EPPURE


E che volte mi scatta la botta di permalosità e non è facile avermi vicino al quel momento. Credo dipenda dal fatto che sono stata così tanto poco permalosa da far credere agli altri di potersi permettere tutto con me. E molti, non tutti, ma comunque troppi, si sono permessi di tutto. Quindi, a volte, divento come un istrice, quando vedo avvicinarsi la mano rizzo gli aculei, perché non so mai se quella mano, accarezza o picchia.

Accade così che, nonostante una natura socievole, una predisposizione al mondo (diciamo a una parte di esso), io permetta a pochi di avvinarsi davvero al nocciolo di cui sono intrisa. Ciò avviene anche se io so che ogni volta che faccio entrare una persona, il mio cuore non ha meno spazio dentro, ma si allarga. Eppure.

I miei eppure sono fatti di piccoli sfregi sulla pelle, di “Non fa niente” detti piano, quando faceva tanto, di sorrisi a celare una parte che si frantumava in quell’istante. I miei eppure sono formati dagli strappi fatti alla mia anima, da chi professava il suo affetto per me. I miei eppure sono minute gocce di sangue rapprese a cicatrizzare intorno al cuore, ed esser così cura e prigione insieme. Il mio eppure più profondo ha un nome che la mia bocca non pronuncia più.

Quindi no, non sono fredda, non sono inavvicinabile, non sono dura, non sono cinica, sono solo un semplice e piccolo eppure.

EPPURE


Io amo le comodità, i bagni caldi, i camini accesi d’inverno, le spa costose, i bei vestiti, gli oli preziosi, l’aria condizionata d’estate, le bibite fresche, dormire quando voglio e i viaggi.
Mi sento a mio agio tra divani morbidi e sontuosi, tra amache che dondolano mosse dal vento tra gli alberi, nella sabbia tiepida che mi accompagna al tramonto verso il mare.
I miei occhi si nutrono di colori tenui, di dipinti accesi, di sculture dalle forme strane che solleticano la mente e da immagini che parlano senza intermediari alla mia anima.
Diciamolo, ho una predisposizione naturale al lusso e all’agiatezza, ciò che è dovere e fatica mi fa storcere il naso come bimba viziata.

Eppure.

Molte volte ho rinunciato a tutto questo e a qualcosa di più per non indossare il collare che mi avrebbe agganciato alla catena di qualcuno. Di catena ne avevo già una io, fin dalla più piccola età, chiamata dovere. “Dovere” però era quella che mi permetteva di non portare collari altrui. Prima o poi la spezzerò, perché nel frattempo, si è consunta negli anni.

Vorrei dire che l’unico collare che posso portare è quello che scelgo io e che di solito ha i colori dell’amore. Ma so che alla lunga nessun collare fa per me, neppure quello che ho scelto io. La verità è che l’amore non porta collari, porta libertà, ma gli uomini lo dimenticano.

Sarà per questo che io alla fine scelgo sempre Eppure.
Photo by Ivan Maranov