MATERIA


Spiegami queste giornate, rare, in cui la bocca dello stomaco freme, friccica e irradia a raggio intorno a se una vibrazione, come un’antenna che sparge un suono verso il cielo.

Dimmi perchè nonostante la mia forza, a volte capita, son così fragile.

Cercami nei meandri del tuo cuore.

Domandami perché, a volte, vorrei appoggiare il capo su un luogo sicuro, socchiudere gli occhi e riposare l’anima.

Ricordami come mai son ancora chiave e spesso specchio, ma io non mi rifletto.

Conducimi in una bolla, fa che i miei pensieri volino via con lei, quando con un dito la sfiorerai.

Proteggimi, da chi non mi comprende.

Promettimi, che prima o poi, lo spazio e il tempo saranno insieme, perderò coscienza di me e avrò coscienza di noi.

“Siamo fatti anche noi della materia
di cui son fatti i sogni
e nello spazio e nel tempo d’un sogno
è racchiusa la nostra breve vita”

photo by Anka Zhuravleva

DONNA FALLACE


Io vorrei esser più brava.

Vorrei essere una di quelle donne che hanno solo emozioni belle, pulite, cristalline, bianche come il latte e candite come le nuvole. Quelle che paiono madonne e hanno lo sguardo sempre pieno di sorrisi e amore. E invece no.

Invece spesso mi circolano nelle vene emozioni che muovono maree di energia in maniera catastrofica.

Io so cosa è la rabbia, so cosa è il rancore, so cosa è l’arroganza, so cosa è l’istinto alla vendetta, so cosa è la gelosia, so cosa è l’invidia. So un sacco di emozioni.

Spesso le metto sotto a un riflettore, perché la luce le esorcizza. Ma attenzione, non è che scompaiono per sempre, solo si rintanano in profondità, in attesa della prossima volta che mi cattureranno l’anima per qualche istante.

E se il problema fosse quello? Se i nostri demoni avessero la forza della stessa intensità dei nostri angeli?

Photo by Anka Zhuravleva

Respiro, sospiro, insomma butto fuori l’aria, si lo so, l’equilibrio non è facile ed io sono una donna fallace.

LUOGHI


Ho sedotto uno psicologo, poi ho scoperto che era sposato e gli ho detto non posso farlo con te.

Ridacchio prendendomi da sola per la parte mediana posteriore del corpo. Neppure nei sogni mi concedo. Mi dico “Eppure ieri sera ho mangiato leggero”.

Ma dopo sei arrivato tu, con i capelli arruffati e lunghi, diverso, consumato e stanco, mi cercavi in qualche modo.
Ti ho sfiorato lieve le labbra con le mie: “Ti amo ancora, non ho mai smesso”.
Ti ho abbracciato, per proteggerti da una vita che ti consuma ancora oggi.

Consapevole che in questa vita posso solo questo.
Questo sogno si sciogliera andando verso sera, neve di marzo sotto i raggi di primavera.

Io e te lo sappiamo, più che un sogno è un luogo, in cui cadiamo richiamati. Come Alice nel suo mondo.

photo by anka zhuravleva