PREVISIONI D’AMORE


È un kdrama ricolmo di grandi nomi, un’ambientazione diversa dal solito ma tenendo la base classica romantico sentimentale di molti drama. Se vi piacciono le storie d’amore un po’ tiramolla in attesa del lieto fine, questo “Previsioni d’amore” (conosciuto anche come “Cruel Story of Office Romance” o “Forecasting Love & Weather”) potrebbe essere un drama che vi piace.

TRAMA
Jin Ha Kyung
è una trentacinquenne che lavora alla Korea Meteorological Administration. Una donna che cerca conferme e sicurezza in ogni ambito, lavorativo e non, lo fa cercando di essere il più razionale possibile. Sta per sposarsi con Han Ki Joon, portavoce ufficiale del KMA.

Nel frattempo entra in contatto con Lee Shi Woo, un esuberante giovane venticinquenne, meteorologo di un ufficio distaccato del KMA, con il quale ha una discussione, non credendo alle parole del giovane sull’arrivo di pioggia e di una grandinata. Qualche tempo dopo Lee Shi Woo viene trasferito all’ufficio centrale, dove lavora Jin Ha Kyung.

Chae Yoo Jin, è una giornalista in pianta stabile al centro meteorologico, convivente di Lee Shi Woo, sta vivendo la convivenza come un peso, mentre cerca di far decollare la sua carriera.

Come si incroceranno i loro destini?

CONSIDERAZIONI PERSONALI
Non mi aspettavo molto da questo drama, sapevo che di base (già dal titolo) sarebbe stata una storia d’amore classica, ma pur non avendo aspettative, è stato peggio di quanto pensassi.

Una storia “congelata”, rigida e fredda come il ruolo della protagonista.
Tra i protagonisti passione e trasporto non pervenuti, coinvolgimento zero, capacità recitativa “desaparecidos”, ad esclusione di Song Kang, che ha fatto crescere il suo personaggio man mano nella storia, cosa che ha fatto anche Yoon Park anche se in maniera inferiore.

Devo dire che, invece, i personaggi secondari, sono tutti bravissimi.

Park Min Young qui è sembrata un’attrice alla prime armi, con poche espressioni visive e una comunicazione corporea prossima allo zero. Mi auguro che sia colpa di qualcuno che le ha imposto questo tipo di recitazione, perché puoi interpretare un ruolo da persona razionale e con la paura di essere ferita, in modo più convincente.

Inoltre, hanno avuto la capacità di fare qualcosa che pensavo impossibile, sono riusciti nei primi episodi a far diventare brutto Song Kang, stiamo parlando di Kang! Ce ne vuole per farlo diventare brutto (e vi assicuro che non erano esigente di copione). Solo verso la fine hanno recuperato il vero Kang.

Detto questo il drama scorre, non avvince, ma si fa guardare.

Una cosa mi è piaciuta molto, ad ogni puntata corrisponde un fenomeno meteorologico, che corrisponde allo stato d’animo sentimentale dei due protagonisti, applicando delle metafore tra meteo e amore.


Frasi che mi hanno colpito.
Jin Ha Kyung che pensa tra se:
Perfino quando non sappiamo cosa fare, o non riusciamo a distinguere il bene dal male, dobbiamo prendere delle decisioni. Dobbiamo decidere cos’è giusto e quali sono le risposte alla vita.”

La madre di Jin Ha Kyung parlando con lei:
La vita è breve, sciocchi. Smettila di cercare di prevedere solo che tempo farà domani. Osserva anche le condizioni meteo di oggi. Guarda il cielo ogni tanto. Sali sul tetto, goditi la brezza, e guarda la persona che ami. Perché cercare le risposte di domani, se non riesci a vivere il presente?

GLI ATTORI
Park Min Young
interpreta Jin Ha Kyung, direttrice del centro meteorologico centrale di Seul.
Chi non la conosce grazie a “What’s Wrong with Secretary Kim “e “Her Private Life”? E cito solo i più famosi. Purtroppo qui è molto lontana dagli splendori di quelle interpretazioni, colpa sua o colpa del ruolo, non so dire.

Song Kang interpreta Lee Shi Woo, giovane meteorologo che viene trasferito alla KMA (Korea Meteorological Administration) dove lavora Jin Ha Kyung
Anche per lui cito qualche drama: “Love Alarm”, “Navillera” e “Nevertheless”. Ha confermato la sua grande capacità recitativa, e in questo drama non è stata cosa da poco.

Yoon Park interpreta Han Ki Joon, portavoce ufficiale del KMA.
Lo conosco davvero poco, ma in questo drama partendo da un ruolo un po’ macchietta, è riuscito a trasformarlo man mano che il drama avanzava.  

Yura
interpreta Chae Yoo Jin, giornalista in pianta stabile al centro meteorologico.
Nonostante abbia alle spalle una lunga carriera, anche come attrice, per me è stata la prima volta in cui l’ho vista recitare. In questo drama le hanno dato un ruolo un po’ da “cliché dramoso”.

E poi c’è Lei, il pilastro femminile dei drama coreani un’attrice che amo moltissimo, sempre in ruoli secondari, ma con la sua presenza il drama acquista punti, Kim Mi Kyung, nel ruolo della madre di Jin Ha Kyung.

VISTO su Netflix

VOTO 7 – 7,5
(Il mezzo punto in più è dato da Song Kang e da Kim Mi Kyung)

Rammento che quando io scrivo di un drama sono sempre le mie opinioni e ciò che il drama ha fatto nascere in me.

WHY HER?


E’ un kdrama edizione “classic”, pieno di intrighi politici, poliziotti corrotti, chaebol che s’infilano nel potere. Colpi di scena continui, tensione che sale, il tutto amalgamato insieme da una storia d’amore che sembra non avere diritto a nascere, ma che il destino porta sempre sulla scena dei protagonisti.
Se avete letto quello che ho appena scritto e vi piace, allora “Why Her?” (conosciuto anche come “Why Oh Soo Jae?”) è il drama che fa per voi.

