CYNIC


Ho smesso alle rinunce per amore perché ho capito che l’amore non è sacrificio. L’amore aggiunge, non toglie.
E accaduto così, smettendo di rinunciare, mi sono permessa di iniziare ad amare me stessa e attraverso questo, dare spessore, valore e rendere piena la mia vita.

Non sto dicendo che sia facile, ma non è neppure difficile. Perché quando cominci ad intravedere la differenza tra amore e bisogno, non ti accontenti più. Ammetto, ogni tanto vorrei cadere nell’illusione e confonderli. Qualche volta è successo, perché il mio bisogno era (è) ancora forte.

Poi mi fermo e ricordo. Ricordo che chiunque ci voglia diversi da quello che siamo, non ci ama, ma cerca di rispecchiarsi in noi. Chiunque ci chiede prove d’amore, l’amore ancora non l’ha provato, ma ha bisogno di nutrimento per il suo ego. Chiunque ci tratta come momenti di vita a sua disposizione, ha già una vita e ruba la nostra. Chiunque ci inchioda alla sua gelosia, ci sta dichiarando il suo possesso, non il suo amore.

Potrei scriverne molti di “chiunque”, ma credo che sia inutile. Ognuno di noi, in cuor suo li conosce benissimo i “chiunque” che hanno condizionato, depredato, reso più triste o quantomeno più piatta la sua persona. Qualcuno, il “chiunque”, lo vive in questo esatto momento, e se mai leggesse queste parole, le sentirebbe vibrare dentro se.

Lo sento nella pelle, il bisogno ti rende prigioniero, l’amore ti rende libero.
Credo nell’amore, ci credo cosi intensamente, così profondamente, da non potermi accontentare di nulla di meno.

Mi rendo conto di essere diventata, nel tempo, una cinica che crede. Se qualcuno pensa che le parole appena scritte non siano quelle di un cinico, vi rammento che un cinico è un romantico perduto, ed io mi sono perduta, da molto.

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IL METRONOMO


Sabato pomeriggio piovoso, mi ritrovo sul divano con Progenie e Costi a cercare in rete case in vendita. Un pò per gioco, un pò seriamente, vediamo case indipendenti e villette nella Tuscia laziale. Sfogliamo immagini di paesini con molto verde e poche anime, dove credo si viva una vita e rapporti umani che siano degni di tale nome.

Progenie e Costi escono ed io continuo da sola su quel divano. Solo cambio regione. Mi assale l’istinto dei salmoni e torno alla mia terra di nascita, il Friuli. Anche lì paesini con molto verde e poche anime.

Quando andrò in pensione, mi dico, mi trasferisco in una di queste due regioni.
L’idea mi piace molto. Già mi vedo, quel verde, quelle casette indipendenti, penso alle “bestie pelose” libere di muoversi, penso al tempo libero che avrei, alla vita che condurrei e mi stringe questo desiderio di viver già così.

I pensieri non son a comando, arrivano da soli e così arriva chiara la certezza, supportata da altri fatti, lì sotto i miei occhi. La verità e che vivo male il presente. E’ l’oggi che mi manca se penso così tanto al domani.

La vita mi scorre davanti e io rimando tutto al futuro non trovando nulla che mi leghi a questo presente. Dovrei trovare l’intensità nello stesso momento in cui respiro, dovrei far del battito del cuore il metronomo della mia vita, dovrei aprire il cuore ancora e permettere all’imprevisto di entrare. E invece no.

Belle parole, mi dico anche ora mentre scrivo, ma rendermene conto non toglie il problema, sono solo parole, nei fatti il cinismo è diventato la colonna portante della mia vita. Negli ultimi anni mi ha salvato troppe volte dal mondo esterno, così tante da aver preso possesso di grandi parti di me. Certo rimane una me antica, esce allo scoperto come il caldo sole estivo irlandese, raramente e per poco. La parte che credeva.

A volte mi manco, ma poi penso a quanto dolore ha accompagnato quella che ero, e non posso non riesco (per quanto io sappia che così non vado da nessuna parte), non riesco a schiodarmi da quella che sono diventata.

Sbuffo, non ho soluzioni al momento, ancora una volta rimando al domani. Nel frattempo il mio cuore, il mio metronomo personale, scandisce solo il tempo che scorre vuoto.