BUON NON COMPLEANNO


Progenie diventa un po’ più grande, e lo fa tra pochi giorni, lontano mille chilometri da qui.

Progenie è una delle pochissime cose di cui non mi sono mai, e dico mai, pentita, neppure quando abbiamo litigato furiosamente (perché lo abbiamo fatto, eccome, più di una volta).

Progenie è stata da me cercata, desiderata, voluta, amata, considerata, supportata. Forse non sempre come avrebbe voluto, forse non sempre quanto avrebbe voluto, forse non sempre quando avrebbe voluto lei, ma sicuramente al massimo delle mie possibilità.

Come ogni Mater, ho cercato di passarle i miei valori, ma ho cercato di lasciar lo spazio perché lei trovasse i suoi.
Alla fine, dei miei, ha accettato in se, accanto ai suoi, quelli per me importanti. Lei sa quali sono. Questo mi basta.

Non credo sia stato facile essere la mia Progenie, ma credo che lei non solo abbia superato la difficoltà di esserlo, ma ha reso me migliore.

Dicono che prima di scendere su questa terra, scegliamo la famiglia e i genitori in cui farlo. Questo per affrontare prove e (o non) avere aiuto nell’affrontarle. Non so perché Lei abbia scelto me, ma so di certo che se non l’avesse fatto, io oggi non sarei io.

Se ci osservo da lontano, con gli occhi della mente, ci vedo così diverse e così uguali. Non perché lei assomiglia a me o abbia preso da me, ma perché entrambe abbiamo preso una dall’altra.

Questi sono gli auguri alla mia bimba lontana, e si lo so, dovrei pubblicarli il giorno del suo compleanno, ma non posso. Son parole di oggi queste e oggi vanno dette. E poi ad entrambe le ricorrenze obbligate (è la parola obbligo che ci crea problemi) non piacciono. Poi, più sorpresa degli auguri quando non devono esser fatti, vuoi mettere?

Quindi Progenie, Bimba mia, Scassacxxo, a volte Genio incompreso,
buon non compleanno oggi.


 Progenie photo credit by Gabriele Castelli

PENSIERI AD CAZZUM


* Esce dalla radio dell’auto mentre vado in ufficio, è questo il genere di musica che mi porta in un mondo i cui confini non sono visibili.
Torno ad antichi film dai colori soffusi, anni ’50 e ’60. Frank Sinatra, Dean Martin, Doris Day, Jerry Lewis, Rock Hudson, Elvis Presley e tutti quei cantanti-attori lì insomma. Quei film che mi hanno fatto credere che bastava essere brava, gentile e onesta e la vita sarebbe stata brava, gentile e onesta con me. Dovrei odiarli per questo, e invece no.
Li ho visti in televisione da bambina, quando il mondo dovrebbe essere un enorme sogno da esplorare. Io, invece, ero in un periodo in cui la vita mi stava allenando. Loro mi hanno fatto sognare, e io amo chi mi fa sognare, anche oggi.

* Progenie mi scrive da Berlino. Le sue parole sono un regalo:
“Volevo ringraziarti per una cosa: il come tu continui a fungere da esempio di persona che non smette di mettersi in dubbio. Conto di affinare questa arte sempre di più, e tu con cadenza regolare mi ricordi questo intento.”
Come Mater non sono stata (non sono) proprio il massimo, ne sono consapevole, ma se Lei pensa questo di me, forse un pò me lo posso permettere di gongolare (come sto facendo ora, adesso, in questo momento, non ne avete idea).

* I libri non son ancora riuscita a impacchettarli, ho una forma di repulsione fisica a toccarli, stanno lì, nel loro pacco di arrivo, nella libreria ad altezza occhi, mi domando come mai provi tanto fastidio alla semplice idea di toccarli. Non mi do risposte. E neppure le cerco.

* Stasera mi guarderò la terza puntata della seconda serie di Sense8. Ho questa passione per la fantascienza da sempre. Forse perché leggendola fin da piccola, mi sono accorta che in quelle parole scritte, c’erano embrioni di futuro. Leggendola (o in questo caso guardandola) faccio già parte del futuro che non potrò vedere, o forse fuggo da un presente che mi sta stretto.

EVOLUZIONE


«Sono purtroppo refrattaria all’essere consolata (mano sulla spalla, parole dolci, contrita pazienza e com-patimento – una serie di cose che mi fanno stringere lo stomaco più dalla rabbia che dalla sofferenza, e non fate a casa quello che leggete qui), e a quanto pare o esprimo sofferenza o parlo.
Se esprimo sofferenza, non riesco a parlare.
Se parlo, non riesco a esprimere sofferenza. (E’ il motivo per cui, fun fact, alcune persone parlano con estremo distacco di avvenimenti atroci a loro appena accaduti: non è psicopatia – o, almeno, non per tutti.)
Se scrivo, invece, riesco a esprimere sofferenza – e viceversa.
E va espressa, questa sofferenza. Non vogliamo i tic e le paranoie, giusto?»

