LINGUAGGI


Espansione
Contrazione
Equilibrio.

Son in fase espansiva del corpo e questo vuol dire che son in una fase di contrazione del cuore.

Perché in qualche modo vivo un momento che non vorrei, dove il tempo non è mio, e invece il mio tempo mi reclama, mi strattona a se.

Mi muovo nel cercare il cambiamento, ma rimango ancorata a paure che ho sempre avuto, bisogni che mi hanno sempre incatenata.
Catene, emotive e non, che mi son sempre cercata.

Una gioventù bruciata, la mia, in cui la scelta è stata sempre il certo a sfavore dell’incerto, la sicurezza al posto del rischio, la difficoltà di scelta come leitmotiv di fronte alle biforcazioni, un lavoro che mi dava certezze economiche e non un lavoro che mi suggeriva il cuore. Sono cose che paghi dopo.

Piano piano, nel tempo, ho cercato di aprire queste catene (di cui non imputo la colpa a nessuno, solo a me stessa). Mattone dopo mattone, ho cercato di smaltellare la prigione che mi ero creata. Eppure.

Eppure esistono dei mattoni invisibili che mi tengono chiusa da qualche parte.
Ho molteplici me, separate da questo muro invisibile che anelano a ricongiungersi. Fintanto che non accadrà, io mi espanderò e contrarrò alla ricerca di dove.
Painting by gtako

Il mio essere due e anelare a uno, sempre.
Il segno zodiacale, le polarità del mio interno, il bianco il nero, mi ricordano che sono separata. Ma ho il sapore dell’indiviso ancora in bocca, il colore dell’inscindibile mi colora gli occhi, la percezione della totalità adagiata sulla pelle.

Devo nutrire la mia mente quanto il mio cuore.
Le parole, queste parole, mi servono per la mente, il cuore, l’anima sta cercando il suo linguaggio per liberarsi.

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MORFEO E CASSANDRA


La vita è rumorosa e il suo sottofondo è un borbottio nel cuore della notte che impedisce alla mente di cedere il posto a Morfeo.

Morfeo attende il suo turno e nel frattempo parla con Cassandra, la consola nel suo disperato tentativo di esser compresa, chiede a lui di parlare attraverso il suo mondo onirico.

“Le parole chiare spaventano nella loro mancanza di anse in cui celarsi. Essi si stordiscono nei rumori inutili e nelle parole vuote per non sentirle. Vorrei tanto che loro capissero la libertà della verità, ma preferiscono le catene rassicuranti del non sapere, incuranti che così saranno pasto dei predatori.
Oh Morfeo, tu che mi senti, tu che mi ascolti, aiutami ad arrivare a loro, che il mio parlare è aprire bocca in un mondo d’acqua per loro“.
water

Morfeo l’ama ed è per questo che talune notti mette il suo mondo, senza parole, a disposizione di lei. Cassandra usa i colori, a volte solo il bianco e il nero, e dipinge. Usa un linguaggio non suo per arrivare a parlare senza chiarezza, nella speranza che nel buio gli uomini cerchino la luce.

SILENZIO


A volte il silenzio è il miglior modo di parlare.

Chi mi ama conosce i miei silenzi, sa le sfumature che essi hanno. Non si preoccupa di loro, anche se profondi, ma si preoccupa quando hanno una certa densità.

Chi pensa di conoscermi, dei miei silenzi fa mille congetture, mentre la loro coscienza fa il resto.

Chi non mi conosce a volte si spaventa da loro e a volte neppure si accorge, ma la cosa non mi sfiora.

Amo il silenzio, che mi fa specchiare e vedere le imperfezioni della mia anima come in uno specchio le rughe, cosicché io possa progredire. Amo il silenzio, lascia spazio alla crescita, briglia sciolta dei miei pensieri, fucina della mia mente, dove accoccolo il mio cuore come nel dondolio di una culla.

Sono in prossimità di un altro bivio, chi mi conosce attraverso i miei silenzi, sa già dove sto andando.
Jeans – ©Diamanta

IL PUZZLE DELL’ANIMA


Se l’anima avesse una geometria, la mia sarebbe frastagliata, da questo capirei questo mio continuo cercar di metter a posto i pezzi e non trovare mai la combinazione esatta.

