NUMERO 289


Un numero è solo un numero, ma a volte è un pò meno numero.

Vittima numero 289:   “Madre e figlio erano lì, pressati tra decine di corpi, ancora uniti dal cordone ombelicale“.
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Ho un dolore e una rabbia dentro e mi dico: “Se questo è il mio dolore è la mia rabbia, pensa la loro”.

Se pensate che erigere “muri” sia la soluzione, non avete capito niente. Noi siamo un oasi e siamo circondati da donne, uomini, bambini, adolescenti, PERSONE, che vogliono condividere l’oasi, lo star bene. Un muro (reale o metaforico) non li fermerà. Va ampliata l’oasi, erigere muri più alti non servirà a nulla.

Il Frontex non è la soluzione perché il suo scopo è respingerli, accoglierli tutti non è la soluzione, odiarli non è la soluzione, compatirli non è la soluzione.
Io non ho risposte, non ho soluzioni, non sono nessuno e non ho nessun potere, ma questo non mi impedisce di pensare e dire che è sbagliato quello che sta accadendo e come sta accadendo.

Link fonte Ansa

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VAJONT


La prima volta che ne ho sentito parlare fu per caso, era il 1997 zappando con il telecomando arrivai su rai2 e lì Paolini riusci a tenermi inchiodata.
Paolini, grande attore ieri come oggi, mi porto dalla comodità di casa mia a quella notte fredda e spaventosa; ho vissuto attraverso le sue parole minuto per minuto, alla fine dello spettacolo ero esausta e piena di rabbia.

Qualche anno dopo nel 2003, conobbi Willy. All’epoca mi regalò due libri che aveva scritto. Uno di questi parlava del suo essere un sopravvissuto alla stessa tragedia quando aveva poco meno di due anni.
Lessi e rimasi inchiodata sul divano, mentre gli occhi scorrevano su un fatto che avevo visto attraverso gli occhi e le parole di un attore e ora leggevo attraverso le parole di chi in qualche modo era là quando questo era accaduto.

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Ho con quella terra un legame di sangue, confine di nascita, di antenati. Quella terra, nonostante me ne abbiano portato via quando ero piccola, è tornata a me, negli anni, sotto forma di attori, di anime antiche e amici.

Per questo lo scritto di oggi, per ricordare i morti di allora e attraverso loro i morti di oggi molti chilometri più in giù. Morti di montagna ieri nel Vajont e morti di mare oggi a Lampedusa. Morti entrambi per la cecità umana.
Dio abbia pietà di noi.
Noi non ne abbiamo per la nostra specie né per le altre.

GLI SCALINI DEL DOLORE E L’ASCENSORE ROTTO


Ci son cinque scalini per superare il dolore (così dicono gli esperti) e io che son pigra vorrei prendere l’ascensore per superarli, ma dalla regia, mi dicono che non si può. L’ascensore è rotto da millantanni. Insomma vanno fatti a piedi.

Questi scalini, una persona, nella vita li deve far più volte. Rassegnatevi, chi non li fa più volte è solo perchè è bloccato al quarto gradino di un dolore e non riesce a superarlo. Credetemi meglio farli più volte che rimanere bloccati su uno con gli altri dolori che premono dietro per essere risolti pure loro.
Lo so avete una curiosità (ma anche se non l’aveste, li scriverei lo stesso, il post è incentrato su questo!), quali sono questi cinque scalini? Orbene immantinente ve li sbatto qua sotto.

Negazione della realtà e isolamento Cerchiamo di difenderci dal dolore e diciamo in ordine sparso e casuale: “No no no”, “Non può essere”, “Forse ho capito male”, “Non è vero”, “Non è possibile”. Dura poco, la realtà ci precipita addosso e piombiamo in pieno nella….

Rabbia E’ quando siamo precipitati nella realtà o meglio lei ci è precipitata addosso, ma noi non siamo ancora pronti ad accoglierla. Cazzo tutta questa emozione, tutto questo dolore, tutto questa sofferenza che ci tartassa dentro “ma perchè!? perchè?!” ed esplode la rabbia. La rabbia è un’emozione potente, la più potente e la meno gestibile che io conosca, per questo la temo e invece di indirizzarla all’esterno la reindirizzo all’interno di me, chiaramente con effetti devastanti per la sottoscritta. Ma tantè che si arriva….

