Senpai, This Can’t be Love!


Se vi piacciono i bl, e se amate quelli giapponesi, se vi piacciono le romanticherie e corteggiamenti “made in Asia”, se volete qualcosa di leggero, credo che Senpai, This Can’t be Love!, un adattamento del manga “Senpai, Danjite Koidewa!”, sia un Jbl che vi potrebbe piacere.

TRAMA
Yanase è un designer 3D CG di talento che ha lavorato in tutto il mondo, ora è tornato in Giappone è lavora presso una società di grafica 3D. La società gli affianca quale kōhai(*), Kaneka un giovane principiante talentuoso, appassionato di grafica che vuole apprendere al meglio il mestiere

Yanase è un senpai(*) gentile e disponibile, ma cozza contro la freddezza di Kaneda, che lo tiene a distanza. L’atteggiamento di Kaneda lascia Yanase frustrato e perplesso. Nel frattempo in azienda arriva un nuovo progetto in cui i due dovranno lavorare fianco a fianco.

Una sera Yuki Kaneda, in una cena aziendale si ubriaca, e rivela a Jun Yanase tutti i suoi segreti. Dopo questa confessione i rapporti tra i due uomini miglioreranno?

Riusciranno i due ad avvicinarsi e superare le loro barriere?

CONSIDERAZIONI PERSONALI
I bl giapponesi (tra quelli che ho visto io) sono, o molto intensi, forti, al limite del crudele o teneri, romantici con una delicatezza che non ho mai riscontrato in altre visioni (devo precisare che questo accade non solo con i bl, ma anche con jdrama).
Senpai, This Can’t be Love!,  appartiene alla seconda categoria. Dove romanticismo, timidezza, rispetto e amore sono la base su cui si sviluppa la storia. Un genere che ho visto altre volte in altri bl quali Kieta Hatsukoi, dove l’emozione dei propri sentimenti fa “sbarellare” totalmente il protagonista per la paura di questo sentimento e lo fa muovere tra timidezza, goffaggine e malintesi

Gli attori qui sono persone “fisicamente normali” (non palestrati per intenderci) a differenza di molti bl, e forse è anche questo che me li fa amare di più. Persone normali che si comportano normalmente (ammesso che la normalità esista).

Gli episodi sono otto di circa venti minuti l’uno, e scorrono veloci. Vi suggerisco di guardare anche la sigla finale di tutti gli episodi.

(*)
Senpai = persona che ha un’età superiore e/o più esperienza in un determinato ambiente, settore o disciplina.
Kōhai = persona che deve ricevere un periodo di preparazione e istruzione da un membro esperto.

GLI ATTORI
Naito Shuichiro
interpreta il senpai Jun Yanase
Seto Toshiki interpreta il giovane kōhai Yuki Kaneda

VISTO su Viki

VOTO 7,5

Rammento che quando scrivo di un drama sono sempre le mie opinioni e ciò che il drama ha fatto nascere in me.

ALCHEMY OF SOULS


Se vi piacciono i fantasy; se vi piacciono le storie di maghi; se vi piace una storia d’amore in sottofondo, ma non troppo in sottofondo; se vi piace tra un pizzico di romanticismo e un pizzico di magia, ridere; se sognate come me gli amori tenaci che resistono e combattono nelle avversità; se vi piace un po’ di azione; se vi piace anche l’intrigo di palazzo; se volete vedere un drama ben recitato e con attori degni di questo nome, ecco,  “Alchemy of Souls” è il drama perfetto che vi sta aspettando.

TRAMA
Premetto che Alchemy of Souls attualmente in onda è formato da venti episodi, ed è già prevista l’uscita della seconda stagione di dieci episodi.

La storia è ambientata in un paese immaginario chiamato Daeho, in un tempo non definito del passato, dove vive il giovane Jang Uk, erede di una famiglia nobile, gli Jang. La sua vita è condizionata da uno spiacevole segreto sulla sua nascita, di cui parlano le persone in tutto il paese.

Per una serie di circostanze, Jang Uk incontra Mu Deok, la cui anima è intrappolata in un corpo fisicamente debole, lei era una guerriera e una maga, nel nuovo corpo più debole non può usare i suoi poteri e quindi diventa la serva di Jank Uk.

Amici da sempre di Jang Uk, sono Seo Yul e Park Dang Gu, rispettivamente gli eredi di altre famiglie nobili i Seo e i Park, entrambi sono dei giovani maghi apprendisti a Songrim.

Nonostante i tre ragazzi siano tutti coetanei e di famiglie nobili, a Jang Uk è precluso l’apprendimento delle arti magiche, ciò è dovuto a causa dello spiacevole segreto che lo accompagna dalla sua nascita e che ha condizionato la sua vita. Jang Uk però non si rassegna al suo destino e cerca in ogni modo di superare questo condizionamento.

Tutto ciò mentre giochi di potere e magia mettono a dura prova la pace tra Songrim, la scuola dei maghi, Cheonbugwan dove risiede la famiglia reale e il principe ereditario Go Won e Jinyowon dove sono conservati i manufatti magici.
Un pericoloso incantesimo proibito, “hwanhonsool” (l’anima dei morti ritorna ai vivi), è tornato ad essere utilizzato nel Daeho.

Riuscirà il giovane Jang Uk a sconfiggere il suo destino avverso? Che ruolo avrà la serva Mu Deok in tutto ciò? La pace tra Songrim e Cheonbugwan resisterà agli intrighi di corte e ai maghi malevoli?

