FRAMMENTI


Lascio parti di me sparse, in giro da te, per avere la scusa di tornare a riprendermi.

PLEXIGLAS


Ancora tutto quel potere.
Quando una foglia del tuo mondo cade nel mio, mi si contrae il cuore.

Forse dovrei toglierlo dalla scatola di plexiglas in cui l’ho riposto, dove, a tutti è possibile vederlo, a nessuno è possibile toccarlo, ma non so più dove ho riposto la chiave.

Si inizia per proteggersi dal male, dal dolore, e si finisce per escludersi dal mondo.
L’equilibrio è una fragile sostanza.


I VABBE’ E I PERCHE’


Vabbè, capita che ci siano canzoni che ancora mi emozionano. Non so dire se sia un bene o un male, probabilmente entrambe le cose contemporaneamente, a seconda da che punto di vista mi osservo.

Questa è una di loro. L’ho sentita passare in radio mentre andavo al lavoro.  La notte di Arisa mi riporta sempre al sentire percepire vivere impregnarsi delle parole che dice. Del resto a chi non è mai capitato?

Vabbè, eccomi allora a “quando arriva la notte, e resto sola con me, la testa parte e va in giro, in cerca dei suoi perché“. E così strano sentirsi trasportata come in un viaggio del tempo, in un istante lontano, sentire il dolore lancinante e soffuso simultaneamente, e nello stesso tempo osservarsi con gelido distacco.

Non so i vostri, ma i miei perché son sempre rimasti senza risposta, a volte sospetto che la domanda che contiene il perché nei pensieri, sia di base un interrogativo senza risposta. Sia ben chiaro, sono sopravvissuta senza risposte, anzi forse proprio perché non ho trovato risposte, ma le ho cercate, ho trovato parti di me che formano la persona (Meravigliosa. Sì, lo ammetto, modesta è il mio secondo nome) che sono oggi.

(Photo by Kunito Imai)

Della serie bisogna perdersi per trovarsi.

Del resto la mia vita è piena di perché inevasi e di vabbè.
Oserei dire che i perché inevasi mi hanno portato ai vabbè presenti.

Mi rileggo, sorrido, credo che un anno d’isolamento da lockdown a singhiozzo stia ormai producendo in me effetti inaspettati.

AVREI VOLUTO


Avrei voluto essere meno ingenua, quando giovane, il candore di cui ero intrisa non mi faceva vedere che spesso l’umanità sceglie la bruttura, alla bellezza, del mondo.
Avrei voluto esser più ingenua, quando la vita dopo avermi fatto crescere, mi tolse la possibilità di vedere colori di cui era intrisa. Mi mancava vedere con speranza e bellezza il mondo.

Avrei voluto essere più bella, quando mi sentivo il brutto anatroccolo, sempre, e mi sembrava di esser l’ultima della fila in ogni occasione.
Avrei voluto essere meno bella, quando sentivo di esser cercata per la mia fisicità, e non per quello che ero davvero.

Avrei voluto esser più intelligente, quando davanti ai quaderni mi sembrava che Dio, per un mero errore, avesse dimenticato di immetterla nel corpo.
Avrei voluto esser meno intelligente, quando scoprì che aveva ragione Schopenhauer: “Più intelligenza avrai, più soffrirai”.

Avrei voluto esser single, quando l’amore mi spezzava le ossa sentivo la lama in una profonda ferita intercostale, alle destra delle spalle.
Avrei voluto esser in coppia, quando la mia libertà anelava a condividersi con un’anima.

Ed è per questo, per tutti questi avrei voluto, che oggi, spesso, non so cosa voglio davvero, e viaggio senza meta.

IO MENTO?


Io mento?

Capita, è capitato, credo che capiterà ancora. Il problema è che poi mi faccio così tante seghe mentali per aver mentito, che alla fine è raro che lo faccia, e deve essere indispensabile per la mia sopravvivenza (in ogni settore).

Per questo tendo a essere sincera, non perché son brava, ma perché ho un censore interiore che mi fracassa le ovaie e mi sfinisce, se non lo sono.

Aggiungo che per me le bugie, le mezze verità e le omissioni di verità sono una cosa sola.

Le bugie più infide, sono quelle che ci diciamo da soli, quando ci “condiamo via” e non vogliamo vedere e capire. Alla fine non puoi neppure prenderla con gli altri per le cazzate che hai fatto e che fai mentendoti.

Preferisco la verità, consapevole che la verità ha molte sfaccettature, e io non detengo la verità assoluta, non ho neppure la capacità di visione (almeno in questa vita) per vederla nella sua interezza.

Preferisco la verità, anche se a volte mi ha ferito e ha ferito.

Preferisco la verità perché già di nostro sbagliamo e incespichiamo molto nella vita, se poi ci danno (o ci diamo) informazioni errate, sai che combo in caduta libera nelle complicazioni, confusioni e gomitoli di vita annodati?

La natura poi, mi ha dotato un sensore di bugie altrui le annuso e le riconosco (molte, non tutte, e non quando sono coinvolta emotivamente, lì invece sono un disastro), anche quelle che le persone dicono a se stesse.