TRAMA
Oh Soo Jae
è una giovane donna avvocato, ha come scopo principale della sua vita l’inseguire la carriera e i successi personali lavorativi. Infatti, è il miglior avvocato dello studio legale TK. Lavora in un ambiente molto maschilista, e ad un passo del suo definitivo successo, per una serie di motivi e di giochetti di potere, è messa in stand by.
È obbligata, per alcuni mesi, dal presidente, dello studio legale dove lavora, Choi Tae Gook, a diventare un’insegnante universitaria per far calmare le acque.

Alla Seojung University Law School incontra come suoi studenti Gong Chan e Choi Yoon Sang. Il secondo è figlio del presidente Choi Tae Gook, e tiene questa sua parentela nascosta agli altri studenti, mentre il primo ha un legame molto antico con Oh Soo Jae, la quale però non lo riconosce.

Da qui partono una serie d’intrighi, scontri di potere, corruzione e tentativi di affossare una verità nascosta da dieci anni, e per farlo non si risparmiano ricatti, omicidi e doppi giochi.

Riusciranno i due protagonisti a salvarsi dalle innumerevoli tele di ragno predisposte sul loro cammino?

L’amore di Gong Chan riuscirà a dare ancora vita al cuore di Oh Soo Jae che ormai sembra pietrificato?

CONSIDERAZIONI PERSONALI
Ho guardato con piacere i primi quattordici episodi, poi dal quindicesimo al sedicesimo (il finale), la caduta di stile, l’eccesso di melodramma, il perdurare delle scene di dolore che non portano nulla di più alla trama o alla visione, se non cercare di portare, biecamente, lo spettatore nel più profondo coinvolgimento emotivo. Tutto ciò ha prodotto il me l’effetto paradosso (ovvero ottenere l’effetto opposto rispetto a quelli previsto).

Un vero peccato, perché gli attori meritano (tutti, anche quelli secondari), la storia inizialmente era davvero coinvolgente, ma questo eccesso di melodramma, questo “isso, issa e o malamente” per ben due episodi di seguito, mi ha fatto cambiare idea sul voto complessivo da dare al drama.

Un appunto per chi ha deciso (presumo regia e sceneggiatore) come doveva essere interpretato il ruolo di Gong Chan. Hwang In Yeob aveva dimostrato ampiamente un’ottima capacità recitativa in “True beauty”, relegarlo per l’ennesima volta (come in The sound of Magic) nel ruolo dello studente ingessato e rispettoso, non lo ha valorizzato e ha dato meno spessore al drama stesso. Hwang In Yeob ha superato i trentanni anni, merita ruoli non più da studente ventenne.

Ultimo appunto ulteriore, sospetto che il drama doveva essere trasmesso in orari “fascia protetta” in Corea, altrimenti non mi spiego la regia con i suoi “baci ghiacciolo” tra i due protagonisti.

Una frase detta all’interno del drama, mi ha colpito: “Si dice, non dare potere agli avidi, non dare soldi agli ignoranti e non dare una spada a un pazzo”.

GLI ATTORI
Seo Hyun-jin
interpreta Oh Soo Jae, l’intraprendente e fredda avvocata dello studio legale TK.
L’avevo vista recitare in “You are my spring”, ma confesso non mi era rimasta particolarmente in mente. Qui invece nel ruolo della gelida avvocatessa riesce a lasciare il segno.

Hwang In Yeob interpreta Gong Chan lo studente di giurisprudenza che si ritrova Oh Soo Jae come professoressa dopo anni dall’averla vista per la prima volta, in altre circostanze.
Ho conosciuto questo attore in “True Beauty” e l’ho amato tantissimo, come ruolo e come recitazione. Purtroppo sia  “The sound of magic”, sia in questo drama, lo hanno “congelato” nel ruolo di studente con poca possibilità di espressione.

Bae In Hyuk interpreta Choi Yoon Sang,  studente, con poca voglia di studiare, di giurisprudenza e figlio del presidente dello studio legale TK.
Visto recitare in “At a Distance, Spring is Green (A distanza, la primavera è verde)” e in “My Roommate is a Gumiho”, si conferma tra le nuove leve di attori con un’ottima capacità.

Heo Joon Ho 
interpreta Choi Tae Gook  padre di Choi Yoon Sang , il presidente dello studio legale TK, amico di industriali e politici di alto livello, con i quali intesse interessi loro e personali.
Prima volta che lo vedo recitare in un drama, bravissimo nel ruolo del “Presidente”, espressioni visive che parlano.

 
Vorrei citare anche un paio di artisti che hanno il ruolo di supporto ma che spesso vediamo recitare e che, personalmente apprezzo molto, a prescindere dalla tipologia di drama in cui recitano, la loro recitazione ha un sempre un tocco particolare:
Ji Seung Hyun interpreta Choi Joo Wan il figlio maggiore del presidente della TK;
Lee Kyung Young interpreta Han Seong Beom il presidente della Hansu Group;
Kim Chang Wan interpreta Baek Jin Ki il preside della facoltà di giurisprudenza;
Cha Chung Hwa che interpreta Chae Joon Hee, l’amica di vecchia data di Oh Soo Jae.

VISTO su Rama

VOTO 7,5

Rammento che quando io scrivo di un drama sono sempre le mie opinioni e ciò che il drama ha fatto nascere in me.


SOLCO


Non ci ho dormito stanotte, mi sono svegliata ogni millanta minuti, sempre quella percezione nel cuore. Nel dormiveglia cercare di capire perché rivedevo immagini senza immagini della serie vista ieri, una serie che mi ha “rubato” (apparentemente) solo sorrisi e risate, e sì, ammetto anche qualche emozione visto che parla di “emozioni”. Cosa mi svegliava e rendeva il mio sonno così tormentato? Perché quel titolo era la prima cosa che pensavo in quei risvegli cadenzati?

