FAME


Sono in un periodo di “espansione del corpo introversione dell’anima”, mi succede sempre quando stento a trovare un equilibrio, quando mi cerco e non mi trovo. Si amplifica la sensibilità e l’empatia con i senza pelle è a mille.

Mi percepisco.
L’anima tende a ritirarsi, si rannicchia profondamente, questo porta il mio corpo ad occupare spazio fuori, quasi a volerla trascinare alla luce a cui è destinata, ed invece ottengo l’effetto opposto.

So che vi sono persone che funzionano diversamente. Hanno l’anima sprofondata che attira il corpo dentro.
Si consumano la carne, i tendini, il corpo, arrivano alle ossa alla ricerca di Se. Si assottigliano, quasi a scomparire perché il corpo senz’anima non ha motivo di essere.

La mia anima no. Sbraita confusa e confonde il cibo per amore.

Come un bambino, che guarda i grandi dal suo mondo, io guardo a questo pianeta. Non ho risposte, solo moltitudini di “Perché?” inevasi.

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DNA


E non lo so perché, per come e per dove.
E non so neppure come mai, quando e se.

Quando ti ho domandato, dove mi sentivi nella carne, io lo sapevo già che la tua carne l’avevo penetrata. Ero partita da lontano, dalla mente e il cuore lo avevo attraversato. Lo percepivo perché la mia carne risuonava con la tua. Non sapevo dove mi ero accoccolata e dove tu mi avevi accettata. Per quello ti ho chiesto. “Chiudi gli occhi, pensami, dove mi hai messo nella carne?”

La tua risposta, mi ha sorpreso, mi hai messo nel posto più bello che potevo pensare. Nella pancia. Nel secondo cervello. Nel luogo ove la quasi totalità della serotonina si produce. Dove i neuroni prendono le emozioni, e come mulinelli, le legano alla carne di questa vita.

Nella pancia dove non c’è il cuore, dove non c’è la testa. Ma c’è il cuore e la testa fusi insieme, a creare qualcosa di unico e straordinario.

Nella pancia. Avrei dovuto saperlo da sola, perché se mi ascolto, se cerco di capire da dove nasce il respiro che a volte riesci a strapparmi, da li nasce. Dalla pancia, e mentre risale, mentre anche tu mi attraversi il cuore in quel respiro e risali alla testa, mi perdo.

Il dna dell’universo di cui siamo fatti, una doppia catena, siamo noi, s’interseca in noi. Dna spirituale, io che scendo e tu che sali, a formar la doppia spirale continua, carne e mente, che affondano uno nell’altro.

E non lo so perché, per come e per dove.
E non so neppure come mai, quando e se.
Vorrei sapere da dove, verso cosa, e da quando.

Poi socchiudo gli occhi
Ti sento nella carne
Mi senti nella carne
Ti sento che mi senti
Mi senti che ti sento
Basta questo

METAMORFOSI


La sensazione è quella d’aria che si espande, i polmoni non riescono a contenerla e per questo devo sospirare nel cercare di compensare questo eccesso d’aria. Ogni respiro è un sollievo e nel farlo la percezione è quella del cambiamento che si avvicina.

Willy una volta mi disse che io continuavo a dirgli che stavo cambiando, l’intenzione era di dirmi che le mie in fondo erano parole accompagnate dalle mie solite seghe mentali, che in fondo io non cambiavo mai, o meglio, non così spesso.
Provai a fargli comprendere che la verità era che io cambiavo e mutavo in ogni secondo. Mi adattavo alla vita come pianta che cresce, ogni giorno ero diversa dal giorno prima. Un millimetro in altezza, una radice un po’ più in profonda, una nuova foglia a sinistra, un bocciolo sulla destra.
Piccole mutazioni che non percepisci ma che alla fine mi trasformano. Poi un giorno mi guardi e all’improvviso mi vedi diversa o non mi vedi più.
Willy non credo abbia mai capito davvero, altrimenti si sarebbe accorto di non vedermi più
.