Questo sensore mi ha salvato la vita molte volte.
Di solito non avviso mai “il mentitore consapevole” che ha perso la sua copertura, faccio finta di niente e mi metto solo in salvo.
Sarà una rogna sua i problemi che si attira.

Diverso è se, “il mentitore consapevole” mente a una persona che amo. Lì, mi parte lo scorpione in mercurio abbinato allo scorpione in marte che il mio tema natale mi ha regalato.

Con “il mentitore inconsapevole” quello che non sa di mentirsi, è diverso, vorrei poter fargli vedere quello che vedo io, ma porto rispetto per il suo tempo di accettazione delle cose, e quindi al massimo esprimo due tre input “teneri” sull’argomento.

Ognuno ha i suoi tempi. Anche io ho avuto i miei.

Nessuno nasce maestro, ci si diventa, e non sempre.

Nasciamo tutti bambini sinceri.
Cresciamo e impariamo a mentire.
L’evoluzione è diventare adulti sinceri.

PASSATO PRESENTE FUTURO


Difficilmente penso al passato. Non che negli anni che ho alle spalle non mi sia capitato, anzi, nel passato (scusate il gioco di parole) pensavo più al passato che al presente.

Oggi mi capita raramente, è più facile che pensi al futuro.

Il problema è sempre lì, mai essere nel qui e ora, nel momento presente, e viverlo, assaporando secondo per secondo.

Passiamo la vita nei ricordi del passato o nelle speranza del futuro.
Nei “se fosse stato” e nei “sarà così” e nel farlo smettiamo di viver la vita.

STORDITA


Non so come, non quando e non so perché.

Mi sono stordita nel vivere.
Radicata su questo mondo.

Sono cambiata, ma non mi manco più.
Sono nuova, ma ancora non mi conosco.

Non ho più specchi in cui riflettermi.
Vado a tentoni in questa novella realtà.

Oscillo tra il candore e la scaltrezza.
Ossimoro di carne dal primo vagito.

Nel caos del mio non vivere, attendo un segnale da me stessa.

DIRE, FARE, BACIARE, LETTERA, TESTAMENTO


DIRE: Aver tanto da dire, scrivere, e così poco tempo per farlo.
Vorrei tanto poter scrivere più a lungo e di più sul blog, ma rimando sempre, per l’endemica mancanza di tempo, e quando mi ci avvicino, lo faccio a spot e per brevi scritti, come questo.
Dire con la voce ha un risvolto diverso. A volte vorrei farlo, ma mi ritrovo invece in silenzio, muta ad ascoltare. Mi domando sempre più spesso se abbia senso che lo faccia, se la persona davanti a me comprenderà, o se sto sbagliando io a parlare. Viviamo in un’epoca piena di parole e social e ci comprendiamo sempre meno. O forse, semplicemente, è solo che negli anni invecch… ops, errata corrige, divento orsa saggia.

FARE: Faccio tanto anche se penso di far sempre poco. Ma credo dipenda dal carattere. Mi sembra sempre di non fare abbastanza, e quindi di non essere, mai abbastanza.
Oltre al lavoro full time e alla mia grande family interraziale, inserisco anche la scuola di nutrizione olistica, il corso di terapia vibrazionale, il corso di tedesco e qualche corso qua e la random. Mi incasino la vita insomma, anche se lo faccio con (quasi tutte) cose che mi piacciono.

BACIARE: E’ passato così tanto tempo dall’ultima volta. L’ultima volta che ho baciato è stato anni fa, e l’ho fatto una sera estiva di luglio, con un moijto (il terzo) in mano e a fianco un “non più” amore.
Sì, ne sono consapevole, è uno spreco, anni senza baci è un pò come vivere a regime ridotto. Ma i baci son un atto molto profondo, permetto ai tuoi oltre 700 batteri (tra buoni e cattivi) di entrare in contatto con i miei 700 (buoni e cattivi), scambiandoceli. Permetto a qualcosa di non mio di diventare mio, e ti do qualcosa di mio facendolo diventare tuo.
Non vi sembra poetico scritto così? Solo perché non vedete la metafora di accettazione “nel bene e nel male”.

LETTERA: Questo scritto lo posso considerare lettera? Io direi di si, come tutto il blog. Lettere che scrivo a me stessa, ma che spedisco in giro ad cazzum. Qualcuno legge, qualcuno si ritrova, qualcuno legge qualcosa che non ho scritto. Tutto ciò è bellissimo e, quindi, per effetto traslativo io scrivo lettere bellissime (modesta è il mio secondo nome).

TESTAMENTO: Non ci penso. Solo e semplicemente perché credo che il testamento sia la nostra vita. Agli altri lasceremo il ricordo di quello che abbiamo vissuto.

VIVERE FINO ALL’ULTIMO SORSO


 

 

Che poi la vita è tutta lì.
Non è mezzo pieno o mezzo vuoto.
È solo berla, la vita, fino all’ultimo sorso.

 

 

 

Lo scrivevo un anno fa, una notte, al ritorno di un

“chiamoloaperitivochedireubriachiamocisuonamale”.

