CHE FORMA HA L’AMORE?


Cose per cui, anche se astrologicamente mi dicono sia un periodo “S’adda faticà”, la vita in questa giornata ha sfumature di leggerezza:

1) Ho i capelli Lilla. Dopo essere riuscita a togliere l’hennè rosso, dopo aver vissuto in un periodo color giallo polenta (obbligato), dopo esser arrivata al silver, finalmente in settimana mi son comprata i pigmenti vegetali (vegan) e son diventata lilla. Ci rimarrò per due o tre settimane, poi man mano scema (non io, il colore, io a volte solo cojona). Poi potrò rifarlo, o diventar azzurra come la fata turchina, oppure profondo viola, o verde, o blu, insomma posso quello che voglio, e questo mi rende sorridente.

PS: Quella che vedete qua mi assomiglia solo in due cose, il colore dei capelli e il fatto che ha i capelli corti. Poi niente, ahimè, non son modella e manco ventenne, l’ho messa solo per farvi capire cosa mi sono messa  in testa.

2) Ho due sveglie sul comodino. La prima suona alle sei e mi dice: “Baby torna, rassegnati, comincia a capire in quale mondo sei scesa”. La seconda suona qualche minuto dopo per confermarmi “Ciccia, basta lettone, ora alzati”. A volte capita che appena suona la prima, prendo la seconda e la metto sotto il piumone. Così appena trilla, è già a portata di mano per spegnerla (pigrizia e il mio secondo nome).
Stamattina così ho fatto, poi quando è suonata la seconda, mi son detta ancora un minutino. E mi son riaddormentata.
Uno dei miei amori pelosi, Loki, si è accorto di ciò. Si è collocato sul comodino ad altezza viso e con una zampetta ha continuato a zampettarmi colpetti sulla spalla, fino a svegliarmi. Una volta fatto, è rimasto sul comodino in attesa che mi alzassi. Poi insieme siamo andati in bagno, lui mi ha accompagnato tra fusa e coda ritta.
Lo amo. A volte penso che non sia un semplice gatto, anzi ne ho quasi la certezza.

Ps: Questo è Loki, mentre si riposa dal lavoro di sveglia.

3) Stamattina, alle sei e mezza, con il cielo ancora buio pesto, il silenzio intenso che avvolge, son scesa a far il solito giretto con Juni (la cagnolina anziana adottata a luglio, per chi ancora non lo sapesse) e per l’ennesima mattina, mi trovo a salutare una signora con una grossa borsa. La differenza e che stamattina oltre al buongiorno abbiamo scambiato due parole.
Così viene fuori che va a dar da mangiare a una minuscola colonia felina lì vicino, così scopro che ha due gatti in casa e due adottati in giro (oltre a curar la colonia). A una lascia un pò aperta la saracinesca del suo garage, così ha un riparo. Così lei scopre che io ho sei gatti. Così mi parla di sua figlia cui lei, ogni tanto va a curare i micioni quando parte. Così lei scopre come Juni è arrivata da me. Così io scopro che lei fa beneficenza anche per i bambini. Così io scopro che questa donna mi piace un sacco. Senza contare poi che siamo entrambe gattare e umanare.
Silenziosamente ama la vita realizzando, senza clamori, piccole, cose, ma ogni giorno da il suo piccolo contributo facendo e non parlando, e rende la vita altrui, umana e non, un pizzico migliore.

Salutandola e rientrando a casa con Juni, l’ho pensato. Qualcuno considera “le gattare” vecchie zitelle, più o meno inacidite, che riversano l’amore sugli animali, come se, amando un uomo (o una donna) non si avesse più amore da distribuire. Quel qualcuno sbaglia, profondamente. Chi ha l’amore a esaurimento scorte, non ama gli altri, ama a condizione che, ama se però tu, ama fino a che. Quel qualcuno commette uno sbaglio ancora più grande di base, perché pensa che l’amore abbia una sola forma. Forse quelli che sono fuori sono loro e non noi, che siamo gattare, umanare, cagnare, rinocentare, elefentare, procionarie, colibrinare e così via (suvvia mi avete capito che voglio dire).

