BLOGGESAURI


L’ultima volta che li avevo visti era il gennaio 2005, avevo i capelli lunghi neri, ero innamorata perdutamente di un uomo(1), pesavo millanta chili di meno e credevo ancora in molte cose che non esistevano.

Li ho rivisti la scorsa domenica, 14 anni dopo, oggi ho i capelli corti rosa antico, non sono innamorata, peso quei millanta chili in più e credo in nuove cose che non esistono.

Chi ho rivisto? I miei vecchi amici blogger, razza ormai quasi in estinzione, soppiantata dai nuovi influencer(2), che con i blogger l’unica cosa che hanno in comune, è l’avere un luogo virtuale nella rete.

I blog sono nati molti anni primi dei social. Per scrivere sul blog dovevi star fermo davanti a un pc, raggruppare emozioni e pensieri (o solo i pensieri), assemblarli, trascriverli. Eri lì, presente a te stesso e al pezzo, oltrepassavi le tre righe di scritto, a volte oltrepassavi forse troppo e le righe diventano tremila. Poi nei commenti accadeva la magia, tra commenti seri, un pò meno seri, inerenti e meno inerenti, scoppiavano le amicizie (tali da rivedersi dopo 14 anni).

I social sono arrivati con l’arrivo degli smartphone. Quindi ad una immensa popolazione, la cui maggioranza(3), davanti al pc a “scarabocchiare” con la tastiera i propri pensieri, fa la faccia tipo Jessica (quella del film “Viaggi di Nozze” di Verdone per intenderci) con la didascalia a lato: “Ahò, Tipo, secondo te!? Neppure se me paghi” e alla quarta riga, sono esausti dalla lettura e cambiano post, anzi scorrono lo schermo.
Nulla di male sia ben chiaro, solo che io amo i blog e uso i social, quindi il mio rapporto con loro è differente(4).

I social sono stati per i blog, quello che è stato la meteora caduta sulla terra per i dinosauri.

Ecco in pratica, oggi, i blogger sono dinosauri, o meglio bloggesauri.

Ma ho divagato, parlavo dei vecchi bloggers che non vedevo da 14 anni. Pochi (ma buoni) rispetto al 2005, ritrovo a Milano. Eravamo in quattro: Change, Zoo, GreenDune, la sottoscritta.
Con noi in sottofondo il Duomo, la Galleria, Brera per il pranzo, e il nostro raccontarci. Matrimoni, divorzi, separazioni, figli che non esistevano ora esistono, cani, mogli, compagni, prostate, colon e risate, molte risate. Rivederli è stato un piacere del cuore, dico sul serio.

Tutti noi così diversi è così uguali allo stesso tempo.
Nessuno di loro scrive più, nessuno di loro “tiene” un blog, solo io continuo a farlo anche se in maniera discontinua, ma per me è quasi una necessità farlo. E’ un vero peccato che non scrivano più, erano bravi, a differenza di me scrivevano strappando risate. L’ironia era il fulcro dei loro scritti(5), attraverso le parole riuscivano a farti sorridere anche quando il mondo ti stava “mazzuolando” sulle gengive.
Io invece no, io appartengo alla tipologia piattola gioiosa.
Loro non lo sanno ma ho invidiato molto la loro capacità di trasmettere l’ironia negli scritti.

(6) Change
(7) Zoo
(8) GreenDune

PS: prima o poi dovrò capire perché nove volte su dieci, inizio a scrivere avendo un’idea, e finisco per scrivere tutt’altro

(1) vorrei aver la capacità di innamorarmi ancora, chissà se in questa vita accadrà nuovamente o rimarrò nel “ma anche no”
(2) Individui con un più o meno ampio seguito di pubblico che hanno la capacità di influenzare i comportamenti di acquisto dei consumatori in ragione del loro carisma (ora capite perché amo il blog non gli influencer?)
(3) Oh! Ho detto maggioranza non tutti
(4) Sono estremamente consapevole che può sembrare arrogante quello che ho appena scritto, lascio a voi la scelta se può sembrare o se lo è
(5) Oddio non tutti, alcuni, diciamolo, li si leggeva perché “dai siamo amici”, la/lo reggo
(6) Change ringrazia che non abbia scritto dell’effetto “Già fatto!?”
(7) Zoo io avrei preso un caffè, è colpa tua se ho preso lo sbagliato, non si può ordinare un mojito come aperitivo a mezzogiorno e pensare che io ne uscissi indenne
(8) GreenDune ringrazia che non posti la tua ultima foto, quella che “forse per natale la scattiamo”

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FOTOGRAMMI


Milano è anche questa. Ferma al semaforo lo vedo.


