SVOLAZZARE


Scrivo poco. Le idee ci sono ma le sto vivendo.
Ho parole in movimento.
Tenerle ferme è difficile, si buttano nel casino della Vita.
Le trascino sulla tastiera, loro se ne vanno, hanno da fare.

Torneranno.
volo di pensieri e idee

NESSUNA CERTEZZA


Affamata bocca la tua.
mi divori l’anima e il corpo
Dipingi con le dita complicati arabeschi.
la tue mani mi esasperano la pelle

Esigente regista notturno.
ghermisci i miei sensi
Mi trasformi, divento interprete,
la tua preferita
di trame di un candore perverso.

Predatore mi spingi sotto il peso del tuo corpo.
occhi bassi i miei da preda senza via di scampo
Quando affondi in me strappandomi un grido,
piacere e dolore stemperati insieme
ti guardo, dimmi ora chi è la preda e chi il predatore?

Nessuna certezza
la cosa più certa tra noi è l’incertezza
Nessuna certezza
ma conservi in te qualcosa che mi appartiene
Nessuna certezza
se non che il mio ventre ti appartiene

nessuna certezza

nell’aria intanto vola questa musica

NIENTE DI MENO


Parlo d’arte, come intendo io l’arte, intrisa nell’amore e nelle emozioni. Uno spettacolo del 2010 di Marina Abramović al MoMa di New York. Lo spettacolo si chiamava “The Artist is Present”.

Durante questa spettacolo Marina rimaneva immobile su una sedia ogni giorno per sette ore, guardava negli occhi, senza parlare, chiunque volesse sedersi davanti a lei e comunicare con lo sguardo.

Prima di scrivere altro, come ho detto sopra si tratta (anche) d’amore. Di un amore, quello tra Marina e Ulay. Una storia nata, vissuta per 12 anni e poi finita, ma in modo particolare. Entrambi partirono a piedi, da due estremi opposti della grande muraglia cinese, si incontrarono a metà strada dopo 90 giorni e lì si dissero addio.
Da allora, non si sono più rivisti. Lui a sorpresa si è presentato a questo suo spettacolo e si è seduto davanti a lei.

Cliccate qui, per vedere, dal minuto da 1.17 in poi.

Tanti problemi nella mia vita sono dovuti al fatto che io non voglio niente di meno di questo.