Auto recriminazioni Quando la rabbia si affievolisce, si comincia a pensare e dirsi cosa si sarebbe potuto fare per evitare quel dolore e cominciano i “SE”: “Se fossi stata più attenta”, “Se mi fossi ascoltata”, “Se fossi meno stupida”, “Se… se… se…. se….” .
Personalmente quando son in questo scalino ogni tanto riscivolo sul secondo poi risalgo sul terzo fintanto che stanca di questo su e giù mi ritrovo nel quarto ovvero…

Depressione In linea generale a questo scalino accade che l’umore è depresso, si hanno sentimenti di tristezza, inappetenza o voracità, crisi di pianto, agitazione e scarsa concentrazione e in qualche modo non riesci a lasciare andare ciò che ti ha portato qua.
Io questo scalino lo odio. E dove soggiorno di più. E dove faccio più danni a me stessa. Questa volta tra le altre cose son riuscita a nell’arco tre mesi a metter su oltre 15 chili di depressione in formato adipe. Se ci penso torno al punto due, ci metterò mesi e mesi e mesi a togliere la depressione nella sua forma fisica cicciosa. Fanculo! Ma finalmente dopo cè…

Accettazione La depressione scema, si tenta di tornare a una vita normale, si contano i danni fatti a se stessi (e a volte agli altri, io spero di non averne fatti), si progetta la riparazione e la ricostruzione di se stessi. Ora il tempo di questo ultimo scalino è variabile, ma non importa quanto, l’importante è arrivarci, perchè ci son persone che non riescono mai a raggiungerlo… e vivere nella depressione per sempre non lo auguro neppure a chi mi ci ha portato a me nella depressione.

Io attualmente sono con un piede nel quarto scalino e uno sul quinto. E’ il piede sul quinto gradino che mi fa scrivere questo post, di conseguenza non potrò neppure incazzarmi se qualcuno di voi mi dice che scrivo con i piedi.

THE FANCULO DAYS


Di questo 2013 concluso ricorderò la botta, il crollo, lo sgomento, la perdita del “credere” e il “non percepirsi” più.
Della fine primavera 2013 ricorderò il ricoprirsi la carne di un esoscheletro adiposo in un arco temporale da record.
Dell’estate 2013 il non riuscire a leggere libri, l’onnubilarsi la mente tra i telefilm e documentari, la depressione strisciante vista, capita ma non per questo annullata, la sensazione di boa constrictor intorno ai polmoni nonostante abbia smesso di fumare.

Se leggete straniti pensando “Ma il 2013 non è terminato, che cazzo sta dicendo!”, sappiate che per quello che mi riguardo io ho chiuso con il 2013, anche se non son ancora entrata nel 2014.
Mentre voi continuate a vivere nel 2013, farò mie e spicciole le teorie di Einstein e Bergsone, fondendole in una mia nuova teoria de “Il tempo non esiste ovvero il tempo fanculo days”.

Ho deciso di vivere nella mia nuova teoria nell’attesa del 2014, e lo farò scavando alla ricerca di quel collante che ha intessuto sempre la mia vita, nel bene e nel male, quella cosa che ora mi manca e non trovo, vivere con passione e credere… credere ancora. Speriamo che da qualche parte qualche pezzetto di radice sia ancora vivo, nel frattempo fanculo sarà la parola d’ordine.
Fanculo ai dissimulatori
Fanculo ai codardi.
Fanculo ai pusillanimi.
Fanculo all’ipocrisia.
Fanculo a chi vuol sapere per curiosità e non per affetto.
Fanculo a chi cela.
Fanculo a chi depreda nella vita.
Fanculo a chi non comprende i miei fanculo.
Fanculo a chi li comprende e proprio per questo si sente offeso.

Vivere la teoria de “The fanculo days” è liberatorio, provare per credere.

PAROLE COMPRESSE


Parole compresse Locuste affamate Luna piena di fiele
Parole compresse
Locuste affamate
Luna piena di fiele