EPPURE


E che volte mi scatta la botta di permalosità e non è facile avermi vicino al quel momento. Credo dipenda dal fatto che sono stata così tanto poco permalosa da far credere agli altri di potersi permettere tutto con me. E molti, non tutti, ma comunque troppi, si sono permessi di tutto. Quindi, a volte, divento come un istrice, quando vedo avvicinarsi la mano rizzo gli aculei, perché non so mai se quella mano, accarezza o picchia.

Accade così che, nonostante una natura socievole, una predisposizione al mondo (diciamo a una parte di esso), io permetta a pochi di avvinarsi davvero al nocciolo di cui sono intrisa. Ciò avviene anche se io so che ogni volta che faccio entrare una persona, il mio cuore non ha meno spazio dentro, ma si allarga. Eppure.

I miei eppure sono fatti di piccoli sfregi sulla pelle, di “Non fa niente” detti piano, quando faceva tanto, di sorrisi a celare una parte che si frantumava in quell’istante. I miei eppure sono formati dagli strappi fatti alla mia anima, da chi professava il suo affetto per me. I miei eppure sono minute gocce di sangue rapprese a cicatrizzare intorno al cuore, ed esser così cura e prigione insieme. Il mio eppure più profondo ha un nome che la mia bocca non pronuncia più.

Quindi no, non sono fredda, non sono inavvicinabile, non sono dura, non sono cinica, sono solo un semplice e piccolo eppure.

CICATRICI


Giuro, non lo faccio con cattiveria, è un mio istinto atavico. Penso che quando ero un semplice prebiotico e sguazzavo felice nel brodo primordiale, senza tante seghe mentali, già l’avessi.

Io non dimentico. Con calma, piego con delicatezza il momento, lo archivio in ordine cronologico, forse anche alfabetico, e conservo.

Questo non vuol dire che “non perdono”, che poi chi io son io per perdonare, mica dio, quindi perdonati da solo, io non devo perdonare niente e nessuno, posso solo o accettare o andar oltre.
Voglio solo dire che, anche a distanza di tempo, se tu fai una cosa, anzi la rifai e mi dici “scusa”, io tiro fuori la lista “scusa” e ti dico, per quello stesso identico “scusa” o similare, quante volte me lo hai detto, dove, come e che ora era.

Certo l’aver questa lista, se tu me la fai tirar fuori ogni tanto, fa si che ogni io mi domandi “Ma tu, nella mia vita, che ci stai a fare?”
Bada bene, non lo dico con orgoglio, vorrei esser più zen e portata alla comprensione e all’accettazione della crescita altrui. Ma parlando di crescita, son in crescita anche io e quindi non son perfetta, anzi.

La verità è che anche a distanza di parecchi lustri, ogni carezza ricevuta io la rammenti, ma anche ogni schiaffo. Mi ricordo la pelle sfiorata e quella tagliata. La frase che mi ha coccolata e quella che mi ha sfregiata.
L’oblio non fa per me, sarà per quello che ferite aperte non ne ho, ma cicatrici si. Credo che lì si conservino le mie liste.

La verità è che io non cancello niente
La verità è che io archivio

Painting by Salvador Dali

PROGENIE


Il suo ingresso è stato plateale, occhi spalancati sul mondo e mano chiusa intorno al cordone ombelicale, come fosse aggrappata al palo dell’autobus e aspettasse la sua fermata per scendere. Il suo indice di Apgar fu 10, fin da allora intenta ad ottenere il voto più alto.

Qualche anno dopo all’asilo era una testa di riccioli impossibili, due occhioni e una forma di tenerezza-protezione verso quelli più piccoli di lei, uno dei pochi momenti in cui ha permesso a questa parte dei lei di essere visibile (si lo so, un po’ mi detesterai perché lo dico).

Alle medie inferiori, un’adolescenza precoce (del resto dall’indice di Apgar in poi ha sempre cercato di arrivare prima in ogni dove) sconvolse me, madre, convinta di aver sbagliato tutto, educazione compresa. Di non aver fatto nulla di buono e di aver fallito.

