UNISCI I PUNTINI


Perché ci gioco con i miei punti deboli. Li unisco con un tratto leggero tra loro, come il vecchio gioco della settimana enigmistica. Hanno una loro sequenza, si confondono tra i punti importanti della mia vita. Ogni volta che li unisco l’immagine è la stessa, un cuore, il mio.

Perché, diciamolo, i miei punti deboli son sempre stati lì, nascosti per paura di esser tolti, di esser cancellati, considerati inutili. Ma io li amo e amo la forma che mi danno.

Per questo prendo un pennello l’intingo nel nero che contiene tutto, li cerco e li unisco nella loro forma, a contenere il bianco e il candore di cui sono fatti.

Li amo talmente tanto, da dargli voce e luce, da dargli suono e scrittura, da permettermi di guardarti negli occhi e dirti “Quelli sono i miei punti fragili, se non li tocchi con cautela, si frantumeranno e si spezzeranno dentro me”.

Ci son state persone che li hanno spezzati con volontà, altri per egoismo, altri che, pur cercando di maneggiarli con cura, li hanno rotti. Poi ci sono quelli che il coraggio non l’hanno, se ne vanno senza sfiorarli, per paura di romperli.

Ed io, ogni volta, li ho raccolti, coccolati, riassemblati e amati ancor di più. Perché lo so, arriverà il giorno in cui qualcuno userà un tratto a me sconosciuto, toglierà le spigolosità ripassando sopra le linee che ho tratteggiato per unirli. Li colorerà di rosso con mani sicure e mi dirà con voce calda e lenta, sfiorandomi una ciocca “Questi non sono i tuoi punti deboli, ma i tuoi punti forti”

CHIOCCIOLA


Bloccato come una peperonata mangiata quale contorno a una parmigiana di melanzane fritte a mezzanotte.

Sbarrato perchè scriverlo, vorrebbe dire mettermi a nudo, con me stessa e poi, forse, chissà, ritrovarmi fragile. Farmi i pipponi, le seghe mentali, fustigarmi per le mie incoerenze e rendermi conto che ho falle nell’armatura.

Faccio grandi voli pindarici con i pensieri su come scriverlo e non lo scrivo. Penso la parola che racchiude il momento, poi mi ritraggo come chiocciola sfiorata. Mi assaporo l’emozione che lambisce la pelle, come il mare la riva, ma poi la serro. Sia mai che prenda il controllo.

Perché, diciamolo, la paura è quella. Io nelle emozioni il controllo non l’ho mai avuto. E si sa, le chiocciole sono mangiate in un boccone, e a me esser masticata non piace.

E le parole sono ancora lì, volano, salgono, planano per poi risalire, come correnti di vento.

MA TU SEI FORTE


Sciogli i capelli, cadono lentamente sulle spalle, il loro sfiorarti ti fa pensare a mani che accarezzano lievemente.
Loro pensano ormoni ma non sanno nulla di te.

Appoggi l’indice sul lato sinistro del tuo labbro semiaperto, quasi a zittirti e impedirti di dire sciocchezze, di cui poi ti pentirai. Ti vedono tutti così “Ma tu sei forte”. Come se ci fossi nata e non ti fosse costato invece ampi pezzi di te.
lips

Ma tu sei forte. Senza sapere delle mie fragilità frantumate come vetro, schegge entrate nel cuore.
Ma tu sei forte. Non mi hanno visto, raggomitolata nel letto, quasi a voler rientrare nell’utero del mondo.
Ma tu sei forte. Non hanno sentito il rumore dei miei pugni sull’armadio e il frastuono delle lacrime.
Ma tu sei forte. Non vedono la stanchezza che a volte mi prende, quando vorrei appoggiare il capo, anche solo per poco, su una spalla sicura.
Ma tu sei forte. Non ti hanno notato quando affondavi, tanto te la saresti cavata.

Si lo sono, talmente tanto da aprire il cuore e lasciare che vediate che la mia forza è fatta da fragilità intrecciate tra loro.