Intuirlo stamattina quando il conscio ha occupato il posto dell’inconscio, ma trovare un suggerimento, un promemoria, da lui lasciato.

Le lacrime della protagonista tenute dentro per mesi che si sciolgono in quella stretta, quel lasciarsi andare, quel ricominciare, sapendo nel suo inconscio che è solo un preludio ad un nuovo addio.

Avete mai lasciato qualcuno da innamorati persi di quel qualcuno?

Io l’ho fatto, è una cosa che lascia il segno, talmente tanto e in profondità, che, a quanto pare, bastano pochi fotogrammi per portare in superficie tutto quel dolore, e non basta dirsi che è la stata la scelta migliore, che non avevi alternativa, che era una questione di sopravvivenza emotiva, che sei quella che sei anche grazie a quello, non basta…

La storia è alle spalle, quell’amore è alle spalle, ma quel segno è ancora lì è ha tracciato il solco del mio vivere da quasi vent’anni.

OLD FASHION CUPCAKE


Se vi piacciono le serie giapponesi, se vi attirano i drama con poche puntate e brevi, se per voi il pathos iniziale di una storia è importante, se per voi l’amore passa anche dai primi timidi passi, se oltre ai “belloni” volete anche una regia e una trama ben fatta,  se appartenete alla categoria “L’attesa del piacere è essa stessa piacere”, se da un bl volete qualcosa di più del semplice contatto fisico, se siete stanche dei bl “universitari”, se questi se li avete, allora “Old fashion cupcake” tratto da un manga dallo stesso nome, è un jdrama bl del 2022 che fa per voi.

TRAMA
Nozee
è un uomo quasi arrivato ai quarant’anni, che ha scelto di rimanere “congelato” nel suo quotidiano. Infatti, nonostante, a 39 anni gli offrano aumenti di livello e prestigio lavorativo, lui sistematicamente li rifiuta, preferendo rimanere nella sua zona confort.
Single non cerca nemmeno una donna con cui creare una famiglia e con cui sposarsi, perché la sua rassicurante routine gli piace e non vuole romperla. La sua vita è composta da un trio: dormire, svegliarsi, lavorare. Tutto questo fa sì che la sua vita sia piatta, monotona, grigia e forse inizia a scivolare nella depressione.

Un suo giovane sottoposto, il ventinovenne Togawa, un giorno dopo un incontro con un cliente dal quale si recano assieme, passa del tempo a parlare con Nozee. Quest’ultimo osservando delle giovani ragazze che ridono e chiacchierano pensa ad alta voce: “Dev’essere bello essere una coppia di ragazze. Vedi? Sembra divertente, vero? I ragazzi non sono mai così felici. Loro scattano foto, aspettano in fila per i pancake e parlano d’amore…Ridono degli stupidi discorsi tra ragazze e si divertono sinceramente. Voglio dire, anche da giovani, non siamo mai stati così allegri”.

Da quel discorso inizia un gioco tra i due uomini, in cui decidono di comportarsi come le ragazze e cercare quell’allegria, quella spensieratezza e quella felicità delle piccole cose, che le ragazze sembrano trovare nell’essere insieme.

GLI ATTORI
Takeda Kouhei
interpreta Nozee, il maturo capo di Togawa, è un uomo serio, competente, gentile, sempre disponibile agli altri e che dedica la sua vita al lavoro.
È un attore, intrattenitore e modello giapponese molto famoso in patria, ha iniziato la sua carriera molto presto ed è stato anche membro di una band, la PureBoys.

Kimura Tatsunari interpreta Togawa, il giovane sottoposto di Nozee.
È un giovane attore di Tokio, i primi lavori sono del 2016 e da allora ha proseguito la sua carriera senza sosta.

La filmografia giapponese, da noi, è molto meno importata e quindi conosciuta, rispetto a quella coreana. Per questo la stessa sorte accade agli attori, davvero molto bravi, ma sconosciuti a più.

CONSIDERAZIONI PERSONALI
Questa serie è formata da 5 episodi di circa 25 minuti l’uno. Dei Jdrama amo molto questa aspetto, serie che vanno dai cinque ai dieci episodi, non eccessivamente lunghi, ma che nella loro brevità riescono a condensare, in maniera perfetta tutto. Cosa che è successa anche con “Old fashion cupcake”.

Lo dico ogni volta che scrivo dei giapponesi, sanno essere (nei loro film e drama) di una crudezza spietata, oppure di un romanticismo che penetra e invade fino al midollo osseo, e lo fanno con delicatezza. Questo è l’effetto che mi ha fatto questo bl, un romanticismo delicato e profondo che mi ha letteralmente conquistata.

Mentre riusciva nel difficile intento di penetrate in me, come una lama incandescente in un panetto di burro, mi ha dato anche degli spunti di riflessione attraverso delle frasi dette dal protagonista.
Un paio ve le riporto qua sotto:

Quando ti fai una certa esperienza, bisogna trovare la strada per farne di nuova
Perché, diciamolo, è il cambiamento il carburante della vita. Non troppo perché si ingolfa il motore, non poco, altrimenti non ti muovi più.

Il motivo per cui gli anni passano tanto in fretta per noi adulti è perché tutti i giorni si assomigliano. I bambini sperimentano cose nuove ogni giorno, quindi è sempre nuovo e memorabile, e gli anni sembrano più lunghi
A questa frase ho bloccato il video, e sono rimasta lì a pensare, come sia lo specchio di questi ultimi miei anni. Così veloci da non vederli, e che è vero quando avevo millanta interessi, gli anni scorrevano più lenti.

I rimpianti consumano la vita
Credo di averlo già detto in un altro post, se i rimpianti occupano il presente, non lo vivi.