Alle superiori il suo forare l’adolescenza verso la forma adulta non fu indolore, ancora oggi cicatrici di quel periodo glielo rammentano e coincisero con il mio forare la vita verso la consapevolezza. Ripenso ad allora, sospiro di sollievo all’idea di quanto siamo state entrambe  baciate dalla fortuna e nel contempo consapevolmente determinate. Del resto la fortuna aiuta gli audaci.

Poi l’università tra scelte di studi e crescita, tra la ricerca di se e la ricerca del mondo, in qualche modo han fatto passare gli anni cercando di centrare l’obiettivo. Per lei e il suo interiore “Indice di Apgar” è stato stressante e spesso lo è ancora.

Lo studio all’estero, la laurea, il 110 con lode, il master ancora all’estero, il ritorno in italia, il programmare un secondo anno di master, la ricerca infruttuosa di una temporanea fonte di cash per il secondo anno di master, è stato un attimo, senza nemmeno accorgersi si arriva ad oggi.

Oggi il tuo essere donna fatta di mille sfaccettature, le tue paranoie e le tue idee geniali, la tua forza e i tuoi timori, il tuo interiore esposto così tanto da celarsi a quasi tutti, l’essere quella che sei anche con quei lati del carattere che a volte veramente ti prenderei per i capelli e ti fracasserei i denti sullo spigolo del tavolo (ma con amore naturalmente), l’ironia, il cinismo, la correttezza e l’uso della verità. Tutte queste cose, e altro che non cito, fanno di te, la persona, non solo la figlia, la donna che in tutti questi anni ha continuato a farmi dire: “Se non fosse mia figlia, la vorrei come amica“.

Accade a volte che il mio lato oscuro caratteriale, il mio stress e il mio nervosismo prendano il sopravvento e ti feriscano o quantomeno ti facciano incazzare, rendendoti difficilissimo rapportarti a me che in quel momento pungo. Sappi che nel momento stesso in cui me lo dici, me ne rendo conto. In quell’attimo chiederti scusa è difficile, la parte negativa dell’orgoglio e lo stress che accompagna quei momenti è troppo forte. Lo faccio ora per allora, scusa.

Quest’anno il due sarà per l’ultima volta davanti ai tuoi anni.  Avrei voluto aver la possibilità di festeggiare in modo diverso, più “ricco”, ma come ben sai il periodo è quello che è.  Una semplice pizza stasera e questo mio scritto son il tuo regalo di compleanno.

Auguri Progenie, auguri bimba mia, anche se non sempre sembra, io scoppio di orgoglio costantemente per te.

Ti voglio bene.
Mater

Photo by Chiwaz 2014 – Gabriele Castelli

SORRIDO


Sorrido di niente e di tutto, di queste labbra che dicono sciocchezze per ridere e far ridere, di questa luce che mi avvolge, del domani che sento, lo so sarà migliore, ma non per questo mi dimentico di viver bene il presente.

Sorrido con lo sguardo e la pelle, con la punta delle dita. Lo faccio con dio che si era un po’ distratto. Insieme guardiamo questo cielo, “Sei stato bravo” gli dico “a farlo”. Lui mi guarda di sottecchi, dice “Grazie”, e sorride.

Sorrido a questa vita che spesso taglia e sfregia. Mi accarezzo le cicatrici, le trovo belle, bellissime, han fatto di me una persona che sorride.

I SOGNATORI


Io li vedo i sognatori. Si celano dietro muri di parole, nascosti dai completi grigi e da cravatte in tono. Dissimulano dietro t shirt dalle frasi volgari. Si eclissano da questa società che li maltratta, li deride e compatisce. Un mondo fatto di uomini che hanno preso i propri sogni, li hanno appesi al rotolo della carta igienica e usata così invece di dargli ali. Uomini che una volta finiti i propri, volgono lo sguardo sui sognatori, per rubare i loro.

Se pensate che sognatore voglia dire esser persona leggiadra, leggera e un pò svampita, sbagliate. Il sognatore potrà apparire così, ma essere un sognatore vuol dire diventare un guerriero, contarsi le cicatrici e allenare giorno per giorno i muscoli, specialmente quello del cuore.

Io li vedo i sognatori. E vorrei dirgli che lo so, fa male, lo so, non è facile, lo so, lo so lo so… ma tutto il mio sapere non potrà nulla.
Posso solo un pezzetto di petalo rosa e il ricordar che la vita è un’onda che accarezza la spiaggia.