Io il mio mutamento lo sento, mi attraversa, più s’avvicina alla pelle più i miei respiri-sospiri si fanno lunghi e profondi. Per questo l’eccesso d’aria nei polmoni. Il sospiro nasconde l’impazienza, la curiosità e il timore poiché la metamorfosi non è sinonimo di miglioramento, può esserlo, ma dipende dalle scelte che hai fatto. Non so mai se la muta andrà a buon fine, né cosa uscirà dalla pelle che lascio alle mie spalle.

Oggi sospiro.

ARABESCHI COGLION ZEN


Ragione, che te ne fai? Non vorresti avere ragione, quando senti quella palla che si espande nel tuo diaframma, sino ad uscire con un sospiro dalle labbra.

E si, è la speranza di sbagliare, speri che la percezione del cuore sia errata. Così dai una, cento, mille possibilità fino a che la bolla di sapone scoppia davanti ai tuoi occhi. Scopri che era fatta di ghiaccio. Schegge gelide di cristalli ti graffiano l’anima.

Sorridi lieve, e ti domandi come fai a sentire calore anche ora. Sorridi più forte, scopri che il caldo sei tu, e quel timore della profezia del destino autoavverante è un pò meno forte.

Se vi domandate che cazzo scrive questa, sappiate che avete ragione. Solo che ogni tanto, io seguo con la punta delle dita i pensieri nei loro arabeschi, senza inizio e senza fine, vanno solo a pescare quello che è già stato, ciò che è e forse ciò che sarà.

Poi però torno e so che va bene così, anche perchè in ogni caso io son una coglion zen.

Nelle trombe di Eustachio nel frattempo passa questo.

MAGIA


La riconosco. E’ nell’aria. Energia o Magia, chiamatela come preferite.

Ci son attimi, momenti in cui l’aria ne è impregnata, l’avverto intorno, mi avvolge come uno scialle e penetra in me quasi fossi un terreno e lei acqua.
Non magia per me, non qualcosa che viene per me.  Attorno, invisibile, ma c’è.
E’ come la brezza, la senti sulla pelle, l’avverti nelle orecchie, l’assaggi con la punta della lingua.  Ma la brezza non è lì per te.

A volte avverto energie così, attimi, bolle. Mi fanno stare bene. A volte sorrido e a volte mi mettono quella punta di malinconia che non uccide, ma amplia la percezione. Come se tutta la conoscenza fosse lì a portata di mano. Ti allunghi per prenderla ma per quanto ti sforzi manca sempre un millimetro. Non ci riesci ma pensi la prossima ci riuscirò.

Socchiudo gli occhi. Assaggio con la punta della lingua.

PIOGGIA


Certo aver un continuo mal di testa al lato sinistro da due giorni, notte compresa non aiuta. E non aiuta neppure sentire la carne delle gambe e delle braccia dolente. Sentire i lombari pesanti e sofferenti men che meno.
Lo so che come stai dentro stai fuori. Solo che non riesco più a capire se è il mio corpo che influenza il mio “dentro” o è il mio dentro che influenza il mio corpo.

Poi ci son giornate come questa. Sento solo la testa che batte, il cuoio capelluto ipersensibile, le gambe stanche e sospiro. Mi domandando se i giorni di pioggia cesseranno mai.

E’ una domanda retorica, non la faccio a voi, la faccio a me, sapendo che mi risponderò “Non può piovere per sempre“. Peccato che in giornate come questa, sinuoso parte il dubbio “E se vivo in un posto dove piove 350 giorni all’anno?

Shhhhhhh zitte tutte (sto parlando alle mie personalità), silenzio! Decido io per tutte! Proseguiamo il cammino, vediamo che accade quando passa il mal di testa, su su tiremm innanz.

ROSA ANTICO


Eccomi qua, in mezzo alla stanchezza del corpo e della mente.

Se cercate senso nelle mie parole, non ne troverete, escono da sole e usano la punta delle dita sulla tastiera.

Avrei voluto essere una principessa, un carattere sovrano me lo ha impedito.
Ho cercato d’essere regina di cuori, i re di guerra mi hanno distrutto il trono, a niente è valsa la mia difesa.
Mi sono rincorsa una vita e molte volte ho creduto di trovarmi per poi capire che erano copie sbiadite dei miei pensieri.

Ondeggio su questa lama di rasoio, chiamata vita, tra rosa antico e nero denso.