FARFALLE E ALTRE AMENITA’


Questo scritto nasce per colpa di “En”.
En è innamorata.
En è innamorata e ricambiata con la stessa intensità.
En è un dispenser di energia verde, e me ne regala a profusione.
En ha farfalle ovunque non solo nello stomaco.
En mi scrive: “Non smetterò mai ..MAI.. di pensare che sei prossima alla conversione al romanticismo”.

Ed io dovrei spiegarle che son stata una grande romantica, di quelle un po’ da prender in giro tanto ci credono, di quelle per cui “una delle mie amicasorella” cercava di tutelare perché tutto quel romanticismo a volte offusca la visione sulla realtà, di quelle per cui l’amore è vita e senza non vivi, la giustizia vince su tutto, i bravi vincono, i cattivi perdono, l’amicizia è sempre vera, chi ti vuole bene non ti ferirà mai, chi ti ama sarà sincerò. E invece no. E invece non va sempre così. E invece raramente accade così.

En non posso convertirmi. Io son già romantica. Questo mi ha portato al cinismo. Solo i romantici possono esserlo. Solo chi è stato così tanto deluso, può vedere il mondo attraverso l’opposto di quello che era.  Il romanticismo scende sempre più in profondità, il crederci affonda insieme e il cinismo prende il suo posto.

Ma io son romantica, una farfalla celata dietro il cinismo esiste, solo che questa non è l’epoca dei romantici.

SPECCHIO RIFLESSO


Mi hanno dato in ordine sparso e non cronologico della comunista, fascista, irrazionale, logica, romantica, cinica, dura, tenera, puritana, lassista, integralista e così via.

Ed ogni volta mi dicevo: “Ommidio, e se hanno ragione!?” e partiva un esame di conoscenza, una scansione delle mie azioni e pensieri che neppure un programma di high tech! Che sono una cattocomunista? Sono una irrazionalbigotta? O una romanticinica?
A fine scansione facevo il defrag e il risultato era sempre lo stesso, non ero nulla di quello che di cui mi accusavano.
Ma andava avanti così e i comunisti mi accusavano di essere fascista e i fascisti di essere comunista. Non ripetevo il tuo pensiero e venivo additata quale irrazionale, non consideravo le tue emozioni e diventavo cinica.

Potevo forse essere tutte quelle cose? Poi ho capito. Io ero la costante, la variabile erano i miei interlocutori e i loro modi di vedere. Se la pensavo come “loro” diventavo intelligente, se la pensavo in maniera diversa ero stupida. Se sentivo le loro emozioni ero sensibile, se non le percepivo ero vuota.

Era lì sotto gli occhi, mannaggia, anni e anni a scansionarmi, delle seghe mentali pazzesche, una vita a domandarmi son giusta, son sbagliata?
Ma non ero io, l’aggettivo che mi veniva rivolto non ero io, erano loro.
Vedevano in me come in uno specchio riflesso le loro parti che tenevano celate. Sia che fossero belle o brutte, in me vedevano loro.
Specchio riflesso photo 1_zps9e57e7fd.jpg

Ragazzi che fatica crescere a volte.