CONSIDERAZIONI PERSONALI
Potrei fare una sola considerazione personale e avrei finito: MI PIACE TANTISSIMO!

Ma un paio di cose in più le scrivo. Il drama sembra storico, ma non lo è, ovvero i personaggi sono vestiti come nei drama storici, ma si comportano come se vivessero in tempi recenti, questo nella prima puntata mi aveva un po’ destabilizzato, ma proseguite a vederlo, perché merita, anzi questa cosa lo rende più interessante.

Gli attori sono tutti bravissimi, principali e secondari, il drama è un mix di azione, magia e romanticismo, vi assorbirà velocemente, questo anche se un paio di episodi mi sono sembrati leggermente più lenti.

Amo il ruolo di Mu Deok, un ruolo femminile propositivo, indipendente, deciso, bello, alla pari con il protagonista maschile. Non è sempre così scontato nei drama coreani.

Un paio di frasi che ho amato:
Gli umani sono incapaci di vedere sé stessi con i propri occhi. Quindi la percezione che hai di te stesso, non è altro che un’illusione. Lo stesso vale per come gli altri ti percepiscono. Vedono solo ciò che vogliono vedere e creano un’illusione che fa al caso loro. È tutto solo un’illusione. Significa che le persone vedono solo illusioni e nient’altro.”

Non so molto di amore… ma quando ami veramente qualcuno, non c’è bisogno di dirlo così spesso. Perché è già difficile dirlo solo una volta.”

GLI ATTORI
Sono tanti e bravissimi, di solito riesco in un solo collage di foto a mettere i principali attori e/o quelli significativi, questa volta ho dovuto “allargarmi” e farne due, tralasciandone, comunque, altri.

Lee Jae Wook
interpreta Jang Uk, giovane a cui fin dalla nascita sono stati inibiti i poteri magici.
Conosciuto in “Extraordinary You” dove l’ho apprezzato lentamente fino ad amarlo alla fine, qui si riconferma tra le migliori giovani leve di attori coreani.

Jung So Min interpreta Mu Deok (e Nak-su) giovane donna dal passato tormentato che si ritrova ad essere “serva” di Jank Uk.
Prima volta che la vedo recitare come protagonista, mi ha conquistato subito, dai primi fotogrammi.

Hwang Min Hyun interpreta Seo Yul, giovane mago in formazione a Songrim.
Ex cantante dei Nu’est (la band si è sciolta nel 2018), dal 2020 ha intrapreso con successo anche la carriera di attore.

Yoo Joon Sang interpreta Park Jin, mago di Songrim, presenza costante al fianco di Jang Uk.
Bravissimo, riesce ad essere sia serio e, a volte, avere quel tocco di comicità che strappa sorrisi. Lo potete trovare anche in “The Uncanny Counter” e “The Pentahouse2”.

Oh Na Ra interpreta Kim Doju la donna che ha allevato Jang Uk.
Prima volta che la vedo recitare, non ho visto altri drama da lei interpretati.

Shin Seung Ho interpreta il principe ereditario Go Won.
Prima volta che lo vedo in un ruolo principale, molto bravo, visto in ruoli di supporto in “Love Alarm” e “D.P. Dog Day”.

Arin interpreta Jin Cho Yeon la figlia minore di Jin Ho Kyung.
Vocalista e Maknae del gruppo kpop “Oh my girl”, da un paio di anni ha intrapreso anche la carriera di attrice.

Yoo In Soo interpreta Park Dang Gu, un altro giovane mago e amico di Jang Uk.
Giovane attore che ha recitato in ruoli di supporto in parecchi drama tra i quali: Strong Girl Bong-soon, Gangnam Beauty, At a Distance, Spring Is.

Park Eun Hye interpreta Jin Ho Kyung, capo della famiglia Jin.
Non conosco questa attrice, qui recita in un ruolo di supporto, ma ha alle spalle, in Corea, una filmografia molto ricca.

Jo Jae Yun interpreta il cattivissimo Jin Mu.
Recita dal 2003 e ad oggi ha interpretato tantissimi ruoli, in prevalenza di supporto, molto bravo a far il cattivo, qui riesce a farsi odiare solo guardandolo.

Lee Do Kyung interpreta Heo Yeom mago anziano di Sogrim.
Recita da molto, in ruoli di supporto, cito solo alcuni dei suoi lavori: The Uncanny Counter, Dali and the cocky Prince, Hyena e Avvocata Woo.

VISTO su Rama, ma lo trovate anche su Netflix

VOTO 9 (pieno)

Rammento che quando scrivo di un drama sono sempre le mie opinioni e ciò che il drama ha fatto nascere in me.



PREVISIONI D’AMORE


È un kdrama ricolmo di grandi nomi, un’ambientazione diversa dal solito ma tenendo la base classica romantico sentimentale di molti drama. Se vi piacciono le storie d’amore un po’ tiramolla in attesa del lieto fine, questo “Previsioni d’amore” (conosciuto anche come “Cruel Story of Office Romance” o “Forecasting Love & Weather”) potrebbe essere un drama che vi piace.

TRAMA
Jin Ha Kyung
è una trentacinquenne che lavora alla Korea Meteorological Administration. Una donna che cerca conferme e sicurezza in ogni ambito, lavorativo e non, lo fa cercando di essere il più razionale possibile. Sta per sposarsi con Han Ki Joon, portavoce ufficiale del KMA.