La leggo, la penso, la vedo, la sento e la “guardo”. Mi stempero nei sorrisi incondizionati. In Progenie mi rivedo in alcune cose e il sorriso nasce dal fatto che, si lo so, lei è una versione modificata e migliorata delll’evoluzione umana.

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AVETE UN POTERE IMMENSO


Alle spalle un fine settimana, uno di quelli che piacciono a me. Quelli in cui le situazioni terrene passano in secondo piano, quelli in cui mi sembra di aver guadagnato un micromillimetro verso la conoscenza.

Momenti in cui imparo un pò più di rispetto per me e un pò più di tolleranza per gli altri (a). Dove apprendo la determinazione e l’amar il mio essere e il rispetto per l’esser altrui, senza l’obbligo di accettarlo.

Se non mi capite, abbiate pazienza, a volte non mi capisco neppure io. Non sempre riesco a trasmettere agli altri quando invece accade che capisca sfumature di questo mio viver. Volevo solo fissare questo attimo per me. Per ricordarmi nel tempo che seguire il proprio sentiero è l’unico modo per vivere bene. Tutto il resto viene da se.

E chiudo queste mie piccole parole con parole non mie ma di Progenie:

“Per questo, fatemi un favore: vivete al meglio, siate esemplari forgiando l’esempio che vorreste seguire. Avete un potere immenso”.

Sentieri

(a) ho detto un pò… con alcune di tipologie di persone non mi basterà questa vita per esser tollerante con loro. Il principio della fanculizzazione con loro è sempre vivo, intenso, presente e valido.

PULCINI


Progenie vola via dal nido.
Stavolta non è per studio, non è per vacanza, non è per lungo periodo, ma poi torno a casa. Stavolta è “inizio la mia strada da sola”.

Mater è contenta, è quello che piace a Progenie.
Eppure… eppure ogni volta che ci penso inspiro più forte ed espiro lentamente, meno di tre mesi e il mio pulcino volerà lontano.

Non ci saranno più i sabato mattina con le colazioni al bar, i giri per la libreria, la spesa insieme, le incazzature mie, le sopportazioni sue, le sopportazioni mie, le incazzature sue, non ci saranno serate sul divano a parlare e a chiedere “acqua calda?”, non ci sarà il ridere davanti a Modern Family, o il chiederle “ma secondo te”, non ci sarà lo scambiarsi via etere, foto appena scattate degli amori pelosi di casa, non ci sarà la persona la cui pulizia interiore è più bianca della mia.

Non ci saranno un sacco di cose, saranno riempite dal nuovo per tutte e due, ma questo non toglie il mio tirar su con il naso adesso.

Comincia lei, ricomincio io.

Sbuffo e sospiro, la vita è mutamento, ma questa volta, anche la vecchia gallina torna pulcino.
chick

PROGENIE MIA


Progenie. Mediazione linguistica culturale, tesi con 110 e lode: “De Beers: un circolo vizioso di segregazione”.
Costina. Tesi con ricerca specialistica storica: “Stefano Borgia: un cardinale illuminato del settecento”.

Finalmente dopo tanto, dopo mesi di ricerca nel mondo del lavoro, finalmente un lavoro adeguato a questi anni di sacrificio personale, di studio, ricerca, trepidazione, rinunce e a volte ansia.


1000 pezzi 5,00 €

Le osservo mentre assemblano otto piccole minuscole sfere con quasi altrettanti pezzi. Vorrei arrabbiarmi, ma non ci riesco neppure più di tanto. Ci hanno sfiancato politicamente ed economicamente. Quanto ci metteranno a fare 1000 pezzi? Due, tre ore?

Rimango solo lì a osservarle mentre mi sale tenerezza. Il non trovare lavoro, il cercare di “non pesare in casa”, di far vedere che “io le sto provando tutte” porta anche a questo: 1000 pezzi a 5,00 €.

Sorrido, loro chiedono perché, e lo dico. Ridiamo alle nostre battute, di questa situazione. Bisogna saper trovare sempre il lato ridicolo della vita.  Ci domandiamo, se in questo modo, salvano nel terzo mondo dei bambini dallo sfruttamento minorile o se stanno portando via loro il lavoro.

