MY CAT FAMILY


Ho un cuore pieno di peli.
I loro

Loki
Smilla
Morgana
Sophie
Athena
Moka

Due maschi e quattro femmine che oltre al cuore hanno riempito di peli tutti i miei vestiti, hanno distrutto divano e materasso, hanno lacerato tende e lenzuola. Ma senza quei peli, la mia vita avrebbe meno sorrisi.

I love you

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MELA


Sono i giorni in cui la sera, mi sdraio sul divano. Scatto selfie con uno dei miei amori pelosi. Giorni in cui il freddo fuori mi fa capire la fortuna del caldo della casa. Giorni in cui osservo i miei sei mici e la “cana”, felice che siano al caldo, nutriti di cibo e amore.

Poi penso a Mela. Il cuore mi si contrae per l’empatia.
Si può esser empatici con un cane? Si, si può. E si può anche con una pianta, se è per questo. Ma volevo parlar di Mela.

Mela viveva con la sua umana, 13 anni di vita insieme, e poi il disastro. La sua umana si ammala e non riesce più a gestirla e per Mela si stravolge la vita. Mela viene portata via, da chi ama, dalla sua casa, dalle sue abitudini. Mela è un cane anziano e quasi nessuno vuole i cani anziani, infatti da febbraio nonostante appelli e condivisioni, Mela è ancora senza casa. Tutti cercano cuccioli.

Mela è sana, tranquilla, ubbidiente. Se non avessi già riempito casa di sei amori pelosi felini, e da luglio dell’anno scorso da Juni un’altra “cana” anziana, Mela vivrebbe già con me. Ma non posso, il cuore la contiene,  ma non ho più posto in casa.

Mela però è sempre nella mente, spero in una casa per lei, in una famiglia che possa amarla, accudirla e darle ancora la sensazione di casa.
Per questo scrivo questo post, per cercare una persona, una famiglia che voglia amarla, come io farei con lei.

Mela attualmente si trova presso la Clinica Veterinaria città di Lecco. Loro son dei GRANDI, cercano una casa per lei e nel mente la tengono in stallo nella clinica. Il loro numero di telefono è 03411840029l

Se la fortuna e l’amore baciasse Mela, se trovasse tramite questo post una casa, per favore fate che io rimanga in contatto con voi. Non so come mai con Mela, con tutti i cani che cercano casa, io abbia sviluppato questa attrazione, ma so che l’ho e quindi non vorrei perderla di vista.
Qua sotto metto una sua foto e dei link della clinica. Se volete vederla anche in video andate sul link di facebook.

Io spero, che là, nel web qualcuno trovi Mela e Mela trovi Amore.

Link a Facebook della Clinica Veterinaria città di Lecco

Link al sito web della Clinica Veterinaria città di Lecco

CHE FORMA HA L’AMORE?


Cose per cui, anche se astrologicamente mi dicono sia un periodo “S’adda faticà”, la vita in questa giornata ha sfumature di leggerezza:

1) Ho i capelli Lilla. Dopo essere riuscita a togliere l’hennè rosso, dopo aver vissuto in un periodo color giallo polenta (obbligato), dopo esser arrivata al silver, finalmente in settimana mi son comprata i pigmenti vegetali (vegan) e son diventata lilla. Ci rimarrò per due o tre settimane, poi man mano scema (non io, il colore, io a volte solo cojona). Poi potrò rifarlo, o diventar azzurra come la fata turchina, oppure profondo viola, o verde, o blu, insomma posso quello che voglio, e questo mi rende sorridente.

PS: Quella che vedete qua mi assomiglia solo in due cose, il colore dei capelli e il fatto che ha i capelli corti. Poi niente, ahimè, non son modella e manco ventenne, l’ho messa solo per farvi capire cosa mi sono messa  in testa.

2) Ho due sveglie sul comodino. La prima suona alle sei e mi dice: “Baby torna, rassegnati, comincia a capire in quale mondo sei scesa”. La seconda suona qualche minuto dopo per confermarmi “Ciccia, basta lettone, ora alzati”. A volte capita che appena suona la prima, prendo la seconda e la metto sotto il piumone. Così appena trilla, è già a portata di mano per spegnerla (pigrizia e il mio secondo nome).
Stamattina così ho fatto, poi quando è suonata la seconda, mi son detta ancora un minutino. E mi son riaddormentata.
Uno dei miei amori pelosi, Loki, si è accorto di ciò. Si è collocato sul comodino ad altezza viso e con una zampetta ha continuato a zampettarmi colpetti sulla spalla, fino a svegliarmi. Una volta fatto, è rimasto sul comodino in attesa che mi alzassi. Poi insieme siamo andati in bagno, lui mi ha accompagnato tra fusa e coda ritta.
Lo amo. A volte penso che non sia un semplice gatto, anzi ne ho quasi la certezza.