Nel frattempo entra in contatto con Lee Shi Woo, un esuberante giovane venticinquenne, meteorologo di un ufficio distaccato del KMA, con il quale ha una discussione, non credendo alle parole del giovane sull’arrivo di pioggia e di una grandinata. Qualche tempo dopo Lee Shi Woo viene trasferito all’ufficio centrale, dove lavora Jin Ha Kyung.

Chae Yoo Jin, è una giornalista in pianta stabile al centro meteorologico, convivente di Lee Shi Woo, sta vivendo la convivenza come un peso, mentre cerca di far decollare la sua carriera.

Come si incroceranno i loro destini?

CONSIDERAZIONI PERSONALI
Non mi aspettavo molto da questo drama, sapevo che di base (già dal titolo) sarebbe stata una storia d’amore classica, ma pur non avendo aspettative, è stato peggio di quanto pensassi.

Una storia “congelata”, rigida e fredda come il ruolo della protagonista.
Tra i protagonisti passione e trasporto non pervenuti, coinvolgimento zero, capacità recitativa “desaparecidos”, ad esclusione di Song Kang, che ha fatto crescere il suo personaggio man mano nella storia, cosa che ha fatto anche Yoon Park anche se in maniera inferiore.

Devo dire che, invece, i personaggi secondari, sono tutti bravissimi.

Park Min Young qui è sembrata un’attrice alla prime armi, con poche espressioni visive e una comunicazione corporea prossima allo zero. Mi auguro che sia colpa di qualcuno che le ha imposto questo tipo di recitazione, perché puoi interpretare un ruolo da persona razionale e con la paura di essere ferita, in modo più convincente.

Inoltre, hanno avuto la capacità di fare qualcosa che pensavo impossibile, sono riusciti nei primi episodi a far diventare brutto Song Kang, stiamo parlando di Kang! Ce ne vuole per farlo diventare brutto (e vi assicuro che non erano esigente di copione). Solo verso la fine hanno recuperato il vero Kang.

Detto questo il drama scorre, non avvince, ma si fa guardare.

Una cosa mi è piaciuta molto, ad ogni puntata corrisponde un fenomeno meteorologico, che corrisponde allo stato d’animo sentimentale dei due protagonisti, applicando delle metafore tra meteo e amore.


Frasi che mi hanno colpito.
Jin Ha Kyung che pensa tra se:
Perfino quando non sappiamo cosa fare, o non riusciamo a distinguere il bene dal male, dobbiamo prendere delle decisioni. Dobbiamo decidere cos’è giusto e quali sono le risposte alla vita.”

La madre di Jin Ha Kyung parlando con lei:
La vita è breve, sciocchi. Smettila di cercare di prevedere solo che tempo farà domani. Osserva anche le condizioni meteo di oggi. Guarda il cielo ogni tanto. Sali sul tetto, goditi la brezza, e guarda la persona che ami. Perché cercare le risposte di domani, se non riesci a vivere il presente?

GLI ATTORI
Park Min Young
interpreta Jin Ha Kyung, direttrice del centro meteorologico centrale di Seul.
Chi non la conosce grazie a “What’s Wrong with Secretary Kim “e “Her Private Life”? E cito solo i più famosi. Purtroppo qui è molto lontana dagli splendori di quelle interpretazioni, colpa sua o colpa del ruolo, non so dire.

Song Kang interpreta Lee Shi Woo, giovane meteorologo che viene trasferito alla KMA (Korea Meteorological Administration) dove lavora Jin Ha Kyung
Anche per lui cito qualche drama: “Love Alarm”, “Navillera” e “Nevertheless”. Ha confermato la sua grande capacità recitativa, e in questo drama non è stata cosa da poco.

Yoon Park interpreta Han Ki Joon, portavoce ufficiale del KMA.
Lo conosco davvero poco, ma in questo drama partendo da un ruolo un po’ macchietta, è riuscito a trasformarlo man mano che il drama avanzava.  

Yura
interpreta Chae Yoo Jin, giornalista in pianta stabile al centro meteorologico.
Nonostante abbia alle spalle una lunga carriera, anche come attrice, per me è stata la prima volta in cui l’ho vista recitare. In questo drama le hanno dato un ruolo un po’ da “cliché dramoso”.

E poi c’è Lei, il pilastro femminile dei drama coreani un’attrice che amo moltissimo, sempre in ruoli secondari, ma con la sua presenza il drama acquista punti, Kim Mi Kyung, nel ruolo della madre di Jin Ha Kyung.

VISTO su Netflix

VOTO 7 – 7,5
(Il mezzo punto in più è dato da Song Kang e da Kim Mi Kyung)

Rammento che quando io scrivo di un drama sono sempre le mie opinioni e ciò che il drama ha fatto nascere in me.

WHY HER?


E’ un kdrama edizione “classic”, pieno di intrighi politici, poliziotti corrotti, chaebol che s’infilano nel potere. Colpi di scena continui, tensione che sale, il tutto amalgamato insieme da una storia d’amore che sembra non avere diritto a nascere, ma che il destino porta sempre sulla scena dei protagonisti.
Se avete letto quello che ho appena scritto e vi piace, allora “Why Her?” (conosciuto anche come “Why Oh Soo Jae?”) è il drama che fa per voi.