Non sarà che non ci provi per non rimanere deluso?
Ehi tu, regista, quando cavolo sei venuto a spiarmi!?

VISTO su Viki

VOTO 9

Rammento che quando io scrivo di un drama sono sempre le mie opinioni e ciò che il drama ha fatto nascere in me.

LA TORRE DI VETRO


Scelgo la musica da mettere nel breve tragitto casa lavoro, leggo Key, clicco, parte Hate That.

I primi sei secondi sono destinati a pensare “Oggi la posto, bellissima, e poi chi non ha avuto un amore che ha “odiato”?“. Il resto del tempo è stato riempito da quel nodo in gola e da un’anomala leggera idratazione agli occhi.

Io l’ho avuto un amore che si “odia”, consapevole che l’odio è solo la parte ombra dell’amore.
Io l’ho avuto un amore che si “odia” e ne sono sopravvissuta.
Ne scrivo periodicamente quando sono distratta o quando vivo nel mondo di Morfeo, “qualcosa” subdolamente risale e mi stende.

Sopravvivi a un amore che si “odia”, e smetti di parlarne anche alle persone più care dopo un po’, perché lo senti il loro pensiero di sottofondo: “Hai scelto tu di andartene, perché ci pensi? Ancora a parlarne. Vai oltre.”, e hanno ragione.

Come fai a giustificare che hai lasciato ma eri ancora innamorata persa? Come fai a far comprendere che è stato solo l’istinto di sopravvivenza? Per un attimo è riuscito a prendere il sopravvento, ti ha fatto scappare via, ma una parte di te è rimasta sempre là. Come fai a spiegare che quell’amore ti ha reso quella che sei oggi, nel bene certo, ma anche nel male, e il male è questa torre di vetro dove vivi da sola, e a nulla solo valsi i tuoi tentativi di fuga da essa.

Questo aspetto di te, questo tua capacità di vedere i potenziali degli uomini, ma non riuscire a scindere tra potenziale e realtà, (perché un potenziale non indica la piena e completa realizzazione, ma solo la possibilità che accada) è stata una rovina.

Posterai la canzone, guarderai cose allegre, farai la buffona e dirai cose stupide, e quel “qualcosa” tornerà in profondità. Nel frattempo tu continuerai a cercare di evadere da quella torre di vetro.

KISS SIXTH SENSE


Se amate le storie ambientate ai nostri giorni, se adorate le storie d’amore che sono solo apparentemente “semplici”, se un pizzico di fantasia non vi dispiace, se un pizzico ancora più piccolo di thriller non vi disturba, se volete una serie che scorre veloce e vi prenda, se i finali classici dei kdrama li amate, se questi se li avete, allora “Kiss Sixth Sense” uscito quest’anno, è il drama che fa per voi.

TRAMA
Hong Ye Sul è una donna che lavora come AE in un’agenzia pubblicitaria.  
Ye Sul ha un segreto che cela agli altri, ogni volta che le sue labbra baciano o toccano, altre persone, lei vede pezzi del loro futuro. Detesta questo “potere” perché quando ama o vuole bene a qualcuno, baciandolo, vede pezzi del futuro di quella persona e quindi anche pezzi del suo, facendone parte.

Un giorno per sbaglio, a causa di un piccolo incidente sul lavoro, bacia le labbra del suo capo Cha Min Hoo, e vede che vanno a letto insieme. Questa cosa la sconvolge, perché lei reputa Min Hoo una persona competente sul lavoro, ma rigida, fredda, eccessivamente severa, non comprende come possa mai accadere una cosa del genere.

A complicare le cose arriva dal passato di Ye Sul, il ragazzo che lei aveva lasciato tre anni prima, Lee Pil Yo, diventato ormai un regista famoso, come tale stipula un contratto di lavoro per uno spot pubblicitario con l’agenzia pubblicitaria, dove lavorano sia Min Hoo che Ye Sul.

Come potrà Hong Ye Sul districarsi dalla confusione che questo futuro con il suo team leader le crea e tra il suo passato che ritorna, ma che lei non vuole avere nel suo oggi?

Potrà liberarsi da questo futuro?

GLI ATTORI
Yoon Kye Sang
interpreta Cha Min Hoo, capo del planning team uno dell’agenzia pubblicitaria in cui lavora Hong Ye Sul, è un uomo serio, competente, determinato e molto esigente sul lavoro.
In questa serie ho adorato questo attore, lo avevo visto recitare in “Chocolate”, qui mi ha letteralmente conquistata. Non appartiene alla categoria “belloni” ma qui, forse il personaggio, forse la sua bravura, me l’ha fatto diventare bellissimo e ho tifato per lui dall’inizio alla fine.

Seo Ji Hye interpreta Hong Ye Sul, lavora nel planning team uno di Cha Min Hoo, suo mentore. E’ una account executive stacanovista del lavoro. Ha rinunciato all’amore e si dedica totalmente al lavoro. Nella sua vita deve fare i conti con questo potere che ha dall’infanzia: può vedere il futuro delle persone che bacia.
Attrice di alto livello, vista lavorare in Crash Landing on You, qui riesce a dare al personaggio pensieri e forma molto reale. Potremo vederla a breve anche nella serie in uscita “Adamas”.

Kim Ji Suk interpreta Lee Pil Yo, ex amore di Hong Ye Sul, ormai registra di successo affermato, ritorna in Corea con l’intento di riconquistarla.
Attore in attività dal 2006, l’ho visto molte volte in ruoli secondari, è stato attore protagonista in molti altri che non sono arrivati alle nostre piattaforme, almeno per il momento.

Cito velocemente, come tributo, anche:
Hwang Bo Ra che interpreta l’amica e collega di Hong Ye Sul.
Tae In Ho interpreta l’amico medico di Cha Min Hoo.
Uhm Hyo Sub, il barista confidente.
Fanno parte di quella schiera di attori che vedi sempre nelle serie famose, bravissimi, ma a cui viene sempre dato un ruolo di supporto. Ogni volta che li vedo, mi sento un po’ a casa.