PPS: Sì, l’ultima immagine è da grande micionara, ma lo sono, orgogliosamente.

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DISCONTINUA


Devo a La bloggastorie l’avermi spinta a far foto spogliandole dai colori. Nel farlo mi son ricordata che io vivo nel “bianco” e nel “nero”. Il grigio, nella vita, non lo vedo, ma amo le foto grigie. Danno spessore a particolari che, nei colori, si nascondono.

Ma, questa terra, la vivo attraverso i colori forti, intensi, decisi

Lasciandomi abbracciare dai colori della mia anima

Tutto questo per dire, ancora, anche oggi, che sono grata a questa vita. Anche in questo momento in cui il mio cuore vibra in maniera discontinua, ma grazie a questo, “sento” il mondo da un punto di vista diverso, lo vedo con la pelle e questo espande il mio vivere.

SAUDATE


Mi sembra di parlare una lingua estinta. Come se parlassi latino, mentre tutti gli altri si esprimono attraverso il loro dialetto, qualcuno pure quello stretto.

Immaginatevi, per un attimo questa situazione, la problematicità di relazionarsi con gli altri. Ordinare uno spritz al rabarbaro al bar, diventa un’impresa. e dopo un pò, smetti di provarci. Ti compri il prosecco e il rabarbaro, lo spritz te lo fai da sola.

Non ne imputo la “colpa” agli altri sia ben chiaro, ma stante ciò, in ogni caso il 95% delle situazioni e delle persone mi risulta “particolare”, in questo periodo di vita.

Loki, uno dei miei coinquilini, esterna per me, dove il 95% mi sta
(con due opzioni a vostra scelta)

Preferisco il silenzio, il parlar poco o quando parlo tanto, parlar di niente. In questo silenzio mi faccio un sacco di domande. Su di me riesco spesso a rispondermi. Sugli “altri” vado molto meno bene. Di alcuni mi domando il perché, di altri mi rammarico, e tutto è avvolto da una sensazione che lega il tutto.  Quella sensazione che non so definire se non usando un termine portoghese: Saudade.

Si son intrisa, inzuppata, gocciolante di saudate in questo periodo. Non triste, non malinconia, è qualcosa di diverso. Wikipedia la cita come “In molti casi una dimensione quasi mistica, come accettazione del passato e fede nel futuro. Spesso tale termine viene utilizzato per esprimere la “malinconia per qualcosa che non si è vissuto” o “nostalgia del futuro“.

Io questa definizione di “nostalgia del futuro” la sento nella carne. Tutte le possibilità viste e mai nate di cui è piena la mia vita, con la consapevolezza che ciò che non è nato non è neppure morto. Quindi è ancora lì, potenzialmente pronto, ad emettere il primo vagito.
Ecco per me, l’accettazione del passato è la fede nel futuro. Guardo avanti, in piena nostalgia del mio futuro, ma come posso parlarne con chi non volge lo sguardo nella mia stessa direzione?

(A)MICI


Loki è il primo, si infila sotto il piumone e si accomoda a palla sulla curva della mia pancia, mentre son rannicchiata di lato. Poco dopo arriva Morgana che fa la stessa cosa ma sulla curva delle gambe. Entrambi allungano le zampe a toccarmi, ed io sorrido ancora ad occhi chiusi e raggomitolata.

Di Smilla neppure mi accorgo, è talmente leggera e silenziosa, appoggiata, mentre dorme, con la testolina sui piedi. Se non fosse per Moka, goffo e rumoroso (come al solito) che saltando sopra il letto per farsi far la grattatina di pancia, la fa sobbalzare.

Apro un occhio per guardare, giusto il tempo per accorgermi che Athena è alla mia sinistra sdraiata, all’altezza della mia testa, al posto del cuscino. A lei il soffice del piumone non piace.