TRAMA
Oh Soo Jae
è una giovane donna avvocato, ha come scopo principale della sua vita l’inseguire la carriera e i successi personali lavorativi. Infatti, è il miglior avvocato dello studio legale TK. Lavora in un ambiente molto maschilista, e ad un passo del suo definitivo successo, per una serie di motivi e di giochetti di potere, è messa in stand by.
È obbligata, per alcuni mesi, dal presidente, dello studio legale dove lavora, Choi Tae Gook, a diventare un’insegnante universitaria per far calmare le acque.

Alla Seojung University Law School incontra come suoi studenti Gong Chan e Choi Yoon Sang. Il secondo è figlio del presidente Choi Tae Gook, e tiene questa sua parentela nascosta agli altri studenti, mentre il primo ha un legame molto antico con Oh Soo Jae, la quale però non lo riconosce.

Da qui partono una serie d’intrighi, scontri di potere, corruzione e tentativi di affossare una verità nascosta da dieci anni, e per farlo non si risparmiano ricatti, omicidi e doppi giochi.

Riusciranno i due protagonisti a salvarsi dalle innumerevoli tele di ragno predisposte sul loro cammino?

L’amore di Gong Chan riuscirà a dare ancora vita al cuore di Oh Soo Jae che ormai sembra pietrificato?

CONSIDERAZIONI PERSONALI
Ho guardato con piacere i primi quattordici episodi, poi dal quindicesimo al sedicesimo (il finale), la caduta di stile, l’eccesso di melodramma, il perdurare delle scene di dolore che non portano nulla di più alla trama o alla visione, se non cercare di portare, biecamente, lo spettatore nel più profondo coinvolgimento emotivo. Tutto ciò ha prodotto il me l’effetto paradosso (ovvero ottenere l’effetto opposto rispetto a quelli previsto).

Un vero peccato, perché gli attori meritano (tutti, anche quelli secondari), la storia inizialmente era davvero coinvolgente, ma questo eccesso di melodramma, questo “isso, issa e o malamente” per ben due episodi di seguito, mi ha fatto cambiare idea sul voto complessivo da dare al drama.

Un appunto per chi ha deciso (presumo regia e sceneggiatore) come doveva essere interpretato il ruolo di Gong Chan. Hwang In Yeob aveva dimostrato ampiamente un’ottima capacità recitativa in “True beauty”, relegarlo per l’ennesima volta (come in The sound of Magic) nel ruolo dello studente ingessato e rispettoso, non lo ha valorizzato e ha dato meno spessore al drama stesso. Hwang In Yeob ha superato i trentanni anni, merita ruoli non più da studente ventenne.

Ultimo appunto ulteriore, sospetto che il drama doveva essere trasmesso in orari “fascia protetta” in Corea, altrimenti non mi spiego la regia con i suoi “baci ghiacciolo” tra i due protagonisti.

Una frase detta all’interno del drama, mi ha colpito: “Si dice, non dare potere agli avidi, non dare soldi agli ignoranti e non dare una spada a un pazzo”.

GLI ATTORI
Seo Hyun-jin
interpreta Oh Soo Jae, l’intraprendente e fredda avvocata dello studio legale TK.
L’avevo vista recitare in “You are my spring”, ma confesso non mi era rimasta particolarmente in mente. Qui invece nel ruolo della gelida avvocatessa riesce a lasciare il segno.

Hwang In Yeob interpreta Gong Chan lo studente di giurisprudenza che si ritrova Oh Soo Jae come professoressa dopo anni dall’averla vista per la prima volta, in altre circostanze.
Ho conosciuto questo attore in “True Beauty” e l’ho amato tantissimo, come ruolo e come recitazione. Purtroppo sia  “The sound of magic”, sia in questo drama, lo hanno “congelato” nel ruolo di studente con poca possibilità di espressione.

Bae In Hyuk interpreta Choi Yoon Sang,  studente, con poca voglia di studiare, di giurisprudenza e figlio del presidente dello studio legale TK.
Visto recitare in “At a Distance, Spring is Green (A distanza, la primavera è verde)” e in “My Roommate is a Gumiho”, si conferma tra le nuove leve di attori con un’ottima capacità.

Heo Joon Ho 
interpreta Choi Tae Gook  padre di Choi Yoon Sang , il presidente dello studio legale TK, amico di industriali e politici di alto livello, con i quali intesse interessi loro e personali.
Prima volta che lo vedo recitare in un drama, bravissimo nel ruolo del “Presidente”, espressioni visive che parlano.

 
Vorrei citare anche un paio di artisti che hanno il ruolo di supporto ma che spesso vediamo recitare e che, personalmente apprezzo molto, a prescindere dalla tipologia di drama in cui recitano, la loro recitazione ha un sempre un tocco particolare:
Ji Seung Hyun interpreta Choi Joo Wan il figlio maggiore del presidente della TK;
Lee Kyung Young interpreta Han Seong Beom il presidente della Hansu Group;
Kim Chang Wan interpreta Baek Jin Ki il preside della facoltà di giurisprudenza;
Cha Chung Hwa che interpreta Chae Joon Hee, l’amica di vecchia data di Oh Soo Jae.

VISTO su Rama

VOTO 7,5

Rammento che quando io scrivo di un drama sono sempre le mie opinioni e ciò che il drama ha fatto nascere in me.


