DALLA P ALLA R


PERICOLO
A volte ho una visione strana del pericolo. Guardandomi alle spalle del mio vissuto, vedo che ho vissuto situazioni pericolose con la stessa nonchalance con cui mi sarei limata le unghie, altre volte volte ho visto il pericolo (bloccandomi in tal modo dall’agire) dove pericolo non c’era.

Il non vedere pericolo dove vi era, l’ho addebitata ai periodi in cui la mia ingenuità aveva lo sguardo così alto da non percepire attorno, sospetto che ogni tanto mi capiti ancora (comincio ad avere l’ingenuità degli anziani).
Il vedere pericoli dove non vi erano, è imputabile alle paure che crescono insieme a noi e ci soffocano. Il bisogno di sicurezze in tal senso, ha stoppato la grandiosità che è in me (sì, lo so, soffro di modestia…).

QUI QUO QUA
I nipotini di Paperino fanno parte della mia infanzia. Topolino è stato il giornalino con cui sono cresciuta insieme fin circa ai dieci anni,  e che ho incontrato nuovamente quando ho cresciuto Progenie fin circa i suoi dieci anni. Poi entrambe siamo passate ad altre letture, ma io prima di farlo comprai anche il “Manuale delle giovani marmotte”. Chissà cosa penserebbe di me, oggi, quella bambina di allora.

REALTA’
Ho smesso da molto di sapere cosa sia davvero reale da quello che invece è frutto di fantasie umane. Questo mio modo di pensare, all’inizio, mi ha creato molte insicurezze. Quello che vedo, penso io è quello che esiste veramente o solo una proiezione dei miei pensieri? E i miei pensieri sono miei o frutto di induzioni sociali e familiari? Ho passato anni alla ricerca di me in quei meandri. Non so se ci sono riuscita, ma sicuramente ho trovato grandi pezzi di me.

Per quanto riguarda la realtà degli altri, ho capito che molti raccontano bugie credendo di dire la verità, mentendo a se stessi mentono pure a noi. Ma questo avrei dovuto scriverlo sotto la lettera B, alla parola bugia.

Annunci

MONDO


Rimaniamo ancorati a quello che poteva essere e non è stato, quando in verità dovremmo ringraziare, perché è stato quello che doveva.

Invece no. Ci straziamo a lembi l’anima nello struggimento e nel dolore, impedendoci di librarci. Ci avvolgiamo nei veli pietosi, sottili e impalpabili degli inganni, dimenticando che la menzogna è un vestito di cotone, al primo lavaggio si restringe e ci lascia nudi.

Viviamo accerchiati da paure, per questo ne siamo contagiati, ma non siamo fatti per esser prigionieri, neppure di noi stessi.

E quella domanda di sottofondo sempre presente “Ma il Dio che ride perché mi ha fatto cadere in questo mondo?”

PAURE


Io faccio fatica ai cambiamenti.
Per pigrizia.
O almeno così me la conto.
O meglio ancora, la maggior parte delle volte è pigrizia, ma a volte è paura.

Paura inconscia, subdola per certi versi. Essa sa, ovvero io so, che se mi scopro una paura, prima o poi farò in modo di vincerla.

Vincere una paura vuol dire affrontarsi e non sapere cosa troverai di te.

Perché dico ciò? Perché quando la vedo negli altri fare il gioco del nascondino, mi ricordo della mia.

MOMENTI


La sensazione è un po’ quella.
Di una vita che scivola, come sabbia nella clessidra.
Anzi come acqua, che la sabbia un po’ riesci a trattenerla, l’acqua no, segue il suo percorso. Ti lascia alle sue spalle, senza neppure tener la tua forma.

Si lo so, abbiamo ciò che vogliamo e in cui ardentemente crediamo, ma poi capita che ti chieda “Sì, ma io cosa voglio veramente?” E ti trovi alle prese con una domanda cui non sai dare risposta.

Sono consapevole che questa irrequietezza, questa confusione, questo anelare ad ali nuove, sono i sintomi di una trasformazione interiore, l’ennesima, che prepotente chiede anche un cambiamento esteriore.

Ho appreso, nel tempo, che quello che ti blocca son le paure legate all’ignoto, o al noto che t’incute timore. Programmi antichi di sopravvivenza.

Ne ho la certezza, è solo un momento, ma so anche che “momento” ha una grandezza a seconda il tempo con cui lo raffronti. Un tempo umano? Un tempo storico? Un tempo divino? Quindi ogni volta me lo domando. Quanto durerà, questa volta, questo “momento”?

DI STELLE E DI FANGO


E le vedi passare le bugie.
Quelle che ti dicono e quelle che si dicono da soli.
Vedi scivolare anche le cose non dette, non nei silenzi che abbracciano, ma nel vuoto che spaventa.

Lo sai di non detenere il vero assoluto. Sai di averne percepito, piccoli grammi sparsi qua e là, nella tua vita. Però l’hai sempre rincorso, a volte sbagliando, confondendo desiderio con verità. Già, la verità, la insegui ancora. Sperando prima o poi, di avere la forma per poterla contenere, magari fosse anche tra qualche vita.