Le loro mani vanno avanti mentre si continua a parlare, sai 1000 pezzi non son pochi, ora che arrivi a cinque euro.
Parliamo dei Puritani scappati in America e dei loro salmi del lavoro, dei canti gospel e dei neri d’America, sorridiamo del fatto che loro ascoltano MTVmusic mentre fanno quel lavoro. Di base sembra che nei secoli cambi solo la musica di sottofondo. Davvero la schiavitù in Europa è finita o ha solo cambiato forma?

Mi sovviene cinque anni fa, quando il Professor Celli, scrisse una lettera che iniziava con “Figlio mio, lascia questo paese”, tanti lo accusarono di ipocrisia. Io lo capii invece.

Ho l’amarezza di una madre che ha lavorato una vita anche perché sua figlia avesse qualcosa più di lei, magari solo una virgola, ma qualcosa di migliore in più. Invece mi ritrovo seduta sul divano a guardarla insieme a Costina, mentre assemblano pezzi di minuteria metallica per avere cinque euro ogni mille pezzi.

Sorrido amara e sento dentro di me quel basso brontolio sordo, lo stesso credo, che parte alle femmine degli animali quanto toccano i loro cuccioli.

Osservo le minuscole sfere, e so dove e a chi le infilerei, spingendole con un manico di scopa fino in fondo una a una.

PROGENIE


Il suo ingresso è stato plateale, occhi spalancati sul mondo e mano chiusa intorno al cordone ombelicale, come fosse aggrappata al palo dell’autobus e aspettasse la sua fermata per scendere. Il suo indice di Apgar fu 10, fin da allora intenta ad ottenere il voto più alto.

Qualche anno dopo all’asilo era una testa di riccioli impossibili, due occhioni e una forma di tenerezza-protezione verso quelli più piccoli di lei, uno dei pochi momenti in cui ha permesso a questa parte dei lei di essere visibile (si lo so, un po’ mi detesterai perché lo dico).

Alle medie inferiori, un’adolescenza precoce (del resto dall’indice di Apgar in poi ha sempre cercato di arrivare prima in ogni dove) sconvolse me, madre, convinta di aver sbagliato tutto, educazione compresa. Di non aver fatto nulla di buono e di aver fallito.

Alle superiori il suo forare l’adolescenza verso la forma adulta non fu indolore, ancora oggi cicatrici di quel periodo glielo rammentano e coincisero con il mio forare la vita verso la consapevolezza. Ripenso ad allora, sospiro di sollievo all’idea di quanto siamo state entrambe  baciate dalla fortuna e nel contempo consapevolmente determinate. Del resto la fortuna aiuta gli audaci.

Poi l’università tra scelte di studi e crescita, tra la ricerca di se e la ricerca del mondo, in qualche modo han fatto passare gli anni cercando di centrare l’obiettivo. Per lei e il suo interiore “Indice di Apgar” è stato stressante e spesso lo è ancora.

Lo studio all’estero, la laurea, il 110 con lode, il master ancora all’estero, il ritorno in italia, il programmare un secondo anno di master, la ricerca infruttuosa di una temporanea fonte di cash per il secondo anno di master, è stato un attimo, senza nemmeno accorgersi si arriva ad oggi.

Oggi il tuo essere donna fatta di mille sfaccettature, le tue paranoie e le tue idee geniali, la tua forza e i tuoi timori, il tuo interiore esposto così tanto da celarsi a quasi tutti, l’essere quella che sei anche con quei lati del carattere che a volte veramente ti prenderei per i capelli e ti fracasserei i denti sullo spigolo del tavolo (ma con amore naturalmente), l’ironia, il cinismo, la correttezza e l’uso della verità. Tutte queste cose, e altro che non cito, fanno di te, la persona, non solo la figlia, la donna che in tutti questi anni ha continuato a farmi dire: “Se non fosse mia figlia, la vorrei come amica“.

Accade a volte che il mio lato oscuro caratteriale, il mio stress e il mio nervosismo prendano il sopravvento e ti feriscano o quantomeno ti facciano incazzare, rendendoti difficilissimo rapportarti a me che in quel momento pungo. Sappi che nel momento stesso in cui me lo dici, me ne rendo conto. In quell’attimo chiederti scusa è difficile, la parte negativa dell’orgoglio e lo stress che accompagna quei momenti è troppo forte. Lo faccio ora per allora, scusa.

Quest’anno il due sarà per l’ultima volta davanti ai tuoi anni.  Avrei voluto aver la possibilità di festeggiare in modo diverso, più “ricco”, ma come ben sai il periodo è quello che è.  Una semplice pizza stasera e questo mio scritto son il tuo regalo di compleanno.

Auguri Progenie, auguri bimba mia, anche se non sempre sembra, io scoppio di orgoglio costantemente per te.

Ti voglio bene.
Mater

Photo by Chiwaz 2014 – Gabriele Castelli