FAME


Sono in un periodo di “espansione del corpo introversione dell’anima”, mi succede sempre quando stento a trovare un equilibrio, quando mi cerco e non mi trovo. Si amplifica la sensibilità e l’empatia con i senza pelle è a mille.

Mi percepisco.
L’anima tende a ritirarsi, si rannicchia profondamente, questo porta il mio corpo ad occupare spazio fuori, quasi a volerla trascinare alla luce a cui è destinata, ed invece ottengo l’effetto opposto.

So che vi sono persone che funzionano diversamente. Hanno l’anima sprofondata che attira il corpo dentro.
Si consumano la carne, i tendini, il corpo, arrivano alle ossa alla ricerca di Se. Si assottigliano, quasi a scomparire perché il corpo senz’anima non ha motivo di essere.

La mia anima no. Sbraita confusa e confonde il cibo per amore.

Come un bambino, che guarda i grandi dal suo mondo, io guardo a questo pianeta. Non ho risposte, solo moltitudini di “Perché?” inevasi.

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GENERE FEMMINILE


Son diventata genere femminile che odia stucchevolezze, diabeterie varie, forzati sorrisi con tonsille esposte, i “cici e cicia” multiformi.
Eppure son rimasta romantica.

Son diventata genere femminile sostantivo con molteplici aggettivi, questo confonde, questo mi confonde.
Eppure ho chiarezza interiore.

Son diventata genere femminile, confuso, profuso, perso, disperso, lamento pezzi di me, mi manco all’origine.
Eppure sono integra.

Son diventata genere femminile che usa il suo maschile, lo porta in superficie, lo usa e a volte ne abusa.
Eppure maschile non sono.

Son diventata genere femminile che usa parte di se a scudo e quindi conserva ciò che dovrebbe lasciare andare.
Eppure sono leggera.

Son diventata genere femminile, in un mondo binario due, inevitabile lo so, scegliere è il compito.
Eppure io anelo a uno.

SILENTE UTOPIA


Sono stata piccola bimba laconica, che non vedi mai, e ancora meno senti.
Sono stata bambina con gli occhi bassi vestita di silenzio.
Sono stata adolescente introversa, pieni di sogni e mutismo.
Sono stata giovane donna intrisa d’amore e silenzi.

Il silenzio è stato madre avvolgente che mi ha nutrito e dotata di parola e intelletto. Nel silenzio ho sviluppo me, pensieri e ragionamenti. Nella tiepida assenza del rumore delle mie parole, mi son permessa di crescere come psiche e anima. In quel vuoto di rumori la mia voce ha iniziato la sua crescita fino ad oggi, in cui la vita è il mio palcoscenico e cavalco il proscenio con voce sicura, anche quando tanto sicura non sono.

Oggi sono una donna con voce certa e passo a volte incerto.

Dicono sia piena di utopie, ed io rispondo loro che le utopie son i semi dei sogni, e i sogni son i germogli della realtà.

L’AMORE E IL DITO MEDIO


Avevo scritto un post.
Ho cancellato tutto.
Quasi.

Ho conservato tre frasi.
L’inutilità delle parole mi sembra sempre più ampia.
Mi si fondono le emozioni mentre le penso, non riescono ad arrivare alla tastiera.
Forse dovrei solo postare foto per un pò.

In ogni caso i concetti sopravvissuti sono:

L’amore per una persona, per una cosa o un’idea può svanire, può frantumarsi e a volte lasciare te frantumato. Ma l’amore ti fa sempre un regalo, anche quando se ne va. Ti regala il talento che ha scavato e portato alla luce, quello ti rimane, è qualcosa che ormai fa parte di te.

Poi ti guardi intorno e lo vedi. C’è gente che ama l’odio, perché l’odio la fa sentire viva.

So amare ancora chi mi ha ferito* e questo mi ha reso, mi rende, libera.