Rovista tra la spazzatura a cercare qualcosa che potrebbe servirgli. E son quasi sicura che ci sarà, lo sa anche lui.

Milano è fatta anche di questo, mi ripeto mentre in maniera quasi inconscia faccio “click”.
Rubo questo scatto, non so perché, mentre un leggero senso di colpa mi lambisce, poi penso “Faccio click su una realtà che esiste, non la creo”.
La mia coscienza interviene “Sicura di non essere tra quelli che la creano?”

Milano è fatta anche di questo, ma non solo di questo, mi dico per consolarmi mentre il semaforo diventa verde e io vado.
Lascio alle mie spalle l’uomo, i sacchetti e la ruera*, mi porto il ricordo e il mio “click”.

Non so neppure perché scrivo questo post, credo mi pesasse l’averla solo dentro quell’immagine. Perché, per rispondere alla mia coscienza, forse io questa realtà non l’ho creata, ma se faccio finta di non vederla, la alimento.

*ruera: termine dialettale milanese per dire immodizia

IO E LEI


Io con il mio nuovo improbabile colore dei capelli, quasi alla Vivienne Westwood. Tutti a pensare che li abbia fatti apposta così, e invece no. Mi dicono “Di sicuro non passi inosservata”, ma del resto, quando mai negli ultimi ventanni son passata inosservata?

Lei con i suoi capelli in cui il rosso si nasconde tra le onde del color castano, come fa con i pensieri a volte. Li vedi guizzar per un attimo nell’iride per poi scomparire nei mondi che cela ai più.

Io con la mia giornata di ripasso dei colori dell’anima alle spalle, il cuore leggero per la bellezza delle persone con cui l’ho fatta.

Lei con la sua giornata di scalata alla montagna, dove affronti te stessa mentre affronti la parete. Dove capisci che la roccia è amica di chi la rispetta e la ama, che è madre accogliente e che sprona a dare il meglio di se.

Io e Lei così diverse nell’affrontare la vita eppure così profondamente simili a un livello che non vedi, ma percepisci.

Io e Lei difformi nel fisico ma entrambe a strappar sulla sinistra la lista della spesa scritta sulla carta.

Io e Lei compagne di viaggio saltuarie su questa terra, ma unite da un invisibile filo.

Io e Lei con le immagini negli occhi, e il nostro tentativo di catturarle.

Ecco io e Lei, poi qui, nel nero della sera, a tuffarci nel rosso e a parlare.
Io a parlare tanto, come sempre.
Lei parlare tanto, come quasi mai.

Grazie “LEI” di una bellissima serata nella Milano che amo e odio insieme. Da quando tu la abiti, io la amo un pò di più.

L’EXPO2015 E I VOLONTARI. CRONACA DI UNO SFRUTTAMENTO TUTELATO.


Io me lo son chiesta, che senso aveva, l’Expo 2015 chiede volontari pur essendo una “macchina” atta a produrre soldi e lavoro. Sarà che a me la parola “volontari”, evoca altri scenari tipo: la croce rossa, medicina senza frontiere, amnesty international, greenpeace, le persone che lavorano alle mense dei poveri o altre mille occasioni in cui abbino facilmente la parola “volontario” e non retribuito.

18500 persone lavoreranno senza essere pagate
18500 PERSONE LAVORERANNO SENZA ESSERE PAGATE

Allora son andata a cercare la definizione di volontariato e trovo (grazie ai dizionari on line):
“volontariato [vo-lon-ta-rià-to] s.m.
1 Lavoro volontario, non regolarmente retribuito, che viene prestato per acquisire la pratica necessaria all’esercizio di una professione
2 Servizio militare prestato come volontario; anche, la durata di tale servizio
3 Attività volontaria e gratuita svolta da alcuni cittadini a favore della collettività, dei malati, dei bisognosi ecc.”

Rifletto e penso
1 che cazzo di pratica svolgono per che cazzo di professione? Lo scopo di questi volontari è “di attivarsi nell’accoglienza e supporto per i visitatori e i partecipanti”. Dio non so perché a me vengono in mente le entreneuse? Stiamo preparando schiere e schiere di entrenuese maschili e femminili come incremento al lavoro in italia?
2 Leggendo il regolamento sospetto lo sia, per alcuni “volontari” (si sappiate che ci son pure le categorie dei volontari, 12 mesi, 6 mesi, 14 giorni, 1 giorno), ma non lo è quindi.. sorvolo.
3 Ecco questa è quella cui io abbinavo la parola volontariato ma sicuramente non è lo scopo dell’Expo2015.