Lo penso anche oggi. Lo scriverei anche oggi.
Solo che certe cose più che pensarle e scriverle, bisognerebbe viverle, e a me non sembra di farlo.

Isabel mi scrive su wapp: “Sei molto attiva in questo periodo, fai un sacco di cose!”. Se mi osservo da lontano, come se io non fossi io, devo darle ragione, ma come è che allora a me non sembra di far nulla? Di vedermi scivolare questa vita senza un vero scopo, senza fare qualcosa che sia degno, che abbia la capacità, di dare un senso a chi sono io?

Sto invecchiando, e questo non è il problema, il problema e che mi sembra di farlo senza aver fatto quello che dovevo fare. Come se avessi sprecato, come se stessi sprecando, questo tempo datomi.

Forse per questo quest’anno ho lasciato passare in sordina il mio compleanno, nessun proclama, nessun brindisi, nessun “Ci sei alla mia festa di compleanno?”. Non perché non abbia nulla da festeggiare, ma perché di preciso non so cosa festeggiare.
L’ho lasciato talmente in sordina, che anche mio padre si è dimenticato di me quel giorno, lo scrivo come constatazione di quello che accade intorno a me, perché che lui si sia dimenticato non m’importa. Che si sia dimenticato Willy invece si.

Non mi lamento sia ben chiaro, so perfettamente di avere questa capacità, essere incoerente al quadrato nella stessa frazione di attimo in cui sono stata coerente. Una vignetta di Coma Empirico, mi dipinge perfettamente. Lotto per trovare un porto sicuro, e un minuto dopo scruto già l’orizzonte per cercare di uscirne.

Ma sto divagando parlavo di vivere fino all’ultimo sorso, di quei sorsi che non son fatti di alcol, troppo facili quelli, ma di sorsi intensità con quel retrogusto finale di serenità. Quei sorsi che ti lasciano la sensazione che hai tra le mani il vino migliore che potessi avere, e di questo sei felice, e te lo gusti, con la vista, il tatto e il palato, fino al successivo sorso.
Invece io tendo a vivere di parole, prima di arrivare all’agito, devo convincere le cinquecento me, delle mille me, che albergano nella mente. E, credetemi, non è impresa facile.

E con questo post lo ufficializziamo, siamo entrate (io e le mille me) in un periodo introspettivo (leggasi segaiola mentale). Però quelle chaussures con il tacco alto potrebbero essere il mio prossimo acquisto, vuoi mettere l’ingresso, il primo passo, nel periodo introspettivo con quelle scarpe?

DALLA M ALLA O


MONTATURA
Ho cambiato la montatura degli occhiali.
Per noi quattrocchi la montatura è parte integrante del nostro corpo, e quindi cambiarla è come cambiare qualcosa di noi.
Non è come cambiare colore dei capelli (cosa che io faccio spesso, vedi alla lettera C), la montatura è una cosa che ti porti per anni. Cambia la percezione del tuo viso, come ti vedi e come ti vedono.

Cambio occhiali, cambio colore capelli, forse dovrei cambiare l’avatar che ho qui, forse dovrei rinnovare il blog, ma amo questa mia foto con uno dei miei gatti. Io e lui che guardiamo nella stessa direzione.
Dovrei riuscire a fare uno scatto che amo con la stessa intensità.

 

NOTE
Una vita con le “note a margine”: le cose che avrei voluto fare, i sogni che ho avuto, quelli infranti, le decisioni da prendere, le occasioni perdute, quelle mancate, quelle parole pensate e mai dette, quelle dette con paura, le emozioni contratte e le lacrime trattenute. Tutte note a margine della mia vita. Chissà se avessi avuto più coraggio di vita e quelle note a margine le avessi vissute, chissà come sarebbe la mia vita ora.

OROLOGIO
Quest’anno ho comprato un orologio e l’ho messo al polso. Nulla di speciale a parte che lo avevo tolto nell’estate del 2003 per non rimetterlo più.

Lo tolsi non per ribellione, ma per un fortuito incidente, uno strano insetto mi punse il polso che si gonfio moltissimo e m’impedì di portare l’orologio per qualche giorno. Fu allora che mi accorsi che vivevo benissimo senza. Non solo arrivavo sempre e ovunque in orario (per me è un rispetto verso il tempo altrui), ma non guardare l’ora, spesso “allungava” il mio tempo.
Ho vissuto con il tempo e con i suoi ritmi, ho avuto notti durate 15 minuti e giornate di 76 ore.

Perché l’ho rimesso? Combinazione fortuita ancora. Comprai un contapassi e questo aveva anche la funzione orologio. Dopo 16 anni mi son resa conto che ero andata oltre all’orologio come padrone del tempo, lo avevo portato a strumento del tempo umano. Ho imparato che il tempo seppur corra veloce, mi lascia sempre tempo. Ho appreso che quando vado in ansia per il tempo (accade ancora qualche volta) è solo perché è l’esterno che preme, o io che cado nel gioco della performance.
Il tempo è fluido, siamo noi che siamo rigidi.