CONSIDERAZIONI PERSONALI
Questa serie, anche se ha una forte base sentimentale, nel suo complesso mi è piaciuta. Dico questo nonostante negli ultimi due episodi il regista sia scivolato in un cliché che per chi vede i drama coreani fa pensare: “Suvvia un po’ di fantasia!” e in un errore grossolano (che metto in fondo a questo scritto, non so se può essere considerato spoiler**).

Ho amato molte affermazioni della protagonista, tipo: “Ci sono stati momenti in cui ho pensato di potermi godere il romanticismo se mi fossi impegnata. Non scommetto più* la mia vita su una tale fantasia”. Le sue affermazioni me l’hanno fatta sentire vicina, perché frasi ciniche di questo genere, solo i romantici fino all’osso, poi delusi possono dirle, capirle e “sentirle”.

Ho amato molto anche le domande che lei ad un certo punto ha cominciato a porsi sul futuro che vedeva, in cui era coinvolta anche lei. Quelle domande me le sono posta anch’io negli anni, solo che al posto della parola “futuro” mettevo paura.

La paura di quello che pensi che possa accadere, può influire sul tuo futuro?
La paura del dolore che sentirai, ti fa fuggire dalle situazioni?
Esiste questo futuro, o siamo noi con le nostre ansie e le nostre paure a crearlo?
Quindi se esco dalla paura e dall’ansia il mio sentiero muterà?

A volte mi sono data delle risposte, anni dopo ça va sans dire, quando ormai avevo segnato il mio futuro con le mie paure.

Oggi, nel mio presente, nonostante le paure siano lì pronte a formare nuovi selciati profondi in cui farmi camminare, riesco (spesso) a parlarci e quindi forse, e dico forse, hanno perso potere sul mio futuro.

VISTO su Rama

VOTO 8
Voto che sarebbe stato più alto fino al decimo episodio, poi la scivolata finale del cliché “dramoso” e l’errore del regista.

** il più l’ho aggiunto io alla frase originale, che era senza, sospetto che nella traduzione non sia stato inserito (opinione personale)

* Non credo sia SPOILER, ma nel dubbio lo metto in fondo, al limite saltate questo pezzo:
L’errore grossolano è che se cadi di notte in un fiume/lago e rimani sottoacqua per un minuto e più, quando nella scena successiva sei riuscito a risalire, non puoi avere i vestiti asciutti e i capelli umidi.

Rammento che quando io scrivo di un drama sono sempre le mie opinioni e ciò che il drama ha fatto nascere in me.



KIM JI-YOUNG, NATA NEL 1982


Ero curiosa di leggere uno scrittore contemporaneo, che parlasse della società coreana odierna. Così sul mio comodino è arrivato questo libro: “Kim Ji-Young, nata nel 1982”.

Di cosa parla questo libro?
Questo libro è uno sguardo, un’osservare la società e la condizione femminile coreana ai giorni nostri, descritto in un romanzo,  attraverso la vita di Kim Ji-Young.
Nel romanzo la protagonista non dirà quasi mai se quello che le accade è giusto o sbagliato, vivrà le situazioni come dato di fatto della società intorno a lei, cercando di vivere al meglio.

La scrittrice è riuscita con questo libro a farci attraversare la mente e le emozioni della protagonista, arricchendo il tutto con statistiche e riferimenti legislativi reali, dando così uno sguardo sulla condizione in cui vivono le donne coreane oggi.

Nel leggerlo ho scoperto così una forma d’ipocrisia perniciosa, un razzismo di genere che ha portato alcune madri, aiutate in questo, a far passare per motivi di salute l’aborto delle figlie femmine che attendevano. Questo perché il figlio maschio, all’interno della famiglia aveva valore, la figlia femmina no.

Racconta anche di un periodo precedente, in cui era prassi in famiglia far studiare i figli maschi, perché avrebbero dovuto pensare economicamente alla famiglia, avendo così diritto allo studio. Le figlie femmine dovevano prendersi solo cura dei fratelli e supportarli, quindi studiare per loro, oltre la scuola dell’obbligo, non era un’opzione.

Da loro, come da noi, se un “pervertito” ti avvicina, socialmente scatta il “Come eri vestita? Eri ubriaca? L’hai incoraggiato? Perché esci la sera tardi? Perché hai la gonna corta? Diciamolo un po se le cercata” e così via.
Ci accomuna il destino che la vittima diventa, socialmente, il carnefice.

Nel lavoro non va meglio. A parità di meriti, di studi e di posizione lo stipendio femminile è inferiore a quello di un collega maschio, in maniera peggiorativa anche rispetto rispetto a noi. Se da noi la differenza è di circa un 20% in meno da loro, arriva quasi al 40%.

Non voglio dirvi altro, perché sembra che questo romanzo parli di un trattato di economia o di diritti civili, facendolo sembrare un “mattone”. Cosa che assolutamente non è, scorre velocemente e fa riflettere. Io ci ho messo solo un paio di sere a leggerlo.

Il romanzo può essere suddiviso in quattro grossi periodi della protagonista: infanzia, adolescenza, maturità, matrimonio.

CONSIDERAZIONI PERSONALI
Nella lontana Corea viene ”insegnato” perniciosamente alle figlie orientali, (ma capita anche in occidente), che se un ragazzo ti tratta male, “in fondo è perché gli piaci”. A chi insegna questa chicca di vita alle donne, consiglio la visione di un film americano di qualche anno fa: “La verità è che non gli piaci abbastanza”, i primi tre minuti.
Quel “se ti tratta male è perché in fondo gli piaci” ha devastato un sacco di donne che ci hanno creduto.
(questo il link se volete vedere questi tre minuti)
https://youtu.be/Z7ZyIpGxBaA

Leggendo della Corea, ancora una volta, ho trovato molte analogie e similitudini con l’Italia, credo che molte donne della mia generazione e quella successiva, troveranno in questo libro ampie parti di vita vissuta, non dico tutte (o forse si), ma molte sì.

