoi.

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RUGGITI D’AMORE


Mi sveglio perché sento un leggerissimo peso sulla gamba, mi alzo solo con il busto, so già che si tratta di Loki il gattone beige. La luce della luna che attraversa la finestra me lo fa vedere, lo accarezzo.
Noto accanto a lui la piccola e leggera Atena, la mano passa su di lei che incomincia a far le fusa. A pochi centimetri ancor più piccola e leggera Smilla, mi allungo a lei, si stiracchia e comincia a fuseggiare insieme ad Atena.
Tutto quel “rumore” nella notte silenziosa attira Moka il fratellino nero. La sagoma silenziosa salta leggera sul letto, arriva si piazza in mezzo a quella coccola rumorosa e inizia a far parte del coro.
Diana la cagnolina, alla mia destra, sospira attirando la mia attenzione quale preghiera di una carezza anche per lei.
Mi domando dove sia Micio, forse con Progenie e VB che dormono nell’altra stanza.

Seduta al centro del lettone, accarezzo a semicerchio, partendo da Diana. Affondo nel mani nel pelo morbido intorno a me.

Potessi far le fusa le farei anche io. Ma in fondo le sto facendo.
L’energia ed i pensieri che mi attraversano la mente si effondono intorno a me nell’aria. I gatti percepiscono e le fusa diventano ruggiti d’amore della notte.

Li guardo attraverso la luce della luna, siamo una famiglia interrazziale la cui lingua ufficiale è l’amore.