LA CICATRICE


Mi guardo l’avanbraccio sinistro.
Seguo con la punta del dito la linea obliqua.
Chiara, in rilievo, sulla pelle.
Si forma un nodo in gola.

I nodi in gola servono a bloccare le lacrime che salgono. Anche se non ho ancora compreso perchè il nodo si forma in gola, le lacrime nel senti nel naso, ma (se sciolgono il nodo) scendono dagli occhi.

Mi guardo la linea. Lei sarà sempre con me.

Ci son cicatrici che guardi con amore perchè ti ricordano qualcuno che hai amato.

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COSINA


Stamattina l’ho sognata. Ma era un sogno? Ero in quella fase in cui sei sveglia ma non ancora caduta in questo mondo.

Era acciambellata, vicino alla mia pancia mentre ero, a mia volta, acciambellata di lato. Riuscivo perfino a sentire la consistenza fisica della sua presenza, il mio braccio ad avvolgerla, per poi rendermi conto che non era possibile, ma sentirla lo stesso.
Ed è allora che è esploso il dolore, quello che quando uno è vigile, controlla sempre, modula, gestisce. Quello di avere la certezza di non poterla più sentire, toccare, annusare e abbracciare in questa vita. Mi son piegata in due, rannicchiata a volerlo contenere. E son fuggita in un sogno. A stemperare un vuoto che con i pensieri non riuscivo a colmare.

Mi son ritrovata nella mia stanza. Un monolite grezzo, nero, lucido, appuntito, tipo Stonehenge, faceva parte della mia camera da letto. Si era spezzato e aveva preso altra forma, una L, alzata da terra.
Ho sognato quella stessa stanza, invecchiata, in cui si vedevano alle pareti i rimasugli di scotch adesivo, fogli appesi ormai spariti, che rammentavano un lontano passato staccato e chissà dove, ormai, volato via.
Pensavo che avrei dovuto ridipingere e cercavo aiuto per incollare il monolite e riportarlo alla sua vecchia forma.

Pochi minuti di sogno ed è arrivata l’orda felina.
La piccola Sophie che cerca carezze e dispensa fusa mentre si infila sotto il piumone, tra braccio e collo. Loki in paziente attesa sul comodino ad osservarmi da vicino. Moka cui pesa far il maschio forte perché “oh io son maschio coccoloso, dai impastami la pancia”, si adagia al mio fianco. Atena, signora Alpha di casa, nume tutelare, mi sorride con gli occhi e con la coda ritta. Smilla la paurosa si mette in fondo al letto e Morgana controlla da lontano.

Sono donna fortunata, fusa e amore come cascate, che noi al Niagara ci facciamo le pernacchie, ma Lei manca lo stesso, molto più di quanto avessi mai potuto immaginare.

I cromosomi della mia anima si sono intrecciati con i suoi.

BUONGIORNO PRINCIPESSA… BUONGIORNO UN CAZZO


FATTO:
Ieri mattina a lato sinistro del portone, dipinta sulla strada, vedo un’enorme scritta bianca: “Buongiorno principessa”. Al posto della prima O un cuore e sotto questa frase il nome di lei e una freccia che indica una finestra. Seduto vicino alla scritta sopra la ringhiera, vedo un ragazzino di circa 16 anni con un berretto tipo football calcato in testa. Guarda alla finestra del primo piano, lo fa senza staccare gli occhi dai vetri. Penso alla sorpresa della ragazzina quando troverà la scritta e lui lì sotto.

SVOLGIMENTO:
Il cinismo mi si scioglie (per sbaglio) per qualche secondo. Una delle mie personalità prende sopravvento e mi dico: “Io non proverò mai più un’emozione così, un darsi così, un esporsi così. Non so se per colpa mia o della vita, ma il cinismo mi permea, lo combatto, ma lui è lì”.
Sorrido lo stesso, provo una tenera invidia per il ragazzino. Lui crede, spera e vive. Poi penso alla ragazzina e al suo stupore all’apertura della finestra. A questo punto penso “azzus nessuno ha fatto mai per me qualcosa di simile”.

SEGHE MENTALI:
No, per amore nessuno ha fatto mai nulla del genere. Nessuno ha cercato di regalarmi sorpresa, stupore, attenzione. Non lo dico con rammarico o per scassare i cojotes a voi con il solito discorso di minchiamore, lo dico come osservazione e mi domando perché? Ho visto questi gesti molte volte nel corso degli anni rivolto verso altri, ma mai verso me, perché?

EIACULAZIONE MENTALE:
La risposta non mi viene subito, mi balena ore dopo all’improvviso mentre faccio altro. Io non avrei mai potuto ricevere questo tipo di sorprese, per il semplice fatto che questo tipo di sorprese le facevo io.
Nulla di nuovo sotto questo cielo. C’è chi prende e chi dà. E se uno dà senza mai far sentire il vuoto e la mancanza di se è una “vittima” predestinata al non ricevere gesti del genere. Non lasci spazi per farlo, li riempi tu.
Insomma alla fine se vogliamo dirla fino in fondo, la colpa è mia, non ho lasciato spazio perché sentissero il bisogno di dimostrami qualcosa. Ero lì scontata e certa… o così credevano perché alla fine mi hanno persa.
Me ne sono andata via io. Del resto solo chi è capace di dare è capace di togliere.

SCONCLUSIONI:
A 16 anni scrivi “buongiorno principessa”, anni dopo non scrivi più, ma dici: “Buongiorno, buongiorno un cazzo!”.

DOMANDA: Ma voi? Voi siete quelli che scrivono o che leggono?