BABY&DOLPHIN


Cacca, pappa, gioco, bello, brutto, piace, ahia!, rido, piango.
I cuccioli umani comprendono cose semplici, basiche, di sopravvivenza e crescita.

Le anime tali sono, bimbi discesi in questo mondo, in questa scuola chiamata terra.
Cosa tu debba apprendere, non mi e dato sapere.
Cosa io debba apprendere a volte lo sospetto, ma poi mi confondo da sola, e la mia anima torna a giocare, che di seghe mentali noiose non vuole sapere.

Ecco lì, forse, sorge il problema. Questa mia anima che vive attraverso “mi fai male” “mi fai bene” e questa donna terrena che crescendo a volte cerca di tutelarla, dimenticando che in verità accade il contrario.

O forse sorge quanto la tua anima vorrebbe nuotare in questa vita, e tu la fai nuotare in un’altra, non comprendendo però come mai non accadono alcune cose.

O chissà nasce perché vuoi giocare solo al tuo gioco, scordando che si gioca in due. Un po’ si gioca come piace a te, un po’ come piace a me, e in mezzo come piace a noi.

Ma questi son discorsi da donna adulta, terrena. La mia anima è già andata a sguazzare nel mare antico a cercare la tua.

Annunci

IL MARE DI HIKMET


Mi apri miriadi di possibilità mancate

Retrogusto di una mandorla amara

Sospiro di ciò che poteva e non è

Mare di Hikmet

Sospiro di ciò che potrebbe e non è

Retrogusto di caffè senza zucchero

Mi chiudi miriadi di possibilità presenti

UN BATTITO DI AMIGDALA


E’ lo sguardo che crea la poesia, l’anima l’assemblea e la deposita nel cuore, o forse la consegna all’amigdala.
E se l’amigdala fosse il cuore della mente, come il muscolo cardiaco lo è del corpo?

Percepisco il calore di un futuro che sta arrivando mentre la mia maledetta impazienza schiamazza.

Un singolo, piccolo scatto, e mi scaldo in questo inizio d’autunno strampalato.

La vita spesso non è propriamente semplice, però a volte un ricordo che ha la forma di un mezzodì estivo, l’odore di un piatto di pasta al pomodoro, il rumore del cicaleccio tra amici e la presenza di Progenie, fa si che tu la ami.

Ah riuscissi a vedere sempre l’intensa bellezza di questa vita, come la vedo in questa foto.

SE


Se afferrassi un battito del mio cuore, lo tenessi per qualche istante nel tuo, per poi lasciarlo volare via

Se riuscissi a catturare il mio respiro, avvolgendoti in esso, e poi, lasciare che sia

Se ghermissi un mio sospiro, accostandolo al tuo lobo, e sentissi il silenzio che parla

Se smettessi di cercarmi dove non sono

Se smettessi di nascondermi

Se del ghiaccio cessassi di fare la mia casa

Se avesse fine il mio esser la pallina da ping pong tra “e la cosa giusta” e “sbaglio”

Se cambiasse la vocale, e il se diventasse si

PUPPA


Il peso è sempre stato il mio tallone d’Achille. Sempre.

In amore va male, sei triste e disperata, piangi e soffri? Alle altre si chiude lo stomaco e non riescono a mangiare. A me si apre una voragine, che Gargantua me fai un baffo!

La vita diventa più tosta, frenetica, l’ansia ti toglie il respiro? Agli altri passa la fame, cibo no grazie. A me si apre un pozzo, che Pantagruel me fai un baffo!

Arriva quel momento in cui la soglia di stress supera abbondantemente per km la linea dell’equilibrio? Quindi, oltre all’andata, tornare all’equilibrio, vuol dire un lungo percorso a ritroso? Agli altri si spegne l’appetito e si attiva l’adrenalina, a me si attiva la Fame, (si quella con la F maiuscola), che Gargantua e Pantagruel insieme, me fate un baffo!

Eh niente, è così, combatto da una vita con questo mio modo di compensare le cose che non posso risolvere a breve.

