50 SFUMATURE DI ROSA


Tendo a idealizzare cose, situazioni e persone.
Se sono (troppo) lontane dal mio ideale, dipingo a tinta unita.
Intingo e do una pennellata di rosa.

Se la base è troppo grigia, una pennellata di rosa non basta. Quel brutto colore traspare ancora, allora passo e ripasso pennellate di rosa, fino a formare una spessa vernice, una crosta rosa. Peccato che le croste prima poi si crepino e si sbriciolano.

In questo periodo, sto vivendo così, sono in quel momento in cui la vernice si stacca e io vedo tutto quel grigio là sotto.

Il grigio non mi piace. Ci vivo male nel grigio. A nulla valgono le parole di chi mi dice “Guarda che tra il bianco e il nero, non c’è il grigio, ci sono i colori“. E io penso “Si forse, tra il bianco e il nero esistono i colori, ma in questo universo, io sono acromatopsitica“.
Per questo sospetto il rosa me lo sia portato qui da una me parallela, da un universo alternativo.

Mi dico che l’importante è esserne consapevoli, così sai già che ogni cosa, situazione o persona contiene già in sé il punto critico della disillusione, prima o poi lo incrocerai, prima o poi dovrai prenderne atto. Consapevole infine che non son loro a contenerla, ma tu e la tua vernice rosa che inizia a creparsi.

Quando lo diventi, consapevole, consapevole non illuminata intendo, allora accade. Ti leghi ma non troppo, vivi ma non troppo, ami ma non troppo, ti dai ma non troppo, perché nel troppo c’è la paura della disillusione. Questo perché arriva un momento nella vita, nella vita adulta, che non riesci più a distinguere le illusioni dai sogni.

Convengo con voi, è un post deprimente andante, ma ho finito la pittura rosa, devo aspettare la prossima fornitura dalla vita parallela.

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FAME


Sono in un periodo di “espansione del corpo introversione dell’anima”, mi succede sempre quando stento a trovare un equilibrio, quando mi cerco e non mi trovo. Si amplifica la sensibilità e l’empatia con i senza pelle è a mille.

Mi percepisco.
L’anima tende a ritirarsi, si rannicchia profondamente, questo porta il mio corpo ad occupare spazio fuori, quasi a volerla trascinare alla luce a cui è destinata, ed invece ottengo l’effetto opposto.

So che vi sono persone che funzionano diversamente. Hanno l’anima sprofondata che attira il corpo dentro.
Si consumano la carne, i tendini, il corpo, arrivano alle ossa alla ricerca di Se. Si assottigliano, quasi a scomparire perché il corpo senz’anima non ha motivo di essere.

La mia anima no. Sbraita confusa e confonde il cibo per amore.

Come un bambino, che guarda i grandi dal suo mondo, io guardo a questo pianeta. Non ho risposte, solo moltitudini di “Perché?” inevasi.

SENZA TITOLO


Flusso immobile
Cristalli di attesa
Dilata l’animo

DROP


Si sta come
una goccia d’olio
nel mare

DI MEMORIE E APPRENDIMENTI PRE, DURANTE E POST DELIRI FEBBRILI


Ho imparato che la mia testa dice “Devi dimagrire” e il mio cuore risponde “Col cazzo!”
(ma essendo suora nell’anima, come diceva il mio amico Aka, ho quindi problemi di sovrappeso)
(e no, questo non è un messaggio subliminale alla ricerca di qualcuno che “tamponi” il mio problema)

Ho appreso, in questi giorni di febbre alta, che il mio corpo ha una temperatura omogenea fino a 37°. Tra i 37° e i 39° il mio corpo si divide in due. La parte destra è più calda di quella sinistra, con un’alterazione che varia tra 1° e 0,7°. Dopo i 39° torna omogenea.
(da quando non posseggo più il vecchio termometro a mercurio, mi affido ai nuovi termometri digitali e misuro la febbre nell’orecchio. In questi giorni di delirio febbrile, avevo la fissa di farlo su entrambe, da qui la scoperta)