Non so dirvi se per la generazione femminile Z sia lo stesso, o se lo sarà per la generazione alpha (speriamo di no per queste donne ancora cucciole). So che noi “old generation” ci ritroveremo in molte cose leggendo questo libro, e scopriremo così, che il razzismo di genere non ha confini e latitudini.

Di questo libro amo molto anche la copertina, quel volto senza lineamenti avendo lo sfondo di grattacieli moderni alle sue spalle, dove la sua individualità viene a sparire. Un luogo dove le donne hanno solo due possibilità: o sacrificare la propria vita ai familiari o dedicare la propria esistenza a emergere.

Per le appassionate dei kdrama, sappiate che da questo libro è stato tratto un film nel 2019, con protagonista maschile Gong Yoo (sì l’attore di Goblin) e femminile Jeon Yu-mi.

Chiudo con una mia considerazione, “Come è facile dimenticare e reiterare gli errori quando non siamo noi direttamente a pagarne le conseguenze”, e con una domanda che si pone l’autrice nel libro: “ Sono le leggi e le istituzioni a cambiare i valori della società o sono i valori stessi che fanno da traino per le leggi e le istituzioni?

Per finire lascio a voi, in fondo a questo scritto, quanto scritto sulla quarta di copertina del libro:

Kim Ji-Young
è femmina in una famiglia
che voleva un figlio maschio.

Kim Ji-Young
è una sorella costretta a dividere la stanza
per lasciarne una intera al fratello.

Kim Ji-Young
è una figlia che viene colpevolizzata dal padre
se qualcuno la importuna.

Kim Ji-Young
è un’impiegata modello.
a cui non viene concessa una promozione.

Kim Ji-Young
è una moglie che ha dovuto lasciare il lavoro
per badare alla casa.

Kim Ji-Young
ha iniziato a comportarsi in modo strano.

Kim Ji-Young
soffre di depressione.

Kim Ji-Young
è pazza.

Kim Ji-Young
è solo se stessa.

Kim Ji-Young
è ognuna di noi.

TITOLO E DATI BIBLIOGRAFICI
Kim Ji-Young, nata nel 1982.
Io ho letto l’edizione La Tartaruga del 2021, ho preso la versione cartacea con la copertina flessibile, ma esiste anche una versione e-book.

Il traduttore è Filippo Bernardini.

Il libro è stato finalista al National Book Award.

AUTORE
Cho Nam-Joo è nata a Seul nel 1978. Ha vissuto alla periferia di Seul in una famiglia instabile sia economicamente sia emotivamente. Laureatasi in sociologia, ha poi lavorato per circa dieci anni come sceneggiatrice, “Kin Ji-Young, nata nel 1982”, è il suo terzo romanzo, quello che le ha portato la notorietà dentro e fuori i confini della Corea.

SHOOTING STARS


Se avete voglia di qualcosa di leggero, se vi piacciono i retroscena, se avete voglia di farvi qualche risata ma nel frattempo volete anche un po’ di sentimento, se amate tantissimo le commedie sentimentali classiche, se avete tutti questi se allora “Sh**ting Stars” (o Shooting Stars) è un kdrama del 2022 che fa per voi.

TRAMA
Un dietro le quinte del mondo dello spettacolo coreano, chiaramente essendo un drama sentimentale è una versione “rosa e fiori”.

Oh Han-Byeol è il capo di un team di pubbliche relazioni di una società di gestione di attori e attrici. Gong Tae-Sung è la stella della società. Famosissimo e amato in tutta la nazione come attore, per il suo aspetto e modi gentili, ma ha anche un lato del carattere che non mostra pubblicamente.

I due litigano praticamente per ogni cosa, La loro conoscenza ha radici dai tempi universitari, questo non impedisce ad entrambi di essere attratti uno dall’altro.

Prosegue così il loro rapporto tra fan, antifan, segreti nascosti, amici che li supportano, crisi d’immagine e di scandali, veri e falsi, che inseguono il team delle PR.

Intorno ai due protagonisti si sviluppano le storie degli altri attori e manager, da quelli esordienti a quelli più affermati.

GLI ATTORI

Lee Sung-Kyung interpreta Oh Han-Byeol, capo del team delle public relation della Star Force Entertainment.
E’ la prima volta che la vedo recitare, brava nel ruolo, anche se dal mio punto di vista ha dato un’interpretazione al personaggio troppo patinato. Ha iniziato la sua carriera come modella per poi debuttare come attrice in seguito.

Kim Young-Dae interpreta Gong Tae-Sung, l’attore, la punta di diamante, la stella indiscussa della Star Force Entertainment.
Anche lui è la prima volta che lo vedo recitare, nonostante abbia al suo attivo molte produzioni tra cui (solo per citarne alcune) “The Penthouse” 1 e 2, un paio di apparizioni in “True Beauty”, un ruolo principale in “Extra-Ordinary You” (che sto visionando ora, dove mi è piace di più, nonostante abbia meno spazio).

Yoon Jong-Hoon è Kang Yu-Sung un manager da molti anni, molto gentile e di bell’aspetto.
Di lui mi sono “innamorata”, credo grazie anche al personaggio che interpreta. Una bellezza che non acceca ma che avvolge. Bravissimo nella recitazione sia verbale che attraverso gli occhi e il corpo. Anche lui ha al suo attivo, solo per citarne alcuni, “The Penthouse” 1 e 2, un ruolo di supporto in “Extra-Ordinary You” e un guest role in “Rookie Historian Goo Hae Ryung”.

