APPARATI MUSCOLARI


Non voglio più presenza nell’assenza.

Quello storcere il ventricolo sinistro in una smorfia di dolore, che caccio via subito, mi contrae per un attimo.

Parlano di me come una forte come se le persone forti non sentissero dolore. Come se le lame entrassero nella loro carne, nella mia, senza far uscire il sangue.

Pensano io abbia un apparato muscolare atto a sorreggere i pensieri della notte, senza sentirne il peso, mentre la gravità di questo mondo mi inchioda a terra.

Parlano di me a me, come se le lacrime non mi appartenessero, come se l’universo mi avesse creato senza condotti lacrimali.

Eppure è lì, così evidente più fragile sei, più forte devi diventare per sopravvivere.

Io le mie improbabile definizioni di amore, voi e le scuse nascoste dietro quel “Ma tu sei più forte”. Come se uno nascesse così e non fosse una scelta.

Quante cose mi impedisco di fare, quante cose mi impedisco di far vedere, quanti divieti ho messo per essere forte, sapendo che la vera forza sta lì, in  quella apertura senza paura, che ancora non riesco ad avere.

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SE


Se afferrassi un battito del mio cuore, lo tenessi per qualche istante nel tuo, per poi lasciarlo volare via

Se riuscissi a catturare il mio respiro, avvolgendoti in esso, e poi, lasciare che sia

Se ghermissi un mio sospiro, accostandolo al tuo lobo, e sentissi il silenzio che parla

Se smettessi di cercarmi dove non sono

Se smettessi di nascondermi

Se del ghiaccio cessassi di fare la mia casa

Se avesse fine il mio esser la pallina da ping pong tra “e la cosa giusta” e “sbaglio”

Se cambiasse la vocale, e il se diventasse si

TUNNEL


E lo so.
Quando sono sulla difensiva non sono più lucida. E’ il motivo per cui tempesto di domande, per limitare, delimitare cosa è e cosa non è, per circoscrivere i danni che faccio sempre quando la nebbia pervade il cervello. Se non fosse che ho anche imparato che quando la sensazione di difesa è così forte, ha le sue ragioni, celate nella stessa foschia, insieme alla lucidità.

Se non fosse per questo sconforto che scava tunnel nel cuore.

«Noi emotivi le cose sappiamo tenerle in due modi: vicinissime o lontanissime.
Per questo puoi farci solo due cose: malissimo o nulla»

CAZZO IO SON PIGRA


Svegliarsi la mattina presto per vedere la città vuota, farsi abbracciare dal grigio bigio, ricordarsi una frase di Jodorowsky che nel dubbio invita sempre a “fare” e pensare “cazzo io son pigra, per me è doppia fatica!”, chiacchierare al bancone di un bar con un vecchietto del tempo, uscire e lasciare cullare la mente dalle micro increspature del lago.
La serenità è fatta di piccole cose.

DONDOLII


Mi sfioro l’orecchino, ci gioco per qualche secondo. Il dondolio del pendente mi ricorda la tua bocca. Mi accarezza il lobo, lentamente scivola lungo la nuca, segue la spalla, la morde, a fissarne il contorno. Sei persistente negli oggetti che uso, anche quelli che non hai mai toccato e ne visto.

Riafferro i pensieri per i capelli e li rimetto a posto. Continuo a lavorare.

Il dondolio del pendente continua a truffare il mio collo.

Questa cosa che passi così tanto tempo con me quando non ci sei, deve finire.

CONSAPEVOLEZZE


illustration-by-elina-ellis

Sono un peso per me stessa
sono un vuoto a perdere
Sono diventata grande senza neanche accorgermene
e ora sono qui che guardo
che mi guardo crescere
la mia cellulite le mie nuove
consapevolezze (consapevolezze)

Quanto tempo che è passato
senza che me ne accorgessi
quanti giorni sono stati
sono stati quasi eterni
quanta vita che ho vissuto inconsapevolmente
quanta vita che ho buttato
che ho buttato via per niente
(che ho buttato via per niente)

Sai ti dirò come mai
giro ancora per strada
vado a fare la spesa
ma non mi fermo più
a cercare qualcosa
qualche cosa di più
che alla fine poi ti tocca di pagare

Sono un’altra da me stessa
sono un vuoto a perdere
sono diventata questa
senza neanche accorgermene
ora sono qui che guardo
che mi guardo crescere la mia cellulite le mie nuove consapevolezze (consapevolezze)

Sai ti dirò come mai
giro ancora per strada
vado a fare la spesa
ma non mi fermo più
mentre vado a cercare quello che non c’è più
perchè il tempo ha cambiato le persone
ma non mi fermo più
mentre vado a cercare quello che non c’è più
perchè il tempo ha cambiato le persone

Sono un’altra da me stessa
sono un vuoto a perdere
sono diventata questa
senza neanche accorgermene.

Che poi sono solo queste giornate bigie, in cui il bianco è il grigio si fondono così tanto, che pensi di viver dentro una nuvola. Quei giorni che hai così tanto da dire da aver consumato le parole al solo pensarle, e ti escono così consunte che le vedi solo tu. Ti rimangono allora solo una canzone, le parole di Vasco e la voce di una rossa come te.

Mica lo sai che fine farai, ma sai che a oggi ci sei arrivata.

ALLERTA


E’ una sensazione.
Istantanea.
Si allerta l’anima.
night rain

Sbuffo tornando, mentre l’acqua sommerge tutto. Fossi meno rinchiusa nei miei dovrei e nei miei anni, accosterei l’auto e camminerei a piedi sotto quest’acqua fredda che scroscia dal cielo.

Da bambina, in campagna, lo facevo. Scoppiava il temporale estivo, cercavo il modo di scappare fuori, saltavo a piedi nudi nelle pozzanghere che si creavano. Il fango si insinuava tra le dita (era una sensazione bellissima), l’acqua m’inzuppava i capelli per poi scivolarmi sulla pelle. Solo gioia e acqua.

Ma qui non ci sono pozzanghere di terra, solo asfalto su cui luccicano e riflettono le luci. Solo pensieri e acqua.

Quando sento quell’allerta, io lo so, il gatto che vive nella pineale ha sentito un rumore.