ZABETTA TIME


Sappiate che nonostante il mio primo giorno di palestra dopo due anni, stamattina riesco a camminare e anche a sorridere contemporaneamente, e posso assicurare con certezza che:

* le mattonelle arancione hare krishna delle docce della palestra, popoleranno i miei incubi per i prossimi mesi

* gli specchi in sala attrezzi sono il male! Oltre a vederti nella tua cicciosità ad ogni parete, ti vedi in continuazione sudaticcia e rossa (e non sto parlando dei capelli)

* i muscolati esibizionisti esistono in ogni palestra

* vi è un certo tipo di donna da palestra, che la fa truccata e con gli orecchini pendenti, e tu continui a domandarti “Ma come caxxo fa a non sudare e diventare un panda?”, perché tu appena chini la testa, grondi, che la cascata del Niagara ti fa un baffo

* si lo so, son zabetta, ma sulla cyclette mi annoio e mi guardo intorno

* i ciapett, ogni volta, si rendono conto da quanti muscoli son formati

* l’istruttore ti da i pesetti da un chilo “perché sai le prime volte…” (sottotitolo sei donna) e come sempre dopo è obbligato a dirti “Forse per te son troppo leggeri”

* il percorso è lungo, ma qua tutte noi (le mie personalità multiple e io), sappiamo essere tenaci

* consumerò meno corrente elettrica e acqua calda a casa

* quando esci dalla palestra, hai una fame boia, l’insalata con le uova sode è un piatto squisitissimo

* te lo dici “Ok Rossa, dai, il ghiaccio e rotto, hai iniziato, ripartendo dal/di nuovo”

Ecco, niente di che questo scritto. Un flash di vita, la mia, e la consapevolezza che per ritrovarsi, bisogna prima perdersi.
(Sì, ma io a sto giro mi compro un navigatore!)

PUPPA


Il peso è sempre stato il mio tallone d’Achille. Sempre.

In amore va male, sei triste e disperata, piangi e soffri? Alle altre si chiude lo stomaco e non riescono a mangiare. A me si apre una voragine, che Gargantua me fai un baffo!

La vita diventa più tosta, frenetica, l’ansia ti toglie il respiro? Agli altri passa la fame, cibo no grazie. A me si apre un pozzo, che Pantagruel me fai un baffo!

Arriva quel momento in cui la soglia di stress supera abbondantemente per km la linea dell’equilibrio? Quindi, oltre all’andata, tornare all’equilibrio, vuol dire un lungo percorso a ritroso? Agli altri si spegne l’appetito e si attiva l’adrenalina, a me si attiva la Fame, (si quella con la F maiuscola), che Gargantua e Pantagruel insieme, me fate un baffo!

Eh niente, è così, combatto da una vita con questo mio modo di compensare le cose che non posso risolvere a breve.

I vuoti improvvisi, le ferite d’amore (chiamiamole così, perché chiamarle “sciabolate inferte con forza e noncuranza da persone con gravi problemi interiori e psicologi” è troppo lunga), lo stress, la paura di non farcela economicamente, la sensazione che o ci pensi tu o ci pensi tu, la “saltuaria solitudine” (perché chiamarla “che cazzo ci sto a fare in mezzo a voi che l’unica cosa che abbiamo in comune è l’appartenenza alla stessa razza, e non ne sono tanto sicura”, è troppo lunga). Solitudine saltuaria non delle persone ma di menti affini a te nel vivere, sentire, percepire amare la vita alla-nella stessa vibrazione. E infine quella cosa detta per ultima, ma forse avrei dovuto dirla per prima. Il “sentire”. Sentire il peso di un mondo così diverso da me.
Ecco tutto questo fa si che io, a volte, ceda e mi faccia questa cosa tremenda, mi ancoro a questo mondo tramite il peso.

Certo poi mi rendo conto che è assurdo, ma quando sono in mezzo alla bufera di una delle cose appena scritte (anche più di una, che si solito viaggiano in gruppo, le bastarde), pur essendone consapevole a livello logico, a livello emotivo mi alzo il dito mediano da sola e mi dico “puppa” e mi “ancoro nel modo sbagliato”.

Poi arriva il momento, dopo innumerevoli ragionamenti tra me e me, dopo approfondite discussioni tra me e le mie multiple personalità, faccio scattare il relè interiore, e ricomincio a far del bene al mio corpo, che delle seghe mentali mi son stancata.

Ieri mi son iscritta in palestra, comincio settimana prossima, abbonamento annuale.

Mi son iscritta in palestra, per perdere tutto quello che ho accumulato in un anno e mezzo. Ed è tanto. Ancora una volta.

Speriamo che con l’età abbia appreso e questa sia l’ultima volta che mi ancoro con il peso e non con l’anima.
Insomma, il puppa, stavolta lo diciamo alla ciccia.

EVVABE’


E’ quando il deltoide ben formato si tuffa con una curva stupenda nel bicipite, agganciandosi con fare felino nei pettorali, dal quale intuisci il trapezio dietro. Il tutto avvolto in una pelle color cioccolato il cui unico scopo voluto da dio, sospetto, sia stato quello di far risaltare tutto ciò.