YUMI’S CELL – Season 1 e 2


Da piccola mi piacevano i film che mescolavano attori in carne ed ossa e “attori” disegnati. Da adulta, guardando queste due stagioni di Yumi’s Cell, ho confermato questo mio piacere, le iterazioni tra umani e animazione 3D.

Se anche voi amate questo binomio, se oltre a questo vi piacciono le storie che fanno ridere e sorridere, se vi piace anche essere “inzuppati” nelle emozioni, qualsiasi esse siano, consapevoli che ogni tot risate, nella vita, c’è anche una lacrima, allora “Yumi’s Cell” (Sia la stagione uno, che la due) è il drama che vi sta aspettando per tornare un po’ bambini, rimanendo adulti.

TRAMA
Il nostro corpo è formato da miliardi e miliardi di cellule, che lavorano in noi, per noi, senza che ce ne rendiamo conto. E se queste cellule avessero una vita propria, se come noi popoliamo paesi e città, loro facessero lo stesso con noi? Se la loro città da mantenere al meglio, fossimo noi?

La storia delle due stagioni racconta la vita di una persona normale, Yumi, e di come le sue cellule cerebrali e le sue emozioni controllino ogni suo pensiero, sentimento e azione.

Nella serie, non solo Yumi ha queste cellule ed emozioni, ma ogni umano viene controllato da loro.

Non posso spiegarvi oltre e nel dettaglio la trama, anche se la trama di base è la stessa, le stagioni sono due e corro il rischio di spoilerarvi qualcosa della stagione uno per parlare della due.

Vedere la cellula “emozione” discutere con quella “razionale”, oppure veder arrivare la cellula “fame”, mentre la cellula “ansia” sbircia, è davvero carino e divertente. Non parliamo poi della cellula “amore”, mentre la cellula “malizia” vi farà ridere davvero molto.

Vi citerò solo i tre protagonisti:
Kim Yu Mi, chiamata Yumi, è una donna che lavora presso una grande azienda, la sua cellula principale è amore.

Ku Woong
, è uno sviluppatore di giochi con una mente logica e razionale, la sua cellula principale è orgoglio, il suo personaggio esiste sia nella prima sia nella seconda stagione, ma è nella prima che è sviluppato di più.

Yoo Babi
dolce, bello e intelligente, lavora nella stessa azienda di Yumi, è molto popolare proprio per le sue qualità, lo troviamo sia nella prima sia nella seconda stagione, ma il suo personaggio si sviluppa nella seconda.

CONSIDERAZIONI PERSONALI
Questa serie mi è piaciuta, entrambe le due stagioni. Non so l’effetto che ha fatto a voi (se l’avete vista) o che farà quando la vedrete, ma vi posso assicurare che io mi son ritrovata in tutte le cellule cerebrali ed emozionali di Yumi.

Si vedono anche le cellule di Ku Woong e Yoo Babi, ma molto meno rispetto a quelle di Yumi, questo mi dispiace, mi sarebbe piaciuto saperne di più su quel mondo misterioso (per me) che è il maschile. Scrivo questo, poiché essendomi ritrovata nelle cellule di Yumi, sospetto che quelle dei due protagonisti maschili, siamo altrettanto vere.
Sono consapevole che hanno girato questa serie indirizzandola più a un pubblico femminile che maschile. Peccato, se avessero dato più spazio anche alle cellule maschili il mio voto sarebbe stato più alto.

Alcuni episodi, per me, sono stati davvero “intensi”, avendo empatizzato tanto con Yumi, mi son ritrovata a sentire, percepire, come se avessi vissuto in prima persona il suo vivere. Molto bello quando era positivo, un po’ meno quando non lo era.

GLI ATTORI
Kim Go Eun
interpreta Kim Yu Mi, chiamata Yumi.
Personalmente, come attrice, mi piace molto, alcuni suoi ruoli sono indimenticabili, ne cito solo due per tutti “Goblin” e “The King: The Eternal Monarch”.

Ahn Bo Hyun interpreta Ku Woong, nella prima stagione ha un ruolo principale, mentre nella seconda, pur rimanendo figurale centrale, non lo si vede in tutti gli episodi.
E’ sulle scene da molto tempo, ha avuto ruoli di supporto in “Her Private Life” e in “Itaewon Class”. Magistrali le sue interpretazioni come protagonista in “My Mame” e in “Military Prosecutor Doberman”, ha una capacità di cambio ruoli che me lo fanno assurgere tra gli attori migliori coreani (di quelli che conosco).

Park Jin Young conosciuto anche solo come Jinyoung, interpreta, Yoo Babi, interprete principale maschile.
E’ un cantante, membro della boy band Got7, ha iniziato il suo debutto come attore nel 2012 in ruoli secondari, solo nel 2019 ha avuto il suo primo ruolo principale in “He Is Psychometric “.

VISTO su Viki Rakuten, ma potete vederlo anche su Rama.

VOTO : per entrambe le due stagioni un 9.

Rammento che quando scrivo di un drama sono sempre le mie opinioni e ciò che il drama ha fatto nascere in me.

KIM JI-YOUNG, NATA NEL 1982


Ero curiosa di leggere uno scrittore contemporaneo, che parlasse della società coreana odierna. Così sul mio comodino è arrivato questo libro: “Kim Ji-Young, nata nel 1982”.

