CUORE LILLA


Ci sono i fiocchi di neve che cadono e ci sono io insieme ai pensieri.
O il vuoto dei pensieri. Si intreccia il pieno e il vuoto.

C’è la vita che vorrei e c’è quella che conduco.
Sgranocchio savoiardi sardi e scruto un cielo senza colori.
Ho la forma che tende al blu e avvolge un cuore sbiadito nel lilla

Ci son le parole che avrei voluto dire e non ho detto.
Ora non le ricordo più.
So di aver ceduto alle sfumature del grigio per farmi capire.

Colo parole per tingere una scura inerzia 

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ALONE


Con il primo freddo vero e quelle nuvole che avvolgono come un cellophane grigio scuro, son arrivate anche loro. La cervicale e questa sensazione di cupa tristezza. Come se corpo e anima stessero vibrando sulla stessa tonalità monocorde.

Ho voglia di viaggi che non posso fare, desidero libertà di cui dovrei pagare pegno, anelo cuori con cui denudare i miei pensieri, bramo al nuovo come un apneista in emersione, il primo respiro fuori l’acqua .

Sbuffo, butto lo sguardo fuori la finestra. Rammento il sospetto di ieri sera, mentre guidavo nel buio. Le luci rosse e gialle della città a illuminare l’oscurità esterna che sembrava voler prendere possesso anche di me.

La sensazione di attraversare questo mondo da sola.

The winter in coming, e io necessito di più colore e calore nella mia vita.

OLTRE


Io non ci vivo nel grigio, ci sopravvivo, a volte mi ci ammalo. Se mi fermo lì a lungo, ci muoio, ma non ci vivo. Io vivo in altri colori.

Il problema è che io il grigio non lo vedo. Con gli anni ho imparato che esiste, ho appreso a intuirlo a tentoni, a riconoscere l’odore di muffa che emana, ma non lo vedo. Per questo ogni tanto mi ci ritrovo dentro senza rendermene conto. Perché ero distratta. Perché mi hai indicato un punto lontano, luminoso e colorato, e guardando quello non mi son accorta che stavo cadendo nel grigio.

Se Dante vivesse oggi e riscrivesse la divina commedia abbinata ai colori, nel grigio ci metterebbe gli ignavi. Quelli che non decidono, quelli che vivono a cavallo di, quelli che confondono la parola definizione, quelli che non vogliono prendere una posizione nella vita, neppure nella loro.

Prendere una posizione non vuol dire essere escludere gli altri o esser aggressivi con il mondo.

Prendere una posizione è portare avanti ciò che si è, ciò che si pensa che siamo. Vuol dire delimitare un’idea, portare l’astratto nel mondo e comprenderlo.

Prendere una posizione non vuol dire essere rigidi e statici, ma essere capaci di avere radici, consapevoli che possiamo cambiare terreno in cui piantarle.

Prendere una posizione è segnare con le punta delle dita i contorni di un’emozione, e questo non vuol dire voler inscatolare ogni cosa, ma darle forma e corpo, dare carne a un’emozione, partorire se stessi.

Nel grigio ciò è impossibile, tutto si confonde, banchettano i predatori, è lì che nascono le paure, è lì che vivono i mezzi. I mezzi uomini, i mezzi pensieri, le mezze verità, le mezze bugie, le mezze donne, i mezzi discorsi. Ma a me l’unica cosa mezza che mi piace è il “mezzo e mezzo” di Nardini (che a vederla bene poi, un mezzo più un mezzo, fa un’intero).

Tutto questo ho pensato stamattina, quando ho alzato gli occhi al cielo mentre il mio corpo comunicava con me.
La mia direzione. Oltre.

IMPERFEZIONI


Ho sempre vissuto negli estremi, o il bianco o il nero.
Pur sapendo che tra i due intercorre un’infinita varietà di grigi, io non li vedo. Ho imparato che ci sono, ma come una cieca, nell’individuarli vado a tentoni, con tutto quello che ne consegue.
La vita per me non può essere grigia. Il grigio è il preludio alla “morte”.
Photo by Renata Ramsini

Credo che da questo sia dipeso e dipenda tutta la mia vita.
Ti amo o non ti amo.
Fai parte di me o non lo fai.
Ti do o non ti do.

Che tu sia un amore, un’amicizia, un’anima antica che torna o nuova che incrocio, se ti vivo, ti vivo così. Se lo faccio in maniera diversa, se con te parlo il linguaggio del grigio (che ho appreso come s’impara una lingua straniera) e perché di te non mi interessa nulla. Che tu ci sia nella mia vita o non ci sia non fa la differenza, anzi spesso proprio non ti vedo, perché nel grigio io non vedo.

Se tu pretendi di viver grigio accanto a me mentre io vivo colorato (a prescindere dal colore che vivo in  quel momento) io smetterò di vederti.
Se credi che questo mio viver intenso si confonda con il possesso, cambia strada perché alla libertà do lo stesso valore della verità, irrinunciabili nella mia vita.
Se presumi che leggerezza e colori non siano sinonimo di serietà, scansati, mi ostruisci la strada.

