GENERE FEMMINILE


Son diventata genere femminile che odia stucchevolezze, diabeterie varie, forzati sorrisi con tonsille esposte, i “cici e cicia” multiformi.
Eppure son rimasta romantica.

Son diventata genere femminile sostantivo con molteplici aggettivi, questo confonde, questo mi confonde.
Eppure ho chiarezza interiore.

Son diventata genere femminile, confuso, profuso, perso, disperso, lamento pezzi di me, mi manco all’origine.
Eppure sono integra.

Son diventata genere femminile che usa il suo maschile, lo porta in superficie, lo usa e a volte ne abusa.
Eppure maschile non sono.

Son diventata genere femminile che usa parte di se a scudo e quindi conserva ciò che dovrebbe lasciare andare.
Eppure sono leggera.

Son diventata genere femminile, in un mondo binario due, inevitabile lo so, scegliere è il compito.
Eppure io anelo a uno.

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IO E LEI


Io con il mio nuovo improbabile colore dei capelli, quasi alla Vivienne Westwood. Tutti a pensare che li abbia fatti apposta così, e invece no. Mi dicono “Di sicuro non passi inosservata”, ma del resto, quando mai negli ultimi ventanni son passata inosservata?

Lei con i suoi capelli in cui il rosso si nasconde tra le onde del color castano, come fa con i pensieri a volte. Li vedi guizzar per un attimo nell’iride per poi scomparire nei mondi che cela ai più.

Io con la mia giornata di ripasso dei colori dell’anima alle spalle, il cuore leggero per la bellezza delle persone con cui l’ho fatta.

Lei con la sua giornata di scalata alla montagna, dove affronti te stessa mentre affronti la parete. Dove capisci che la roccia è amica di chi la rispetta e la ama, che è madre accogliente e che sprona a dare il meglio di se.

Io e Lei così diverse nell’affrontare la vita eppure così profondamente simili a un livello che non vedi, ma percepisci.

Io e Lei difformi nel fisico ma entrambe a strappar sulla sinistra la lista della spesa scritta sulla carta.

Io e Lei compagne di viaggio saltuarie su questa terra, ma unite da un invisibile filo.

Io e Lei con le immagini negli occhi, e il nostro tentativo di catturarle.

Ecco io e Lei, poi qui, nel nero della sera, a tuffarci nel rosso e a parlare.
Io a parlare tanto, come sempre.
Lei parlare tanto, come quasi mai.

Grazie “LEI” di una bellissima serata nella Milano che amo e odio insieme. Da quando tu la abiti, io la amo un pò di più.

ALONE


Con il primo freddo vero e quelle nuvole che avvolgono come un cellophane grigio scuro, son arrivate anche loro. La cervicale e questa sensazione di cupa tristezza. Come se corpo e anima stessero vibrando sulla stessa tonalità monocorde.

Ho voglia di viaggi che non posso fare, desidero libertà di cui dovrei pagare pegno, anelo cuori con cui denudare i miei pensieri, bramo al nuovo come un apneista in emersione, il primo respiro fuori l’acqua .

Sbuffo, butto lo sguardo fuori la finestra. Rammento il sospetto di ieri sera, mentre guidavo nel buio. Le luci rosse e gialle della città a illuminare l’oscurità esterna che sembrava voler prendere possesso anche di me.

La sensazione di attraversare questo mondo da sola.

The winter in coming, e io necessito di più colore e calore nella mia vita.

PENOMBRA


«Scrivi come se le persone che conosci fossero tutte morte»

 

Ma a volte non è così facile.

Sono momenti in cui sento il bisogno della penombra per parlare in piena luce.

«E’ una frase di Brenda Ueland»

EMAIL


Capita una mattina che ti ritrovi in una vecchia casella postale.  Vecchia, tipo guerre puniche, che non usi da anni e mentre fai pulizia, ti leggi a ritroso.

Ti ritrovi lì, diversa seppur uguale. Ti fai tenerezza, perché loro non lo sapevano, guardavano gli anni fuori e non dentro dove eri cucciola. Loro vedevano una donna “esperta” (o lo volevano vedere) ma tu eri come una adolescente ingenua e come tale amavi. Amavi come solo nell’adolescenza si può amare. Immaturamente a discapito di se stessi, ma con un’intensità che si rimpiangerà per tutti gli anni a venire.

Ti leggi nelle righe mandate alle amiche, agli amici, a vecchi blogger, a “spasimanti” che ci provavano senza speranza. Ti leggi in quel conoscersi attraverso le parole con le distanze di mezzo, quando non c’era whatsapp e facebook era un piccolo bimbo ai suoi primi vagiti.

Ti leggi. Quello è il passato, tu sei quella ma non sei più la stessa. Ora sei grande fuori e grande dentro, forse ancora un pò ingenua, e non sai se sia un bene. Non sai se sia un bene esser diventata grande dentro o esser rimasta ancora un pò ingenua.