Di cosa parla questo libro?
Questo libro è uno sguardo, un’osservare la società e la condizione femminile coreana ai giorni nostri, descritto in un romanzo,  attraverso la vita di Kim Ji-Young.
Nel romanzo la protagonista non dirà quasi mai se quello che le accade è giusto o sbagliato, vivrà le situazioni come dato di fatto della società intorno a lei, cercando di vivere al meglio.

La scrittrice è riuscita con questo libro a farci attraversare la mente e le emozioni della protagonista, arricchendo il tutto con statistiche e riferimenti legislativi reali, dando così uno sguardo sulla condizione in cui vivono le donne coreane oggi.

Nel leggerlo ho scoperto così una forma d’ipocrisia perniciosa, un razzismo di genere che ha portato alcune madri, aiutate in questo, a far passare per motivi di salute l’aborto delle figlie femmine che attendevano. Questo perché il figlio maschio, all’interno della famiglia aveva valore, la figlia femmina no.

Racconta anche di un periodo precedente, in cui era prassi in famiglia far studiare i figli maschi, perché avrebbero dovuto pensare economicamente alla famiglia, avendo così diritto allo studio. Le figlie femmine dovevano prendersi solo cura dei fratelli e supportarli, quindi studiare per loro, oltre la scuola dell’obbligo, non era un’opzione.

Da loro, come da noi, se un “pervertito” ti avvicina, socialmente scatta il “Come eri vestita? Eri ubriaca? L’hai incoraggiato? Perché esci la sera tardi? Perché hai la gonna corta? Diciamolo un po se le cercata” e così via.
Ci accomuna il destino che la vittima diventa, socialmente, il carnefice.

Nel lavoro non va meglio. A parità di meriti, di studi e di posizione lo stipendio femminile è inferiore a quello di un collega maschio, in maniera peggiorativa anche rispetto rispetto a noi. Se da noi la differenza è di circa un 20% in meno da loro, arriva quasi al 40%.

Non voglio dirvi altro, perché sembra che questo romanzo parli di un trattato di economia o di diritti civili, facendolo sembrare un “mattone”. Cosa che assolutamente non è, scorre velocemente e fa riflettere. Io ci ho messo solo un paio di sere a leggerlo.

Il romanzo può essere suddiviso in quattro grossi periodi della protagonista: infanzia, adolescenza, maturità, matrimonio.

CONSIDERAZIONI PERSONALI
Nella lontana Corea viene ”insegnato” perniciosamente alle figlie orientali, (ma capita anche in occidente), che se un ragazzo ti tratta male, “in fondo è perché gli piaci”. A chi insegna questa chicca di vita alle donne, consiglio la visione di un film americano di qualche anno fa: “La verità è che non gli piaci abbastanza”, i primi tre minuti.
Quel “se ti tratta male è perché in fondo gli piaci” ha devastato un sacco di donne che ci hanno creduto.
(questo il link se volete vedere questi tre minuti)
https://youtu.be/Z7ZyIpGxBaA

Leggendo della Corea, ancora una volta, ho trovato molte analogie e similitudini con l’Italia, credo che molte donne della mia generazione e quella successiva, troveranno in questo libro ampie parti di vita vissuta, non dico tutte (o forse si), ma molte sì.

Non so dirvi se per la generazione femminile Z sia lo stesso, o se lo sarà per la generazione alpha (speriamo di no per queste donne ancora cucciole). So che noi “old generation” ci ritroveremo in molte cose leggendo questo libro, e scopriremo così, che il razzismo di genere non ha confini e latitudini.

Di questo libro amo molto anche la copertina, quel volto senza lineamenti avendo lo sfondo di grattacieli moderni alle sue spalle, dove la sua individualità viene a sparire. Un luogo dove le donne hanno solo due possibilità: o sacrificare la propria vita ai familiari o dedicare la propria esistenza a emergere.

Per le appassionate dei kdrama, sappiate che da questo libro è stato tratto un film nel 2019, con protagonista maschile Gong Yoo (sì l’attore di Goblin) e femminile Jeon Yu-mi.

Chiudo con una mia considerazione, “Come è facile dimenticare e reiterare gli errori quando non siamo noi direttamente a pagarne le conseguenze”, e con una domanda che si pone l’autrice nel libro: “ Sono le leggi e le istituzioni a cambiare i valori della società o sono i valori stessi che fanno da traino per le leggi e le istituzioni?

Per finire lascio a voi, in fondo a questo scritto, quanto scritto sulla quarta di copertina del libro:

Kim Ji-Young
è femmina in una famiglia
che voleva un figlio maschio.

Kim Ji-Young
è una sorella costretta a dividere la stanza
per lasciarne una intera al fratello.

Kim Ji-Young
è una figlia che viene colpevolizzata dal padre
se qualcuno la importuna.

Kim Ji-Young
è un’impiegata modello.
a cui non viene concessa una promozione.

Kim Ji-Young
è una moglie che ha dovuto lasciare il lavoro
per badare alla casa.

Kim Ji-Young
ha iniziato a comportarsi in modo strano.

Kim Ji-Young
soffre di depressione.

Kim Ji-Young
è pazza.

Kim Ji-Young
è solo se stessa.

Kim Ji-Young
è ognuna di noi.

