CIECHI


Tempo da lupi(*) anche dove abito io
Come se il cielo non fosse fatto più d’aria ma d’acqua e avesse deciso di cadere sulla terra. Come se l’aria incazzata dell’aver perso il suo ruolo, passasse turbinando ad asciugare, eliminando colei che aveva osato occupare il suo posto, l’acqua, e nel farlo, accecata d’ira, distruggesse la terra.

Tempo da lupi ed è stato un attimo nel ritrovarmi nel tempo, vicino al lago di Bolsena. Danzava il mio corpo con me stessa, la psytrance nelle orecchie e nel corpo, gli altri intorno come mondi separati. Poi in pochi minuti il cielo da limpido a nero, oggetti che volano nel cielo e la mia corsa nella tenda, ritrovarmi rannicchiata, mentre fuori il dio della tempesta aveva deciso di pulire la superficie della terra, sbattendo la mia tenda come fosse un aquilone in un tornado. Lì, in quell’attimo, ho compreso per la prima volta, quanto siamo meno di uno sputo di nulla su questo mondo, e quando basta poco per cancellarci.
Non avevo voce in capitolo se non sperare che quel dio della tempesta mi reputasse indegna della sua deità e non mi volesse con lui.

Tempo da lupi e questa volta in fondo ero a casa, al sicuro, anche se il vento strappava tutto quello che avevo sui terrazzi, bastone di metallo agganciato al muro compreso. Anche se ho dovuto fare una cosa che non faccio mai, neppure per dormire, abbassare tutte le tapparelle lasciando fuori il vento, l’acqua e i rumori di oggetti che volavano, sbattevano e poi cadevano. Tutti quei suoni e rumori messi insieme mi ricordavano quanto fossi lo spazio vuoto tra un quark e un’altro.

Man mano che le serrande scendevano, il frastuono rimaneva fuori insieme a quella sensazione di esser uno sputo in balia del dio della tempesta.
Eccolo lì il barbatrucco. La sensazione di esserne fuori, “la tempesta” era lontana, non esisteva più o quasi. Poi la mia mente ha ripensato a Bolsena, è il binomio è stato simultaneo, ero ancora uno sputo di nulla, solo che mi auto ingannavo.

Spesso gli umani fallaci lo fanno, ed io sono molto fallace. Gli uomini questo fanno, tirano giù le tapparelle, chiudono le serrande, per non vedere cosa c’è fuori e riuscire a vivere questa vita. Da ciechi.

(*) che poi chissà perché si dice tempo da lupi e non tempo da umani, siamo molto più feroci e brutali noi.

Annunci

PERCORSI


Ci arrivo, quasi per caso, youtube mi suggerisce quel video. Rimango lì ad osservare. E li vedo. Lì in mezzo a quei sorrisi, ci sono i miei amici. Alcuni suonano altri ballano. Vi guardo. Mi si apre il cuore e le labbra si stendono leggere. Mi mancate spesso, più di quello che vorrei.

Mi mancano. Mi manca danzare con loro, mi manca attraversare la notte e arrivare al sorgere del sole mentre danzo, mi manca la condivisione di una visione del mondo, mi manca la parola amore che abbraccia non solo le relazioni, mi manca osservare il mondo con attrazione, mi manca vederlo a 360 gradi attraverso i miei e i vostri occhi.

Mi manca tutto ciò, con la consapevolezza che è una parte di me, lo è e lo sarà sempre, ma che il mio cammino ha dovuto intraprendere un nuovo sentiero.

Dicono che la strada la scegliamo “prima” di tornare. Di molti sentieri intrapresi o lasciati alle spalle, io mi chiedo quali scelte ho fatto “prima” e dove mi voglio condurre. Me lo domando anche oggi, guardandovi, chissà cosa ho scelto per non percorrere tutta la strada con voi.