L’ANIMA COLOR NEBBIA


Sarà la nebbia, sarà l’età, sarà la stanchezza che prende, ma oggi vorrei vivere rimanendo collegata al mondo isolandomi fisicamente. Invece accade il contrario, facendomi così render conto dell’inutile tentativo di esser compresi e di comprendere.
Siamo isole.

Pensavo che avrei cambiato il mondo ed a un certo punto della mia vita invece ho ringraziato che lui non avesse cambiato me. Ora non son più neppur sicura che mi abbia risparmiato.

Se la nebbia oltre i rumori, attutisse anche i pensieri, sarebbe una bella cosa.
Respiro lentamente ed espiro ancor più piano come se con questo potessi cambiare le emozioni che girovagano perse dentro. Questo cercarle mi spossa e fa si che a volte sia cane rabbioso e a volte sperduta lupa.

Come dico sempre passerà. Passa sempre.  Passa, e come il mare, leviga e porta via parti di me.

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FUGGO RIMANENDO IMMOBILE


Qualche sera fa a casa mia io, tre amici, cinque gatti e una cagnolina abbiamo rivisionato un film di Salvatores, ovvero “Marrakech Express”. Guardandolo mi son resa conto che dei suoi film, quelli che mi piacciono in particolare sono tre.  Gli esperti di cinema la chiamano “trilogia della fuga”.  Di questa trilogia fanno parte il film sopra citato oltre a “Turnè” e “Mediterraneo”. Quest’ultimo è quello che io amo di più.

Mi son domandata come mai li percepisco così tanto e perchè mi lascino quel sapore sotto pelle fatto di dolcezza e nel contempo amaro. La mia risposta è stata che in quei tre film Salvatores riesce, come fosse un pittore, a dare pennellate di umana verità ai personaggi senza togliere la poesia di cui siamo fatti.  In questi tempi di umana menzogneria,  per persone come me, queste pennellate, son brevi boccate di speranza.
Dipinti in cui forse si, forse chissà, forse è vero, siamo pieni di difetti, siamo egoisti e ottusi ma lo stesso aspiriamo all’opposto della nostra parte oscura, solo che non sempre riusciamo a raggiungerla.
Di questo son permeati questi tre film. Meditteraneo inoltre mi abbaglia, mi confonde, mi ammalia con i suoi colori e silenzi. Anche io come Lorusso vorrei ritirarmi sull’isola con i cinque gatti e la cagnolina, ricongiungermi con me stessa e con chi  “sente l’isola”.

Ma come un personaggio del film abbondo di difetti, son pigra, ho ideali infranti e son piena di vorrei ma non posso. Invece di attivarmi per avere quella vita che sogno, sia essa spirituale o fisica, ne scrivo qui davanti a un monitor lamentandomene e non facendo nulla.
Si sono proprio una figlia del mio tempo. Fuggo rimanendo immobile.