TITOLO E DATI BIBLIOGRAFICI
Kim Ji-Young, nata nel 1982.
Io ho letto l’edizione La Tartaruga del 2021, ho preso la versione cartacea con la copertina flessibile, ma esiste anche una versione e-book.

Il traduttore è Filippo Bernardini.

Il libro è stato finalista al National Book Award.

AUTORE
Cho Nam-Joo è nata a Seul nel 1978. Ha vissuto alla periferia di Seul in una famiglia instabile sia economicamente sia emotivamente. Laureatasi in sociologia, ha poi lavorato per circa dieci anni come sceneggiatrice, “Kin Ji-Young, nata nel 1982”, è il suo terzo romanzo, quello che le ha portato la notorietà dentro e fuori i confini della Corea.

LA VEGETARIANA


Chi mi conosce, sia nel reale sia nel virtuale, sa che negli ultimi due anni la mia passione con la Corea (ma non solo) ha avuto una lenta, ma costante, escalation.

Partita dalla visione di un drama su Netflix (una serie aperta per caso in un momento “Devo aspettare dieci minuti che faccio?”), mi ha portato prima in un tunnel senza fine, tanto che questo tunnel alla fine lo sto arredando, e poi ad essere avidamente curiosa delle loro usanze, della loro lingua, della loro storia, delle loro poesie, dei loro scrittori.

La vegetariana è stato il mio primo libro coreano.
L’autrice Han Kang classe 1970 è esplosa in occidente con questo libro.
Non conosco così bene il mondo letterario coreano e quello che di seguito trovate scritto, sono solo le sensazioni e le idee che questo breve libro ha fatto nascere in me.

Tenete sempre ben presente la mia ignoranza sulle dinamiche sociali e psicologiche che un’occidentale come me, ha sulla loro cultura, ignoranza che potrebbe inquinare la visione della storia.

Moka, il mio micione nero, mi aiuta a presentarvi il libro
(Si tutto rosa, divano e libro)
(anche i miei capelli sono rosa attualmente)

Dal mio punto di vista il libro si suddivide in tre parti. Nella parte iniziale sono esposti i pensieri del marito della “Vegeteriana”, in quella centrale entrano in gioco le azioni e i pensieri del cognato della “Vegetariana” e nella terza e ultima entrano le emozioni e i pensieri di Kim In-Hye sorella della “Vegetariana”.

Il filo conduttore rimane sempre lei, Yeong-Hye, “La Vegetariana”. Attraverso il suo fare e, sopratutto, il non fare, diventiamo osservatori di una società e delle emozioni di tre personaggi diversi e di come si rapportano con gli altri e con il mondo.

Nella prima parte ho faticato ad immedesimarmi, un moto di ribellione alle dinamiche mi permeava, e forse questo vuol dire invece dire che mi ero immedesimata e che la lettura mi aveva coinvolto. La seconda è quella in cui ho ritrovato un modus operandi letto anche in storie occidentali di eros sublimato in modo da viverlo. La terza, seppur permeata di tristezza è quella che ho amato di più. Nella terza si comprende bene del mutamento di Yeong-Hye, e la figura marginale della sorella diventa attore.

E’ un libro che racconta emozioni più che storie, ma non delicatamente, ma in modo cruento a volte psicologicamente violento, mentre un ambiente esterno duro e insensibile veste l’involontaria protagonista. Per certi versi mi ha fatto pensare al libro “La noia” di Moravia, anche se i due non hanno nulla in comune, a parte questa umanità che sopravvive a se stessa.

Ho fatto fatica a capire alcune dinamiche, ma credo questo dipenda dalla diversa formazione mentale e sociale di chi vive a Seul piuttosto che a Roma.
Confesso che mi sarebbe piaciuto (mi piacerebbe ancora) conoscere chi invece questa formazione sociale e mentale l’ha dalla nascita, per confrontarmi e capire quanto dipenda, il mio trovare aliene alcune dinamiche, dal mio essere occidentale o quanto invece è volutamente costruito dalla scrittrice.

Se vi piacciono i libri che scandagliano l’animo umano, questo libro potrebbe fare per voi.

Non vi dico edizione, pagine o altro, se cercate in rete, ne troverete più di una. Personalmente ho comprato un usato, spesso regalo una seconda vita ai libri dismessi da altri.

SCRIPTING YOUR DESTINY


Se vi piacciono le commedie romantiche, se vi piacciono le commedie intrise di fantasy, se vi perdete come bambinə sorridenti con gli dei della mitologia coreana, se volete un kdrama con pochi episodi, se siete nel periodo che preferite episodi da mezz’ora, secondo me “Scripting Your Destiny”, un kdrama del 2021, fa per voi.

TRAMA
Il destino degli esseri umani è scritto da un dio, anzi da più di un dio. Questi “dio” scrivono la vita dei singoli individui. Devono diventare scrittori, anzi sceneggiatori, della vita degli umani che seguono.

Sono gli dei del destino, hanno libertà di sceneggiatura sull’umano che seguono. Ognuno di loro ha delle capacità e delle attitudini di scrittura. L’unico tabù e divieto che hanno dal “dio superiore” è “mantenere il distacco emotivo” dagli umani che seguono, ma scrivere solo al meglio la loro vita, senza provare nessuna delle emozioni umane per loro, pena il dissolvimento.

Che accade se un dio del destino incrocia continuamente il proprio destino con un’umana? Se questo dio, inconsciamente comincia a provare dei sentimenti? E se un altro dio del destino ci mette lo zampino?