Ps: Questo è Loki, mentre si riposa dal lavoro di sveglia.

3) Stamattina, alle sei e mezza, con il cielo ancora buio pesto, il silenzio intenso che avvolge, son scesa a far il solito giretto con Juni (la cagnolina anziana adottata a luglio, per chi ancora non lo sapesse) e per l’ennesima mattina, mi trovo a salutare una signora con una grossa borsa. La differenza e che stamattina oltre al buongiorno abbiamo scambiato due parole.
Così viene fuori che va a dar da mangiare a una minuscola colonia felina lì vicino, così scopro che ha due gatti in casa e due adottati in giro (oltre a curar la colonia). A una lascia un pò aperta la saracinesca del suo garage, così ha un riparo. Così lei scopre che io ho sei gatti. Così mi parla di sua figlia cui lei, ogni tanto va a curare i micioni quando parte. Così lei scopre come Juni è arrivata da me. Così io scopro che lei fa beneficenza anche per i bambini. Così io scopro che questa donna mi piace un sacco. Senza contare poi che siamo entrambe gattare e umanare.
Silenziosamente ama la vita realizzando, senza clamori, piccole, cose, ma ogni giorno da il suo piccolo contributo facendo e non parlando, e rende la vita altrui, umana e non, un pizzico migliore.

Salutandola e rientrando a casa con Juni, l’ho pensato. Qualcuno considera “le gattare” vecchie zitelle, più o meno inacidite, che riversano l’amore sugli animali, come se, amando un uomo (o una donna) non si avesse più amore da distribuire. Quel qualcuno sbaglia, profondamente. Chi ha l’amore a esaurimento scorte, non ama gli altri, ama a condizione che, ama se però tu, ama fino a che. Quel qualcuno commette uno sbaglio ancora più grande di base, perché pensa che l’amore abbia una sola forma. Forse quelli che sono fuori sono loro e non noi, che siamo gattare, umanare, cagnare, rinocentare, elefentare, procionarie, colibrinare e così via (suvvia mi avete capito che voglio dire).

PPS: Sì, l’ultima immagine è da grande micionara, ma lo sono, orgogliosamente.

FLUIDA


I miei pensieri volano come rondini ai primi freddi. Cercano posti caldi dove adagiarsi e riprodursi.

Tengo stretto a me il cuore. Non per avarizia, non per paura, ma nella ricerca di chi lo tiene allo stesso modo, in attesa di donarlo a me.

Emozioni come gatti acciambellati accanto al fuoco del camino. Aspettano di sciogliersi con il calore.

Sospiro a riempire l’aria di me.

Mi ascolto il petto nel mio librarmi, cadere, per poi riprovare ancora il volo.

Chiudo leggeri gli occhi a vedere, dietro le palpebre, le immagini dei miei sogni fatti colore.

Le mille me si siedono ai bordi del fiume, muovono le dita dei piedi nell’acqua, a percepire il suo parlare tra vibrazioni e carezze. Divento fluida insieme a lui.

Io sono anche questo.

(A)MICI


Loki è il primo, si infila sotto il piumone e si accomoda a palla sulla curva della mia pancia, mentre son rannicchiata di lato. Poco dopo arriva Morgana che fa la stessa cosa ma sulla curva delle gambe. Entrambi allungano le zampe a toccarmi, ed io sorrido ancora ad occhi chiusi e raggomitolata.

Di Smilla neppure mi accorgo, è talmente leggera e silenziosa, appoggiata, mentre dorme, con la testolina sui piedi. Se non fosse per Moka, goffo e rumoroso (come al solito) che saltando sopra il letto per farsi far la grattatina di pancia, la fa sobbalzare.

Apro un occhio per guardare, giusto il tempo per accorgermi che Athena è alla mia sinistra sdraiata, all’altezza della mia testa, al posto del cuscino. A lei il soffice del piumone non piace.

E mi gusto il momento, la sveglia suona, ma ad alzarmi neppure ci penso. Ancora cinque minuti e poi mi alzo. Chissà dove è Sophie, di solito arriva a far fusa e a togliermi del tutto la voglia di alzarmi. Stamattina non arriva.