Se l’anima fosse un puzzle, la mia avrebbe 1.076.820 pezzi. Scoprirei solo alla fine, non potendo completarla, che qualcuno si è portato via 12 pezzi. Per tutta la vita cercherei quei 12 pezzi.

Se l’anima fosse un fiore, la mia sarebbe una rosa, non per la bellezza, ma per le spine che troveresti lungo il cammino per arrivare al fiore.

Se l’anima fosse un animale, la mia sarebbe un gatto, di quelli che ti fanno le fusa e si attorcigliano con fare sinuoso alla tua, per poi all’improvviso morderti, seppur con cautela.

Se l’anima fosse un’acconciatura, sarebbe una treccia, capello dopo capello s’intreccerebbe alla tua per rendere forza nella fragilità.

Non so di cosa sia fatta l’anima, dicono pesi 21 grammi, ma a volte l’ho sentita gravata da un peso di tonnellate.

Non conosco di preciso dove si sia poggiata nel mio corpo, ma spesso la sento camminare nelle sinapsi, la percepisco saltellante nel plesso solare e la intuisco mentre riposa in mezzo al seno.

Non so neppure quando è nata la mia anima, so che è antica e che questa mattina è lei che scrive al posto mio. Cerca di farsi comprendere da me, richiamando a se i pezzi non ancora trovati del puzzle.
Photo by Hossein Zare

SHOES


Io amo le scarpe. Da sempre, per me sono il miglior vestito che una donna possa indossare. Gli abiti son accessori delle scarpe.

Le amo talmente tanto che a quattro anni, a Trieste, feci girare un intero pomeriggio mia zia e poi lo zio alla ricerca di un paio di scarpe con i tacchi alti. Le trovai. Ben 1 cm di tacco alto!

La sera togliermi le scarpe fu impresa vana e impossibile per quanto le amavo. Quella notte dormii con le scarpe dal tacco alto nel letto.

Ma nella vita spesso amare non basta.

“Prima di giudicare una persona cammina per 3 lune nei suoi mocassini”
(Proverbio Sioux)

Ho camminato nelle scarpe altrui. Per lungo tempo. L’ho fatto così a tanto da confondermi e non capire più quali scarpe fossero le mie e quali degli altri. Le ho confuse. Mi son confusa, tra tacchi e bugie, tra emozioni e adrenalina, tra anime e ombre.

Non scrivo per rivendicar torti, piangermi addosso o chissà che altro. Se non avessi camminato in così tante scarpe diverse, non sarei quella che sono oggi.

Alcune scarpe mi hanno lasciato callosità. Da loro ho compreso che non sempre la bellezza esteriore vuol dire che saranno buone scarpe e ti faranno camminare comoda. Altre mi hanno modificato la struttura ossea per quanto le ho portate. A volte in alcune condizioni di tempo i piedi si fanno “sentire” e mi ricordano le scarpe strette che mi hanno fatto camminare con dolore.

Ogni volta scarpa è stata una scelta mia, anche se indotta e manipolata, rimane una scelta. Puoi anche scegliere di non portare più scarpe.

Puoi decidere di vivere scalza. Sentire il calore della sabbia, la sofficità dell’erba, il tepore della terra, il bagnato della rugiada, il fango che scivola tra le dita.
Puoi scegliere di sentire, consapevole che sentirai anche la pietra aguzza e il freddo del ruscello.
Butto fuori l’aria dai polmoni con un lungo respiro. Il solo pensiero spaventa, ma è l’unica cosa possibile, come e quando non so, ma la direzione è quella. Pelle a contatto con il mondo. Ma non oggi.

Oggi, rimango si a piedi nudi, ma in casa. Mentre metto ordine nella scarpiera, cerco le mie scarpe, penso e faccio ginnastica “podica”.
A portar scarpe altrui s’imparano un sacco di cose, anche a muovere bene le dita dei piedi.

immagine trovata nella rete