GLI ATTORI
Ki Do Hoon interpreta il dio del destino chiamato Shin Ho Yoon, è tra i più bravi dei del destino, freddo, distaccato, riesce a scrivere al meglio il libro dei propri umani.
Ha recitato in molti film in ruoli di supporto, quali “Arthdal Chronicle”, “Once Again” e lo troviamo in un ruolo principale in “Catch the Ghost”.

Jeon So Nee è una giovane donna che sta scrivendo in segreto una drama che ha molto successivo televisivo.
Ha recitato come protagonista anche in “When My Love Bloons”.

Kim Woo Suk è un giovane produttore televisivo, aspirante regista, la cui vita viene scritta dal dio Shin Ho Yoon. Dio che considera la vita di questo umano il suo capolavoro e tale vuole che continui ad essere.
Ha recitato come attore protagonista anche in “Military Prosecutor Doberman”.

Park Seul Ma Ro (conosciuto anche con il nome di Park Sang Nam) è un altro dio del destino, molto bravo nel costruire storie sentimentali e amorose ai suoi umani, amico del dio Shin Ho Yoon.

 
CONSIDERAZIONI PERSONALI
Amo quasi tutte le storie quando sono chiamati in causa gli dei e la mitologia coreana. Immergermi in quei mondi, non so come mai, mi rende felice, sorridente, curiosa di vedere l’iterazione dei e umani.

Ho solo una piccola riflessione finale. Non ho potuto fare a meno di notare che in pratica gli dei del destino sono sceneggiatori e anche la protagonista lo è. Quindi il pensiero successivo è stato: “In fondo tutti noi siamo sceneggiatori. A seconda delle scelte che decidiamo di fare, della volontà e della perseveranza che mettiamo nelle cose, costruiamo il nostro mondo. Il detto “aiutati che il ciel ti aiuta” è la base di questa costruzione.”.


VISTO su viki

VOTO 8

(altro titolo con cui trovarlo Writing Your Fate)

Rammento che quando io scrivo di un drama sono sempre le mie opinioni e ciò che il drama ha fatto nascere in me.

CLOSE-KNIT ( Karera ga honki de amu toki wa)


Voi vi siete mai sentiti diversi?
Se sì, quando la prima volta?
Se sì, ve lo ricordate dentro cosa sentivate?

Io me la ricordo ancora la prima volta, non ricordo l’anno preciso, ricordo che ancora non ero andata a scuola. Sapete e come se all’improvviso tutto il mondo si allontanasse a velocità stratosferica verso l’universo, mentre tu, rimani improvvisamente solo sulla terra. Vivere, ma più spesso sopravvivere, a quel punto, dipende solo da te.

Voi vi sentite mai diversi oggi?
Se sì, con che frequenza vi accade?
Se sì, cosa avete imparato dalla vostra diversità?

A me accade ancora. E’ una costante più o meno frequente nella mia vita. Mi sono sentita diversa negli ambiti più disparati, nei momenti più imprevisti. Ho imparato a celare la mia diversità e ho imparato a dichiararla. Ho imparato che il mio esser diversa è legato alla mia anima, al suo sentire il mondo e percepirlo, e spesso quello che per “gli altri” è normale per me è una “lingua di dolore, tristezza, rassegnazione” che mi lecca il cuore.

Forse per questo, da sempre, da che io ricordi, ho un’affinità con i “diversi”. Riesco spesso a mettermi nei loro panni, e quando fai questa cosa, quando ti metti nei loro panni, la domanda che ti viene spontanea è: “Ma diverso da chi? Quale è il punto di riferimento che fa degli altri i diversi?”

Tutto questo preambolo è nato perché ieri ho visto un film giapponese (quando si tratta di Giappone qualcosa in me vibra a una frequenza diversa).

Karera ga honki de amu toki wa per noi occidentali Close-Knit parla di diversità. E lo fa con una delicatezza intensa. Non so come riescano i Giapponesi a parlare di ogni cosa, anche la più controversa, intingendola nella poesia.

La storia è semplice nella sua complessità. Una donna (Rinko interpretata in maniera magistrale e divina da Tōma Ikuta) in un corpo di uomo, sin da piccolə affronta questa diversità. Ha la fortuna di avere una madre che la comprende e ha la fortuna di incontrare un uomo (Makio interpretato da Kenta Kiritani) che la ama. Vive però in una società dove per sopravvivere, deve obbligarsi a non reagire con rabbia alle cattiverie più o meno celate degli altri.

Nella vita di Rinko e Makio arriva Tomo (interpretata Rinka Kakihara) una bambina, nipote di Makio. Da qui li sviluppa il film.

Chi ha visto il film, capisce la bellezza di questa foto.


In questo film Tōma Ikuta da un’interpretazione al ruolo di Rinko stupenda, tra la determinazione di esser se stessa e la rassegnazione di una società che non ti vuole.

Ci sono momenti in cui davvero la vedi come donna, e altri in cui capisci il suo disagio, perché nonostante lo sia diventata a tutti gli effetti, alcune parti del suo corpo ricordano a lui, ma soprattutto agli altri, le sue origini maschili.


A Rinka Kakihara darei un premio, uno internazionale.

Mi domando come si possa esser così brave a recitare a quell’età. Deve esser vero che ci nasci con alcuni doni, lei sicuramente ha quello della recitazione.