Ho ricordato che la gente ti dice le cose convinta che tu abbia libero accesso alla loro mente, e tu sappia perfettamente anche quello che non ti ha detto.
(E s’incazza, ti considera decerebrato, se tu non sai cosa le passa esattamente tra le sinapsi senza avertele dette. Chiaramente questa cosa non vale al contrario. Tu non puoi usufruire della convinzione di “libero accesso alle menti”, perché se non capiscono, ti dicono che loro non leggono la mente)

Ho imparato che ho meno amici di quello che credo.
(Ma credo sia un problema mio, idealizzo, per mia necessità, come se non ci fosse un domani)
(Non voglio dire che non ho amici, ma che potrei affermare di avere amici a loro insaputa)

Ho appreso che sono incagliata in un momento della mia vita. Non voglio tornare indietro ma non riesco ad andare avanti.
(E quindi?)

Ho ricordato che le scelte si fanno quando hai almeno due possibilità davanti a te. Se i tuoi occhi non vedono i bivi, ma un solo sentiero infinitamente dritto, non ci sono possibilità, c’è solo schiavitù mentale che porta alla fisica. E la cultura, lo studio, apre infinite possibilità, di mente e cuore.
(Pensavo alle persone che non studiano, non apprendono, non sono curiose e quindi non passano ai loro figli questa libertà. Siamo un paese, dove mediamente, si spendono molti più soldi per il matrimonio che per l’istruzione delle figlie)
(Per studio non intendo quello meramente scolastico, ma quella voglia di approfondire, sia essa matematica o perdersi nella ricerca di qualcosa che ci vibra dentro)
(Ma questo discorso è ampio non si applica allo solo studio. Ogni scelta prevede sempre almeno due possibilità)

Ho imparato a prendermi un pochino cura di me. Ho smesso di dirmi “Alzati e vai a lavorare, che vuoi che sia la febbre, tachipirina e via”, ma ho detto alla febbre “fai il tuo dovere” e me ne sono stata a casa.
(Speriamo di ricordarcelo negli anni a venire)

Ho appreso che essere single e avere una famiglia di pelosi numerosa, di cui una cana che deve uscire almeno due minuti quattro volte al giorno, con la febbre alta è un casino. Ma che vince sempre l’amore per loro.
(e niente se penso a loro sorrido e basta)

Ho ricordato che l’amore che provo per gli altri, siano essi pelosi o glabri, è il carburante della mia vita. Quello che mi ha fatto fare salti di crescita, quello che mi ha reso forte, quello che ha riempito la mia vita, quello che mi ha fatto scoprire (attraverso i cuori altrui) parti di me che non conoscevo. Insomma, l’amore, quello che ha fatto di me quella che sono. Anche quando ho amato la persona sbagliata. Ma non è mai la persona sbagliata, è sempre quella giusta, solo non per noi.
(E ora, a volte, mi sento congelata)

L’AMORE E IL DITO MEDIO


Avevo scritto un post.
Ho cancellato tutto.
Quasi.

Ho conservato tre frasi.
L’inutilità delle parole mi sembra sempre più ampia.
Mi si fondono le emozioni mentre le penso, non riescono ad arrivare alla tastiera.
Forse dovrei solo postare foto per un pò.

In ogni caso i concetti sopravvissuti sono:

L’amore per una persona, per una cosa o un’idea può svanire, può frantumarsi e a volte lasciare te frantumato. Ma l’amore ti fa sempre un regalo, anche quando se ne va. Ti regala il talento che ha scavato e portato alla luce, quello ti rimane, è qualcosa che ormai fa parte di te.

Poi ti guardi intorno e lo vedi. C’è gente che ama l’odio, perché l’odio la fa sentire viva.

So amare ancora chi mi ha ferito* e questo mi ha reso, mi rende, libera.

*(oh non tutti, non immaginatemi tutta new age e simboli di pace, io al massimo alzo il dito medio)

IN BREVITA’ VI DICO



L’immagine mi rappresenta, e no, non son quella con la coperta.
In brevità vi dico, ho poche parole e ancor più rarefatti pensieri.