Rimango stupita e basita, vado anche sul sito dell’Expo 2015 quello dove mettono perché devi lavorare gratis per un ente che prende soldi sia dagli espositori sia dal pubblico pagante.
Vedo i loro video creati ad hoc, (con dei creativi pubblicitari, insomma vendere un prodotto per avere un ritorno, il tuo lavoro gratis) per invogliare i giovani a lavorare senza compenso. Se guardi il loro video verrebbe da dire che in fondo lo fanno per te, per crearti un milione di contatti.
Che tesori che sono vero? Si dicono proprio così, potrai avere un milione di nuovi amici (e di conseguenza di like?).
Cazzus io fatico a gestire i miei quattro (veri) amici con il tempo che ho a disposizione, un milione come cazzo li gestisco?
Ma poi scusa non avete detto prima che lavoravo gratis per avere delle opportunità di lavoro e ora mi dite che è per avere l’opportunità di un milione di amici?

Lo so ci cadranno in tanti, e saranno anche convinti, su migliaia di persone qualcuno forse troverà qualche occupazione, ma questo mi ricorda tanto il film “Non si uccidono così anche i cavalli?”.

Volontari persone a parte, ma l’expo2015 giuridicamente come considera questi “soggetti”? Se si fanno male durante l’Expo2015 saranno tutelati? In caso di infortunio? Se un volontario fa danni a cose e/o persone risponde lui o risponde l’expo2015? E nel caso così non fosse, sono stati avvisati i volontari che risponderanno in proprio? La professionalità? Se tra questi volontari ci saranno delle teste di cazzo che non faranno bene il loro lavoro “come il buon padre di famiglia” e ti mandano a fanculo perchè “Cicci io già lavoro gratis, te mica mi devi rompere se arrivo con un’ora di ritardo, o se sbaglio”. Come verranno gestiti? Soprattutto in considerazione che continuate a romperci i maroni dicendo che questo Expo2015 è il biglietto da visita dell’italia all’estero, se il biglietto non è professionale, ma basato sul volontariato (con i loro limiti giustamente)?

Non si chiedeva tanto, ma un minimo di corrispettivo a queste persone che lavorano, ci doveva essere, perché questo fanno, lavorano.

Però vediamo a pensarci bene… ma se questa cosa funge per l’expo2015, potremo sempre estenderla al parlamento e a tutti i nostri politici no? Potremmo chiedergli: “Fai il volontario avrai cinquanta milioni di nuovi amici, gli italiani.”

“CONTROSPOT EXPO2015”

Una campagna per il lavoro retribuito contro l’altra campagna, cioè quella di Expo per invogliare i giovani a diventare volontari a Milano durante l’Esposizione universale del 2015. E quindi, in sostanza, lavorare gratis. Il video è curato dai ragazzi di Act.

GLI OMBRELLI DI TANNHAUSER


La prima volta ho pensato: “Che cazzo ci fa lì?”.
La seconda ho capito che era un segnale, un ombrello rosso, attaccato al guard rail di quella lunga superstrada che porta a Milano.
Quel rosso fuoco spiccava in tutto quello sfondo grigio con pezzetti di verde. Poco più in là un’auto mentre l’ombrello sussurrava al mondo: “Vuoi comprare un pò del mio corpo, io son qua, pochi minuti e ti farò volare, non costo tanto”.

Ed io mi son immaginata tutta la strada, tutti quei chilometri fino al grande caco* di guard rail riempiti di ombrelli colorati, come fiori che spuntano sui prati.

A volte riesco a trovare poesia anche dove non cè.

Del resto negli anni ho visto amore dove non c’era, ho visto amicizia dove non esisteva, ho visto luce nel buio e così ho imparato che non sempre quello che vedo è vero.
Ma oggi  sorrido. Vero son malinconica a cazzo, ma sorrido lo stesso perché a volte riesco a vedere la bellezza del mondo nascosta in un ombrello di Tannhäuser.



« Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi,
navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo
come lacrime nella pioggia.
È tempo di morire. »

* ( Se New york è la grande mela, Milano  può essere benissimo il grande caco)