Lee Jung-Shin è di Do Soo-Hyuk è un avvocato di società e consulente legale della Società.
Lo ammetto, mi sono “innamorata” anche di lui, anche per lui grazie (suppongo) al suo personaggio. Lee è un membro del gruppo di Kpop CNBlue, ma negli ultimi anni ha intrapreso una carriera d’attore di tutto rispetto.

Park So-Jin nei panni di Jo Ki-Bum giornalista per un giornale di intrattenimento on line e amica intima di Oh Han-Byul.
La sua recitazione, e il suo personaggio, mi sono piaciuti molto, molto più di quello della protagonista, più vero. Purtroppo negli ultimi anni le hanno dato solo ruoli di supporto, di cui l’ultimo appena uscito in “Alchemy oh Souls”. Credo perché lei non è solo attrice, ma è anche una cantante e compositrice e fa parte di un gruppo di ragazze della K-pop, le  “Girl’s Day”, questo le lascia meno tempo per la recitazione.

Kim Yoon-Hye nel ruolo di Park Ho-Young anche lei amica di Oh e manager della società Star Force Entertainment.
Ha iniziato la sua carriera come modella, poi è passata ai video musicali e infine al cinema e ai drama. E’ da molti anni presente sulla scena, alternando ruoli principali a ruoli di supporto.

CONSIDERAZIONI PERSONALI
La frase finale della serie è: “La storia di coloro che riparano ai disastri delle star”.
Il kdrama è stato piacevole, scorrevole, ma sicuramente non è una serie di cui farei rewatch. Troppo edulcorato. Tutti si amano e tutti vanno d’accordo, le star amano i loro sottoposti e i loro sottoposti amano le loro star.

Sarei curiosa di intervistare dal vero “coloro che riparano i disastri delle star”, ma tenuto conto di questo, sì, è una leggerissima sbirciatina dietro le quinte.

Del resto stiamo parlando di un drama sentimentale e non di un film candidato al premio oscar.

Trovate questo drama con un titolo in due versioni “Sh**ting Stars” e “Shooting Stars”, la cosa è voluta perché in coreano il suono della frase “stella cadente” e simile a “cacca”, quindi questa doppia valenza è una punta d’ironia sull’ambiente lavorativo che ho molto apprezzato.

VISTO su Viki Rakuten, ma lo trovate anche su Rama.

VOTO 7,5

Rammento che quando io scrivo di un drama sono sempre le mie opinioni e ciò che il drama ha fatto nascere in me.

LA MOGLIE COREANA


Ho comprato questo libro oltre un anno fa, incuriosita dalla Corea, cercavo, attraverso i loro scrittori, una comprensione maggiore del loro pensare.

Nell’attesa che la pigna sul mio comodino scendesse per arrivare a lui, in Corea decidevano di farne un drama “Pachinko” (che non ho ancora visto), per questo oggi potere trovarlo negli scaffali delle librerie più facilmente con questo nome.

(Questa volta è la piccola Sophie che vi presenta il libro)

Il libro racconta attraverso quattro generazioni, la saga di una famiglia coreana, uno spaccato storico che inizia nel 1910 in Corea e termina nel 1989 in Giappone.

Non è un romanzo d’amore, anche se una storia d’amore fa iniziare il tutto rimanendo di sottofondo a tutto lo svolgimento della trama, ne diventa il canovaccio sul quale sono ricamati tutti i personaggi successivamente. Amore e storia si intrecciano per portarci con loro.

Parla di un popolo, quello Coreano, divenuto colonia forzatamente di un altro popolo, quello Giapponese.

Parla di donne e del loro adattarsi a un mondo costruito ad immagine degli uomini, ma in cui loro fanno da traino. Come le vacche con il carro. Senza di loro il carro sarebbe fermo, ma nessuno le considera e non hanno potere sulla loro stessa vita.

Parla di uomini, del loro sopravvivere, in un mondo che li rifiuta.

Parla di razzismo, in un Giappone dei primi anni venti, dove la persecuzione razziale da parte delle forze dell’ordine nei confronti dei coreani, causò la morte di migliaia di loro e la detenzione di altre migliaia.

Parla degli “zainichi”, dei ghetti a loro “assegnati”, della povertà, della rassegnazione e della privazione dei diritti, ma parla anche di speranza, determinazione, coraggio, orgoglio e forza di volontà.

In tutto questo si intrecciano amori, storie, situazioni, una guerra mondiale, e la bomba atomica.

Un libro che si legge facilmente, scorre veloce e appassiona nelle vicende dei protagonisti che si susseguono negli anni. Un romanzo che può piacere a chi ama la Corea, a chi è curioso del suo popolo, a chi vuole andare oltre alla conoscenza data dai drama e film, e a chi vuole conoscere, seppur romanzati, dei periodi storici.

CONSIDERAZIONI PERSONALI
Quando leggo, sento, parlo della Corea, spesso trovo analogie e similitudini con dinamiche italiane, sia in positivo sia in negativo, questo me la fa amare e comprendere ancora di più. Detto ciò, sono consapevole che è un discorso arrogante il mio, perché se il sapere totale relativo alla Corea fosse cento, io al momento conosco solo uno (scarso).

Non ho altre considerazioni da fare su questo libro, aggiungo solo alcune delle frasi che mi hanno colpito e mi hanno fatto riflettere.

“Vuoi vedere un uomo dare il peggio di sé? Trasformalo da uomo comune in uomo di successo oltre ogni sua immaginazione, e vediamo se continua a comportarsi bene quando può fare tutto ciò che vuole.”

“Sunja era una donna pragmatica, ma persino lei rimase stupita dalla crudeltà di Hansu. Più conosceva quell’uomo, più si rendeva conto che da ragazza aveva amato un’idea di lui… sentimenti che non avevano riscontro nella realtà.”