E mi gusto il momento, la sveglia suona, ma ad alzarmi neppure ci penso. Ancora cinque minuti e poi mi alzo. Chissà dove è Sophie, di solito arriva a far fusa e a togliermi del tutto la voglia di alzarmi. Stamattina non arriva.

Dopo un quarto d’ora ce la faccio a rotolare verso il bagno. Appena mi siedo sulla tavoletta arriva Sophie, con la coda a scoiattolo. Vuole venire in braccio. Da qualche giorno tra lei, me e la tavoletta del cesso è scoppiato l’amore. Appena mi siedo, lei arriva felice, vuol venire in braccio, si fa tenere come un bambino di pochi mesi e comincia a far le fusa.
Con le zampette mi attira il volto al suo, mi da una leccatina al naso e ricomincia con le fusa, tenendomi per dei minuti seduta lì. Se non fosse che son seduta sul cesso, sarebbe una scena di una tenerezza immensa.

Poi ci penso, ma è una scena di una tenerezza immensa anche sul cesso, io e lei così, gli altri che arrivano, lei che mi impedisce di alzarmi perché che fai, smetti di farla così felice? E quindi si rimane seduti sul cesso così. Si è una scena di una tenerezza estrema, solo che è una tenerezza che fa ridere.

Io vi amo, nonostante il divano rovinato, gli angoli del letto demoliti, le lenzuola strappate, i vestiti con i fili tirati, l’impossibilità di metter calze che abbiano una vita superiore ai tre secondi, nonostante il fatto di avere la certezza che in ogni vestito si nascondono almeno dieci peli di gatto.
Io vi amo (a)mici miei.

COSINA


Stamattina l’ho sognata. Ma era un sogno? Ero in quella fase in cui sei sveglia ma non ancora caduta in questo mondo.

Era acciambellata, vicino alla mia pancia mentre ero, a mia volta, acciambellata di lato. Riuscivo perfino a sentire la consistenza fisica della sua presenza, il mio braccio ad avvolgerla, per poi rendermi conto che non era possibile, ma sentirla lo stesso.
Ed è allora che è esploso il dolore, quello che quando uno è vigile, controlla sempre, modula, gestisce. Quello di avere la certezza di non poterla più sentire, toccare, annusare e abbracciare in questa vita. Mi son piegata in due, rannicchiata a volerlo contenere. E son fuggita in un sogno. A stemperare un vuoto che con i pensieri non riuscivo a colmare.

Mi son ritrovata nella mia stanza. Un monolite grezzo, nero, lucido, appuntito, tipo Stonehenge, faceva parte della mia camera da letto. Si era spezzato e aveva preso altra forma, una L, alzata da terra.
Ho sognato quella stessa stanza, invecchiata, in cui si vedevano alle pareti i rimasugli di scotch adesivo, fogli appesi ormai spariti, che rammentavano un lontano passato staccato e chissà dove, ormai, volato via.
Pensavo che avrei dovuto ridipingere e cercavo aiuto per incollare il monolite e riportarlo alla sua vecchia forma.

Pochi minuti di sogno ed è arrivata l’orda felina.
La piccola Sophie che cerca carezze e dispensa fusa mentre si infila sotto il piumone, tra braccio e collo. Loki in paziente attesa sul comodino ad osservarmi da vicino. Moka cui pesa far il maschio forte perché “oh io son maschio coccoloso, dai impastami la pancia”, si adagia al mio fianco. Atena, signora Alpha di casa, nume tutelare, mi sorride con gli occhi e con la coda ritta. Smilla la paurosa si mette in fondo al letto e Morgana controlla da lontano.

Sono donna fortunata, fusa e amore come cascate, che noi al Niagara ci facciamo le pernacchie, ma Lei manca lo stesso, molto più di quanto avessi mai potuto immaginare.

I cromosomi della mia anima si sono intrecciati con i suoi.