Dopo un quarto d’ora ce la faccio a rotolare verso il bagno. Appena mi siedo sulla tavoletta arriva Sophie, con la coda a scoiattolo. Vuole venire in braccio. Da qualche giorno tra lei, me e la tavoletta del cesso è scoppiato l’amore. Appena mi siedo, lei arriva felice, vuol venire in braccio, si fa tenere come un bambino di pochi mesi e comincia a far le fusa.
Con le zampette mi attira il volto al suo, mi da una leccatina al naso e ricomincia con le fusa, tenendomi per dei minuti seduta lì. Se non fosse che son seduta sul cesso, sarebbe una scena di una tenerezza immensa.

Poi ci penso, ma è una scena di una tenerezza immensa anche sul cesso, io e lei così, gli altri che arrivano, lei che mi impedisce di alzarmi perché che fai, smetti di farla così felice? E quindi si rimane seduti sul cesso così. Si è una scena di una tenerezza estrema, solo che è una tenerezza che fa ridere.

Io vi amo, nonostante il divano rovinato, gli angoli del letto demoliti, le lenzuola strappate, i vestiti con i fili tirati, l’impossibilità di metter calze che abbiano una vita superiore ai tre secondi, nonostante il fatto di avere la certezza che in ogni vestito si nascondono almeno dieci peli di gatto.
Io vi amo (a)mici miei.

COSINA


Stamattina l’ho sognata. Ma era un sogno? Ero in quella fase in cui sei sveglia ma non ancora caduta in questo mondo.

Era acciambellata, vicino alla mia pancia mentre ero, a mia volta, acciambellata di lato. Riuscivo perfino a sentire la consistenza fisica della sua presenza, il mio braccio ad avvolgerla, per poi rendermi conto che non era possibile, ma sentirla lo stesso.
Ed è allora che è esploso il dolore, quello che quando uno è vigile, controlla sempre, modula, gestisce. Quello di avere la certezza di non poterla più sentire, toccare, annusare e abbracciare in questa vita. Mi son piegata in due, rannicchiata a volerlo contenere. E son fuggita in un sogno. A stemperare un vuoto che con i pensieri non riuscivo a colmare.

Mi son ritrovata nella mia stanza. Un monolite grezzo, nero, lucido, appuntito, tipo Stonehenge, faceva parte della mia camera da letto. Si era spezzato e aveva preso altra forma, una L, alzata da terra.
Ho sognato quella stessa stanza, invecchiata, in cui si vedevano alle pareti i rimasugli di scotch adesivo, fogli appesi ormai spariti, che rammentavano un lontano passato staccato e chissà dove, ormai, volato via.
Pensavo che avrei dovuto ridipingere e cercavo aiuto per incollare il monolite e riportarlo alla sua vecchia forma.

Pochi minuti di sogno ed è arrivata l’orda felina.
La piccola Sophie che cerca carezze e dispensa fusa mentre si infila sotto il piumone, tra braccio e collo. Loki in paziente attesa sul comodino ad osservarmi da vicino. Moka cui pesa far il maschio forte perché “oh io son maschio coccoloso, dai impastami la pancia”, si adagia al mio fianco. Atena, signora Alpha di casa, nume tutelare, mi sorride con gli occhi e con la coda ritta. Smilla la paurosa si mette in fondo al letto e Morgana controlla da lontano.

Sono donna fortunata, fusa e amore come cascate, che noi al Niagara ci facciamo le pernacchie, ma Lei manca lo stesso, molto più di quanto avessi mai potuto immaginare.

I cromosomi della mia anima si sono intrecciati con i suoi.

SOPHIE


Sophie
Sophie-2016-11-01
Dopo cinque giorni di antibiotici per bocca.
Dopo cinque giorni di collirio antibiotico.
Dopo cinque giorni d’amore umano e felino.
Sophie-2016-11-07La differenza nella vita la facciamo noi.
Sicuramente nella nostra.
A volte anche in quella altrui.

Lei si chiama Sophie, non arriva a tre mesi di vita. E’ stata fonte di sofferta decisione da parte mia, dopo averla raccolta il primo novembre. Poi pancia e testa, si son sedute tranquille a parlare, infine hanno deciso insieme. Sophie ora è il “mio” settimo gatto.

Io credo di aver fatto differenza nella sua, ma credo che lei, ora, la stia facendo nella mia.