THE X-FILES BAMBI


Warning: Questo post nasce dalla diatriba nata sulla pubblicità di una merendina italiana, pubblicità che personalmente non ha suscitato nessuna reazione (né positiva, né negativa), ma la diatriba scaturita ha portato alla mente il ricordo di un ricordar un ricordo.

Bambi, il film della Disney visto da bambina, fu per me un trauma. Talmente profondo che, (venni a sapere anni dopo) appena morì la mamma di Bambi, iniziai a piangere. Lo feci per tutto il tempo del film e per le due ore successive all’uscita del cinema. Inconsolabile, l’aggettivo.

Dopodiché feci una cosa che si chiama “rimozione di un ricordo traumatico”. La mente stabilisce che non hai vissuto quella situazione, qualsiasi essa sia, perché il dolore è insormontabile e insopportabile, e tu “dimentichi”.

La “rimozione di un ricordo traumatico” non è effettiva. Il nostro cervello per proteggerci lo manda nell’antro più oscuro della nostra mente, dove noi difficilmente andiamo di nostra volontà, e lì lo deposita. Una specie di X-files de noartri. Io archiviai un X-files di “dolore empatico” in quell’antro.

Oltre trent’anni dopo, mentre guardavo una cassetta con Progenie(*), mi resi conto che intuivo esattamente ciò che sarebbe accaduto nella scena successiva. Non possedendo doti di preveggenza non riuscivo a comprendere come fosse possibile. Non capivo, non avevo mai visto quel film.

Arrivai a chiedere a mia madre se lo avevo visto da piccola. Lei mi rispose di no. Ma quella sensazione deja vu era persistente, tanto che qualche giorno dopo sentendo al telefono mia zia, quella che mi fece da mamma i primi anni di vita, lo richiesi a lei.

Così arrivò in superficie, che si l’avevo visto e che avevo pianto a dirotto per ore, mentre lei raccontava, ricordavo anch’io.

Questa cosa fu sconvolgente per me.
Tutte le certezze del mentale messe in dubbio. Chissà quante cose abbiamo rimosso e non lo sappiamo e non sapremo (a meno di non trovarci davanti a un effetto scatenante). Chissà quante cose abbiamo rimosso e al loro posto abbiamo messo ricordi per noi più accettabili, ma non veri.

Da allora un paio di dubbi mi accompagnano sempre. Il primo: se quello che penso e dico, sia quello veramente accaduto od ho una visione corretta e rivisitata. Il secondo che, che tu, persona (qualsiasi tu sia) quando mi parli, mi racconti quello che è accaduto o mi racconti la favola che ti stai raccontando.

La realtà questa magnifica sconosciuta.

Raccontiamo bugie, omettiamo verità, inconsapevolmente (alcuni, sappiatelo, consapevolmente). Modifichiamo la percezione di noi, degli altri, degli avvenimenti e delle situazioni, e quindi diamo indicazioni sbagliate a noi stessi e agli altri. Poi ci sorprendiamo che le cose non vadano quasi mai come vorremmo. Da presupposti sbagliati, nascono situazione sbagliate.

Ora (chi mi conosce) capite questo mio bisogno costante di arrivare il più possibile vicino alla verità?

(*) Fu il periodo in cui la Disney fece uscire le vhs dei suoi film, quando avendo una MiniProgenie e pensando di fare la brava mamma, le comprai tutte (o quasi) man mano che uscivano. MiniProgenie ed io le guardavamo insieme, così vedevamo le fiabe, le fiabe belle…

Progenie ti prego, perdono, se oltre ai traumi del “Ti devo parlare” con cui ho minato la tua adolescenza, ti ho esposto all’omicidio della mamma di Bambi, alla morte traumatica del padre del Re Leone, al cacciatore che espianta cuori di Biancaneve. Non ne ero consapevole.

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BAMBI AL RIPARO NELL’INCONSCIO


IL FATTO: Anni addietro. Progenie è piccola, quell’età in cui compri tutte le cassette dei film della Walt Disney, i cartoni animati per intenderci. Ora tenuto conto che una parte di me non è mai cresciuta e che appartengo ad una generazione che i film di Disney poteva vederli solo al cinema, accade che me li gusto insieme a lei. Guardando uno di questi però ho la sensazione strana di avere le premonizioni.

Il film era Bambi e io non lo avevo mai visto. O così credevo almeno…

Una parte di me non si capacitava di quella sensazione e ho chiesto a mia madre e a zia che mi ha fatto da mamma “Ma da piccola ho visto il film?”

E li la scoperta. Mia zia mi raccontò di avermi portato al cinema, ai tempi vivevo con lei a Trieste, avevo cominciato a piangere nel momento in cui la madre di Bambi muore, avevo continuato per tutto il film, ero uscita dal cinema piangendo e avevo continuato a piangere per un’ora dopo.  Credo che a quel punto la mia mente per salvarmi dal dolore che sentivo recise il ricordo, lo rimosse.  Anche se nella realtà non è che lo rimuovi, lo spingi nell’inconscio a una profondità abissale tanto da non ricordartene più… fino a che qualcosa non lo riporta a galla.

Questa cosa fu uno “sberla” psicologica per me. All’improvviso ricordai parti di quel pianto e di quel dolore. Da allora spesso mi sono domandata quali altre cose posso essermi nascosta. Spesso mi domando se è capitato ancora, se capiterà ancora, che la mia mente diventi a tal modo protettiva verso me, da cancellarmi pezzi di vita.

La cosa mi lascia instabile per certi versi, per me sapere è linfa.  Poi ho pensato che anche il sapere di non sapere è un sapere e che ho la fortuna di avere mente a cuore integrato.

Posso anche permettere che la mente in alcuni casi, per un pò,  protegga la mia anima Bambi, fino a che riesca a sostenere da sola il peso di alcuni dolori.