Tyson Beckford

Ecco è in quel momento comprendi il senso del simbolo dell’infinito, quelle linee curve e lo scorrere continuo in quelle forme, e pensi: “Evvabè!”.

Dopo di ché con il viso bianco a tratti paonazzo, con le goccioline di sudore che ti colano dal viso al collo, in questa perfetta forma di donna di classe e fine, ti rendi che:
a) dovevi far una serie da 12 hai superato i 15, non senti fatica e manco te ne sei resa conto;
b) hai sbirciato;
c) lui ha sbirciato te.

A quel punto parte la sega mentale che:

a) non sbircia te, ma i tuoi improponibili pantaloni rossi, maglietta bianca e asciugamano azzurro cielo al collo. L’insieme è, diciamo, alquanto clownesco;
b) ti sbircia perché grondi sudore, lui è un architetto nouvelle post industrial e sta valutando un nuovo designer, una fontana a forma di donna, con gli zampilli che escono dalla fronte;
c) I nuovi capelli rosso rame intenso hanno colpito;
d) Smetti di farti i film.

Certo il fatto che a ogni esercizio e postazione diversa, te lo trovi, quasi in linea diretta, davanti agli occhi non aiuta.
Certo il fatto che ti ritrovi, nel corso della mattinata, per fuggevoli microsecondi sguardo nello sguardo aiuta ancora meno.

Poi il nuovo runner, con televisore incorporato e relativo paesaggio e camminata nel parco Yosemite, ti distrae. Pensi convinta: “Meglio questo film va”.

Peccato che alla fine, quando hai finito il tutto, riconsegni il tablet, stai per andartene. Ti senti osservata, ti volti con noncuranza, sbirci…. “Evvabè” allora ditelo!

PS: l’immagine è a solo scopo illustrativo per far evincere come il deltoide si tuffava nel bicipite.
PPS: si evincono perfettamente anche il pettorale e il trapezio.
PPPS: i miei capelli rosso rame sfumati rosso rame chiaro sono bellissimi.

LA VECCHIETTA CANUTA


Domenica mattina (pazientate con me, la fauna e la flora della palestra attirano la mia attenzione, del resto è una decina d’anni che mancavo) dopo aver grondato sudore e fatto un paio di esercizi di tonificazione, mi avvio con il tablet in mano verso il successivo attrezzo: il top.

A distanza di poco di un metro dall’attrezzo, mi si affianca una vecchietta (intendo proprio quelle cosine con i capelli bianchi, la schiena un pò curva, la pelle tipo cane Shar-Pei) e mi dice senza ombra di replica: “Mi scusi”. Con mossa sgusciante, mi obbliga a spostarmi, e si appropria dell’attrezzo che stavo per usare.

Ora io alle vecchiette in fila al supermercato ho fatto il callo, col tubero che mi fottono ormai. Non ho pietà. Ma proprio zero. Per quanto mi riguarda, possono anche mummificarsi in coda dietro me, ma non mi passi davanti neppure morta.

Questa mi ha spiazzato. Quella tenera cosina canuta che faceva la cyclette lentamente per mantenersi viv.. in forma, al momento di accaparrarsi l’attrezzo è diventata tale e quale a un camionista dei ghiacci!
immagine trovata nella rete

Basita son rimasta a fissarla qualche secondo. Si, in effetti, mi son sentita molto “grande, grossa e ciula” in quel momento, ma l’alternativa era spingerle la canuta testa sull’attrezzo con forza per almeno una decina di volte. Ho desistito.

Ma la domanda è rimasta, cosa spinge le vecchiette malefiche a saltare ogni tipo di fila, quale processo biochimico le rende così letali. Lo so ci son domande in vita che possono rimanere senza risposta.

PS: comunque mi son consolata alla fine. Dopo la palestra, un paio di saune, un idromassaggio e una pò di grotta salina hanno fatto evaporare ogni sentore negativo di qualsiasi genere, fisico e non, dalla mia persona.

PPS: il bagno turco l’ho saltato però!

PPPS: si, anche io sbaverei se leggessi da qualcuno di voi delle saune e dell’idromassaggio.

PPPPS: ve lo avevo detto che in questo 2015 son costantemente un pò bastard inside.

PPPPPS: e siamo solo a gennaio.

LA PROVA DI FORZA


Come voi non sapete, da poco prima di natale vado in palestra, cosicché nella settimana in cui voi siete ingrassati come tacchini, io son dimagrita (questa premessa è per farvi sbavare, lo ammetto, in questo 2015 ho un non so che di bastard inside costante).

Questo preambolo perché ho capito la vera funzione della palestra.
Immagine trovata nella rete

L’attività aerobica, la tonificazione muscolare se non proprio lo sviluppo della massa serve solo a una cosa. Riuscire a metter i pantacollant, leggings, fuseaux invernali (chiamateli come diavolo volete) dopo essersi spalmate la crema post doccia palestra.

Se siete uomini e non avete superato questa prova (che le sette fatiche di Ercole al confronto son robetta per infanti), non potete chiamarvi così, anche se riuscite a sollevare 100 chili con i manubri. Sapessilo!

Mettersi i leggings invernali dopo essersi copiosamente cosparse di crema profumata, è la vera prova di forza (e di intelligenza), tutto il resto è solo allenamento per riuscire in questa impresa.