I vuoti improvvisi, le ferite d’amore (chiamiamole così, perché chiamarle “sciabolate inferte con forza e noncuranza da persone con gravi problemi interiori e psicologi” è troppo lunga), lo stress, la paura di non farcela economicamente, la sensazione che o ci pensi tu o ci pensi tu, la “saltuaria solitudine” (perché chiamarla “che cazzo ci sto a fare in mezzo a voi che l’unica cosa che abbiamo in comune è l’appartenenza alla stessa razza, e non ne sono tanto sicura”, è troppo lunga). Solitudine saltuaria non delle persone ma di menti affini a te nel vivere, sentire, percepire amare la vita alla-nella stessa vibrazione. E infine quella cosa detta per ultima, ma forse avrei dovuto dirla per prima. Il “sentire”. Sentire il peso di un mondo così diverso da me.
Ecco tutto questo fa si che io, a volte, ceda e mi faccia questa cosa tremenda, mi ancoro a questo mondo tramite il peso.

Certo poi mi rendo conto che è assurdo, ma quando sono in mezzo alla bufera di una delle cose appena scritte (anche più di una, che si solito viaggiano in gruppo, le bastarde), pur essendone consapevole a livello logico, a livello emotivo mi alzo il dito mediano da sola e mi dico “puppa” e mi “ancoro nel modo sbagliato”.

Poi arriva il momento, dopo innumerevoli ragionamenti tra me e me, dopo approfondite discussioni tra me e le mie multiple personalità, faccio scattare il relè interiore, e ricomincio a far del bene al mio corpo, che delle seghe mentali mi son stancata.

Ieri mi son iscritta in palestra, comincio settimana prossima, abbonamento annuale.

Mi son iscritta in palestra, per perdere tutto quello che ho accumulato in un anno e mezzo. Ed è tanto. Ancora una volta.

Speriamo che con l’età abbia appreso e questa sia l’ultima volta che mi ancoro con il peso e non con l’anima.
Insomma, il puppa, stavolta lo diciamo alla ciccia.

TUNNEL


E lo so.
Quando sono sulla difensiva non sono più lucida. E’ il motivo per cui tempesto di domande, per limitare, delimitare cosa è e cosa non è, per circoscrivere i danni che faccio sempre quando la nebbia pervade il cervello. Se non fosse che ho anche imparato che quando la sensazione di difesa è così forte, ha le sue ragioni, celate nella stessa foschia, insieme alla lucidità.

Se non fosse per questo sconforto che scava tunnel nel cuore.

«Noi emotivi le cose sappiamo tenerle in due modi: vicinissime o lontanissime.
Per questo puoi farci solo due cose: malissimo o nulla»

FRUSCII


Una breve telefonata di mio padre in cui ho mugugnato qualche “si si” sparso a cazzo e una richiesta “caffè” all’interno di un bar, sono le uniche parole che ho proferito in due giorni con il genere umano.

Sono uscita, sono andata al supermercato, ho fatto la spesa, ho sbirciato bancarelle, risposto a qualche messaggio, osservato il cielo, guardato la gente, ma non ho proferito parola con nessun umano, ne sentito l’esigenza di farlo.

Me ne sono resa conto stamattina, perché le parole rivoltemi, mi infastidivano.

Capita che abbia questa cosa, giornate in cui pur rimanendo ancorata a questo mondo, pur vivendolo, è come se mi mettessi ai bordi, in ascolto. Non degli altri, di me. Gli altri continuo a scrutarli sperando non si avvicinino troppo.

Sono le giornate in cui la maggior parte delle persone mi risulta irritante. Come se le mie orecchie diventassero ipersensibili e percepissi i decibel a 130.

Osservo i binari, i miei. Binari dai quali fotocopio la mia esistenza giorno dopo giorno. Lascio il rumore della gente di sottofondo, il frastuono dei miei pensieri diventa più forte. Ho sparso molti semi, consapevole che molti non nasceranno mai, ne piango la morte.

Da qualche parte, ho la speranza, di vederne spuntare qualcuno. Forse è quello il motivo del mio bisogno di silenzio, cerco di percepire il fruscio della loro nascita.