“Noa la fissò. Akiko lo avrebbe sempre considerato una persona diversa da quella che era: non lui, ma lo straniero idealizzato che aveva nella mente.”

“I coreani nati in Giappone dopo il 1952 dovevano presentarsi al distretto di zona al compimento del quattordicesimo anno d’età per richiedere il permesso di permanenza in Giappone. Questo ogni tre anni.”

In fondo tutto il mondo e paese e gli uomini non apprendono mai dalla storia.

TITOLO E DATI BIBLIOGRAFICI
La moglie Coreana.
Io ho preso un usato, è un’Edizione Piemme del 2018. Le pagine del racconto sono 583, oltre ad alcune pagine di glossario dei termini coreani usati.

La traduttrice è Federica Merani.

Il libro è stato finalista al National Book Award nel 2017 e secondo classificato nel 2018 al Dayton Literary Peace Price.

AUTORE
Min Jin Lee è nata a Seul nel 1968, ma all’età di sette anni emigra negli Stati Uniti con la famiglia, dove è cresciuta.
Questo fa sì che l’autrice unisca in questo romanzo, oriente e occidente. Lo definirei un libro scritto con radici coreane e con uno sguardo occidentale.

TOMORROW


Se le storie con i tristi mietitori vi solleticano sempre, se un pizzico di storico non vi dispiace, se i destini che si incrociano vi attirano, se appartenete alla categoria “E’ bellissimo! Ho pianto tanto” 😉 , ecco secondo me “Tomorrow” è un kdrama del 2022 che fa per voi.

Una piccola avvertenza che dicono all’inizio del primo episodio, e io ribadisco:
Tomorrow è una serie su tendenze al suicidio. Si sconsiglia la visione a chi lotta con il tema. Non guardate la serie, ma chiedete aiuto.

Questo perché chi è in quello stato mentale può essere influenzato dalle dinamiche dei tentativi di suicidio falsi dello schermo.

TRAMA
Una squadra speciale dei Tristi Mietitori, ovvero la squadra Gestione Rischi, è stata istituita dall’Imperatore di Giada per cercare di aiutare gli uomini che stanno per avvicinarsi sempre di più al suicidio. Questa squadra è anomala rispetto alle altre squadre di Tristi Mietitori, i quali devono solo certificare l’avvenuta morte e accompagnare l’anima nell’aldilà.
La squadra gestione rischi deve cercare di convincere i probabili suicidi a rinunciare al loro proposito, vivendo ancora tutto il loro tempo sulla terra al meglio delle loro possibilità.

Che accade se un umano cercando di salvar un suicida, incappa nella squadra gestione rischi e per questo ha un incidente che lo porta in coma, rimanendo quindi tra la vita e la morte? Come farà l’aldilà a risolvere questo incidente capitato a causa dei suoi impiegati?

Il drama si sviluppa al solito sui canonici 16 episodi, ed ogni episodio è a se stante, anche se un filo conduttore ci porta al finale, una trama che per l’idea merita un punteggio di nove.

GLI ATTORI
Un cast di tutto rispetto alcuni per me di nuova conoscenza, altri già visti e amati.

Kim Hee Sun che non ho mai visto recitare, interpreta Goo Ryeon, la Mietitrice dai capelli colorati. Bravissima in questo ruolo.
Lee Su Hyeok interpreta un Triste Mietitore serio e ligio alle regole, Park Joong Gil. Cosa posso dire di lui? Superbo, come sempre, del resto chi lo ha visto anche solo nella sua interpretazione del vampiro in “The Scholar Who Walks the Night “, sa di cosa parlo.
Rowoon è il giovane umano che nel cercare di salvare un possibile suicida si ritrova in coma. Credo che di Rowoon non debba dire nulla, conosciuto come membro della band kpop SF9 è venuto alla ribalta come attore con il drama “L’affetto reale”.
Yoon Ji On l’ho scoperto in questo drama, ma è stata una bellissima scoperta. Bravo, davvero bravo, mi ha fatto venire voglia di vedere altri film e/o drama con lui.

Infine voglio fare un piccolo cameo, solo una citazione per Kim Hae Sook, qui in un ruolo di supporto, ma lei lavora spesso in ruoli di supporto che sono quasi principali. Una grande attrice vista lavorare in tanti drama, (solo per citarne un paio: star-up, hospital play list). Dal mio punto di vista la sua sola presenza dà spessore al drama dove lei lavora.

A tutti loro come voto un bel 10 pieno.


CONSIDERAZIONI PERSONALI
Come già detto il drama si sviluppa su sedici episodi, ognuno con una storia diversa, e coglie aspetti sociali della vita coreana passata e presente di questo popolo, in cui la percentuale di suicidi (insieme al Giappone) è tra le più alte dell’Asia.

Personalmente ho amato molto quattro di queste storie, altre le ho trovate esagerate nell’espressione, in cui i cattivi erano troppo cattivi e in cui i personaggi sono diventati troppo patetici, tutto ciò fatto (per me palesemente) con la chiara intenzione di smuovere lacrime ed emozioni a tutti i costi. Durante la visione questo un po’ mi ha destabilizzato nel dare una mia opinione, perché a un episodio avrei dato dieci ed a un’altro avrei dato sei. Non capivo.

Ho capito guardando la scheda del drama.
Questo drama ha due registi e tre sceneggiatori e quindi ogni episodio ha un’impronta diversa a secondo di chi ha scritto la storia e di chi ha fatto la regia.

VISTO su Netflix, ma lo trovate anche su Rama.

VOTO impossibile (per me) dare un voto singolo a questo drama, come scritto nelle considerazioni personali due registri e tre sceneggiatori non mi permettono di dare un voto omogeneo, dovrei dare un voto a singolo episodio. Per questo ho dato un voto alla trama (9) e agli attori (10) separatamente.


Rammento che quando io scrivo di un drama sono sempre le mie opinioni e ciò che il drama ha fatto nascere in me.