Non sono una persona semplice a volte, capita che oscilli tra il caldo rosso e il freddo blu. Incapace di chiedere, ma pretendo quello che mi spetta. So perdonare, ma con difficoltà, del resto a me stessa non perdono quasi mai. Però lascio andare e non porto rancore.

No, non sono una persona semplice, anche se io penso di me “di una semplicità assoluta, tanto da apparire complicata ai molti”.
Proprio per questo se faccio parte della tua vita, e tu della mia, vuol dire che tanto a posto non sei neppure tu, ma questo credimi è la bellezza della nostra imperfezione.

SMAGLIATA


Smagliata.
Non è senza maglione.
Ma come vedo la mia vita.

Guardo le foto fatte dal Chiwaz a Progenie (bellissima fuori e intensa dentro), con i miei vestiti e le mie scarpe, o meglio quelli che furono i miei vestiti e le mie scarpe fino a un anno fa.
Guardo le foto che lui mi ha appena fatto a una cena pochi giorni fa, e poi ci si mette anche Mark Zuckerberg con il suo filmato regalo “degli ultimi anni della vostra vita”.
E il vaffanculo parte silenzioso e intenso come la notte dopo aver mangiato i fagioli a cena. Ma come ho potuto, in così poco tempo, farmi questo?!

I vestiti son i miei con quattro taglie in meno. Nel “filmato regalo” degli ultimi anni, ballo, sorrido e sono sempre circondata da persone e amici, dove c’è da fare, organizzare e ridere io ci sono e la vita è il mio palcoscenico.
Questo nonostante periodi cupi e non leggeri, nonostante abbia pianto e sofferto percorrendo gli anni, ma la mia soffusa tenace grinta era lì sottopelle che scorreva insieme al sangue. E ora no. E la forza manca.

Scelte sbagliate, persone sbagliate, stanchezza che copre, anni che corrono e sfiancano. Sono davvero un’ombra sbiadita di quello che ero, un ritratto di Dorian Gray al contrario.
Da qualche parte, dentro, io son lì che danzo e sorrido, ma fuori son grigia, ringhiosa, stretta tra doveri, responsabilità, penuria e sfiducia, un arrancar in salita. Ciò che è dentro è fuori, ed io son diventata vecchia in pochi mesi.

Niente suggerimenti di pensieri positivi. Se riuscissi a farli in questo momento, non scriverei questo post. Niente pacche sulle spalle, perché questo scritto non è una richiesta di aiuto, ma è uno specchio in cui rifletto e vedo.

Non me la prendo con gli altri, me la piglio con me stessa. Tutti questi anni sprecati, tutti questi anni a capire. Madre Terra non è mamma, è matrigna e ti alleva alla sopravvivenza. Ce la fai? Va bene. Non ce la fai? Soccombi.
Ma io non riesco, non mi rassegno alla sola sopravvivenza, io anelo alla vita, e da qui la sofferenza.

E in tutto questo grigiore e questa pesantezza, da un punto non preciso di me, sento la mia anima che danza, e mi sussurra: “C’è del buono anche in questo periodo. Hai potato rami secchi e falsi amici, hai visto chi sono “i ti voglio bene a parole” e chi “i ti voglio bene con i fatti e le parole”, hai smesso di aspettare, sei andata oltre perché chi aspetta non sarà mai raggiunto”.
Il problema è che io son andata oltre, ma non so dove.

Che fatica crescere, non si smette mai.

CIBO


La verità è che non ero ancora pronta a diventar grande. Ma lo sono diventata lo stesso, non ho avuto alternative, come nessuno, o lo diventi o muori.
Il problema e che non lo sono diventata del tutto.
by Atory photo 1_zps6dd0a304.jpg
Ci son dei giorni come oggi, che non cè la fai ad esserlo, o meglio sei grande fuori, ma dentro.. dentro che cosa sei?
Guardi fuori dalla finestra e ti perdi nel grigio e non capisci se il grigio e fuori ed entra in te o quel grigio è in te e si espande intorno.
E’ un grigio chiaro che si sposa con il rosa, ci ti accoccoli in quel rosa e ti fai domande di cui sai già non sai le risposte. Son le domande che ti facevi quando ancora credevi, son rimaste lì nell’aria come falene impazzite vicino al un lampione.
Sospiri forte e pensi che non eri male allora. E rammenti che te lo dicevano: “Non sei male, sei tenera, sei buona”.
Tu pensavi parlassero della tua anima e loro pensavano a mangiarti.

SCHISCIARSI


Mi manca un certo modo di scrivere. Di avere quell’esposizione emotiva che porta a galla ogni cosa bella o brutta che sia, sfacciata, impudica, senza scrupoli e timori. Ecco perchè mi son trovata a scrivere poesie di tre righe abbinate a immagini, quale concentrato delle mie emozioni quale tubetto “of tomato puree”, cosicchè esternassi e sfiatassi senza colpo ferire ad altri.
E il caso di smettere di avere remore e di schisciarmi (*) fuori.
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Per me vivere compressa è come vivere nel grigio, ma io il grigio lo posso solo attraversare per andare dal bianco al nero e viceversa, io nel grigio ci muoio.

(*) schisciare: espressione dialettale che significa schiacciare.