Ti leggi e cancelli, ma prima qualcosa lo porti qua, in ordine sparso, a memoria di te, di un periodo in cui eri l’embrione di quello che sei oggi.

«Il mio primo capodanno da sola l’ho fatto a 15 anni per un bidone degli “amici” che non mi hanno neppure avvisato…. quello è stato brutto, non per averlo passato da sola, ma per la mancanza di rispetto verso me, anche se allora non riuscivo a mettere giù le parole giuste come ora, sapevo che era brutto quello che mi avevano fatto… ma non riuscivo a spiegarmi. Poi gli ultimi quattro anni li ho passati in mezzo alla gente… piangendo (senza farmi vedere chiaramente) grazie al caro (omissis). Non è lo stare in mezzo alle persone che ti fa sentire meno sola»

«I semi son fatti per essere piantati, e bisogna aspettare che trovino la forza e l’energia per bucare il terreno. E che tutti (io compresa) soffriamo della sindrome dell’impazienza. Hai mai fatto caso che più osservi se il tempo passa, meno passa? Anzi sembra che quasi si fermi e rallenti. Ci sono cose dentro di noi che funzionano allo stesso modo»

«Ma ho dovuto ancora una volta difendermi da lui, e ogni volta che accade io ne rimango svuotata senza energia. Non ha “pietà” vede solo lui e il suo, è incapace di non farmi del male, anche se non vorrebbe»

«Sono una donna che a vivere ci prova…. provo a combattere, non è detto che vinca, ma non è detto neppure che perda»

«Quando un uomo mi dice fidati, ho imparato a diffidare»

«Perché strano essere fedeli e sensuali? Sensualità non vuol dire troiaggine.
La sensualità è una cosa ben diversa, che fa parte di te come il colore dei capelli, e non devi per forza scopare ad ogni occasione piacevole che capita per esserlo. Sensuale è il fondersi del corpo con lo spirito, dell’anima con la carne. Per me c’è una grande differenza tra sensuale e sessuale»

Ti leggi, questa eri tu undici anni fa.
Mi leggo, questa sono io, le mie radici.

LEONI DA PORTAFOGLIO


Il mio solito mensile appuntamento con i miei microcontributi e il mio supporto, non solo da leone da tastiera, ma mettendo mano al portafoglio. Anche se non ho la certezza dell’esistenza del leone da portafoglio, mentre ahimè da tastiera è pieno l’etere.

Ad aprile verso una goccia a:


e

Andrea Cisternino
RIFUGIO ITALIA UKRAINE
Iban IT02O0103001661000001396774

(Per altre info e contatti cliccate sulle icone relative)

Rammento che:
No, non scrivo un post tutti i mesi quando verso perché son alla ricerca di bene, brava, bis.
No, non sono alla riceca di gratificazioni al mio ego.
Ni, forse cerco di contenere i miei sensi di colpa perchè io sto bene e altri no (molto catto-comunista lo so).
Si, lo faccio perché aver un appuntamento fisso scritto mi “spinge” a non saltare l’impegno che mi son presa con me stessa.
Si, lo propongo perché chissà mai che a qualcuno non venga voglia di far lo stesso, magari con altri associazioni.

DI STELLE E DI FANGO


E le vedi passare le bugie.
Quelle che ti dicono e quelle che si dicono da soli.
Vedi scivolare anche le cose non dette, non nei silenzi che abbracciano, ma nel vuoto che spaventa.

Lo sai di non detenere il vero assoluto. Sai di averne percepito, piccoli grammi sparsi qua e là, nella tua vita. Però l’hai sempre rincorso, a volte sbagliando, confondendo desiderio con verità. Già, la verità, la insegui ancora. Sperando prima o poi, di avere la forma per poterla contenere, magari fosse anche tra qualche vita.

E le vedi passare le bugie e i silenzi delle cose non dette.
Taci, anche se vorresti parlare. Poi pensi: “Diciamolo, chi cazzo sono per scagliar la prima pietra? Io, la pietra, neppure riesco a farla rimbalzare sull’acqua”.

E le vedi passare le bugie, i silenzi delle cose non dette e le solitudini fatte materia.
Non sei nessuno per parlare, ma non hai di certo l’obbligo di accettarle. Puoi quindi lasciarle andare alle tue spalle, insieme alle persone che te le dicono o se le dicono (e dicendole a loro, le dicono a te). Puoi, ma non sempre è così facile lasciare andare le persone.

Scruti una notte luminosa. Leggero il respiro. Ti sovviene Oscar Wilde. Lo Speri. Chissà mai che tutta quella luce non ti aiuti a trovare quello che tanto cerchi.
moon-bunny-by-indre-bankauskaite