E le vedi passare le bugie e i silenzi delle cose non dette.
Taci, anche se vorresti parlare. Poi pensi: “Diciamolo, chi cazzo sono per scagliar la prima pietra? Io, la pietra, neppure riesco a farla rimbalzare sull’acqua”.

E le vedi passare le bugie, i silenzi delle cose non dette e le solitudini fatte materia.
Non sei nessuno per parlare, ma non hai di certo l’obbligo di accettarle. Puoi quindi lasciarle andare alle tue spalle, insieme alle persone che te le dicono o se le dicono (e dicendole a loro, le dicono a te). Puoi, ma non sempre è così facile lasciare andare le persone.

Scruti una notte luminosa. Leggero il respiro. Ti sovviene Oscar Wilde. Lo Speri. Chissà mai che tutta quella luce non ti aiuti a trovare quello che tanto cerchi.
moon-bunny-by-indre-bankauskaite

IL PARCO GIOCHI


Ho fatto il corso base di Theta Healing, ora dovrei trovare il tempo di studiarmi anche il libro.

Faccio attività fisica quattro volte a settimana in palestra. Se usiamo molto la testa (e io son segaiola mentale) dobbiamo far altrettanto con il corpo. A parte ciò, mi piace la sensazione che il corpo mi trasmette ringraziandomi del trattarlo bene.

Mi sono iscritta al Level 1 Aura Soma. La prima volta che ho pensato che volevo far questo corso era il 2004, penso di averlo ponderato abbastanza a lungo, è arrivato il momento di farlo.

Mi sono iscritta al corso avanzato di Theta Healing, che farò a gennaio 2016. Il base mi ha migliorato.

Lunedì prossimo andrò a una serata gratuita di balli caraibici (non latino americano), voglio provare, anche se spero non mi piaccia. Inserirlo in settimana tra tempo e costi sarebbe una sfida.

Ho visto un opuscolo in cui facevano una prova gratuita di Qi Gong, mi ispira pure lui, ora questo opuscolo me lo sono perso in casa, perché se lo ritrovo, potrei andar a vederlo e pensare di farlo (altra sfida come sopra).

Sento una spinta fortissima a viaggiare, visitare posti, luoghi e persone. Tutto ciò è bello direte voi, pure io lo direi se vivessi di rendita, di una rendita miliardaria e disponessi totalmente delle mie ventiquattro ore giornaliere.

Poi ci sono le cene dagli amici, le pizze della domenica a mezzogiorno, le chiacchiere anzi no la conoscenza, il raffrontarsi, il confrontarsi, il raccontarsi, ci sono le cose che vorrei ma ancora non chiedo, le risate, i sospiri, qualche silenzio e l’osservare quello che scorre dentro e fuori me.

Poi ci sarà gennaio, con questa nuova svolta nella mia vita, una di quelle grosse intendo. Ricominciare a vivere daccapo in modo diverso. Ogni volta che ci penso, oscillo tra il piacere della nuova opportunità e il timore della non conoscenza di come sarà.

Questa sono io negli ultimi mesi, in movimento. Questa sono io quando vivo.

Il mondo è un enorme parco giochi, e ci son così tante giostre da vedere, girare, conoscere, provare. Alcune mi spaventano, tipo le montagne russe. Il respiro accelera e mi batte forte il cuore. Ci salirò? La paura mi tiene a terra ma se trovo qualcuno più coraggioso di me che mi trascina, io ci salgo, è già successo. Chi vuole giocare con me in questo parco giochi?
Photo by Kurt Hutton

PUNTINI


Non sto scrivendo post.
Eppure io un post l’ho scritto sette giorni fa. Poi l’ho congelato.
Perché quel post è un punto. E il punto è una cosa definitiva nel mio mondo.
Non son sicura di volere il punto.

In questo momento son portata ai puntini di sospensione, a quello che potrebbe ma non si sa, nonostante tutto il mio terrore del mostro che potrebbe nascondersi nel “non si sa”. Terrore che spesso mi manda in panico e mi fa comportare come non sono.

In questo esatto momento i puntini mi lasciano respirare, mentre il punto mi blocca il respiro, come un pugno in pieno stomaco.

Io lo so che i puntini son spesso manipolativi, lasciano a intendere ma non dicono nulla, ma il punto, in questo momento, mi spaventa di più. Non perchè il punto è definitivo, ma per il timore di scoprirmi fragile. Dirlo “Punto” e poi disattendermi. Non mi perdonerei mai.

E allora quel post rimane lì, in attesa, di esser cancellato o di dargli ali.
Nel frattempo vede la luce questo, con la domanda insita, se i puntini diverranno “punto e a capo” o “due punti e virgolette”.

Le parole son gocce di rugiada nel deserto, i fatti son semi piantati nel limo.
puntini sospensivi