*(oh non tutti, non immaginatemi tutta new age e simboli di pace, io al massimo alzo il dito medio)

SCELTE


Non ci sono risposte, soltanto scelte.

Quando ho iniziato a decidere della mia vita è stato come mettere un piede nel vuoto, ma avevo una pulsione dentro, essere quella che ero.
Pensavo di aver iniziato a decidere tardi e questo mi penalizzava, gli altri lo avevano già appreso. Avevo sempre il fiatone per star dietro loro. Mi sembrava che gli altri sapessero già come e quando far le scelte e quando erano giuste e quando sbagliate.
Le mie parevano sempre sbagliate, scelte che mi portavano sempre in situazioni in cui soffrivo.

Poi ho capito, non ci sono scelte giuste o sbagliate. Ci sono solo scelte. Come le affronti. Come scavalchi gli eventuali imprevisti. Come ti poni tu.
Mi son resa conto che alcuni di quelli che credevo scegliessero, in effetti non lo facevano. Semplicemente si lasciavano trasportare dall’onda della vita e imprecavano quando questa onda li sommergeva.

Ci ho messo anni per non aver paura delle decisioni. Alla fine ho compreso, delle responsabilità, devo farmi carico solo delle mie, lasciare le altrui ai rispettivi proprietari, e ciò per il loro e il mio bene.
Così facendo scoprire che non sono pesanti, perché essere responsabile di me, vuol dire avere la mia vita tra le mani. E’ una sensazione bellissima.

Ho impiegato tempo, ma ci sono arrivata (fino a qui, più avanti magari scoprirò altro) sta a noi, sempre. Oggi ci son scelte che faccio in un secondo, altre in cui ondeggio per un pò, ma in ogni caso ogni volta, anche quando un po’ di paura mi rimane, quando salto in groppa a una scelta, ogni volta so che scelgo me e i miliardi di possibilità che si dipanano davanti.

PS: “Non ci sono risposte, soltanto scelte” cito Stanislaw Lem in “Solaris”

PAROLE DENSE


Ci son quelle volte che non lo riesci a capire se ti stai arenando o stai cercando di spiccare il volo.

Son le volte del silenzio, delle domande che ti poni, delle risposte che ti dai e che poi metti in dubbio.

Mi girano i pianeti e facendolo,  producono turbinii di pensieri e emozioni, come tumbleweed nel deserto.

Saturno storto, mi osserva sorridendo. Mi mostra con la mano destra le cesoie, che io so usare troppo bene. Nel mentre tiene nella mano sinistra un affilato bisturi, che so utilizzare con la maestria di chirurgo di fama mondiale. Di sottofondo, l’intenzione costante, di recidere solo rami secchi e mai arti sani, perché a volte può accadere il contrario.

Plutone continua imperterrito a portarmi nella mia personale discesa negli inferi. Talmente a fondo che sfioro il cielo dall’altra parte, confondendomi tra inferno e paradiso. Cerco nel buio i tesori e i semi che sparge. Abituarsi alla propria oscurità non è sempre facile, eppure è l’unico modo per vedersi.

Urano opposto, mi fa costruire per poi distruggere, in una altalena continua dei due passi avanti e uno indietro. Mi fa apparire incoerente, mentre son di una coerenza integerrima, nel mio trasformarmi.

Astrologia, gioco e metafore, mentre sento la necessità di parole dense. Come miele. Esse parlano sottovoce.
Nei suoni di una vita che si riempie di rumori per non percepirsi, non le sento. Nel frastuono dei pensieri del lobo temporale, non comprendo il loro dire. Ecco le volte del silenzio, anche quando sembra che parli.

PROSPETTIVE


Esiste una bellezza nel mondo che a volte abbiamo la capacità di vedere solo attraverso certi stati d’animo.

Credo che sia per questo che ho imparato, mentre entro in una nuova prospettiva, ad amare e ringraziare anche chi mi ha ferito.